mercoledì 28 gennaio 2009

Il segno del comando


Brutte notizie per la Casa Bianca. Ancora una volta l'economia americana mostra segni inequivocabili di disfacimento strutturale. L'ennesimo tentativo, ormai quasi disperato, di mettere freno al collasso finanziario ed industriale del paese sembra non sortire più alcun effetto, nonostante il recente piano di "bailout" o di recupero approvato dal Congresso Statunitense. Negli stessi circoli del potere di Washington, non si fanno più troppe illusioni oramai: il crollo verticale e repentino del sistema è indicato per l'estate dell'anno in corso. Le prospettive erano state delineate con congruo anticipo dai vari Think Tank, in stile Rand Corporation, dove le varie simulazioni degli scenari strategici futuri indicavano chiaramente una situazione di questo tipo, ma la cui realizzazione era collocabile dal 2012 in poi. La repentinità con cui invece il sistema si sta avvitando su se stesso, sta accellerando in maniera significativa tutti i piani previsti per contrastare tale situazione.

Questi piani prevedono un "attentato" stile 11 settembre False Flag (dando la colpa ad entità straniere quando è preparato ed eseguito internamente) od un evento traumatico esterno, come una guerra nucleare, notevolmente cruento. Questo giustificherebbe determinate azioni a livello interno:
- reintroduzione del servizio militare obbligatorio
- istituzione della Legge Marziale sul territorio Americano
- soppressione di tutti i diritti costituzionali
- accentramento dei poteri nell'esecutivo
Il tutto finalizzato per ottenere:
- iper svalutazione del dollaro per dilavare il debito pubblico
- default sul debito e su tutti i passivi di dimensioni mostruose
- introduzione di una moneta alternativa al dollaro(si parla dell'amero)
- impiego massiccio di truppe all'estero
- controllo delle risorse vitali (petrolio in primis)
- istituzione di campi di concentramento per sopprimere le rivolte
- razionamento alimentare
Una bella prospettiva, non c'è che dire. Aggravata peraltro dall'uso pressochè indiscriminato e estremamente disinvolto di armi nucleari sui vari teatri di guerra previsti (come se la guerra fredda e le infinite simulazioni fatte sul tema non abbiano insegnato nulla).

E'chiaro che in una situazione del genere quello che conta saranno le capacità di comando che dimostreranno i ceti dirigenti di un certo gruppo di potere, lungi dall'essere stupido o poco intelligente, e che dimostrano altresì una visione strategica di lungo periodo con un notevole "pelo sullo stomaco" per realizzarla. Infatti costoro sanno che, al di la delle retoriche sulla democrazia e sul paese leader della libertà del mondo, saranno chiamati ad una pura e semplice lotta feroce per la sopravvivenza, estesa a livello globale, del sistema di potere economico, militare e culturale che gli Stati Uniti rappresentano oggi: il capitalismo finanziario anglosassone.

Perchè in definitiva quello che questi ceti di potere sanno è che il capitalismo come lo conosciamo da circa tre secoli e mezzo (dall'atto di fondazione della Banca d'Inghilterra fatta nel 1694 - per intenderci con la stampa di moneta creata dal nulla) oramai sta morendo come un malato terminale (da cui il termine di Capitalismo Terminale). Sanno benissimo che questa crisi si interseca, oltre che con la crisi di lavoro innescata dalla rivoluzione informatica, con l'esaurimento delle risorse petrolifere che, ricordiamolo a beneficio di tutti, non ha una valida fonte energetica alternativa e che garantisce, con oltre il 30% del consumo orientato alla produzione di fertilizzanti agricoli, il mantenimento di oltre 6 miliardi di persone con cibo a basso costo favorendo l'inurbamento e l'incremento demografico degli ultimi due secoli.

In diversi scenari elaborati del resto si prevede una carestia a livello globale che, in alcuni ambienti massonici, è auspicata in quanto lo spopolamento del pianeta terra è stata perseguita in maniera criminale da oltre un secolo tramite aborti, controllo delle nascite, malattie, carestie controllate, guerre. L'occasione di uno scontro frontale e di una guerra a livello globale, lungi dall'essere contrastata, viene stimolata con ogni mezzo accelerandone la sua nefasta realizzazione proprio per tale scopo. L'utilizzo di questi "mezzi" per il perseguimento della continuazione del proprio potere, come la storia insegna, sono di imprevedibile evoluzione. Anche se si conosce come inizia una guerra, non si riuscirà mai a prevedere come andrà a finire.

Ciononostante il rischio di tale evoluzione, per quanto sia stato vagliato e soppesato nelle sue conseguenze estreme, risulterà in ogni caso come una scelta migliore rispetto alla prospettiva di un declino ed un crollo simile a quello dell'Impero Romano (con una differenza non trascurabile nella rapidità di tale collasso) con la conseguente marginalizzazione di un capitalismo aggressivo, predatorio e totalitario come quello angloamericano che non può sopravvivere a se stesso senza colonizzare, depredare e conquistare paesi, risorse e mercati con la forza.

In questa scelta di sopravvivenza diventa allora fondamentale disporre di una capacità di comando superiore a quelle che sono richieste per situazioni di normale gestione dell'esistente. Raramente queste capacità si sono manifestate nel corso della storia americana:la presidenza Nixon nel porre le basi della globalizzazione, la presidenza Lincoln nel trasformare definitivamente il proprio paese in un colosso industriale, in quella di Theodore Roosevelt nel porre le basi dell'imperialismo del "dollaro".

In tutti questi esempi si è andati "oltre la politica" in una visone globale dei problemi e nel perseguimento di obiettivi strategici sfidanti ed estremi con mezzi fuori dall'ordinario. Non è un caso che dopo la presidenza di Walker Bush, che ha cercato di risalire il declino con la mera forza, si sia affacciata la presidenza di Obama che ha uno spessore culturale decisamente superiore e sopratutto di un gruppo di uomini di potere con una forte impronta strategica di respiro globale, chiamati proprio a gestire questa delicata partita della sopravvivenza.
Rispetto alle miserie grette e squallide di un paese di serie inferiore come il nostro, queste capacità destano se non altro ammirazione, anche se inquadrate in uno scenario fosco e lugubre.
In fin dei conti è questo il segno del comando.

