sabato 7 marzo 2009

L'Onda di Ritorno.


Dopo l'ultimo vertice europeo straordinario di Bruxelles che doveva sancire quella ignominosa presa di potere dittatoriale passata con il temrine di “Trattato di Lisbona” , non sappiamo se sia finita in questi giorni, o se era già finita prima, la volontà delle classi NON ELETTE della commissione e degli organi di gestioni dell'Europa di imporre il loro potere personale e lobbistico, oltre che massonico e contro i popoli europei. Poco importa oramai: rimangono convenzioni, che si intrecciano con l’imprevedibilità delle costruzioni giuridiche europee e soprattutto con l’imprevedibilità della loro possibile decostruzione. Sappiamo solo però che la base su cui era fondato l’allargamento europeo sta precipitando a una velocità impressionantte nel buco nero della più grande depressione economica che questo continente abbia mai visto.
Infatti tale velocità e addirittura superiore a quella presa come paragaone e di cui si credeva figlia: ma oramai si prevede che la figlia supererà di gran lunga la madre. Nel 1931 la produzione industriale europea calava del 5% su base annua. Oggi il calo è del 15%, tre volte superiore. All'epoca la bolla bancaria e parabancaria non si misurava in multipli del prodotto interno lordo dei singoli paesi, come purtroppo oggi vediamo per i paesi della Vecchia Europa (non dà conto parlare di quelli della Nuova Europa, già sull’orlo della bancarotta). L'onda di ritorno, la controglobalizzazione, galoppa sulle ali degli attuali e futuri fallimenti di banche, più che sufficienti per innescare il default di interi stati vista la loro portata.
A differenza del '31, oggi fa impressione la palese impotenza dei protagonisti politici dei vari paesi europei. Neanche il tempo di godersi lo svanimento repentino di certe sfrontatezze dei governanti di Polonia, Repubblica Ceca o Ucraina, che avevano giocato a fare i campioni del capitalismo angloamericano e già oggi sono con il cappello in mano, a chiedere soccorso che difficilmente arriverà. Perfino la fine catastrofica di quell’arroganza e supponenza fa impressione, perché è il primo segno tangibile di come oggi possano essere annichiliti in un istante valori e punti di riferimento, sia negativi che positivi, oramai superati. Le classi dirigenti odierne sono state selezionate non dalla crisi, ma dal suo esatto contrario. Vengono da un sistema che non riusciva più nemmeno a contemplare qualcosa di diverso da una molle espansione indefinita, da un modello di mercato liberista chiaramente in via di frantumazione finale. Il Consiglio europeo di Lisbona recitava di diventare entro il 2010 «l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale.»
Tutte fesserie e menzogne che cadono davanti l'inanità di governi che puntano ora solo a salvare il salvabile, senza sapere nè come farlo nè valutandone gli effetti delle loro scelte. Nel marasma che sta montando, si ritorna entro i confini nazionali, tanto nelle scelte dei governi, quanto negli orientamenti popolari. Gli aiuti nazionali alle banche scontano l’enorme prezzo di lasciare a se stesse le economie estere in cui quelle banche avevano investito, per concentrare la speranza di far ripartire il credito alle imprese, ancora deinibili tali, dal collasso finale, dentro il proprio paese.
La controglobalizzazione, appunto. L'onda di ritorno.
E' un riflesso condizionato di auto tutela in un mondo troppo interdipendente per avere una reale possibilità di successo. E' abbastanza azzardato fare qualsiasi previsione su quel che accadrà in questo anno "terribile" per le economie. Di sicuro stiamo percorrendo l'autostrada del collasso sistemico a gran velocità.
Nella testa dei governanti risuonano parole d’ordine senza più significato, ancora legate alla fase dell’egemonia neoliberista angloamericana. La sinistra europea è parimenti spiazzata, dato che quel mondo economico figlio di quello politico nato dalla rivoluzione francese si sta sgretolando sempre più. Qui e lì si cerca di ristudiare in fretta e furia una qualche forma di intervento statale. Ma ha fatto bene Tremonti a dire che siamo in "terra incognita". Occorrerà vivere giorno per giorno e procedere in tal senso.
Del resto la risposta americana è di cercare di raggiungere un’enorme massa critica d’intervento pubblico in tempo utile per deviare il corso delle cose. Contano sulla residua affidabilità della loro capacità d’indebitarsi senza fallire, coperti dallo status garante della superpotenza e dalle loro forze armate ormai azzoppate dalle guerre in corso ( grazie al presidente Bush). Il gioco reggerà finché i buoni del tesoro USA saranno acquistati. Una scommessa che vinceranno o perderanno quest’anno. E se vincono sarà a scapito di altri soggetti che emetteranno debito, primi fra tutti gli Europei.
Altrettanta massa critica non si vede ancora nell’intervento europeo, anzi. L’Europa non può permettersi il default dell’Est, perché sarebbe davvero una catastrofe. Ma ignora ancora come impedirlo. Gli automatismi e le rigidità eurocratiche sono per questo in rapido declino, perchè inefficaci se non dannose. Se fra qualche anno ci sarà ancora l’Euro a far da scudo, (cosa messa in discussione dai comportamenti attuali della BCE) certo avverrà per una disponibilità al sacrificio dei paesi meno a rischio default (Francia, Germania). Ma questi sono governati da personaggi legati alla CIA come Sarkò e Merkel, difficilmente potranno fare quello che si richiede. Pertanto solo ora si riesce a capire l'assassionio di Haider; un'altro austriaco che sarebbe stato chiamato a Berlino a salvare una Germania di nuovo collassata economicamente e che avrebbe fatto solo gli interessi dell'Europa e non quelli Americani. Troppo anche per Whashington.
Sono troppi i “se” che queste classi dirigenti vissute in tempi molli e abituate a responsabilizzare il "mercato" e deresponsabilizzare se stesse non sanno dipanare nei tempi difficili.
Per questo prende sempre più forza l'Onda di Ritorno.

Nessun commento:

NOTA SUL COPYRIGHT©

ARTICOLI DI PIERMAFROST SONO COPERTI DA COPYRIGHT . POSSONO ESSERE LIBERAMENTE DIFFUSI A PATTO DI CITARE L'AUTORE E IL LINK DELLA FONTE.