martedì 5 luglio 2016

Brexit Paradigma

Dopo qualche settimana che la nebbia inizia a diradarsi delle confusioni mediatiche, possiamo finalmente parlare di quello che è stato il Brexit.
Nessuno sembra capire le conseguenze della decisione britannica di lasciare l’Unione europea. I commentatori, che interpretano la politica politicante e hanno perso da tempo la conoscenza delle questioni internazionali, si sono focalizzati sugli elementi di una campagna assurda: da un lato gli avversari di un’immigrazione senza controlli e dall’altra gli jettatori che minacciavano il Regno Unito dei peggiori tormenti.
In realtà, la posta in gioco di questa decisione non ha alcun rapporto con questi temi. Il divario tra la realtà e il discorso politico-mediatico illustra la malattia di cui soffrono le élites occidentali: la loro incompetenza.

Quando il velo si strappa davanti ai nostri occhi, le nostre élites non riescono a capire la situazione meglio del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, quando non prevedeva le conseguenze della caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989: la dissoluzione dell’URSS nel dicembre 1991, poi del Consiglio per la mutua assistenza economica (Comecon) e del Patto di Varsavia sei mesi più tardi, e poi ancora i tentativi di smantellare la Russia stessa che quasi si trovava a perdere la Cecenia.

In un futuro assai prossimo assisteremo in modo identico alla dissoluzione dell’Unione Europea e della NATO, e - se non staranno abbastanza attenti - allo smantellamento degli Stati Uniti.

Quali interessi dietro il Brexit?

A differenza delle spacconate di Nigel Farage, l’UKIP non è all’origine del referendum che ha appena vinto. Questa decisione è stata imposta a David Cameron da membri del partito conservatore.

Per loro, la politica di Londra deve essere un adattamento pragmatico al mondo che cambia. Questa “nazione di bottegai”, come la definiva Napoleone, osserva che gli Stati Uniti non sono più né la più grande economia del mondo, né la prima potenza militare. Non hanno dunque più motivo di essere i loro partner privilegiati. Proprio come Margaret Thatcher non ha esitato a distruggere l’industria britannica per trasformare il suo paese in un centro finanziario globale, allo stesso modo questi conservatori non hanno esitato ad aprire la via all’indipendenza della Scozia e dell’Irlanda del Nord, e quindi alla perdita del petrolio del Mare del Nord, per fare della City il primo centro finanziario off shore dello yuan.

La campagna per il Brexit è stata ampiamente sostenuta dalla Gentry e da Buckingham Palace che hanno mobilitato la stampa popolare per fare appello a ritornare all'indipendenza.

Contrariamente a quanto spiega la stampa europea, la separazione dei britannici dalla UE non si farà affatto lentamente, perché l’Unione europea crollerà più velocemente rispetto al tempo necessario alle trattative burocratiche per la loro uscita. Gli stati del Comecon non hanno avuto da negoziare la loro uscita perché il Comecon ha smesso di funzionare una volta iniziato il movimento centrifugo. Gli Stati membri della UE che si aggrappano ai rami e continuano a salvare quel che resta dell’Unione non riusciranno ad adattarsi alla nuova situazione con il rischio di sperimentare le convulsioni dolorose dei primi anni della nuova Russia: caduta vertiginosa del livello di vita e della speranza di vita.
Per le centinaia di migliaia di dipendenti pubblici, funzionari eletti e collaboratori europei che perderanno inevitabilmente il loro posto di lavoro e per le élite nazionali che sono parimenti dipendenti da questo sistema, vi è un urgente bisogno di riformare le istituzioni per salvarle. Tutti credono a torto che il Brexit apra una breccia in cui gli euro scettici andranno a introdursi. Ora, il Brexit è solo una risposta al declino degli Stati Uniti.

Il Pentagono, che prepara il vertice della NATO a Varsavia, non ha capito che non era più in grado di imporre ai suoi alleati di sviluppare il loro bilancio della Difesa e di sostenere le sue avventure militari. Il dominio di Washington nel mondo è terminato.

Quel che abbiamo è un cambiamento d’epoca.

