lunedì 16 febbraio 2009

La fine dell'ideologia Liberista



Si reputa che siano ben oltre i 18 trilioni di euro l’ammontare dei derivati, che oggi valgono come carta straccia, incamerate dalle Banche Europee. Una somma superiore anche alla voragine americana e che non si riesce a ripianare. Perché non si può più ripianare. E rappresenta il peso insostenibile che produrrà la rottura politica dell'Unione Europea e dell'Euro quì in Europa e la fine della sedicente "democrazia" Americana oltre Atlantico.
Un'aurea di puro terrore serpeggia tra i responsabili finanziari. Non sanno più cosa fare. I salvataggi non solo sono inutili, ma addirittura controproducenti e portano ad un'accelerazione dell'insolvenza di interi Stati. Nella spasmodica ricerca di denaro per finanziare le già esauste casse pubbliche, gli Stati faranno a gara nell'aumentare gli interessi sui propri BOT al fine di attrarre quei pochi soldi ancora in circolazione detenuti sopratutto dai Fondi Sovrani, e questo comporterà la "liquefazione" letterale degli elevati accantonamenti effettuato dagli istituti finanziari (Banche, Assicurazioni etc..) sui titolo di stato che riverseranno sul cosiddetto "Mercato" una quantità immensa di denaro coperta dal nulla che hanno ricevuto ingiustamente durante la fase dei salvataggi pubblici. Con l'apertura di scenari di iperinflazione galoppante stile Repubblica di Weimar. E’un vicolo cieco. E più la solvibilità degli Stati diventa dubbia, più alti interessi questi devono offrire per attrarre i «mercati», e quindi più diventano indebitati.
In una situazione del genere, governi veri, e non maggiordomi al servizio dei banchieri come quelli attuali, avrebbero adottato verso quelle banche azioni risolute ed esemplari: nazionalizzazione, liquidazione, investigazioni, incarcerazioni, fucilazioni, applicando un minimo senso di giustizia.
Invece oggi, questi fantasmi di governi sono impotenti e paralizzati dal terrore della catastrofe, non sanno che fare. Ritornano all’idea della «bad bank», la banca immondizia in cui gettare gli attivi tossici per riprendere a prestare imprese e famiglie. Ma l’idea era stata già scartata all'inizio della crisi finanziaria, per la difficoltà di fissare un prezzo d’acquisto per questi cosiddetti «attivi» dato che le banche vogliono che siano valutati al prezzo irreale in cui li hanno nei loro libri contabili o poco meno, altrimenti le loro perdite immense le condannano comunque. E in quel caso, il prezzo per le finanze pubbliche di una banca-pattumiera sarebbe tale da far collassare gli Stati, e i loro contribuenti.
Gli interventi dello stato così elevati, secondo tutti gli esperti, non avranno efficacia: i soldi sono buttati lì solo per dar l’impressione di fare qualcosa. Di fatto, le banche anglo-americane sono già nazionalizzate, salvo un particolare: che a comandare lo Stato ha lasciato chi le ha distrutte, e gli azionisti di cui cerca di salvare i profitti indebiti.
Quanto al piano Obama, solo il 10% di esso è destinato a nuove infrastrutture il 90% è volutamente gettato nella speranza di stimolare i consumi, ossia nuove importazioni dalla Cina. Di fatto, il nuovo governo USA continua la politica – ormai evidentemente fallimentare – di accrescere un senso di falsa prosperità, finanziata a debito ormai insostenibile, e in definitiva con l’iper-tassazione e/o con l’iper-inflazione. Serviranno a creare lavori non produttivi (vedi i sussidi alle case automobilistiche, che produrranno auto che nessuno comprerà) e toglieranno risorse al settore privato. Insomma, il capitalismo ha fallito, ma vogliono farlo sopravvivere al proprio cadavere, o che abbia almeno la «la forte impressione» di vivere, anche se stiamo di fatto statalizzando la produzione industriale e le banche. Non meno patetiche le esortazioni che ci vengono da Bruxelles ad «evitare il protezionismo», perchè «il protezionismo fu quello che portò alla Grande Depressione degli anni ‘30». Senza una sola ammissione che la globalizzazione, ossia l’anti-protezionismo teologico, ci ha già precipitati nella Grandissima Depressione degli anni 2009-2020. Incapaci di capire, paralizzati dal terrore, impotenti, continuano a ripetere le giaculatorie del dio che ha tradito, il Mercato.
