lunedì 9 marzo 2009

La rottura del sistema Italia


Fa una certa impressione sentire che l'attuale inquilino della Casa Bianca, quando era un avvocato per i diritti civili, perorava la causa degli afroamericani ed in generale delle ex minoranze etniche degli Stati Uniti ad accedere a quei mutui che sono sono stati la scintilla dell'attuale collasso finanziario: i mutui subrime.
Ciò non toglie comunque che almeno la stessa persona,venendo ad assumere un incarico esecutivo di alto livello, stia cercando di trovare un modo, diciamo così, per porre rimedio ad un errore di gioventù.
Se paragoniamo invece alla situazione in Italia su come si affrontano i problemi di questa crisi, o in generale, sul porre rimedi ad errori fatti in passato si rasenta se non la tracotanza dell'inazione sicuramente l'indifferenza. Eppure il paese non è stato mai così messo male come in quest'ultimo periodo. Tutti gli indicatori vertono al peggio: disoccupazione in crescita, sofferenza del tessuto industriale trainante del nor-est e stasi del nord-ovest, separazione del mezzogiorno verso i lidi delle organizzazioni criminali, aumento sproporzionato del peso dell'amministrazione pubblica sui sistemi di produzione privati, costo dei servizi in aumento dovuto a monopoli e/o collusioni, evasione ed elusione fiscale, precariato diffuso, costi e balzelli aggravati su "pantalone"- maschera veneta che rappresenta la generalità degli italiani un po creduloni ed un po remissivi-, ricerca disperata di intervento statale nelle aziende che dovrebbero chiudere invece che trascinare se stessi e gli altri in uno stato comatoso a cominciare dal sistema bancario, affossamento dell'istruzione e delle conoscenze, collasso dei fondi per la ricerca, corruzione dilagante, inefficienza della spesa pubblica e privata, interessi privati a scapito di quelli generali. Insomma le tipiche caratteristiche Italiane che ho descritto nel precedente articolo sulla "Crisi Morale" che si trasforma e si amplifica nella crisi economica attuale. Anche perché questa crisi, che colpisce tutti i paesi del mondo occidentale e non, non fa altro che accentuare questi problemi più di qualunque altra nazione: in Germania come in Francia la crisi colpisce come da noi, solo che li TUTTI o quasi cercano di trainare la carretta, mentre qui da noi sono solo una minoranza che è sopraffatta da una maggioranza che non vuole o non può farlo pesando eccessivamente sugli altri rischiando fi fatto di farli precipitare a terra e con loro l'intera nazione.
Ma quello che sta emergendo più che altro è il fatto che questo paese oramai si sta disgregando nella sua forzata unità nazionale, differenziando sia nei comportamenti che nella costituzione "materiale" in tre macro tronconi, macro aree geografiche Nord Centro e Sud, con notevoli differenze tra le vari parti che si allontanano sempre più come schegge divergenti da un'implosione dello stato unitario. La gravità del collasso è di una intensità tale peraltro che lo stato stesso, unitario dal 1860 in poi, non avendo voluto o potuto risolvere le infinite contraddizioni che si portava dalla sua fondazione, ma anzi lasciandole marcire ed accumulare aumentandone la massa critica, ha raggiunto un serio ed acuto punto di rottura superando il quale l'Italia stessa come l'abbiamo conosciuta nell'ultimo secolo e mezzo sarà solo un ricordo su una carta geografica. Persino l'attuale governo, espressione di una parte inefficace e dittatoriale nel deserto delle opposizioni, non sa o non può porre un rimedio efficace a questa deriva che ha molti padri come le sconfitte. Ma la principale responsabilità , duole dirlo, è proprio del suo popolo, degli italiani, che hanno preferito vivere anestetizzati ed accuditi come bambini viziati e fragili senza mai avere il coraggio morale del riscatto civile ed umano, se non in rare eccezioni. Non c'è molto da sperare se non almeno nello scotimento di un'invettiva in una poesia che Pasolini scrisse diversi anni prima della sua morte, nei suoi scritti corsari:

"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce."

Purtroppo a quanto pare, solo qualcun'altro diverso da noi potrà stravolgerci da tale disincanto e sollevarci dal baratro in cui ci stiamo infilando. Il problema però sarà che dovremmo seguire le sue volontà e non più le nostre.
Il prezzo per la rottura del sistema italia.

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