La caduta del blocco sovietico è stata dapprima la morte di una visione del mondo. I sovietici e i loro alleati volevano costruire una società solidale in cui si mettessero quante più cose possibili in comune. Hanno avuto una burocrazia titanica e dei dirigenti necrotizzati. Il Muro di Berlino non è stato abbattuto da anti-comunisti, ma da una coalizione di giovani comunisti e di Chiese luterane. Intendevano rifondare l’ideale comunista liberato dalla tutela sovietica, dalla polizia politica e dalla burocrazia. Sono stati traditi dalle loro élites che, dopo aver servito gli interessi dei sovietici si sono precipitate con tanto ardore a servire quelli degli statunitensi. Gli elettori del Brexit più impegnati cercano in primo luogo di riguadagnare la loro sovranità nazionale e di far pagare ai leader dell’Europa occidentale l’arroganza di cui hanno dato ampia prova con l’imposizione del Trattato di Lisbona dopo il rifiuto popolare della Costituzione europea (2004- 07). Potrebbero anche essere delusi da ciò che seguirà.

Il Brexit segna la fine della dominazione ideologica degli Stati Uniti, quella della democrazia al ribasso delle "quattro libertà". Nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 1941, il presidente Roosevelt le aveva definite come (1) la libertà di parola e di espressione, (2) la libertà di ciascuno di adorare Dio come vuole, (3) la libertà dal bisogno, (4) la libertà dalla paura (di un’aggressione straniera). Se gli inglesi risaliranno alle loro tradizioni, gli europei continentali ritroveranno gli interrogativi delle rivoluzioni francese e russa sulla legittimità del potere, e rovesceranno le loro istituzioni a rischio di veder risorgere il conflitto franco-tedesco.

Il Brexit segna altresì la fine del dominio militare-economico degli Stati Uniti laddove la NATO e l’UE sono solo due facce di un unico pezzo, benché la costruzione della politica estera e di sicurezza comune abbia richiesto più tempo per la sua messa in opera rispetto al libero scambio. 

Attualmente, i sindacati francesi rifiutano il disegno di legge sul lavoro che è stato redatto dal governo Valls sulla base di un rapporto dell’Unione Europea, a sua volta ispirato dalle istruzioni del Dipartimento di Stato USA. Se la mobilitazione della CGT ha permesso ai francesi di scoprire il ruolo dell’UE in questo caso, non hanno ancora colto in cosa consista l’articolazione UE-USA. Hanno capito che invertendo le norme e mettendo i contratti aziendali al di sopra dei contratti di settore, il governo rimetteva in realtà in questione la preminenza della Legge sul contratto, ma ignorano la strategia di Joseph Korbel e dei suoi due figli, la sua figlia naturale democratica Madeleine Albright e la sua figlia adottiva repubblicana Condoleezza Rice. Il professor Korbel affermava che per dominare il mondo, era sufficiente che Washington imponesse una riscrittura delle relazioni internazionali secondo termini giuridici anglosassoni. In effetti, nel porre il contratto al di sopra della Legge, il diritto anglosassone privilegia nel lungo periodo i ricchi e i potenti in rapporto ai poveri e ai miserabili.

È probabile che i francesi, gli olandesi, i danesi e altri ancora cercheranno di rompere con l’Unione europea. Dovranno per tutto ciò affrontare la loro classe dirigente. Se la durata di questa lotta è imprevedibile, il risultato non lascia più dubbi. In ogni caso, nello sconvolgimento incombente, i lavoratori francesi saranno difficilmente manipolabili, a differenza dei loro omologhi inglesi, oggi disorganizzati.

Il primo ministro David Cameron ha usato l’argomento delle vacanze estive per rimettere le sue dimissioni a ottobre. Il suo successore, può quindi preparare il cambiamento per applicarlo immediatamente al suo arrivo a Downing Street. Il Regno Unito non aspetterà la sua uscita definitiva dalla UE per gestire la propria politica. A cominciare dal dissociarsi dalle sanzioni prese contro la Russia e la Siria.

A differenza di quel che scrive la stampa europea, la City di Londra non è direttamente influenzata dal Brexit. Dato il suo status speciale di Stato indipendente sotto l’autorità della Corona, non ha mai fatto parte dell’Unione europea. Certo, non potrà più ospitare le sedi sociali di certe aziende che ripiegheranno verso l’Unione, ma al contrario potrà utilizzare la sovranità di Londra per sviluppare il mercato dello yuan. Già ad aprile, ha ottenuto i privilegi necessari firmando un accordo con la Banca centrale della Cina. Inoltre, dovrebbe sviluppare le sue attività di paradiso fiscale per gli europei.