L'Europa verso il suo destino


Nella fase storica che stiamo attraversando, pochi realizzano la peculiarità di questo periodo. La prossima caduta dell'Impero Statunitense da una parte, e l'emergere delle sfide che sorgono dall'area Mediorientale ed Asiatica, pongono per la prima volta questo nostro continente SOLO con il suo destino. Mai la tutela che abbiamo subito e/o richiesto per oltre sessant'anni ci ha consentito di fare veramente i conti con la nostra storia e, in definitiva con noi stessi. Il fatto che si continui ad esorcizzare il Nazismo da una parte ed il Comunismo dall'altra senza capire fino in fondo che cosa hanno rappresentato per noi abitanti di questo continente la dice lunga su quanta strada dobbiamo ancora compiere. Siamo spesso in preda ad ansie e a diktat che ci vengono imposti da altri e mai fatti propri sul "male assoluto", il Nazismo, e sull'ideologia altrettanto malvagia quale fu il Comunismo. In entrambi casi ci siamo comportati come vittime, come corpi informi alla deriva di questi "ismi", fluttuanti sulla corrente della storia, senza mai viverla veramente. Se dopo tanto tempo ci chiediamo ancora oggi "che cosa è stato il Nazismo ed il Fascismo e che cosa è stato il Comunismo per l'Europa" senza che questa domanda sia retorica e vacua ma che anzi esprima un anelito disperato di desiderio di conoscenza, forse è perché queste due ideologie non sono MAI state capite fino in fondo, sopratutto il Nazismo, e cosa ancora più grave, non sono MAI state elaborate come NOSTRE, ma come di altri, come di un mondo che è venuto al di fuori della nostra vita ed esistenza. Hitler non era solo un pazzo sanguinario, come la vulgata, sopratutto sionista, lo ha dipinto, ma aveva anche una sua razionalità, una sua giustificazione, aberrante sicuramente, ma sempre razionalità ed una coerenza spietata e lucida. Come del resto certe scelte anglo americane o ex sovietiche hanno avuto nel corso degli anni successivi. Egli è' stato figlio di questa Europa, era uno di noi, non un alieno. E' questo che spaventa gli europei: che all'interno di se stessi potessero affermarsi figure così diverse e alienanti dall'umanità da inorridire al solo pensiero. Dobbiamo ancora elaborare il Lutto, ma lo dobbiamo fare come il NOSTRO, di NOI STESSI, capire, conoscere, ed ancora CAPIRE VERAMENTE cosa sono stati i regimi che hanno attraversato le nostre esistenze nel secolo scorso e che ancora ci spaventano a distanza di oltre mezzo secolo.

Non è sano che sia così.

Due film tedeschi degli ultimi tempi "La Caduta" e "La vita degli altri" riescono a trattare la caduta del Nazismo nella Berlino devastata e la vita sotto il regime della Stasi nella ex DDR come una storia Nostra, famigliare, dove lo spettatore riesce a cogliere l'umanità e la vita dei personaggi nelle diverse situazioni e che ci aiutano ad affrontare questi mostri ideologici senza timore, senza ribrezzo, ma con la serenità necessaria a capire e quindi a fare nostro il destino che è stato dei nostri padri. Se riusciremo a capire, tra le altre cose, che regimi come quello Nazista e Fascista,erano anche una reazione agli effetti della Rivoluzione Francese, e che il Comunismo invece ne è stata la sua estremizzazione, forse inizieremo a ritrovare l'ottica giusta per assorbire i traumi che abbiamo subito e per riscoprire le nostre Radici e il nostro equilibrio. Di questo ce ne è oggi un bisogno immenso, come non mai. L'Europa si trova oppressa da Burocrazie come quella di Bruxelles ed alleanze che sono retaggio di un mondo, quello della guerra fredda, che non hanno più senso di esistere. Si trova oggi a dover fare delle scelte geo strategiche che non possono essere demandate da altri (Usa, Russia, Israele, Cina) e che avranno influenza per i prossimi decenni se non secoli: l'abbraccio naturale verso la zona euroasiatica, la necessità di costruire una Europa della Patrie con identità chiare e distinte (idea propugnata anche dalla Germania Nazista) e non un crogiolo di una melassa senza forma di cittadini, l'esigenza di affrontare gli squilibri mondiali senza una copertura militare americana, la necessaria esigenza di effettuare scelte indipendenti e NAZIONALI o al più CONTINENTALI e non filo americane, filo israeliane o filo asiatiche. L'Europa sarà attesa a fare scelte forti ed intense di Sangue, Sacrifici, Sudore e Lacrime. Dovrà disaccoppiare se stessa dal mondo anglosassone e tornare a diventare Adulta, responsabile, conscia di se. Non sarà una passeggiata attraversare le Forche Caudine delle tre crisi sistemiche che come un maglio si abbatteranno su di noi (crisi Capitalismo, crisi Energetica, crisi Tecnologica), ma certamente non potremmo farlo senza che prima non sconfiggiamo i fantasmi che ci perseguitano dal nostro passato e che altri non hanno mai voluto che li affrontassimo da soli. Il nostro destino non ammette che lo raggiungiamo con lo sguardo sempre rivolto al passato.

martedì 27 gennaio 2009

Le ombre delle Aquile



Nelle freddi notti siberiane, dei Sukhoy 37 modificati stanno terminando i test operativi di una delle tecnologie più sofisticate e fino ad ora meglio custodite dell'arsenale russo. In una vecchia base militare dell'ex aviazione Sovietica, vicino al lago Baykal, stanno mettendo a punto la tecnologia « Stealth» che consentirebbe agli aerei di essere completamente invisibili ai radar.
L'industria areonautica russa stava lavorando su questa tecnologia sin dalla fine degli anni 70, ma hanno avuto una spinta decisiva nella ricerca almeno sette anni fa, nel 2002, apportando al pogetto un'accelerazione voluta direttamente da Putin in persona quando era presidente.
La tecnologia Stealth russa, a differenza di quella americana, è basata su principi rivoluzionari, e radicalmente diversi. Gli aerei «invisibili» americani - il caccia F-117 e il bombardiere strategico B-2 ad esempio- si basano su superfici e forme opportunamente sagomate che tenderebbero a «riflettere» le onde radar.
Il sistema russo invece «disperde» o «assorbe» le onde radar creando una nuvola di plasma altamente ionizzato attorno all'aereo. Il generatore di plasma, basato su un piccolo reattore atomico "portatile" leggero e di piccole dimensioni (licenza giapponese della Toshiba a quanto pare), consentirebbe di emettere potenti fasci di elettroni che ionizzano l'aria attorno al velivolo, immergendolo in una nuvola di plasma, schermandolo di fatto ad ogni «occhio» elettronico. Il generatore di plasma realizzato è compatto ed è stato sviluppato da Anatoly Koroteyev, capo del Centro Ricerche Keddysh.
Il problema di fondo che i tecnici russi sembrano abbiano superato è che il flusso di elettroni «accecava» anche i sistemi elettronici di bordo e impediva le comunicazioni radio col suolo. Come abbiano fatto a risolvere questo problema,rimane per loro fortuna un segreto militare.
Per la sue portabilità e le sue dimensioni, questo generatore potrà essere imbarcato su qualunque aereo, anche quelli di vecchio modello, rendendoli «invisibili». «Di fatto, il generatore può essere usato su ogni veicolo, compresi automezzi e cingolati, rendendolo invisibile ai radar», ha detto Koroteyev, «ma è più efficace ad alta quota, sicché si raccomanda per l'aviazione».
Gli aerei «invisibili» made in USA sono, per la forma alterata che ne diminuisce la portanza e le altre qualità aerodinamiche, estremamente instabili. Il B-2 non potrebbe volare se il suo assetto non venisse continuamente corretto dai computers di bordo. Con il sistema russo, l'avionica degli aerei non è alterata o compromessa, come quella invece dei velivoli americani, sicchè avranno capacità di volo e di combattimento assai più pronunciate degli «stealth» yankee.
Il sistema russo infine è straordinariamente meno costoso di quello americano, non avendo richiesto una riprogettazione dell'intera avionica degli aerei. Gli USA hanno allo studio da tempo un sistema simile a quello russo, ma non pare siano arrivati molto avanti, anzi. Questa tecnologia potrebbe essere estesa a tutta la flotta aerea russa alterando a proprio vantaggio in maniera decisiva gli equilibri delle forze armate con il loro attuale nemico: gli Stati Uniti.
Un primo battesimo del "fuoco" in condizioni operative del resto sembra sia avvenuto nel marzo-aprile del 2006 quando una flotta di 3 bombardieri TU-95 (Bear B degli anni 50) e 4 TU-160 ( Blackjack codice NATO) sono riusciti ad entrare nello spazio aereo dell'Alaska in profondità (circa 300 km), senza essere visti. O meglio qualcosa non ha funzionato correttamente, dato che una squadriglia di F-22 Raptor, con supporto di una di rinforzo di F-16, si è gettata all'inseguimento quando oramai questi bombardieri erano ritornati in acque internazionali. A quanto pare ci sono stati problemi con i radar doppler ad altissima frequenza integrati con i nuovi "pattern" interferometrici della rete NORAD che hanno rivelato le scie, le "ombre" elettronica di tali aerei. Dopo questa esperienza, che ha rischiato di sfociare in un incidente internazionale, i russi sono tornati al lavoro ed hanno risolto a quanto pare anche questi problemi di visibilità.

