giovedì 30 aprile 2009

Il capitalismo terremotato

Il capitalismo cade a pezzi. La metafora non era tanto lontano dalla realtà fisica, se pensiamo ai pezzi di scarso cemento e di debole ferro rivestiti di malta caduti sulla testa di decine e decine d’innocenti, colti nel sonno, destinati ad una morte tremenda magari sotto il peso di blocchi e detriti, morte che con molta probabilità non sarebbe avvenuta se le recenti costruzioni fossero state realizzate secondo gli ultimi ritrovati della scienza antisismica. Penso soprattutto alla “Casa dello Studente”, che ha seppellito giovanissimi virgulti, pieni di vita e di propositi, mentre avrebbe dovuto seppellire gli eventuali antropozoi criminali, responsabili della dis-costruzione.
Il fatto si è che il capitalismo non può rinunciare alla logica, unica, costante ed universale della sua ragion d’essere, che è la produzione di profitti parassitari, non importa come, non importa su chi. Quest’attività, ovviamente amorale nel senso di criminale, è la trasposizione burocratico-tecnologica della primitiva predazione, attorno a cui s’impernia quello che si suole chiamare – senza tapparsi il naso – capitalismo ed oggi, con senso peggiorativo all’assoluto, liberismo. Da sempre gli appalti sono – e non potrebbero non essere stati – vere e proprie corsa alla preda, che ogni concorrente conquista come può, se possibile con laute tangenti quando non anche con minacce e ricatti. E una volta conquistata la preda, il predatore se l’è consumata sempre a modo suo, nel caso specifico lucrando sulla pelle di esseri umani. La logica dice che uno Stato dovrebbe potere disporre di proprie organizzazioni edili esattamente come dispone di forze di autodifesa: nel qual caso, gli appalti, inutili sul piano pratico, amorali sul piano giuridico e corruttrici sul piano realizzativo, non avrebbero ragion d’essere. Lo Stato costruisce senza lucro e per il migliore risultato possibile e nell’interesse unico del Paese.
Con i terremoti crolla la maschera del capitalismo e dei suoi complici nell’assenza evidente di un vero e proprio collaudo di agibilità e di sicurezza antisismica. Ancora non abbiamo sentito di arresti: ma quanti dovrebbero finire all’ergastolo per omicidio plurimo colposo aggravato dalla consapevolezza di tale possibile evenienza? Quanti miliardi di risarcimento avrebbero diritto di chiedere a chi di competenza i soli genitori o familiari degli studenti seppelliti dal nuovo e specifico edificio che avrebbe dovuto proteggerli?
Ma nessuna pena, pur meritata, servirebbe a risolvere il problema di base, che è quello di liberarci una buona volta di una pratica predazionista spacciata per economia, confusa fra le cento operazioni di usura, di borsa e di azioni parassitarie perpetrate dalle botteghe della rete bancaria oggi mondiale. Piuttosto, ci si affretta a censurare, come si è fatto con il Santoro di Anno Zero, coloro, che, in ossequio all’art. 21 della Costituzione, compiono il diritto-dovere di esprimere dubbi o certezze, su ciò che riguarda la collettività, la vita sociale e ciascuno di noi, come cittadini “sovrani”, protagonisti e possibili vittime, dubbi o certezze relative ad attività, come l’edilizia, soprattutto pubblica, in cui è possibile “rubare” sotto gli occhi di chi non comprende ma anche sotto gli occhi di chi sa e tace, eludendo gli ultimi dettati della scienza.
E’ sempre più evidente, che il capitalismo non è – non può essere - impegno a risolvere alcunché di sociale secondo il livello della civiltà tecnologica ed etica, ma è e rimane impresa affaristica, naturalmente amorale, nelle mani di chicchessia spesso di veri e propri tardi antropozoi – talora credenti per convenienza di facciata – ma adoratori del solo dio mammona, dell’interesse, insomma, ottenuto non importa a quale prezzo. Non che l’essere credente sia una garanzia ma l’essere un falso credente è il nonplusultra dell’amoralità.
Quali verità verrebbero fuori se si scoperchiassero tutte le pendole dell’industria farmaceutica e si andasse a verificare quanti farmaci in commercio, magari superpubblicizzati, siano inutili o addirittura nocivi? La gente, distratta da “socio-ottundori” come il tifo sportivo, il consumismo, il preda-ludismo ed altre diavolerie del sistema, ha forse dimenticato le vicende legate alle Tina Anselmi e ai De Lorenzo.
Allora diciamo che i morti dell’Abruzzo sono stati ammazzati non solo dalla natura – madre e matrigna, come diceva Leopardi – ma anche dall’uomo – homo homini lupus, come amava ripetere il famista Gino Raya, mio amico – ma più precisamente dal capitalismo e da coloro che lo sostengono e, a dispetto di tutti gli “infantiformi” Tremonti, resta un affarismo amorale, spesso occulto, che di economico ha solo il nome per far contenti gli economisti che, altrimenti, non saprebbero come fare il loro mestiere.
Così stando le cose, io solidarizzo con Santoro, anche se questi, per eccesso di prudenza, non osa mettere la questione in questi termini ma si limita a parlare - e ben a ragione – di “dolo edilizio”. Io invece sostengo che è sempre più il caso di parlare, senza tema di smentita, di “terremoto del capitalismo”, il quale, crollando, non lascia solo ruderi e detriti, e non solo morti ammazzati, ma gente che non sa come sbarcare il lunario dove c’è chi guazza nel superfluo, gente che non può formarsi una “famiglia” perché non ha un avvenire o che non ha mai potuto formarsela perché non ha mai avuto un avvenire avendo raggiunta la vecchiaia vivendo di tribolazioni, di mezzucci e, perché no, di elemosina, gente che talora trova una soluzione al proprio disagio civile nella follia e nel suicidio.
La crisi in atto è solo un momento di maggiore virulenza di una crisi che è il capitalismo stesso: costruire edifici con materiale scadente ha lo stesso valore (im)morale del concedere mutui subprime perché nell’uno e nell’altro caso c’è la premessa di un crimine. Nel primo caso c’è la possibile morte tragica d’innocenti per cedimento dell’impianto; nel secondo caso, c’è la possibile “morte economica” dei mutuatari al primo cedimento della solvenza alla crescenti richieste della bottega dell’usura. Diciamo allora che quello dell’Abruzzo è anche un terremoto dell’inqualificabile mostro del capitalismo.

