martedì 21 aprile 2009

Il collasso d'autunno

Recentemente ho ascoltato alcuni degli ultimi webcast di Lyndon Larouche, in cui parla di assoluta inutilità dei sistemi che l'America e il mondo intero stanno attuando per porre fine alla crisi e l'assoluta incapacità del nuovo ministro del tesoro americano. Negli stessi interventi, si dice che, se non verranno attuate delle diverse misure, che lui stesso propone ma che probabilmente non saranno attuate, l'umanità intera andrà incontro ad un epoca buia, come solo nel 1400 si era vista. Un'analisi di tale portata era stata effettuata anche da altri centri studi dove addirittura preconizzavano l'arrivo della carestia. Se questi interventi delineati nei webcast non verranno attuati quanto prima, quello che ne deriverà, a causa principalmente della super inflazione, sarà la riduzione della popolazione mondiale dagli attuali 6 miliardi a circa 2 miliardi o forse meno, compatibile con le capacità produttive mondiali senza l'utilizzo dei fertilizzanti per la produzione intensiva e massiva derivati dal petrolio che diventerà una risorsa costosa e scarsa.
Non penso che l'economista stia esagerando, anzi un'analisi del genere era stata ampiamente prevista anche da altri istituti quali "Europe2020".
In esso si evidenzia quanto mai la pretesa dei «segni di ripresa», che i politici e i governanti europei ed i media ostentano, sia solo un gioco di "letargia collettiva". La ragione dell’ottimismo consiste che la caduta del commercio mondiale sta rallentando anche se continua a cadere. In realtà l'amara verità è che la rottura del sistema monetario internazionale è confermata per fine dell'estate di quest'anno, in cui Washington dovrà necessariamente cessare i pagamenti e far esplodere la propria insolvenza.
Infatti la divaricazione tra la spesa pubblica per sostenere Wall Street (+41%) e la caduta verticale degli introiti tributari (meno 28%) è già esplosa. In un solo mese (marzo 2009) il deficit federale si è alzato a 200 miliardi di dollari, ossia a quasi la metà del deficit dell’intero 2008, che era già di per sé enorme. E lo stesso nodo scorsoio(aumento spese, diminuzione degli introiti) si sta ripetendo a livello di Stati, di provincie e di città senza più alcun controllo. Ovviamente sia la FED che Tesoro sperano di coprire tale buco emettendo una massa gigantesca di titoli del debito pubblico, sperando come sempre che gli stranieri (vedi sopratutto CINA) non cessino di acquistarli. Pechino, confidano i poteri forti americani, ha troppi dollari (1400 miliardi) in riserve, per potersi permettere una caduta della moneta americana – il suo principale cliente. Continuerà a comprare i BOT USA, volente o nolente. Molti negli USA si illudono di continuare nella follia affermando che le società e le banche sono troppo grandi per essere lasciate fallire. Ma questa logica è talmente perversa che se applicata, non consentirebbe neanche allo Stato di salvare il sistema. E come sempre, dato che a certi livelli i pensieri strategici sono elaborati da menti sopraffine, un prigioniero architetta continuamente una sola cosa: come evadere di galera. Già oggi Pechino cerca di evadere diminuendo l'acquisto di Buoni del Tesoro USA, e contestualmente si libera ogni mese di 50-100 miliardi dei suoi attivi in dollari comprando a man bassa con essi «beni reali»: metalli industriali, materie prime energetiche, spazi agricoli, aziende europee ed asiatiche. Fa shopping in una quarantina di Paesi, con un tale vigore da aver provocato un rincaro del 49%, ad esempio, per il rame, dato che punta al fatto che la ripresa cavalcherà l’ecologia e il risparmio energetico, e le auto ibride o elettriche richiedono rame. Ha prestato 25 miliardi di dollari a Mosca a febbraio, e adesso ne ha prestati altri 10 al Kazakhstan; con l’intesa di ricevere forniture energetiche per i prossimi 25 anni. Con l’Argentina (grano e petrolio) ha firmato un accordo equivalente per 14,5 miliardi di dollari, ma nelle rispettive