Se il Brexit disorganizzerà temporaneamente l’economia britannica in attesa di nuove regole, è probabile che il Regno Unito - o almeno l’Inghilterra – si riorganizzerà rapidamente ottenendo il massimo profitto. La domanda è se chi ha concepito questo terremoto avrà la saggezza di far arrivare dei benefici al proprio popolo: il Brexit è un ritorno alla sovranità nazionale, non garantisce la sovranità popolare.

Il panorama internazionale può evolvere in modi molto diversi a seconda delle reazioni che seguiranno. Anche se questo dovesse andare male per alcune persone, è sempre meglio attenersi alla realtà come fanno i britannici, anziché persistere a stare in un sogno fino a quando questo non va in pezzi. Per questo il Brexit è il nuovo paradigma Britannico del 21° secolo.

martedì 28 giugno 2016

Anaconda Flop

Carri armati tedeschi attraversano la Polonia in lungo e in largo, no, non è una scena della II Guerra mondiale, è la realtà di oggi. L'esercitazione dal gioioso nome "Anaconda", come anche le precedenti missioni NATO in Europa, hanno lo scopo di preparare i Paesi membri alla guerra.

L'esercitazione "Anaconda", che vede la partecipazione di 30 mila soldati e si svolge ad un mese dal vertice NATO a Varsavia, sembra più che altro una bella provocazione alla Russia. Perché bisognerebbe prepararsi ad una guerra contro Mosca? Gli Stati Uniti sono stati informati che la guerra fredda è finita? La NATO è veramente pericolosa; nel corso della dimostrazione di forza ha mostrato piuttosto cigolii e gemiti nelle grandi manovre.
L’occidente dimostra che Putin avrebbe gioco facile con esso. Ci sono case vecchie, le cui travi sono così storte e traballanti che gli architetti si chiedono vedendole perché non sono crollate da tempo. Questo stato si chiama Instabilità statica. A volte solo la carta da parati tiene su la casa. Della NATO, la presunta più potente alleanza nella storia del mondo, si può dire la stessa cosa con le sue maggiori esercitazioni militari dalla fine della guerra fredda. Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha avvertito su “minacce di guerra e propaganda di guerra” evidenziate da tale grande esercitazione con decine di migliaia di soldati della NATO in Europa orientale, al confine della Russia. Ma se i militari del Cremlino avrebbero effettivamente percepito tali esercitazioni come minacciose, sarebbe molto gentile da parte loro. I suoni che la NATO ha emesso con le grandi manovre Anaconda in Polonia, erano più che altro gemiti e cigolii. La promessa dell’Alleanza di mutua assistenza politica e militare è estremamente fragile. Ma quando l’attuazione della promessa diventa dubbia, la NATO ancora vive o la sua struttura dietro la carta da parati politica è morta da tempo?
Visto da un elicottero, il paesaggio nel nord-est della Polonia è idilliaco, con le barche a vela sui Laghi Masuri che tracciano piccole linee sull’acqua e le casette lungo le rive. Ma i soldati a bordo dell’elicottero Blackhawk vedono qualcosa di diverso: problemi. Un terreno difficile. Fiumi che devono essere superati. Paludi in cui i veicoli ruotati rimarrebbero bloccati. Il Generale Ben Hodges, comandante delle forze di terra statunitensi in Europa, fa clic sul pulsante della radio di bordo e scorre la cartina del territorio sorvolato. “La geografia non è solo un vantaggio per i difensori“, dice. Anche così i polacchi chiedono ai loro partner della NATO la sicurezza che, in caso di emergenza, correranno in aiuto. Ma i limiti alla solidarietà già si presentano nella fase di pianificazione dell’esercitazione. Anaconda non è ufficialmente una manovra della NATO, ma polacca. Anche se 25000 uomini provenienti da 22 Paesi della NATO vi hanno preso parte, “alcuni Paesi come Germania e Francia trovavano provocatorio nei confronti della Russia chiamarla esercitazione della NATO“, dice Hodges sopra il rumore del rotore. E non è strano? Alza le spalle, il generale. “I russi confrontano la manovra con l’Operazione Barbarossa“, dice, cioè all’attacco della Wehrmacht all’Unione Sovietica nel 1941. A quanto pare, Hodges, alzando le spalle indica che i politici sono troppo impressionati dalla propaganda di Mosca. Il governo polacco vuole che le manovre siano intese come risposta ai grandi interventi dell’esercito russo. Nell'ultimo anno ha manovrato in esercitazioni d’attacco con 95000 soldati ai confine con la NATO, secondo l’alleanza. Esercitazioni d’attacco contro i tre Stati baltici furono svolte in precedenza, denominate esercitazioni Zapad. Con un budget per la difesa pari a circa il 4,5 per cento del prodotto interno lordo, il governo russo spende più del doppio delle tasse versate alle forze armate dai Paesi europei della NATO.

