sabato 24 gennaio 2009

"The Manchurian" Obama



Nel precedente articolo su Obama, delineavo che il neo presidente abbia accettato grossi compromessi per cercare comunque di guidare un cambiamento.
Mi devo parzialmente ricredere. Mr Tarpley, in maniera anche convincente, citando date, fonti e diverse altre notizie, pone la figura di Obama integrato nel sistema di potere e marionetta dei poteri forti. In realtà le considerazioni di geopolitica delineate nel mio precedente intervento non sono gestite da Obama in persona, quanto dal think-tank guidato da Brezinsky.

Webster Tarpley è il principale propugnatore della teoria che vede Barack Obama come un prodotto di laboratorio, coltivato per lunghi anni dal gruppo politico di Zbigniew Brezinsky, e ora impostoci alla Casa Bianca con una sofisticata operazione di “marketing ideologico” o di democrazia Colorata che abbiamo avuto modo di conoscere nei diversi paesi orientali. La facciata del “cambiamento” serve solo a coprire una realtà di aggressione imperialista ancora peggiore di quella che abbiamo vissuto negli ultimi otto anni, e quindi Obama non rappresenterebbe altro che un candidato pilotato e guidato , come nel film "The Manchurian Candidate"

Sotto Obama – secondo Tarpley – l’America riporterà in auge quella politica di destabilizzazione globale il cui scopo ultimo è demolire una volta per tutte l’impero russo, il cuore dell'EurAsia da tempo chiodo fisso di Brezinsky. Non potendo attaccarlo militarmente, questa strategia prevede inizialmente la frantumazione del Pakistan – alleato-chiave della Cina in Asia – e poi la riduzione dell’afflusso di petrolio africano verso la Cina, per obbligare quest’ultima a rivolgersi ai territori siberiani, alla ricerca di petrolio, trovandosi così in conflitto diretto con la Russia. Per questo motivo la politica di nascite perseguito da Putin aveva anche come scopo una risposta agli attacchi americani di questo tipo.

In questa intervista Tarpley spiega anche che la chiave di volta di tutta l’operazione è quella di riuscire a mettere l’Iran contro la Russia stessa, attraverso un’alleanza di cui farebbe le spese Israele e che finirebbe per ritrovarsi fortemente ridimensionato sullo scacchiere medio-orientale.








L'intervista è stata ripresa dal sito Luogo Comune ed è stata realizzata da Massimo Marzucco

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