Perché riportiamo questa notizia?
A causa di Brezinsky.

L'ombra oscura che guida la nuova Casa Bianca è un acerrimo nemico giurato di Mosca, dato che vuole la frammentazione, la disgregazione del cuore euroasiatico. Al fine di preparare una contro mossa, ed evitare che l'America armi l'Iran anche di testate nucleari da puntare contro la Russia (ebbene si la pazzia porta anche a questo), Mosca ha capito che deve necessariamente giocare d'azzardo. E nello scacchiere globale della partita della sopravvivenza e del dominio, hanno individuato il punto debole: Israele.

Per colpire a cuore quello stato la condizione fondamentale è che venga annullata la sua straripante supremazia aerea e che vengano distrutti i tre sottomarini diesel, ceduti dalla Repubblica Federale Tedesca come riparazione di guerra, diventati piattaforme di lancio di harpoon con testata nucleare, che vengano distrutte le basi missilistiche con armi nucleari presenti nel Negev ed infine che vengano spazzate via tutte le forze aeree in un attacco preventivo dal cielo, comprensivo della squadriglia di bombardieri e cacciabombardieri con capacità di trasporto di armi nucleari.

I Sukhoi 37 "Stealth" sono le armi perfette per questa azione. Per preparare il terreno a questa "BlitzKrieg" aerea, con la solita diplomazia di sano realismo che contraddistingue Mosca negli ultimi tempi raffrontata con la follia illusoria di un impero morente come quello americano, la Russia ha iniziato la sua penetrazione militare strategica nell'antico nemico del Nord di Sion: la Siria. Oltre che allestire la base navale a Tartus, che dovrà ospitare parte della flotta del mar nero, stanno allestendo una base aerea a nord di Damasco che dovrà ospitare almeno tre di queste squadriglie di Sukhoi "modificati".
Il presidente Bashar Assad, ritornato da pedina marginale a pezzo importante nello scacchiere Mediorientale, avrà finalmente l'arma decisiva per ribaltare i rapporti di forza con Israele in quanto, in assenza di protezione aerea, l'esercito israeliano non è in grado di difendere lo stato ebraico (vedi Libano 2006 e Gaza 2008).
Con la caduta e la conquista di Israele da parte dello stato Arabo si spalancherebbe uno scenario da peggior incubo per gli USA nella regione ( ma purtroppo anche per noi): rivoluzioni Islamiche a macchia d'olio, perdita di controllo geopolitico dell'area, collasso militare in Afganistan senza più supporto logistico, collasso delle truppe americane in Iraq, senza protezione e basi logistiche adeguatamente sicure, perdita di influenza nell'aera del golfo, e quindi del 40% del petrolio mondiale. Collasso economico per interruzione delle vie petrolifere, caduta di tutti i regimi arabi "moderati" ( vedi corrotti ed allineati agli Usa)in un sinistro effetto "domino". Insomma una Waterloo ed una Dunquerke messe insieme a livello globale senza precedenti. Un KO strategico che rimanderebbe sine die, o forse per sempre, il folle progetto di frantumazione della Russia voluto dal think tank di Brezinsky. Questi crolli spingeranno l'America a minacciare l'uso di armi nucleari, ma la deterrenza Russa, con i Cinesi che hanno l'interesse ad aggregasi, potrebbe fare da freno. In ogni caso si aprirebbero degli scenari di scontro globale per l'accaparramento delle risorse dagli esiti imprevedibili e sconosciuti.
Insomma stanno per muoversi pedine importanti e pesanti nel gioco globale della supremazia e della sopravvivenza. Il tempo stringe, il capitalismo sta collassando e gli americani hanno il tempo contro di loro. Ombre nefaste si stanno stagliando su di noi: le Ombre delle Aquile.

sabato 24 gennaio 2009

"The Manchurian" Obama



Nel precedente articolo su Obama, delineavo che il neo presidente abbia accettato grossi compromessi per cercare comunque di guidare un cambiamento.
Mi devo parzialmente ricredere. Mr Tarpley, in maniera anche convincente, citando date, fonti e diverse altre notizie, pone la figura di Obama integrato nel sistema di potere e marionetta dei poteri forti. In realtà le considerazioni di geopolitica delineate nel mio precedente intervento non sono gestite da Obama in persona, quanto dal think-tank guidato da Brezinsky.

Webster Tarpley è il principale propugnatore della teoria che vede Barack Obama come un prodotto di laboratorio, coltivato per lunghi anni dal gruppo politico di Zbigniew Brezinsky, e ora impostoci alla Casa Bianca con una sofisticata operazione di “marketing ideologico” o di democrazia Colorata che abbiamo avuto modo di conoscere nei diversi paesi orientali. La facciata del “cambiamento” serve solo a coprire una realtà di aggressione imperialista ancora peggiore di quella che abbiamo vissuto negli ultimi otto anni, e quindi Obama non rappresenterebbe altro che un candidato pilotato e guidato , come nel film "The Manchurian Candidate"

Sotto Obama – secondo Tarpley – l’America riporterà in auge quella politica di destabilizzazione globale il cui scopo ultimo è demolire una volta per tutte l’impero russo, il cuore dell'EurAsia da tempo chiodo fisso di Brezinsky. Non potendo attaccarlo militarmente, questa strategia prevede inizialmente la frantumazione del Pakistan – alleato-chiave della Cina in Asia – e poi la riduzione dell’afflusso di petrolio africano verso la Cina, per obbligare quest’ultima a rivolgersi ai territori siberiani, alla ricerca di petrolio, trovandosi così in conflitto diretto con la Russia. Per questo motivo la politica di nascite perseguito da Putin aveva anche come scopo una risposta agli attacchi americani di questo tipo.

In questa intervista Tarpley spiega anche che la chiave di volta di tutta l’operazione è quella di riuscire a mettere l’Iran contro la Russia stessa, attraverso un’alleanza di cui farebbe le spese Israele e che finirebbe per ritrovarsi fortemente ridimensionato sullo scacchiere medio-orientale.








L'intervista è stata ripresa dal sito Luogo Comune ed è stata realizzata da Massimo Marzucco

giovedì 22 gennaio 2009

Un amica vicina e lontana.