Gli elicotteri Blackhawk atterrano a Wegorzewo, piccola cittadina a meno di venti chilometri a sud dell’enclave russa di Kaliningrad. Nel cortile di una caserma polacca, la 4.ta Divisione di fanteria di Fort Carson, Colorado, ha tirato su tende sferiche ad alto contenuto tecnologico. Le cupole diventano ocra sotto il sole estivo, proprio come gli Humvee nel parcheggio. Il camuffamento desertico spicca sui prati dell’Europa centrale come un bersaglio. “Non dovremmo semplicemente ridipingerlo?” scherza un ufficiale… nella tenda principale, i soldati si affollano intorno a quattro lunghi tavoli pieni di PC.
 Il combattimento si svolge principalmente sullo schermo. “Ma se la corrente viene a mancare o si viene hackerati“, dice un addetto stampa, “saremo ancora qui comunque“. Ha davanti un tavolo da gioco con gettoni da poker rossi e blu, tutti etichettati. Mostrano la situazione tattica, che sembra questa: i “bothniani” (come chiamano l’esercito russo) ha invaso la Polonia da nord e vuole prendersi le riserve di petrolio del Paese. Sono sostenuti da truppe irregolari provenienti dal sud (che sarebbe la Bielorussia), così come dalla “guerra dell’informazione” (cioè la propaganda del Cremlino). Già 100000 persone fuggono verso sud, su quelle stesse strade che le forze della NATO dovrebbero utilizzare per avanzare verso nord. Il grafico con i gettoni da poker è chiaramente fittizio. In realtà mostra una striscia di terra, che gli strateghi considerano la parte attualmente più vulnerabile della NATO, una striscia larga circa 120 km lungo il confine polacco-lituano e confinante con Kaliningrad a nord e la Bielorussia a sud. Dovrebbero inviare tutte le forze e i rifornimenti necessari per difendere i Paesi baltici attraverso questo corridoio, il “gap di Suwalki”, come lo chiama la NATO. Per arrivarci, gli alleati avevano al massimo 36-60 ore prima che le truppe russe occupassero le capitali estone e lettone Tallinn e Riga. Questo era il risultato di una simulazione elaborata dal famoso think tank degli Stati Uniti RAND. I soldati sono qui per aiutare l’esercito polacco a distruggere le postazioni di artiglieria nemica. I computer utilizzano tracce radar dei proiettili per individuare l’artiglieria nemica e inoltrare i dati agli obici, che poi effettuano il tiro di controbatteria. Idealmente, radar e obici sono interconnessi tramite una linea digitale. Ma nel caso delle unità statunitensi e polacche, non lo sono. I polacchi devono dare agli statunitensi le coordinate della postazione nemica telefonicamente o via mail, e a loro volta, devono inserire i dati nel computer manualmente. Al completamento, la posizione dell’avversario potrebbe essere cambiata e la NATO sparerebbe a vuoto.
Le email di Hodges segnalano il problema dei bocchettoni per i serbatoi. Sebbene le cisterne statunitensi possano certamente riempire i serbatoi di carburante polacchi, canadesi e lituani, ma non quelli tedeschi, francesi, inglesi, italiani o ungheresi. Quindi servono degli adattatori. L’esercito degli Stati Uniti ne possiede 36, e un furiere riferisce ad Hodges che gli altri Paesi non ne hanno, ad eccezione della Francia. Ma ciò che preoccupa di più Hodges è la tecnologia delle comunicazioni: “Né radio né e-mail sono sicuri, suppongo che tutto ciò che scrivo sul mio Blackberry venga intercettato“. Quelli che a Mosca intercettano queste e-mail nelle ultime settimane, potrebbero trovare difficile credere all’accerchiamento della Russia da parte dell’aggressore imperiale NATO.

