sabato 17 gennaio 2009

Gaza, la crisi di Israele.



Oramai tutti gli analisti militari di una certa serietà sono d'accordo. 
L'esercito israeliano, il glorioso Tshal ha raggiunto in questi giorni il più basso grado di efficienza e di capacità operative dalla fondazione dello stato ebraico. L'inefficacia militare raggiunta nella stretta e facilmente "prendibile" striscia di Gaza svela forse il più grande inganno che lo stato di Israele abbia dovuto coprire con i suoi potenti mezzi di Propaganda ( oggi eufemisticamente chiamate Pubbliche Relazioni): nella terza settimana di combattimenti che nella teoria sarebbero dovuti essere di vittoria totale e schiacciante, con una capacità militare senza euguali ed una superiorità di armamenti, tecnologie sofisticatissime e controllo totale dell'aria, del mare e del cielo di Gaza (persino con il gentile "affitto" da parte della rete di satelliti amaricana alle strutture militari Israeliane) nulla hanno potuto contro mitragliatori, pistole, razzi di modesa entità e sopratutto contro il coraggio morale di semplici combattenti che nulla hanno da perdere se non lottare per sopravvivere.
E' vero, Hamas non è prorpio una struttura di semplici filantropi. Rigidi nella propria struttura gerarchia in cui sopprimono ogni dissenso, fondamentalisti per necessità, raccolgono ciò nonostante un seguito elevato di seguaci nel popolo Palestinese, uno dei più Laici di tutto il medioriente ( e forse per questo i più usati e abbandonati dalle diplomazie Arabe). 
Creata dal Mossad come una struttura antagonista all'OLP di Arafat nei primi anni '70 in risposta alle stragi del Settembre Nero e del noto attentato alle Olimpiadi di Monaco del '72, Hamas si è ritrovata nel 2006 finalmente uno strumento utile per spodestare definitivamente l'organizzazione  storica dei Palestinesi, diventata nel frattempo corrotta e inefficace a ottenre la liberazione del suo popolo,  aiutati anche dall'assassinio di Arafat proprio con lo scopo di accellerare il disfacimento politico dell'OLP, ridotto oramai ad un governo collaborazionista alla "Quisling" di Abu Mazen.
Lo scopo perseguito e finalmente raggiunto è stato quello di poter affermare: "Non possiamo trattare con dei terroristi e dei fanatici". In questo modo Israele avrebbe avuto carta bianca nell'imporre il proprio volere nei negoziati e nelle assise internazionali, non essendoci più alcuna controparte credibile.
Finchè, nel momento in cui occorreva raccogliere i frutti, ossia utilizzare l'esercito di Israele, il campione della guerra dei sei giorni, lo strumento  fondante nella storia e nella memoria collettiva degli ebrei di Israele, è avvenuto quello che molti generali, politici e analisti avevano previsto sin dalla fallita invasione del Libano del 2006: l'esercito israeliano non esiste più.
Abituati da una lotta quarantennale di oppressione di una popolazione araba indifesa, debole la cui unica forza è stata quella di fare figli ( età media nella striscia di Gaza: 17 anni), gli Israeliani non sono più stati allenati ed abituati a fare delle guerre vere, capaci di stendere le proprie capacità e le proprie efficenze sui diversi teatri di guerra, reali o potenziali. L'illusione che come un manto invisibile allegiava su tutte le coscienze di quel popolo dovute alle vittorie di un esercito forte e capace raggiunte nel 67 e parzialmente intaccato dalla successiva guerra dello Yom Kippur del '73 ( anche se era rivelatore già all'epoca dei primi seri problemi di quell'esercito), garantivano la forza e la sicurezza di uno stato artificiale diventato nel corso dei decenni successivi alla sua fondazione, uno stato "razziale" per soli ebrei; "la Grande Israele". 
L'avventura in Libano del 1982, anche se ha consentito di raggiungere l'obbiettivo politico-militare di cacciare l'OLP dalle terre del Nord fiaccandone ulteriolmente le proprie capacità organizzative, politiche e militari ( anche se già in serie difficoltà) hanno altresì evidenziato le prime serie crepe dell'esercito Ebraico non solo a mantenere il controllo di un territorio così vasto, ma anche nel mettere in dubbio le superiori capacità nell'affrontare i combattimenti diretti. Il ritiro unilaterale delle utlime truppe deciso dall'allora primo ministro Barak nel 2000  dal sud del Libano, non fu che l'ultimo atto di una guerra iniziata quasi vent'anni prima e che sancì il sostanziale fallimento di quell'avventura che portò costi elevati sia in perdite umane che in risorse economiche senza un reale vantaggio strategico.
In realtà l'illusione partita da quei giorni di Giugno del '67 riusciva a mantenere inalterato il suo alone di "sacralità" e di gloria in cui purtroppo gli stessi politici israeliani hanno iniziato a credere.
L' ennesima avventura avuta due anni fa nel Libano del 2006 e che doveva dare una facile vittoria d un governo Ormet in crisi di fiducia nelle sue capacità di governo, ha avuto un effetto shock del primo serio riscontro con la realtà.
Sfruttando la scusa di riprendersi un soldato rapito, ma in realtà avendo preparato l'invasione con circa 6 mesi di anticipo ( guarda caso come per l'attacco su Gaza in questi giorni), i generali credevano di avere campo facile contro le strutture degli Hezbollha per potersi annettere una porzione di Libano fino al fiume Litani (risorsa idrica che è oro in quella regione).
Ma , ed è quì il grave errore strategico, invece di potenziare le capacità operative di terra, hanno favorito l'aviazione. Distrutto il Libano in tutte le sue infrastrutture, rimosso l'esercito Libanese, più complice che interessato a difendere il proprio paese, bombardate massicciamente le esigue fortificazioni dai dominatori incontrastati dell'aria con la stella di Davide con cacciabombardieri, caccia ed elicotteri corazzati. Doveva essere un gioco da ragazzi...ed invece a quanto pare la storia non insegna nulla. Nelle avanzate dei carri e della fanteria, gruppi di combattenti di Hamas, di non più di 4-5 unità nascosti nei bunker sotterranei, facevano passare le brigate corazzate sorpa di loro e successivamente uscivano allo scoperto atttaccando dal retro le truppe ebraiche in avanzata. Utilizzando gli RPG russi a doppia carica cava, hanno dimostrato l'inutilità dei carri Merkava, orgoglio delle tencologia e dell'esercito Israeliano. Quasi 250 carri sono stati distrutti con quest tecnica rozza ma efficace.
A questo punto gli analisti militari hanno iniziato a preoccuparsi, sopratutto quelli americani.
Se un esercito di miliziani debole militarmente ma ben organizzato era riuscito a tenere in scacco e quindi a far fallire un'invasione del proprio paese con l'esiguità dei mezzi a loro disposizione, che cosa sarebbe succeso se i combattenti della stella di David si sarebbero dovuti confrontare con un esercito vero e proprio?? Per fortuna di Israele i restanti eserciti arabi sono peggio gestiti e guidati rispetto al loro. Ma il dubbio rimane.