Nelle mie peregrinazioni notturne in cerca di notizie, ho avuto la fortuna di imbattermi in una donna molto particolare. Silenziosa ed austera ma al tempo stesso passionale e cristallina. Il suo modo di essere mi ricorda quello di una monaca in un ospedale: cura i feriti con amore, ma è ferrea nel suo imporre le regole di gestione della corsia. Una specie di unguento che ha il potere di purificare l'anima delle persone tormentate dai peccati del mondo è la sua medicina migliore. Mi piacerebbe tanto poterla ritrovare nelle discussioni notture che eravamo soliti fare sia sotto la calura estiva che i freddi invernali. Mi piacerebbe anche poterla incontrare dal vivo, e credo proprio che questo desiderio non rimarrà inespresso.
E quando faccio queste riflessioni mi rendo conto della validità dello strumento di internet, così potente e altrettanto democratico, che ti fa sognare come nemmeno Salgari riusciva a fare e che ti consente di conoscere persone e luoghi altrimenti difficili da incontrare e vedere. Molti affermano che internet è lo specchio del mondo e che del mondo, anche delle sue parti che meno amiamo o disprezziamo, risulta un fedele rappresentante.
Verissimo.
Eppure non è solo questo. Non riesco a fare a meno di ammirare come l'utilizzo di tale mezzo stia cambiando le abitudini e gli usi delle persone, proprio in carne ed ossa e non virtuali, aprendo nuove prospettive e modi di vivere diversamente dal passato le relazioni umane, abbattendo le barriere dello spazio e del tempo. Il cosiddetto Web 2.0 altro non è che la possibilità di fornire alle PERSONE uno strumento utile ed efficace per INTERAGIRE tra di loro. Il Web 2.0 SONO le persone.
Pertanto quello che abbiamo conosciuto come la società, la politica, gli acquisti di beni e servizi, la conoscenza, vengono trasformate tramite un potentissimo strumento di democrazia DIRETTA quale Internet rendendo possibile i sogni degli antichi greci di una società veramente democratica. Un mondo ricostruito dal basso, dalle persone, dalla capacità di sfruttare al meglio le relazioni tra gli individui, è in grado di svuotare di forza la democrazia rappresentativa, di condizionare e guidare le scelte di mercato, di by-passare le informazioni dei media tradizionali e, in fin dei conti, di vivere nel pieno possesso e presenza di se la vita quotidiana e l'esistenza intera. Non è un caso che questo strumento sia odiato ed ostacolato, se non represso, da tutti coloro che credevano di dominare le coscienze e le persone, attraverso la manipolazione dei fatti. Oramai le informazioni non le si possono più nascondere, ma solo confondere in un mare maggiore di caos informativo per ritardare, ma non bloccare, l'emergere della verità delle cose.
E quando penso a quell'amica distante 1000 km che ho trovato tramite questo strumento,e che ha illuminato la mia vita, non posso fare a meno di paragonarla ad Internet: un'amica vicina e lontana.

martedì 20 gennaio 2009

L'ultimo Presidente



Tutti osannano l'uomo nuovo che finalmente potrà salvare l'America. Del resto il suo discorso inaugurale è stato uno dei più belli che si siano sentiti da parte di un neo presidente degli ultimi decenni, confermando ancora una volta le doti oratorie di questo uomo dell'Illinois. Il richiamo a tre presidenti che hanno segnato l'America è però particolare: Lincoln che ha dovuto gestire una terribile Guerra Civile, John Kennedy che ha segnato la Nuova Frontiera e che credeva che un presidente comandasse, ed infine Roosevelt che ha gestito la Grande Depressione e poi la Guerra Mondiale.
Il richiamo non è affatto casuale, ma induce a riflessioni. I primi due sono stati assassinati perché stavano toccando il signoraggio e gli enormi interessi che ruotano intorno ad essi, l'ultimo ha dovuto affrontare una depressione economica senza precedenti ed è stato costretto a far scatenare una guerra contro i Giapponesi al fine di impedire che le potenze di Germania e Giappone potessero essere sufficientemente forti da fare a meno degli USA, trascinando gli altri paesi dell'area. Seguendo in sostanza quello che i poteri reali americani, espressi tramite il Council on Foreign Relations, gli avevano chiesto di fare, ha portato il paese in guerra per impedire che il mondo facesse a meno dell'America.
Anche oggi del resto gli attuali poteri forti, che comandano in America e sono più che mai attivi, hanno chiesto moltissimo al neopresidente. Il prezzo che Obama ha accettato di pagare per poter salire la scala che lo ha portato alla Casa Bianca senza dover finire come Luther King o come i Kenney, è molto alto. Forse lo stesso ex Senatore dell'Illinois si trova a dover scegliere un percorso alquanto stretto ed impervio oltre che altamente rischioso per soddisfare tali richieste e cercare di mantenere un profilo decisionale autonomo: mantenere l'egemonia nel mondo degli USA e al tempo stesso non schiantarsi nel collasso economico, vincere la rischiosa partita della globalizzazione con un colpo di mano (anche una guerra persino nucleare per ribaltare le tendenze declinanti nel mondo) contro Russia,Cina ed altri ma mantenere la coesione e l'ordine sociale interno anche con la legge marziale. Insomma ad Obama gli stanno chiedendo di fare non l'impossibile, ma molto di più, mentre il popolo Americano gli chiede di fare esattamente il contrario. Ed è proprio in questa situazione molto difficile si misurerà la tempra ed il carattere di quest'uomo politico di 47 anni chiamato a fare un miracolo e che forse, appunto per questo, anche se con un margine di manovra esiguo che gli hanno lasciato, ha una flebile possibilità di riuscire nell'impresa titanica e stupire il mondo.
Barack è un uomo molto intelligente(e si vede nel contrasto dopo 8 anni del burattino Bush), ed ha capito che un paese come l'America, il cui modello sociale deve essere aborrito dagli Europei dato che è quello che favorisce meno nel mondo la mobilità sociale e mantiene inalterate se non aggravarte le disuguaglianze tra ceti, è chiamato a fare delle scelte epocali. La prima fra tutte è quella di trasformare le basi massoniche fondanti degli Stati Uniti nonché la Cultura che ne ha permeato i principi costitutivi in qualcosa di diverso, certamente più consono alle sfide dell'era moderna e alle crisi sistemiche del XXI secolo. Quello a cui è chiamato a a compiere porterà necessariamente ad una trasformazione degli Stati Uniti per sopravvivere proprio in un periodo storico che li vede principali responsabili del buco nero che schianterà il capitalismo terminale come sistema. La vittoria di Obama è stato l'ultimo grido disperato di un America che non sa più dove andare ma che ha chiesto con forza di cambiare non solo un amministrazione come quella Bush che ha cercato di impedire il tramonto americano forzando sulla potenza militare e sul saccheggio delle risorse nelle aree cruciali del mondo, fallendo peraltro miseramente ed anzi accelerandone il declino, ma anche di cambiare un modo di essere ed una sensibilità dell'America diversa da quella che discende dai padri fondatori; sancendo tale desiderio persino nella scelta di un uomo di colore in un paese profondamente razzista. Obama, pur accettando compromessi pesanti, circondandosi di uomini di sistema, della lobby ebraica e di influenti consiglieri di Real Politik come Brezinsky, vede in questa opportunità forse l'ultima occasione utile per salire alla Casa Bianca da cui ritiene di avere delle chance maggiori di influenzare e guidare questo processo di trasformazione oramai inevitabile. Il collasso del capitalismo e la conseguente depressione economica, renderà l'America sola ed abbandonata a se stessa senza più quel ruolo che ha avuto nel mondo. Si prevede infatti che con la ipersvalutazione della moneta, che avverrà a breve nell'arco di al massimo 6 mesi (il dollaro oramai vale meno della carta su cui è stampato), il PIL dell'America si ridurrà ad 1/3 di quello attuale mentre quello cinese diminuirà di un "solo" 20%. Quando le economie del resto del mondo riusciranno a disaccoppiarsi da quella Statunitense sarà l'economia Cinese che guiderà il mondo, con il conseguente passaggio del Tedoforo di leader politico, militare ed economico.
Ma affinché l'America possa avere una qualche speranza di contendere fino all'ultimo se non a mantenere il primato, dovrà necessariamente cambiare e trasformarsi in maniera profonda: nel fatto di acquisire una sensibilità del diritto degli altri, nel guidare con sentimenti sobri ed onesti gli affari del mondo, nell'utilizzare in maniera oculata le proprie ed altrui risorse, nel considerare gli "altri" con gli stessi diritti e stesse esigenze, insomma un America più "europea" che altro.
Sarà una sfida difficilissima, anche perché significherà un mea culpa immenso, ma non impossibile. Ne va della sopravvivenza degli stessi Stati Uniti.