L’Alleanza occidentale, quindi, effettua da quasi venti anni missioni congiunte all’estero senza sapere come far muovere le truppe. Rimane un’alleanza di isole nazionali e tecniche, ed è quindi già strutturalmente svantaggiata di fronte alla potenza militare centralmente organizzata della Russia.
L’articolo 5 del trattato NATO che afferma che “l’aggressione armata ad una o più (parti) in Europa o Nord America sarà considerata un aggressione contro tutti“, fu scritto 67 anni fa, da politici di un’altra generazione, con altre esperienze in un altro mondo. È questo l’aiuto che i politici oggi giurano di portare? Il governo federale ha finalmente accettato d’inviare 400 soldati in Polonia per Anaconda, ma non sarebbero truppe combattenti, solo genieri. Non un’azione pericolosa, solo utile per le foto. Presso il villaggio di Chemno sulla Vistola, il 130.mo Battaglione corazzato genieri di Minden posizionava 30 veicoli anfibi gettaponti, ciascuno grande il doppio di un camion, su un fiume largo 350 metri. Dopo circa mezz’ora il ponte era percorribile, e il presidente della Polonia vi fece una corsa speciale sopra, trovando parole di apprezzamento. Ma per quanto impressionante fosse lo spettacolo tecnico, fu l’unico dato dalla NATO. Non c’è un altro ponte del genere in Europa. E per inviare i necessari veicoli anfibi pesanti in Polonia, la Bundeswehr ha dovuto prendere in prestito dei pianali dalle ferrovie ceche. Le ferrovie tedesche non ne hanno abbastanza. Lo stato maggiore deve rompersi la testa sulla pianificazione per via della mole di scartoffie necessarie prima che qualsiasi cosa in verde oliva possa andare ad est. Le truppe statunitensi per prima cosa hanno dovuto fare passare i loro equipaggiamenti dalla dogana; quindi era necessario che tutti i convogli avessero i permessi di transito nei Paesi e nelle regioni. No c’è Schengen per le truppe della NATO. Ancora un altro svantaggio rispetto alla Federazione Russa. Lo stato maggiore del Generale Hodges si consola al pensiero che, alla fine, era solo una manovra. Tutto verrebbe eseguito più velocemente e con decisione “se la merda colpisse il ventilatore”, come uno dei suoi collaboratori la mette. È una possibilità. L’altra, se la manovra ha attraversato tali disavventure, quali follie subirebbe l’alleanza in caso di prove reali?
Se Putin ha osservato da vicino questi ultimi giorni, sa che forse solo una minima, piccola spinta, basterebbe a distruggere la fiducia in sé della NATO. Un'esercitazione che è stata un gigantesco flop!

lunedì 27 giugno 2016

Appello Disperato

Per anni Washington ha usato la scusa della “minaccia iraniana” per istallare il suo sistema antimissile, famoso, in Europa orientale. Poi, dopo la riabilitazione di Teheran, è stato costretto a cambiare la favola e, infine, con il colpo di stato fomentato in Ucraina ha permesso di rivelare il vero obbiettivo di questi dispositivi antimissile: la Russia. I fatti del caso sono enormi e ben documentati, anche se i media occidentali, proprietà dei miliardari apolidi affiliati al partito della guerra atlantista, hanno vomitato la loro propaganda per designare il responsabile di tutti i nostri mali, il super-cattivo Putin. Ma la realtà di oggi è che sono gli Stati Uniti a minacciare la Russia dal territorio europeo con missili ora operativi e capaci di un primo attacco nucleare. In un video sorprendente, Vladimir Putin, ha fatto un appello quasi disperato ad un gruppo di “giornalisti” internazionali, dicendo loro in sostanza: “Ma smettete di mentire, dite la verità ai vostri popoli sul pericolo imminente che ci minaccia tutti”!“Svegliatevi”

Durante una recente discussione con i rappresentanti dei vari media, Putin ha lanciato questo appello unico. Il capo dello Stato russo ha iniziato facendo chiarezza sulla falsa minaccia iraniana ormai divenuta bugia stantia. Poi, in poche frasi, ha spiegato con dettagli la minaccia che viene dagli Stati Uniti sul mondo intero col dispiegamento del loro scudo missilistico, famoso, in Europa, un sistema introdotto come difensivo, ma in realtà fortemente offensivo e puntato contro la Russia.