mercoledì 29 aprile 2009

Penose faccende di famiglia

Non mi sarei aspettato di dover parlare della sedicente virilità del presidente del consiglio se non a causa dell'uscita della sua consorte Veronica Lario.
Le virilità del Nostro iperattivo-euforico personaggio sono due:
- quella di uno di 73 anni che, di notte, si fa portare con la scorta in una discoteca di Casoria per festeggiare i 18 anni di una tale Noemi (pura pedofilia), di chi fa ministre sue ex-fornitrici di servizi sessuali, e assegna seggi sicuri in Europa a sue veline e ragazzine tettute che ricambiano le sue attenzioni gentili.
- quella di un uomo pubblico, che pubblicamente si sente dire dalla moglie, attraverso una intervista a Repubblica, quanto segue:
le veline candidate? «Ciarpame senza pudore per divertire l’imperatore. Sfrontatezza e mancanza di ritegno». La partecipazione del marito alla festa di una diciottenne? «La cosa ha sorpreso anche me. Perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli, pur essendo stato invitato». Con l’aggiunta: «Voglio che sia chiaro: io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire». Di fronte a una simile ed inedita manifestazione pubblica di disprezzo, di dichiarata disistima da parte della propria (più o meno) legittima moglie se non oltre, che cosa fa un vero uomo?
Lui ha fatto finta di niente. Zero. Nessuna risposta. Eppure, se una donna, moglie, così pubblicamente ti disprezza, il tuo onore virile è distrutto. Ti rende ridicolo davanti al mondo.
Dovrebbe suggerirti qualche gesto forte, almeno l’annuncio magari di separazione, di voler tornare scapolo e (a 73 anni) andare per discoteche senza legami. Invece il Nostro, zitto e mosca. Ha paura di Veronica Lario? Si fa bastonare col mattarello, come un personaggio delle vignette? Non affronta la contraddizione e la difficoltà casalinga; cosa dobbiamo pensare della sua capacità di affrontare le difficoltà e le contraddizioni della vita pubblica, per il Paese intero?
Evidentemente, per sostenere questo tipo di virilità non esiste un Viagra. Nessuna pillola-miracolo capace di dare il carattere.
La pillola dà erezioni, ma non le palle. Del resto è quello che meritiamo anche come popolo. Essere ridotti a disquisire di penose faccende di famiglia.