Oggi si è insediato forse l'ultimo dei presidenti Americani di un Paese che non sarà più come lo abbiamo conosciuto.

domenica 18 gennaio 2009

La fine della luna di miele di Berlusconi


Anche gli stessi sondaggi addomesticati che declamavano la "lunga Luna di Miele di Berlusconi" con l'Italia iniziano a segnare uno stop ed un declino di consensi nell'uomo di Arcore, peraltro molto alti e decisamente ancora maggioranza. Non che la sedicente opposizione se la passi meglio, anzi. Oramai il Partito Democratico è talmente fallito come progetto (ma che interessi rappresenta? quale pensiero autonomo ha? quale visione della società e della vita prospetta?) che le dimissioni forzate o meno di Veltroni rappresentano il passo obbligato per cercare di uscire dal disastro di un partito che non c'è.
Però il fatto che anche il governo fatto di funzionari di secondo ordine, e che ha vissuto sopratutto nelle debolezze dell'avversario, inizia a mostrare una flessione è già di per sé una notizia. Rappresenta forse il fatto che l'italia inizia a capire che non può vivere di menzogne all'infinito, e che forse NESSUNO degli attori politici che ci prospettano, approvati e sostenuti da Washington e da Gerusalemme, non possono rappresentare più la società Italiana.
Non è un caso che gli unici partiti che stanno aumentando e radicando il consenso sono quelli meno coinvolti con il marasma del teatrino odierno: la Lega e L'Italia dei Valori. Il successo di quest'ultimo partito nelle recenti elezioni regionali abruzzesi, avvenute dopo l'arresto del suo ex presidente regionale con la collaterale desertificazione delle urne, rappresentano un messaggio chiaro sentito dai cittadini: "siete tutti uguali e non vado a votare: ma se devo voto per quello che fa casino".
La Lega d'altro canto non ottiene ed aumenta consensi sul discorso del federalismo fiscale, anche se l'eccessiva esazione fiscale del governo Prodi ne fu la spinta propulsiva, ma sulla questione dell'immigrazione e della mancata realizzazione delle promesse del governo in carica, anche almeno come indirizzo. L'esempio dell'Alitalia con la conseguente de classificazione di Malpensa ne è un esempio eclatante. Oramai i sogni di Berlusconi sono turbati dai sondaggi che danno il partito di Bossi in netta ascesa ovunque nel nord diventando il primo partito sancito dal sorpasso sul PDL nella Lombardia. Ma la cosa che lo turba di più nella sua vanità e che questi consensi sono quasi tutti a discapito della sua creatura politica mentre il PD nel nord riesce a limitare i danni ( ma qualcuno di quelle parti non potrebbe diventare segretario del PD?). In ogni caso la velocità repentina con cui cambiano gli umori degli italiani, neanche dopo un anno di governo, indicano che forse i problemi reali del paese non sono stati MAI affrontati e MAI risolti: immigrazione selvaggia, criminalità assurda, caste parassitarie ed inadempienti, esazione fiscale alle stelle, crisi sociale, frammentazione dei legami comunitari, parcellizzazione degli interessi e adesso una crisi di occupazione e di lavoro che darà una mazzata incredibile alla fragile struttura italiota di questo stato. Risanare questo paese con un governo risoluto sarebbe già da Guinness dei Primati, ma fino ad ora il Cavaliere ha preferito favorive gli amici suoi con l'Alitalia, sanare comuni falliti come Catania e Roma in quanto gestito dal PDL, comprare oltre 18 aerei Falcon per portare i nani le ballerine o le puttane di corte con se, il tutto scaricandolo sulle spalle e sulle tasche degli italiani.
Berlusconi è riuscito sempre a far sognare gli italiani perché è riuscito, e se ne deve dar atto, a far suo il programma politico che gli Italiani delinearono con i referendum Segni della stagione del 1991-93.
Ma come un grande prestigiatore ed illusionista è riuscito a far credere che i problemi erano altri mentre Lui riusciva egregiamente ad arricchirsi con privilegi indebiti occupandosi dei suoi affari e suoi interessi piegando la stato a tale scopo.
Gli italiani nonostante tutto hanno accettato che fosse così purché almeno desse seguito a quello che interessava loro: tasse più basse, miglioramento degli investimenti, riduzioni degli sprechi, giustizia rapida ed efficace, criminalità sotto controllo e via di seguito.
Ogni tanto non è erano contenti dando fiato e vittorie ai suoi avversari, ai quali peraltro non hanno minimamente creduto alle grida del "Conflitto di Interessi" in quanto percepivano o sapevano che i primi a non volerlo erano proprio loro.
Ma alla fine Lui tornava sempre in auge perché riusciva a dare forma ai sogni che l'Italia ha disperatamente bisogno.
Da questo punto di vista gli italiani preferiscono sognare con l'uomo del Predellino,piuttosto che con il funzionario di partito. Ma se si accorgono che vengono presi per i fondelli anche da Silvio, allora saranno guai e non da poco.
Inevitabilmente all'orizzonte si profilerà un'alleanza al momento impossibile: Lega-Italia dei Valori che potrà essere radicale e assurda, ma almeno cercano di rappresentare al meglio le esigenze i bisogni di questo paese.
In fin dei conti è meglio svegliarsi con la realtà che con un sogno che può diventare un incubo.