“Il loro sistema è ora operativo e i missili hanno un raggio di 500 km”, ha detto Putin. “La nuova generazione di missili ha un raggio di azione di 1.000 chilometri e anche più e da quel momento sarà una minaccia diretta contro la Russia e il suo deterrente nucleare”. Facendo riferimento al falso pretesto della minaccia iraniana e alla campagna di demonizzazione della Russia, il Presidente russo ha continuato:     “Questo è per dirvi che tali assurdità vengono raccontate ai vostri popoli. E quello che mi preoccupa così tanto è che essi non possono quindi percepire il pericolo imminente. Come si può non capire che il mondo viene spinto in una direzione irreversibile (dagli USA), e allo stesso modo far finta che non succede nulla. Non so cosa fare per convincervi (svegliatevi)”.

“Io non so cosa fare per convincervi.” Il tono è vicino alla supplica, con accenni quasi disperati, in questa informativa presidenziale di un pericolo di una guerra nucleare. Preoccupato dalla cecità dei popoli manipolati dalla propaganda giornalistica occidentale, i quali vengono indotti a pensare che in realtà non c’è altro da fare che prepararsi ad una guerra, forse nucleare.

Il cambiamento di tono, di umore, di atmosfera riguardo allo stesso tema è un colpo di scena.
E’ vero che, osservando il lento aumento del bellicismo degli Stati Uniti nei confronti della Russia – rafforzato dal colpevole codismo di un’Europa-zombie -, l’impressione generale è infatti quella di un meccanico pazzo che va fuori controllo o che perde l’uso della ragione.

Un’architettura mortale il cui asse centrale si chiama NATO. Ma con la fine della Guerra Fredda, la NATO dovrebbe logicamente essere stata dissolta come lo è stato il Patto di Varsavia. Al contrario, gli Stati Uniti hanno accelerato, come non mai, l’allargamento europeo di questa organizzazione controllando assolutamente tutte le strutture e le missioni. Al punto che la NATO ha ora inserito 22 dei 28 paesi membri dell’Unione Europea, ed ha sostituito de facto il progetto di difesa comune europeo in una funzione di presidio strategico dell’impero degli Stati Uniti sul vecchio continente. Con la complicità di una élite europea corrotta /o cieca, gli Stati Uniti hanno scavato trincee in tutta l’Europa orientale, hanno fomentato una guerra, schierato le truppe con attrezzature pesanti e soprattutto lanciamissili in grado di colpire in qualsiasi momento la Russia con testate nucleari.

Leggendo tra le righe la dichiarazione di Putin, si può anche azzardare che lui faccia un appello agli europei a cambiare rotta. Così, quando dice: “Come si fa a non capire che il mondo viene spinto in una direzione irreversibile”, avrebbe potuto dire: “Di fronte alla crescente minaccia di un primo attacco nucleare contro il mio paese , che cosa volete che io faccia se non decidere in un giorno di prendere l’iniziativa e annientare le istallazioni degli Stati Uniti”? E non è questo che ciò che esattamente gli USA cercano? Spingere Putin ad essere colui che sferra il primo colpo, questo farebbe gridare all'orrore e sarebbe lo sdoganamento alla replica. Non è questo uno scenario che hanno attentamente pianificato? In tutti questi anni, però, abbiamo scoperto che nelle relazioni internazionali, il motivo era il bellicismo isterico a ridosso dei confini russi e il disprezzo per la vita da parte degli Stati Uniti e dei loro zelanti-zombie. Ciò che lascia relativamente fiduciosi fino ad oggi, è stata la calma e il sangue freddo del leader russo in questo caso. Resta l’urgenza di uscire dalla trappola degli Stati Uniti e incoraggiare, laddove la democrazia lo consente ancora, partiti o politici a sostenere un’Europa che voglia liberarsi e rendersi indipendente dalla NATO e dalla “tutela” degli USA, che diventano la principale minaccia contro la pace nel mondo di oggi.

In provincia di Rakka , mentre l’esercito arabo siriano avanzava nei villaggi controllati da Daesh e dai suoi alleati, i “liberatori” della Siria hanno usato gas sarin, o più precisamente la sua versione più pericolosa del gas VX, contro i soldati di Assad.

Facciamo fronte comune all'appello disperato della Russia.

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