martedì 20 gennaio 2009

L'ultimo Presidente



Tutti osannano l'uomo nuovo che finalmente potrà salvare l'America. Del resto il suo discorso inaugurale è stato uno dei più belli che si siano sentiti da parte di un neo presidente degli ultimi decenni, confermando ancora una volta le doti oratorie di questo uomo dell'Illinois. Il richiamo a tre presidenti che hanno segnato l'America è però particolare: Lincoln che ha dovuto gestire una terribile Guerra Civile, John Kennedy che ha segnato la Nuova Frontiera e che credeva che un presidente comandasse, ed infine Roosevelt che ha gestito la Grande Depressione e poi la Guerra Mondiale.
Il richiamo non è affatto casuale, ma induce a riflessioni. I primi due sono stati assassinati perché stavano toccando il signoraggio e gli enormi interessi che ruotano intorno ad essi, l'ultimo ha dovuto affrontare una depressione economica senza precedenti ed è stato costretto a far scatenare una guerra contro i Giapponesi al fine di impedire che le potenze di Germania e Giappone potessero essere sufficientemente forti da fare a meno degli USA, trascinando gli altri paesi dell'area. Seguendo in sostanza quello che i poteri reali americani, espressi tramite il Council on Foreign Relations, gli avevano chiesto di fare, ha portato il paese in guerra per impedire che il mondo facesse a meno dell'America.
Anche oggi del resto gli attuali poteri forti, che comandano in America e sono più che mai attivi, hanno chiesto moltissimo al neopresidente. Il prezzo che Obama ha accettato di pagare per poter salire la scala che lo ha portato alla Casa Bianca senza dover finire come Luther King o come i Kenney, è molto alto. Forse lo stesso ex Senatore dell'Illinois si trova a dover scegliere un percorso alquanto stretto ed impervio oltre che altamente rischioso per soddisfare tali richieste e cercare di mantenere un profilo decisionale autonomo: mantenere l'egemonia nel mondo degli USA e al tempo stesso non schiantarsi nel collasso economico, vincere la rischiosa partita della globalizzazione con un colpo di mano (anche una guerra persino nucleare per ribaltare le tendenze declinanti nel mondo) contro Russia,Cina ed altri ma mantenere la coesione e l'ordine sociale interno anche con la legge marziale. Insomma ad Obama gli stanno chiedendo di fare non l'impossibile, ma molto di più, mentre il popolo Americano gli chiede di fare esattamente il contrario. Ed è proprio in questa situazione molto difficile si misurerà la tempra ed il carattere di quest'uomo politico di 47 anni chiamato a fare un miracolo e che forse, appunto per questo, anche se con un margine di manovra esiguo che gli hanno lasciato, ha una flebile possibilità di riuscire nell'impresa titanica e stupire il mondo.
Barack è un uomo molto intelligente(e si vede nel contrasto dopo 8 anni del burattino Bush), ed ha capito che un paese come l'America, il cui modello sociale deve essere aborrito dagli Europei dato che è quello che favorisce meno nel mondo la mobilità sociale e mantiene inalterate se non aggravarte le disuguaglianze tra ceti, è chiamato a fare delle scelte epocali. La prima fra tutte è quella di trasformare le basi massoniche fondanti degli Stati Uniti nonché la Cultura che ne ha permeato i principi costitutivi in qualcosa di diverso, certamente più consono alle sfide dell'era moderna e alle crisi sistemiche del XXI secolo. Quello a cui è chiamato a a compiere porterà necessariamente ad una trasformazione degli Stati Uniti per sopravvivere proprio in un periodo storico che li vede principali responsabili del buco nero che schianterà il capitalismo terminale come sistema. La vittoria di Obama è stato l'ultimo grido disperato di un America che non sa più dove andare ma che ha chiesto con forza di cambiare non solo un amministrazione come quella Bush che ha cercato di impedire il tramonto americano forzando sulla potenza militare e sul saccheggio delle risorse nelle aree cruciali del mondo, fallendo peraltro miseramente ed anzi accelerandone il declino, ma anche di cambiare un modo di essere ed una sensibilità dell'America diversa da quella che discende dai padri fondatori; sancendo tale desiderio persino nella scelta di un uomo di colore in un paese profondamente razzista. Obama, pur accettando compromessi pesanti, circondandosi di uomini di sistema, della lobby ebraica e di influenti consiglieri di Real Politik come Brezinsky, vede in questa opportunità forse l'ultima occasione utile per salire alla Casa Bianca da cui ritiene di avere delle chance maggiori di influenzare e guidare questo processo di trasformazione oramai inevitabile. Il collasso del capitalismo e la conseguente depressione economica, renderà l'America sola ed abbandonata a se stessa senza più quel ruolo che ha avuto nel mondo. Si prevede infatti che con la ipersvalutazione della moneta, che avverrà a breve nell'arco di al massimo 6 mesi (il dollaro oramai vale meno della carta su cui è stampato), il PIL dell'America si ridurrà ad 1/3 di quello attuale mentre quello cinese diminuirà di un "solo" 20%. Quando le economie del resto del mondo riusciranno a disaccoppiarsi da quella Statunitense sarà l'economia Cinese che guiderà il mondo, con il conseguente passaggio del Tedoforo di leader politico, militare ed economico.
Ma affinché l'America possa avere una qualche speranza di contendere fino all'ultimo se non a mantenere il primato, dovrà necessariamente cambiare e trasformarsi in maniera profonda: nel fatto di acquisire una sensibilità del diritto degli altri, nel guidare con sentimenti sobri ed onesti gli affari del mondo, nell'utilizzare in maniera oculata le proprie ed altrui risorse, nel considerare gli "altri" con gli stessi diritti e stesse esigenze, insomma un America più "europea" che altro.
Sarà una sfida difficilissima, anche perché significherà un mea culpa immenso, ma non impossibile. Ne va della sopravvivenza degli stessi Stati Uniti.

Oggi si è insediato forse l'ultimo dei presidenti Americani di un Paese che non sarà più come lo abbiamo conosciuto.

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