sabato 17 gennaio 2009

La tragica violenza sui "Martiri" di Gaza



Non so cosa succederà tra qualche anno, quando i mussulmani attraverseranno in armi pieni rabbia e di vendetta il mediterraneo per abbattersi come un ciclone contro i residui di un Europa un tempo Cristiana. So però che oggi saranno scolpiti e sigillati all'apice del fondamento della loro rabbia questi giorni quando, al cospetto di immagini raccapriccianti e devastanti della furia omicida e della violenza che si sta perpetrando contro i civili di Gaza, il senso delle cose umane e civili sono travolte con furia inattesa da una violenza devastante e totale, trasfigurazione di un inferno instaurato sulla terra. Immagini di bimbi bruciati e mangiati dai cani, anche loro affamati dall'embargo israeliano, l'odore dolciastro di morte e di carne in decomposizione che travalica le stesse mura di odio che circondano Gaza, gli urli e le grida devastanti di dolore e di una morte totalizzante che strappa dalla vita ogni speranza di porre fine a tutto, cecchini che sparano sui soccorritori, menzogne dei militari che rassicurano gli occupanti della case che bombardano per cercare di ucciderne il maggior numero. Distruzione, morte, sangue ed orrore.
Orrore.
Non si riesce a rimanere indifferenti a quello che finalmente adesso inizia a filtrare nei media. Non si poteva fermare la marea montante di grida di verità su quell'ammasso di macellai sanguinari che sono diventati i figli dei sopravvissuti all'olocausto. La trasfigurazione dell'ebreo oppresso e perseguitato in aguzzino in puro stile SS, se non superiore ad essi, è testimonianza di cosa significa lasciare un popolo che si sente eletto senza che qualcuno o qualcosa lo riporti alla realtà delle cose. Un bando internazionale di Israele, un'espulsione da tutti gli organismi internazionali, il boicottaggio di tutte le sue merci, un blocco economico non basteranno certo a fare giustizia della bestemmia contro Dio che si sta abbattendo sui figli di Ismaele la cui unica colpa è stata quella di essere presenti in una terra che gli ebrei considerano propria. Nulla di tutto ciò si farà. Ma vedere quegli uomini, quei padri di famiglia che hanno visto morire tutti i propri figli dalla barbarie della violenza selvaggia, ed affermare comunque che gli è rimasto solo Allah, è indice della profonda vera fede che i palestinesi hanno, una fede grande ed unica che può smuovere le montagne. E' di questo che l'Occidente malato alla Bush, neo protestante, si deve preoccupare. Perché questa fede è quella dei Martiri, dei santi che la nostra Chiesa dovrebbe celebrare spesso e che sarà trasformato nell'uragano di giustizia che sfracellerà questo Occidente corrotto, malato e morente, come il suo idolo di capitalismo terminale dimostra molto bene con la crisi finanziaria. Qualunque violenza di Satana che si scaglierà contro i custodi di Gerusalemme Araba, Al Quasq, non farà che rafforzare questi Martiri e diffondere la forza della loro fede che inevitabilmente peserà, eccome, nel distruggere questo mondo malato in cui viviamo al momento in cui sarà gettato sul tavolo della Storia.

Il sorriso della Russia


La Russia di Putin ha motivo di festeggiare. Sarà la gestione della questione del gas in transito verso l'europa forse? il fatto che, nonostante la fuga dei capitali e la diminuzione del prezzo del greggio, hanno trovato un nuovo giacimento che raddoppierà l'esportazione di petrolio? Magari diranno sulla Moskova, ma nulla di tutto questo.
La Russia festeggia il fatto che , nel 2008 secondo gli ultimi dati statistici, in Russia c'è stato un boom delle nascite come mai è avvenuto dalla caduta del Comunismo. Il 2008 infatti è stato l'anno che ha registrato il più alto incremento di nascite in Russia. Sono nati circa 1.700.000 bambini, 100.000 in più rispetto al 2007, che pure aveva visto un aumento della natalità senza precedenti, il tutto senza l'ingresso indiscriminato di immigrati e clandestini.
Questa notizia, oscurata come al solito dai media nostrani allineati per ordine di Washington contro Putin, ha un valore significativamente esemplare per noi europei: un governo che ha come stella polare l'interesse nazionale del proprio paese in cui la politica della natalità è concretamente realizzata e sostenuta con ogni mezzo legale e politico senza barocche evoluzioni politichesi come quelle nostrane, può essere perseguita con successo. I bambini di un popolo sono la sua ricchezza, più di quella "economiche". Il miglioramento delle condizioni generali di vita sono uno dei motivi che spiegano questi dati, ma sicuramente non solo. Il vero valore di questa notizia è che i russi iniziano finalmente a sperare nel proprio futuro, iniziano a sognare di un futuro sicuramente migliore di quello attuale ed iniziano a guardare al proprio paese con maggiore fiducia. Paragonati a noi italiani, vediamo proprio l'esatto opposto. Società sgretolata, arroganze e pessimismo nero del proprio futuro stridono in maniera acuta con la vivacità di questi "cosacchi". Ma sopratutto stride quella che è una vera "Politica" di un ex ufficiale del KGB che è un uomo concreto e realista e con la realtà è obbligato a confrontarsi. Il bianco è bianco, il nero è il nero, la nitidezza delle scelte prese che non lasciano dubbi, la rapidità della loro esecuzione, ma sopratutto la coerenza nell'ambito di una "Visione Strategica" sono le armi vincenti di un governo che ha ancora una infinità di problemi, ma che, al contrario dei nostri, non ha paura ad affrontarli perché sente che li può risolvere. Il declino delle natalità iniziato sotto il Comunismo (la Russia ha sofferto per oltre 20 anni dopo la guerra la penuria di maschi falcidiati dalla guerra) ed accentuate con gli anni Eltziniani dovuto allo shock del capitalismo selvaggio e liberista (sempre secondo le statistiche, ha contribuito alla morte letteralmente per fame, alcolismo e miseria circa sei milioni di Russi), era diventato un problema serio e quasi di sopravvivenza di una intera comunità. Inoltre l'invasione di cinesi nella siberia quasi desertica rischiava di avere entro i prossimi 30 anni la paradossale situazione di avere in quelle terre ricche di materie prime, una maggioranza di cinesi che avrebbero facilmente staccato con la secessione la storica Siberia dall'orbita plurisecolare di Mosca, con tutte le nefaste conseguenze geopolitiche del caso. La situazione di questa natura non poteva essere tollerata. Pertanto sin dal suo insediamento come presidente quasi 10 anni fa, Putin ha introdotto quasi subito una serie di provvedimenti e di ordini esecutivi aventi lo scopo esplicito del "ripopolamento" della russia per contrastare quei pericoli di cui sopra. Provvedimenti ed ordini esecutivi si badi di lungo periodo, di ambito e respiro strategico.
Oggi finalmente quelle politiche stanno avendo gli effetti desiderati.
Semplicemente raffrontando questa capacità di governo, questo respiro strategico coerente e determinato con la sedicente politica servile italiana, non si può che essere frastornati nonché ammirati da tale sproporzione titanica tra sistemi e persone.

In fin dei conti alla Russia è tornato il sorriso, quello di un bambino.

Gaza, la crisi di Israele.



