martedì 3 febbraio 2009

Un 'arma "non convenzionale"



Sembra proprio che gli Americani vogliono passare alla storia per essere i primi ad utilizzare un arma non convenzionale nei teatri operativi. Hanno iniziato con l'uso dell'Atomica su Hiroshima, ma mai si è sentito alcunchè riguardo all'uso di armi non convenzionali di natura diversa (quali armi Elettromagnetiche, armi nervine e Batteriologiche etc). Ed invece ancora una volta riescono a stupire il mondo.
La notizia in realtà era stata già pubblicata nel 2004 dal giornale Express India riprendendo una comunicazione della Reporter's Associate, ma non si era dato seguito come se fosse calato un'invisibile cortina di silenzio. Ed invece la settimana scorsa si è avuta una conferma indiretta, da parte di una fonte anonima del Pentagono, che riporta quanto segue: nella notte tra il 5 ed il 6 Aprile del 2003 gli Stati Unitii hanno utilizzato per la prima volta un ordigno nucleare a neutroni nella battaglia intorno all'aeroporto di Baghdad.

Ora il fatto che tale notizia sia stata fatta deliberatamente trapelare, lo si deve annoverare molto probabilmente alla guerra tra i "falchi" che vogliono usare un'arma nucleare per l'attentato "False Flag", in fase di preparazione-forse terminale-contro una città americana, e le "colombe" che si ostinano a combattere tale uso improprio, irresponsabile ed indiscriminato di tale strumento da parte della Difesa rasentando l'insubordinazione contro l'esecutivo. Fatto sta comunque che tale notizia è estremamente preoccupante.

Ricordiamo brevemente i fatti.

Durante la notte fra il 29 e il 30 marzo trenta parà dell’82a Airborne, insieme con militari delle unità per le operazioni speciali dell'esercito, s’inoltrano nell'Aeroporto internazionale Saddam Hussein per tentarne la presa con un colpo di mano. Un’operazione NON riportata dalle agenzie internazionali, dato che finì in un INSUCCESSO militare. La mattina del 3 aprile infatti le forze statunitensi appaiono ancora lontane e, come riportato dalle agenzie, gli impiegati continuano normalmente il loro lavoro. I radar e altre installazioni dello scalo sono stati colpiti nei primi giorni di conflitto, ma l’aeroporto è ancora in mano Irachena. Nel corso della giornata però cominciano i primi combattimenti fra l’avanguardia della Coalizione e i piccoli distaccamenti iracheni di presidio. I comandi iracheni sembrano colti di sorpresa; non hanno predisposto alcuna forma di difesa dello scalo: non più di due o tre compagnie, senza armi pesanti, a guardia di appena una leggera linea di trinceramenti attorno al perimetro dell'aeroporto.

La mattina del 4 aprile corrono verso l’aeroporto i mezzi della 1a brigata dela 3a divisione di fanteria meccanizzata. Il comando della Coalizione, dopo il fallito raid aviotrasportato del 30 marzo, impone che la colonna che sta affluendo verso lo scalo venga affiancata per protezione, mentre chiede una ricognizione aggiuntiva per verificare la presenza di truppe nemiche nell'aeroporto. A mano a mano che le ore passano, la colonna statunitense continua ad affluire nello scalo, mentre si attende che arrivino con materiali e mezzi gli elicotteri della 101a Airborne, i quali cominciano a dare manforte ai commilitoni. Purtroppo l’afflusso di armi pesanti è paralizzato dalle cannonate di grosso calibro che cadono sulla zona: gli iracheni tirano sulle vie di collegamento per impedire le manovre ai militari della Coalizione. Nel frattempo, fin dalle 8 del mattino, piccoli gruppi di miliziani attaccano le postazioni controllate dai militari della Coalizione, e vengono dispersi dall'intervento di carri e autoblinde. Nell'aeroporto ci sono unità della 1a brigata, un paio di battaglioni appoggiati da artiglieria, per circa 3.000 uomini, 60 carri e una ventina di cannoni. La 2a brigata del 3 meccanizzato si accosta alla periferia della capitale e si colloca vicino allo svincolo delle autostrade per Amman e per Karabela; un battaglione con batterie d’artiglieria si colloca oltre lo svincolo sud dell’aeroporto, verso abu-Harraib.

La sera del venerdì 4 aprile inizia la “battaglia dell'aeroporto”, come ancora oggi vengono chiamati i terribili scontri avvenuti nei primi giorni di aprile del 2003 nell'aeroporto internazionale Saddam Hussein di Baghdad. In quella Battaglia fu distrutto quasi completamente il 3° del 7° Cavalleggeri degli Stati Uniti, anche se i mezzi di comunicazione ufficiali avevano descritto gli avvenimenti in modo confuso e discordante, e soprattutto non avevano parlato delle CONSIDEREVOLI PERDITE statunitensi. Nella notte fra il 4 e il 5 aprile, due piani della zona passeggeri passano sotto il controllo statunitense, mentre gli iracheni occupano ancora la zona Vip e gli edifici dei servizi aeroportuali, dove si trovano le valvole per la distribuzione idrica anche nell’area passeggeri liberata dalla Coalizione. Fu pompato petrolio nel primo piano, mentre, comandando le valvole della distribuzione potabile, gli iracheni allagarono d’acqua il piano terreno dell'aerostazione passeggeri. Da li, con alcuni cablaggi in alta tensione, venne attivata nell’acqua che allagava le sale passeggeri una corrente elettrica a 11.000 volt. Fu incendiato successivamente il petrolio immesso precedentemente. I soldati statunitensi balzano di scatto scendendo le scale, e finiscono in mezzo all’acqua elettrificata: fu una strage. Non è chiaro quanti ragazzi morirono in questo modo, ma sicuramente oltre 400. A questo fatto può essere attribuito il blackout di Baghdad di quella notte.