Anzi no, con Gaza è diventata una certezza: preferendo raggrupparsi con strutture di carri pesantemente armate e corazzate, sparando con obici di inusitata potenza al minimo sospetto di ostilità se non di "resistenza" organizzata che ha prodotto quella strge di civili a cui stiamo assistendo, "stanando" con una ferocia ed un fuoco abbondantemente spropositato rispetto alle minacce i nidi di resistenza di un popolo oramai alla fame da quasi due anni di embargo, le operazioni militari su Gaza hanno definitivamente squarciato il velo della sacralità di un esercito che è stato glorioso (anche se alcuni dubitano che lo fosse anche all'epoca), ma che oggi non lo è più.
Rommel nel deserto della sua Africa Korps risucì a conquistare in una settimana con audacia, intelligenza, temerarietà e con mezzi esigui e male armati l'intera Cirenaica occupata dagli Inglesi, che da quel momento iniziarono a conoscere amaramente le capacità di quel generale.
Oggi Tshal ha paura. 
Ha paura di avere troppi morti, manca di intelligenza tattica ed anche strategica ( e questo è ancora più grave), possiede una preponderanza di mezzi militari come mai nella sua storia più per nascondere e coprire le proprie debolezze che per sfoderare una potenza militare deterrente. In parole povere, comunque andrà a finire a Gaza, l'esercito Israeliano è già stato sconfitto. E con lui uno dei pilastri su cui è stato fondato lo stato di Israele.
L'america di Bush, con le sue avventure in Iraq ed Afganistan ha mostrato ai suoi potenziali nemici ( Russi, Cinesi, ed Arabi in generale a cominciare dagli Iraniani e dai Pakistani) tutti i suoi punti deboli a tal punto che ad oggi l'esercitò USA non è più considerato così invincibile nel mondo, come era considerato fino ad ora. Negli ambienti che contano viene paragonato all'esercito francese prima della seconda guerra mondiale: il più forte al mondo sulla carta, ma sbarazzato via in tre settimane dalle truppe considerate inferiori ma guidate con idee innovative.
Il paragone umiliante invece che si fa dell'esercito di Sion è quello dell'esercito Sud Vietnamita: piena di mezzi modernissimi, ma sbaragliato dai Vietcong e dai Nord Vietnamiti come foglie al vento. Così come i Russi ed i Cinesi per gli Americani, i vicini arabi dello stato di Gerusalemme stanno prendendo le misure al potente vicino ed iniziano a sorridere come non accadeva da tempo.

