sabato 17 gennaio 2009

La Crisi Morale



Recentemente, mentre completavo gli acquisti in un supermercato, ho notato un uomo con un sacchetto di mandarini, aperto ma con l'etichetta del prezzo già incollata, che con fare tranquillo si avvicinava al banco della frutta delle arance, prendeva altri mandarini e li infilava nella busta con il prezzo ed il peso precedente a tale prelievo, e successivamente si dirigeva alla cassa. Nel mentre in cui doveva pagare chiese al sottoscritto che lo seguiva incuriosito, se aveva la carta sconto, peraltro nominale, affichè la potesse usare lui stesso. Ad un mio primo diniego, non si perse d'animo e con insistenza chiese ad altri astanti che facevano la fila alla cassa finché un anziana signora, più per liberarsi di uno scocciatore insistente che per altro, e con una certa palese riluttanza, gliela prestò. Ora, oltre a non aver pagato per quei mandarini in più che aveva "taccheggiato" risparmiava pure su un acquisto usando una carta sconto che probabilmente non aveva neanche sottoscritto.
Tale episodio mi ha fatto riflettere perché rappresenta in sintesi i mali tipici di una Italia che solo ora inizia a sentire sulle proprie carni i morsi di una realtà dura e faticosa a cui il torpore degli ultimi decenni ci aveva cullato in un falso senso di immunità: la furbizia, la disonestà, l'avidità esagerata, il senso di impunità,la menzogna come strumento con cui applicare la furbizia, il privilegio indebito (di aver più mandarini degli altri e l'averli pagati anche ad un prezzo minore).Insomma tutti i tratti tipici dell'Italiano "Buzzurro" ed arrogante che una serie di film Panettone natalizi ci hanno rappresentato egregiamente come un tratto caratteristico della nostra italianità.
E nel mentre riflettevo su questi aspetti non ho potuto domandarmi se tali atteggiamenti erano una naturale conseguenza dei nostri geni o piuttosto di un condizionamento ambientale e culturale che favoriva tali comportamenti piuttosto che sanzionarli. Quasi subito sono stato portato a fare un paragone con la Germania del 1618 alla vigilia della guerra dei trent'anni: stati tedeschi divisi fra loro,cittadini che rubavano e facevano i furbi per acquisire privilegi indebiti, una struttura statale debole e spesso inefficace, corruzione,sistemi parassitari, oppressione fiscale e via di seguito..praticamente un'altra Italia contemporanea. Eppure una guerra sanguinosa condotta sopratutto da truppe straniere mercenarie (e quindi dedite principalmente al saccheggio e agli stupri che alle battaglie) malattie, lotte feroci, guerre civili, carestie e quant'altro ridussero in misura significativa la popolazione (circa il 20% in meno) forgiando un popolo tedesco il cui carattere di serietà, dedizione al lavoro,spirito di sacrificio ed impegno lo resero noto per quello che è conosciuto fino ad oggi. In sintesi un evento traumatico ha cambiato in maniera significativa il comportamento di un 'intera comunità in cui la cosa pubblica è sentita come propria, mentre sappiamo purtroppo bene che in Italia è sentita come di tutti ,quindi di nessuno, e pertanto aperta al saccheggio e allo sfregio di chiunque.
Ciononostante il nostro paese ha dato i natali a quello che poi divenne la ben nota civiltà romana e che l'"Impero" dell'epoca, contrariamente all'accezione moderna di tale termine, aveva come caratteristica peculiare quella di unire cittadini diversi in un ambito comune, di accettare le altre culture come proprie, di condividere come comunità un insieme universali di principi, di leggi integrando tutti i popoli che aveva sotto la propria protezione in una base comune di diritti per tutti i "cittadini". L'esempio tipico di sentirsi con orgoglio "Civis Romanus sum"ci viene dall'apostolo San Paolo che, essendo "Cittadino Romano" aveva dei diritti inalienabili quali il diritto ad un giusto processo e pertanto, invece di finire in galera torturato fino alla morte, fu spedito a Roma per subire un equo processo, approfittandone anche per fare proselitismo. Fu l'invasione barbarica successiva allo sgretolamento dell'impero romano che incrino questa solida base di valori comuni in cui la violenza ed il sopruso avevano sostituito la pace e la giustizia fino all'invasione dei Longobardi che frantumarono definitivamente l'unità della penisola dando inizio a quella divisione in tanti stati che si sono protratti fino all'unità d'Italia e, in forme diverse e alterne, alla frantumazione della morale e del senso di "comunità" che sono giunte fino a noi nei comportamenti sopra esposti. Ricostruire un tessuto comune, di valori, di spirito, di intenti, di pensieri forti e nuovi che questo paese oggi ha disperatamente bisogno più che della stessa aria che respira ( peraltro spesso ammorbata dall'inquinamento ambientale che altro non è che il sintomo dell'inquinamento della anime) risulta necessario per provare ad uscire dalla crisi in cui si trova oggi costretta ad affrontare questa malandata Italia suo malgrado. Quello che vorrei porre all'attenzione è che più che una crisi economica, politica o sociale che questo paese sta attraversando è sopratutto una crisi CULTURALE, di valori, di idee di SPIRITO, in sostanza una crisi profonda della propria ANIMA di cui le crisi precedenti ne sono solo l'effetto di questa. Una volta un presidente americano che credette di comandare veramente disse che non è il paese che deve fare qualcosa per noi, ma siamo NOI che dobbiamo fare qualcosa per il paese, ed in fin dei conti per noi stessi. Non possiamo più permetterci il lusso di delegare ad altri quello che noi dobbiamo e possiamo fare. Non possiamo aspettare in eterno che "altro fuori da se" sia in grado di risolvere i nostri problemi. Questo atteggiamento è di pura e semplice de responsabilità. La Politica è de responsabile, gli imprenditori lo sono attingendo alla mammella pubblica e non facendo "impresa", i soloni intellettuali che dicono che "tanto nulla cambierà" perché deresponsabilizzano non solo se stessi ma anche chi crede in loro nel tentativo almeno provare a cambiare. Se invece non siamo noi stessi in prima persona a prendere in mano le redini del nostro presente e del nostro futuro, strappandole a coloro che si sono dimostrati palesemente incapaci a tenerle, anche a costo di sacrifici e sofferenze, questo paese non potrà mai avere una chance di poter risorgere dall'abisso dove si ritrova. Il Risorgimento Italiano dell'800 era un costrutto massonico calato dall'alto per unire popoli divisi tra loro da secoli. Adesso che questo costruzione artificiale si sta sfaldando dobbiamo ripartire dal basso costruendo insieme un paese necessariamente diverso da questo che ereditiamo.
Risorgere comporta una catarsi intensa, una purificazione che oggi siamo chiamati a compiere, non solo comprendendo quali sono i nostri mali ma come trasformali per renderli i nostri elementi distintivi migliori.

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