Oramai tutti gli analisti militari di una certa serietà sono d'accordo. 
L'esercito israeliano, il glorioso Tshal ha raggiunto in questi giorni il più basso grado di efficienza e di capacità operative dalla fondazione dello stato ebraico. L'inefficacia militare raggiunta nella stretta e facilmente "prendibile" striscia di Gaza svela forse il più grande inganno che lo stato di Israele abbia dovuto coprire con i suoi potenti mezzi di Propaganda ( oggi eufemisticamente chiamate Pubbliche Relazioni): nella terza settimana di combattimenti che nella teoria sarebbero dovuti essere di vittoria totale e schiacciante, con una capacità militare senza euguali ed una superiorità di armamenti, tecnologie sofisticatissime e controllo totale dell'aria, del mare e del cielo di Gaza (persino con il gentile "affitto" da parte della rete di satelliti amaricana alle strutture militari Israeliane) nulla hanno potuto contro mitragliatori, pistole, razzi di modesa entità e sopratutto contro il coraggio morale di semplici combattenti che nulla hanno da perdere se non lottare per sopravvivere.
E' vero, Hamas non è prorpio una struttura di semplici filantropi. Rigidi nella propria struttura gerarchia in cui sopprimono ogni dissenso, fondamentalisti per necessità, raccolgono ciò nonostante un seguito elevato di seguaci nel popolo Palestinese, uno dei più Laici di tutto il medioriente ( e forse per questo i più usati e abbandonati dalle diplomazie Arabe). 
Creata dal Mossad come una struttura antagonista all'OLP di Arafat nei primi anni '70 in risposta alle stragi del Settembre Nero e del noto attentato alle Olimpiadi di Monaco del '72, Hamas si è ritrovata nel 2006 finalmente uno strumento utile per spodestare definitivamente l'organizzazione  storica dei Palestinesi, diventata nel frattempo corrotta e inefficace a ottenre la liberazione del suo popolo,  aiutati anche dall'assassinio di Arafat proprio con lo scopo di accellerare il disfacimento politico dell'OLP, ridotto oramai ad un governo collaborazionista alla "Quisling" di Abu Mazen.
Lo scopo perseguito e finalmente raggiunto è stato quello di poter affermare: "Non possiamo trattare con dei terroristi e dei fanatici". In questo modo Israele avrebbe avuto carta bianca nell'imporre il proprio volere nei negoziati e nelle assise internazionali, non essendoci più alcuna controparte credibile.
Finchè, nel momento in cui occorreva raccogliere i frutti, ossia utilizzare l'esercito di Israele, il campione della guerra dei sei giorni, lo strumento  fondante nella storia e nella memoria collettiva degli ebrei di Israele, è avvenuto quello che molti generali, politici e analisti avevano previsto sin dalla fallita invasione del Libano del 2006: l'esercito israeliano non esiste più.
Abituati da una lotta quarantennale di oppressione di una popolazione araba indifesa, debole la cui unica forza è stata quella di fare figli ( età media nella striscia di Gaza: 17 anni), gli Israeliani non sono più stati allenati ed abituati a fare delle guerre vere, capaci di stendere le proprie capacità e le proprie efficenze sui diversi teatri di guerra, reali o potenziali. L'illusione che come un manto invisibile allegiava su tutte le coscienze di quel popolo dovute alle vittorie di un esercito forte e capace raggiunte nel 67 e parzialmente intaccato dalla successiva guerra dello Yom Kippur del '73 ( anche se era rivelatore già all'epoca dei primi seri problemi di quell'esercito), garantivano la forza e la sicurezza di uno stato artificiale diventato nel corso dei decenni successivi alla sua fondazione, uno stato "razziale" per soli ebrei; "la Grande Israele". 
L'avventura in Libano del 1982, anche se ha consentito di raggiungere l'obbiettivo politico-militare di cacciare l'OLP dalle terre del Nord fiaccandone ulteriolmente le proprie capacità organizzative, politiche e militari ( anche se già in serie difficoltà) hanno altresì evidenziato le prime serie crepe dell'esercito Ebraico non solo a mantenere il controllo di un territorio così vasto, ma anche nel mettere in dubbio le superiori capacità nell'affrontare i combattimenti diretti. Il ritiro unilaterale delle utlime truppe deciso dall'allora primo ministro Barak nel 2000  dal sud del Libano, non fu che l'ultimo atto di una guerra iniziata quasi vent'anni prima e che sancì il sostanziale fallimento di quell'avventura che portò costi elevati sia in perdite umane che in risorse economiche senza un reale vantaggio strategico.
In realtà l'illusione partita da quei giorni di Giugno del '67 riusciva a mantenere inalterato il suo alone di "sacralità" e di gloria in cui purtroppo gli stessi politici israeliani hanno iniziato a credere.
L' ennesima avventura avuta due anni fa nel Libano del 2006 e che doveva dare una facile vittoria d un governo Ormet in crisi di fiducia nelle sue capacità di governo, ha avuto un effetto shock del primo serio riscontro con la realtà.
Sfruttando la scusa di riprendersi un soldato rapito, ma in realtà avendo preparato l'invasione con circa 6 mesi di anticipo ( guarda caso come per l'attacco su Gaza in questi giorni), i generali credevano di avere campo facile contro le strutture degli Hezbollha per potersi annettere una porzione di Libano fino al fiume Litani (risorsa idrica che è oro in quella regione).
Ma , ed è quì il grave errore strategico, invece di potenziare le capacità operative di terra, hanno favorito l'aviazione. Distrutto il Libano in tutte le sue infrastrutture, rimosso l'esercito Libanese, più complice che interessato a difendere il proprio paese, bombardate massicciamente le esigue fortificazioni dai dominatori incontrastati dell'aria con la stella di Davide con cacciabombardieri, caccia ed elicotteri corazzati. Doveva essere un gioco da ragazzi...ed invece a quanto pare la storia non insegna nulla. Nelle avanzate dei carri e della fanteria, gruppi di combattenti di Hamas, di non più di 4-5 unità nascosti nei bunker sotterranei, facevano passare le brigate corazzate sorpa di loro e successivamente uscivano allo scoperto atttaccando dal retro le truppe ebraiche in avanzata. Utilizzando gli RPG russi a doppia carica cava, hanno dimostrato l'inutilità dei carri Merkava, orgoglio delle tencologia e dell'esercito Israeliano. Quasi 250 carri sono stati distrutti con quest tecnica rozza ma efficace.
A questo punto gli analisti militari hanno iniziato a preoccuparsi, sopratutto quelli americani.
Se un esercito di miliziani debole militarmente ma ben organizzato era riuscito a tenere in scacco e quindi a far fallire un'invasione del proprio paese con l'esiguità dei mezzi a loro disposizione, che cosa sarebbe succeso se i combattenti della stella di David si sarebbero dovuti confrontare con un esercito vero e proprio?? Per fortuna di Israele i restanti eserciti arabi sono peggio gestiti e guidati rispetto al loro. Ma il dubbio rimane.

Anzi no, con Gaza è diventata una certezza: preferendo raggrupparsi con strutture di carri pesantemente armate e corazzate, sparando con obici di inusitata potenza al minimo sospetto di ostilità se non di "resistenza" organizzata che ha prodotto quella strge di civili a cui stiamo assistendo, "stanando" con una ferocia ed un fuoco abbondantemente spropositato rispetto alle minacce i nidi di resistenza di un popolo oramai alla fame da quasi due anni di embargo, le operazioni militari su Gaza hanno definitivamente squarciato il velo della sacralità di un esercito che è stato glorioso (anche se alcuni dubitano che lo fosse anche all'epoca), ma che oggi non lo è più.
Rommel nel deserto della sua Africa Korps risucì a conquistare in una settimana con audacia, intelligenza, temerarietà e con mezzi esigui e male armati l'intera Cirenaica occupata dagli Inglesi, che da quel momento iniziarono a conoscere amaramente le capacità di quel generale.
Oggi Tshal ha paura. 
Ha paura di avere troppi morti, manca di intelligenza tattica ed anche strategica ( e questo è ancora più grave), possiede una preponderanza di mezzi militari come mai nella sua storia più per nascondere e coprire le proprie debolezze che per sfoderare una potenza militare deterrente. In parole povere, comunque andrà a finire a Gaza, l'esercito Israeliano è già stato sconfitto. E con lui uno dei pilastri su cui è stato fondato lo stato di Israele.
L'america di Bush, con le sue avventure in Iraq ed Afganistan ha mostrato ai suoi potenziali nemici ( Russi, Cinesi, ed Arabi in generale a cominciare dagli Iraniani e dai Pakistani) tutti i suoi punti deboli a tal punto che ad oggi l'esercitò USA non è più considerato così invincibile nel mondo, come era considerato fino ad ora. Negli ambienti che contano viene paragonato all'esercito francese prima della seconda guerra mondiale: il più forte al mondo sulla carta, ma sbarazzato via in tre settimane dalle truppe considerate inferiori ma guidate con idee innovative.
Il paragone umiliante invece che si fa dell'esercito di Sion è quello dell'esercito Sud Vietnamita: piena di mezzi modernissimi, ma sbaragliato dai Vietcong e dai Nord Vietnamiti come foglie al vento. Così come i Russi ed i Cinesi per gli Americani, i vicini arabi dello stato di Gerusalemme stanno prendendo le misure al potente vicino ed iniziano a sorridere come non accadeva da tempo.