Per questa terribile strage, gli Stati Uniti decisero di passare alla bomba a neutroni. Nella notte seguente, tra il 5 ed il 6 aprile dopo aver fatto indossare abbigliamento anti-radiazione alle truppe di prima linea, fanno detonare tale bomba. Solamente in quel momento, insieme con il blackout delle telecomunicazioni irachene, crolla la resistenza del Governo di Hussein, quando la Guardia repubblicana ha comunicato al vertice militare del partito baathista l’utilizzo di quell'arma. A quel punto la resistenza del Governo di Hussein collassa ed i carri statunitensi entrano nella capitale. Nel frattempo l’aeroporto internazionale di Baghdad rimane chiuso per mesi e solamente dopo oltre nove mesi riprende la sua piena funzionalità.
L’esplosione provoca istantaneamente un flusso intensissimo di particelle pesanti (neutroni) cancellando ogni forma di vita, creando un campo elettromagnetico di notevole intensità al punto da liquefare le linee elettriche e telefoniche dell'intera area dell’areoporto. La contaminazione radioattiva però è di durata relativamente breve a causa dei lavori di "pulizia" fatta successivamente. La stessa contaminazione è abilmente "affogata" in quella causata dall'uso massiccio di "Depletium Uranium", del munizionamento di Uranio Esaurito utilizzato nella marea di proiettili ed ogive ad alta penetrazione usati dall'esercito Statunitense.
Come per Hiroshima e Nagasaki, anche in questo caso può essere attribuito alla Bomba il crollo del regime. Secondo la fonte del Pentagono l'ordigno ha fatto strage di militari iracheni, circa 13.000 sulle 23.000 unità della guardie repubblicane impegnate nella battaglia per riconquistare lo scalo, e di moltissimi militari statunitensi.

Troppi elementi concorrono a confermare la notizia sull'uso di una piccola atomica nell'aeroporto.

L'improvvisa liberazione dell'aeroporto stesso, dopo giorni di scontri sanguinosissimi, e la sostanziale sparizione istantanea di un’intera divisione irachena che combatteva per riconquistare lo scalo, come l’immediato crollo del sistema iracheno di difesa e l’entrata delle forze della Coalizione in una Bagdad allibita e silenziosa, come il blackout elettrico e telefonico che ha accompagnato la presa dello scalo aereo. Testimonianze, allora rese e verificate ma mai riportate, di fosse comuni scavate nell'area e la decontaminazione del suolo dell'aeroporto.
La sostanziale impossibilità di usare per settimane l’intero scalo, limitantone la fruibilità a poche aree, per arrivare all'intero recupero solamente molti MESI dopo.

La fuga della delegazione russa da Bagdad e l’assalto di una squadra armata non identificata contro la colonna russa in fuga: i russi erano i soli che, con i loro satelliti e le intercettazioni, sapevano che cosa esattamente stesse accadendo. Tant'è che Condoleeza Rice dovette fare una visita-lampo a Mosca per spiegare qualcosa al Cremlino, mentre Bush dovette telefonare a Putin per giustificare qualche cosa.

Un tragico scenario emerge di quella battaglia, di agguati e di stragi. Nell'aeroporto liberato definitivamente, viene confermato l'uso di numerosi camion che portano via moltissimi carichi di terreno contaminato. I materiali contaminati sono stati poi accumulati a ridosso di un villaggio dove si trova la maggiore prigione di terroristi, Abu-Ghraib. La discarica è stata controllata da una sorveglianza armata permanente. La popolazione dell'abitato adiacente ha sofferto di una singolare epidemia fatta da lesioni alla pelle e dalla perdita dei capelli. Secondo diverse testimonianze, molti dei militari che hanno svolto il servizio di sgombero del terreno contaminato sono successivamente deceduti. A ciò si aggiunge l’epidemia che ha colpito numerosi militari della Coalizione in servizio in prossimità dell'aeroporto, con febbre, macchie scure alla pelle e altri sintomi tipici dell’esposizione a radiazioni.

In sostanza uno scenario da "Day After" abilmente occultato. Un utilizzo di un'arma "non convenzionale" con questa leggerezza e spregiudicatezza da parte del Pentagono (su pressione della Cassa Bianca- vedi Cheney) indica una seria e preoccupante debolezza nelle capacità strategiche militari americane: l'uso spropositato della forza oltre ogni ragione denota uno scenario agghiacciante in cui ci si può attendere di tutto nei teatri operativi da parte delle forze USA. Un segno "non convenzionale" della loro debolezza.

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