Tempi duri e amari attendono i discendenti di Davide d'ora in poi. 

1 commento:

Imayro ha detto...

Buona sera Gianni,
proprio ieri sera, mentre ero in viaggio in treno di ritorno da Roma, un signore leggendo al mio fianco le news sul conflitto di Gaza, affermava perplesso di non capire piu’ da quale parte fosse la ragione.

In uno spirale perversa di odio, vendetta e rancori che dura da decenni , io faccio fatica a sostenere completamente una causa.

Si potrebbe partire dal lontano 1917 con la dichiarazione Balfour nella quale il ministro inglese dopo la prima guerra mondiale, dichiaro ‘ al rappresentate della comunita’ ebraica inglese ( e referente dell’allora nascente movmento sionista) , il favore e l’auspicio della nascita di uno stato di Israele in Palestina….a condizione pero’ di rispettare e viviere in armonia con la locale popolazione palestinese…che gia’ viveva da tempo su quella terra.


Facile a dirsi…ma nel tempo quando il flusso degli ebrei inizio’ ad essere notevole, si inizio’ l’inevitabile scontro con i palestinesi .
Non tanto per un tema religioso ( usato spesso come un pretesto), ma semplicemente e molto piu’ realisticamente per un tema di divisione di risorse vitali in un luogo simile : acqua e terreni coltivabili.


Da allora conflitti , guerre e dolore : dagli stati arabi che rifiutando la prima risoluzione ONU del 1946 che sancisce la prima suddivisione del territorio, dichiarano guerra ad Israele…ma perdono rovinosamente e perdono ulteriore territorio rispetto alla divisione iniziale.


Spesso il popolo palestinese ha sofferto la mancanza di una leadership vera ( fino all’avvento di Arafat) e spesso sono stati utilizzati e sfruttati dalle altre potenze arabe, per giochi di equilibrio nella regione.

Ma anche lo stesso Arafat negli ultimi anni, si e’ reso protagonista di azioni discutibili, rovinando quanto di buono fatto negli accordi con Rabin , e non accorgendosi di aver creato sotto di lui uno staff ed una gerarchia corrotta ed oramai invisa allo stesso popolo palestinese.

Hamas ,poi, scegliendo la linea terroristica, ha portato il popolo di gaza in un vicolo cieco.


Israele, con le operazioni condotte a Gaza , ritengo non debba piu’ vantarsi di fare guerre sostenute da principi di correttezza e rispetto secondo le convenzioni internazionali.

Ha fatto una guerra sporca e atroce nei modi e nei mezzi , escludendo la stampa internazionale, le tv, vantandosi di fare bombardamenti mirati e chirurgici ( ancora la favola delle bombe intelligenti…)
Sapeva bene che Gaza ha una densita’ abitativa tra le piu’ alte al mondo…e che i miliziani sono tutt’uno con i luoghi, le strade e gli edifici della zona.
Se e’ vero che Israele e’ il vanto della democrazia nel medio oriente, speriamo acconsenta ad un tribunale internazionale per trovare i responsabili dei bombardamenti su scuole, ospedali, anche con bombe al fosforo…

Cosa doveva fare Israele per rispondere in maniera proporzionata ai razzi kassam?
Un analista americano , ironizzando ha detto : Non poteva certo rispondere lanciando a sua volta razzi alla cieca sulla popolazione di gaza, in un equo…ping pong.
Non poteva sparare alla cieca…mettendosi allo stesso livello di Hamas..

Mi domando , allora, 400 bambini uccisi invece con bombardamenti a tappetto…e’ la risposta equa?

La mia opinione e che i 2 popoli , lasciati soli in questa fase, non siano in grado di trovare un accordo di pace.
Troppe generazioni falcidiate, troppi uomini cresciuti nell’odio…e troppe leadership al servizio ed al gioco di interessi delle altre potenze mondiali.

Cosi’ come l’Occidente ha creato nella regione questo dilemma piu’ di 50 anni fa a lui spetta il dovere di risolverlo.

Su tutto…l’immagine di un bambino all’ospedale di Gaza…dilaniato dalle bombe…oramai morente con il volto e gli occhi inorriditi fissi al cielo .

Quanti di quei bambini potevano essere potenziali uomini di pace, di cultura, di speranza ?

Un saluto
paolo

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