Tempi duri e amari attendono i discendenti di Davide d'ora in poi. 

La Crisi Morale



Recentemente, mentre completavo gli acquisti in un supermercato, ho notato un uomo con un sacchetto di mandarini, aperto ma con l'etichetta del prezzo già incollata, che con fare tranquillo si avvicinava al banco della frutta delle arance, prendeva altri mandarini e li infilava nella busta con il prezzo ed il peso precedente a tale prelievo, e successivamente si dirigeva alla cassa. Nel mentre in cui doveva pagare chiese al sottoscritto che lo seguiva incuriosito, se aveva la carta sconto, peraltro nominale, affichè la potesse usare lui stesso. Ad un mio primo diniego, non si perse d'animo e con insistenza chiese ad altri astanti che facevano la fila alla cassa finché un anziana signora, più per liberarsi di uno scocciatore insistente che per altro, e con una certa palese riluttanza, gliela prestò. Ora, oltre a non aver pagato per quei mandarini in più che aveva "taccheggiato" risparmiava pure su un acquisto usando una carta sconto che probabilmente non aveva neanche sottoscritto.
Tale episodio mi ha fatto riflettere perché rappresenta in sintesi i mali tipici di una Italia che solo ora inizia a sentire sulle proprie carni i morsi di una realtà dura e faticosa a cui il torpore degli ultimi decenni ci aveva cullato in un falso senso di immunità: la furbizia, la disonestà, l'avidità esagerata, il senso di impunità,la menzogna come strumento con cui applicare la furbizia, il privilegio indebito (di aver più mandarini degli altri e l'averli pagati anche ad un prezzo minore).Insomma tutti i tratti tipici dell'Italiano "Buzzurro" ed arrogante che una serie di film Panettone natalizi ci hanno rappresentato egregiamente come un tratto caratteristico della nostra italianità.
E nel mentre riflettevo su questi aspetti non ho potuto domandarmi se tali atteggiamenti erano una naturale conseguenza dei nostri geni o piuttosto di un condizionamento ambientale e culturale che favoriva tali comportamenti piuttosto che sanzionarli. Quasi subito sono stato portato a fare un paragone con la Germania del 1618 alla vigilia della guerra dei trent'anni: stati tedeschi divisi fra loro,cittadini che rubavano e facevano i furbi per acquisire privilegi indebiti, una struttura statale debole e spesso inefficace, corruzione,sistemi parassitari, oppressione fiscale e via di seguito..praticamente un'altra Italia contemporanea. Eppure una guerra sanguinosa condotta sopratutto da truppe straniere mercenarie (e quindi dedite principalmente al saccheggio e agli stupri che alle battaglie) malattie, lotte feroci, guerre civili, carestie e quant'altro ridussero in misura significativa la popolazione (circa il 20% in meno) forgiando un popolo tedesco il cui carattere di serietà, dedizione al lavoro,spirito di sacrificio ed impegno lo resero noto per quello che è conosciuto fino ad oggi. In sintesi un evento traumatico ha cambiato in maniera significativa il comportamento di un 'intera comunità in cui la cosa pubblica è sentita come propria, mentre sappiamo purtroppo bene che in Italia è sentita come di tutti ,quindi di nessuno, e pertanto aperta al saccheggio e allo sfregio di chiunque.
Ciononostante il nostro paese ha dato i natali a quello che poi divenne la ben nota civiltà romana e che l'"Impero" dell'epoca, contrariamente all'accezione moderna di tale termine, aveva come caratteristica peculiare quella di unire cittadini diversi in un ambito comune, di accettare le altre culture come proprie, di condividere come comunità un insieme universali di principi, di leggi integrando tutti i popoli che aveva sotto la propria protezione in una base comune di diritti per tutti i "cittadini". L'esempio tipico di sentirsi con orgoglio "Civis Romanus sum"ci viene dall'apostolo San Paolo che, essendo "Cittadino Romano" aveva dei diritti inalienabili quali il diritto ad un giusto processo e pertanto, invece di finire in galera torturato fino alla morte, fu spedito a Roma per subire un equo processo, approfittandone anche per fare proselitismo. Fu l'invasione barbarica successiva allo sgretolamento dell'impero romano che incrino questa solida base di valori comuni in cui la violenza ed il sopruso avevano sostituito la pace e la giustizia fino all'invasione dei Longobardi che frantumarono definitivamente l'unità della penisola dando inizio a quella divisione in tanti stati che si sono protratti fino all'unità d'Italia e, in forme diverse e alterne, alla frantumazione della morale e del senso di "comunità" che sono giunte fino a noi nei comportamenti sopra esposti. Ricostruire un tessuto comune, di valori, di spirito, di intenti, di pensieri forti e nuovi che questo paese oggi ha disperatamente bisogno più che della stessa aria che respira ( peraltro spesso ammorbata dall'inquinamento ambientale che altro non è che il sintomo dell'inquinamento della anime) risulta necessario per provare ad uscire dalla crisi in cui si trova oggi costretta ad affrontare questa malandata Italia suo malgrado. Quello che vorrei porre all'attenzione è che più che una crisi economica, politica o sociale che questo paese sta attraversando è sopratutto una crisi CULTURALE, di valori, di idee di SPIRITO, in sostanza una crisi profonda della propria ANIMA di cui le crisi precedenti ne sono solo l'effetto di questa. Una volta un presidente americano che credette di comandare veramente disse che non è il paese che deve fare qualcosa per noi, ma siamo NOI che dobbiamo fare qualcosa per il paese, ed in fin dei conti per noi stessi. Non possiamo più permetterci il lusso di delegare ad altri quello che noi dobbiamo e possiamo fare. Non possiamo aspettare in eterno che "altro fuori da se" sia in grado di risolvere i nostri problemi. Questo atteggiamento è di pura e semplice de responsabilità. La Politica è de responsabile, gli imprenditori lo sono attingendo alla mammella pubblica e non facendo "impresa", i soloni intellettuali che dicono che "tanto nulla cambierà" perché deresponsabilizzano non solo se stessi ma anche chi crede in loro nel tentativo almeno provare a cambiare. Se invece non siamo noi stessi in prima persona a prendere in mano le redini del nostro presente e del nostro futuro, strappandole a coloro che si sono dimostrati palesemente incapaci a tenerle, anche a costo di sacrifici e sofferenze, questo paese non potrà mai avere una chance di poter risorgere dall'abisso dove si ritrova. Il Risorgimento Italiano dell'800 era un costrutto massonico calato dall'alto per unire popoli divisi tra loro da secoli. Adesso che questo costruzione artificiale si sta sfaldando dobbiamo ripartire dal basso costruendo insieme un paese necessariamente diverso da questo che ereditiamo.
Risorgere comporta una catarsi intensa, una purificazione che oggi siamo chiamati a compiere, non solo comprendendo quali sono i nostri mali ma come trasformali per renderli i nostri elementi distintivi migliori.

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