L’Unione Europea ha circa 460 milioni di consumatori, e i due terzi del suo commercio è rivolto all'interno. Una solida integrazione con la Russia ne farebbe uno spazio sostanzialmente autosufficiente senza grandi sacrifici; è possibile una fortezza Europa chiusa, con la creazione di posti di lavoro all’interno, e che USA e Cina, i due mostri che si sono legati con corde inestricabili, vadano alla malora. Ma resta il problema delle banche europee, che si sono esposte dissennatamente e persino più di quelle americane; problema insolubile, perchè i loro attivi tossici sono superiori a quel che gli Stati producono. E’ per loro che gli eurocrati si svenano, è per loro che i governanti (cosiddetti) si spremono le meningi rese ottuse dal mancato uso. Questi governanti europei li vedremo solo litigare; la Germania non vuol salvare l’Irlanda, e crollerà con essa, e l’Austria, e la Svizzera, e l’Italia. Il fondo sarà l’implosione: in pratica, la perdita di valore dell’euro, l’azzeramento del suo potere d’acquisto.
E ciò, mentre si profila un crollo della produzione alimentare globale. C’entra la siccità in Australia e in Cina. Ma ancor più c’entra il crollo dei prezzi dei grani, accentuato dalla speculazione, e la mancanza di credito che aggrava i produttori: di conseguenza, gli agricoltori del mondo sono stati scoraggiati nel seminare nuovi terreni. In USA, le estensioni a frumento sono calate di 4 milioni di acri, in Canada di 1,1 milioni. In Europa, la sola area del mondo non toccata dalla siccità, la produzione agricola sarà ridotta tra il 10% e il 15%.
Tutto ciò, perchè i governi hanno lasciato che fosse «il mercato» a decidere del nostro destino. Altri governi, in altri passati, avrebbero deciso un «prezzo giusto», un prezzo cioè che retribuisca i produttori. Non avrebbero lasciato crollare i grani oltre il «giusto», ce l’avrebbero fatto pagare oggi più di quanto hanno decretato i mercati, ma in cambio avrebbero sventato i rialzi astronomici che i «mercati» ci faranno pagare domani, quando la penuria creerà i rincari, e la speculazione li moltiplicherà. Lo stesso si poteva fare per il petrolio. Non rallegrarsi del petrolio a 37 dollari a barile, perché a quel prezzo i produttori frenano la produzione e sono rovinati, ma la fissazione in accordo con loro di un «giusto prezzo» stabile – basato su accordi revisionatili ogni cinque o dieci anni: prezzo «giusto» per Russia e Iran che non possono fare bilanci con gli alti e bassi dei «mercati», e prezzo «giusto» per noi, quando il petrolio schizzerà di nuovo, ineluttabilmente, a 140. Oggi, l’Europa poteva spuntare un «giusto prezzo» sui 70; domani, dovrà accettare quello del «mercato».
Il trucco della moneta creata dal nulla dalle banche sta finendo in nulla, e proprio mentre con quella moneta da nulla dovremo comprare cibo scarso sul piano mondiale. E’ la fine di un sistema, di una civiltà in cui ci siamo adagiati.
In fin dei conti, è esattamente quello che ci siamo abbondantemente meritati. E’ la fine del sistema in cui l’umanità ha preteso di prosperare nell’aldiquà, di provvedere da sè a se stessa con criteri suoi, senza bisogno di virtù nè di Dio.
Oggi, questa umanità assiste idiota oppure paralizzata, e impotente, alla catastrofe.
Catastrofe è la parola usata da Obama, senza che ad essa abbia fatto seguire una qualche azione difensiva efficace. Non possono più far niente, loro, come noi. Che ciò almeno possa servire a comprendere che l’unica azione rimasta consiste, oggi, nel pregare la propria salvezza o, al limite, prepararsi ad uno scenario fosco e atroce stile "Sopravvissuti": carestia,malattie, guerra, violenza e lotta feroce per la sopravvivenza.
E' la fine del capitalismo ideologizzato e del liberismo dei bottegai di Adam Smith.

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