divise e non in dollari americani. Un accordo di scambio in cui l’Argentina viene pagata in yuan, che potrà spendere in Cina. E’ un sistema molto simile al baratto adottato dal Terzo Reich: permette ad entrambi i Paesi di evitare il dollaro (e quindi di pagare il signoraggio sulla moneta) come moneta di scambio reciproco, mentre rafforza la posizione dello yuan come moneta di scambio in America latina. Pechino ha fatto simili accordi di scambio con Indonesia, Corea del Sud, Malaysia e sta facendo prestiti del genere al Venezuela. Inoltre Pechino compra materie prime che inevitabilmente aumenteranno di prezzo.
Di fatto con questi metodi,la Cina si libera ogni mese di circa 50-100 miliardi di dollari. Fino ad oggi il paese asiatico ha evitato di comprare l'equivalente di 1.000 miliardi di dollari in BOT Statunitensi, liberandosi di altri 600Mld $. Ciò significa che proprio alla fine dell’anno fiscale americano l’azione cinese produrrà nel bisogno di finanziamento USA un buco di 1,1-1,6 mila miliardi di dollari.
A quel punto sarà la FED a comprare i Buoni del Tesoro USA stampando moneta e così svalutando di fatto il dollaro o svalutandolo di colpo del 50% come già Roosevelt e Nixon fecero a suo tempo.
Da questo punto in poi questa svalutazione del dollaro sarà il punto di rottura che svaluterà le varie montagne di migliaia di miliardi di dollari congelati nei titoli di stato producendo iperinflazione ed un definitivo collasso della globalizzazione e dell'interdipendenza finanziare del mondo basata su monete a debito create dal nulla.
Sarà il tutto contro tutti(i cui prodromi si sono già manifestati nelle riunioni del G20) e salteranno tutte le eventuali regole del gioco ancora residue. Sarà la legge della giungla, solo del più forte, sopratutto ed anche a livello militare.
Paesi che cercano di uscire dal gioco anglosassone (Brasile, Russia, India e Cina) e quelli che vogliono ancora mantenere il controllo mondiale pur non avendone i mezzi,(USA,Gran Bretagna con Giappone al seguito) contrastano in questo quadro alquanto fosco con la perenne ignavia ed incapacità di scegliere degli europei.Una responsabilità profonda che non solo i governi ma i popoli europei pagheranno amaramente con la dissoluzione degli stati sociali e l'emergere di populismi e dittature reazionarie. Si apriranno scenari in cui per uscire da questa crisi occorreranno decenni e non anni caratterizzati dalla miseria sociale, dalla violenza urbana e le stragi gratuite. Diversi attori geopolitici importanti perderanno in potenza e influenza, come in ricchezza e tenore di vita. Ciò avverrà però a velocità e gradi di profondità diverse. I Paesi che hanno puntato troppo sull’export (Cina e Giappone, Germania e varie regioni UE, fra cui l’Italia del Nord) non avranno altra scelta che volgersi ai loro mercati interni, ovvero convertirsi velocemente alla logica dei blocchi regionali a detrimento degli accordi multilaterali, insomma infrangendo le regoli del commercio globale. Ma la disintegrazione della UE, benchè molto discussa, sembra a diversi analisti meno probabile della disgregazione degli USA che anzi rischia di sfiorare uno scenario da vera e propria guerra civile.
Come prepararsi alla fase di «dislocazione geopolitica», termine eufemistico che denota il collasso del capitalismo?
Come giustamente indicato da qualcuno, stiamo navigando a vista in piena nebbia in un mare irto di scogli. Occorrerà fare delle scelte anche forti su base giornaliera.
Intanto, se fossi in voi, inizierei a mettere in conto di provvedere ad approvvigionarsi di metalli quali oro, argento e diamanti, di derrate alimentari, di sistemi autonomi di produzione di energia, di produrre in proprio coltivando un piccolo pezzo di terra, di accumulare tutti gli strumenti utili per la vita quotidiana finalizzati alla sopravvivenza. Oltre a mirare dei splendidi tramonti dovremmo prepararci ad un vero e proprio collasso d'autunno.

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