Il paese senza futuro

"Con il terremoto de L'Aquila in Abruzzo, l'Italia si è scoperto un paese senza manutenzione". Una frase che si adatta perfettamente ad un sisma che ha distrutto non solo una città ma un modo di concepire la vita: furbizia
Non ho mai compreso perché, quando avvengono disastri naturali, non si possano discutere le modalità degli interventi: pare quasi il vecchio “non parlare con il manovratore” dei tram.
Ora, se è ovvio che non si debbano trascinare in polemiche coloro i quali sono in quel momento “operativi” – i vari Corpi dello Stato, le figure istituzionali, ecc – la classe politica, per quel che mi consta, non sta scavando in Abruzzo.
Quel “non parlare con il manovratore” sembra quasi sovrapporsi ad un proverbio popolare: “Passata la festa, gabbato lo Santo”. Il problema è che di queste “feste” – nel Belpaese – ne sono state “gabbate” sin troppe: la tragedia del Belice (terremoto) e, parecchie persone che nel 1968 persero la casa, ancora oggi vivono nelle baracche. Se durante l’emergenza non si può parlare – e dopo scatta il dimenticatoio – quando si decide? E cosa?
Oggi contiamo i danni al patrimonio artistico, ma riflettiamo che le antiche costruzioni hanno retto meglio di quelle costruite una manciata d’anni or sono: la “Casa dello Studente” de L’Aquila era recentissima. Quindi, a forza di non parlare con il manovratore quando “manovra” – e di trovarlo fuori sede quando l’emergenza è finita – si finisce per non parlare mai con nessuno: un concetto perfettamente coerente con una classe politica auto-referenziale, che ha sancito de iure – con la legge elettorale “porcata” di Calderoli – che gli italiani possono votare soltanto quelli che loro decidono esser degni d’essere eletti. Anche alle elezioni, è vietato “parlare” con il manovratore. Se decidessimo d’infrangere la regola – e di rischiare la multa per chi parla al manovratore – cosa potremmo raccontare?
Per prima cosa, vorremmo che Giampaolo Giuliani fosse ascoltato dai vertici delle istituzioni e del mondo scientifico, per capire la portata e le possibilità che si potrebbero ricavare dal suo lavoro.
Non è possibile individuare con certezza il luogo e l’ora del sisma, ma solo quella di uno “sciame sismico” in una determinata area?
Bene: stabilita l’area ed un intervallo temporale, sarebbe possibile posizionare anzitempo i soccorsi. Una cosa è far partire da Roma un’autocolonna di soccorsi a sisma avvenuto, un’altra avere in loco i soccorsi, le tende, le cucine da campo, ecc. Dove dormono, oggi, gli abruzzesi colpiti dal terremoto? Nelle auto: ecco la prova.
Iniziare a scavare con mezzi idonei subito, non dopo molte ore, aumenterebbe senz’altro la possibilità di successo nella ricerca dei sopravvissuti. Ci rendiamo conto di quale sofferenza sia rimanere sotto le macerie, soli, angosciati, col timore d’essere schiacciati da un istante all’altro? Non dobbiamo discutere di niente? Nemmeno sul “come” cercare d’abbreviare le sofferenze altrui? Non meritiamo nemmeno il gasolio (eventualmente sprecato) per spostare le autocolonne? I soldi così “risparmiati”, saranno fruiti dalle banche per coprire i “buchi” da loro stesse creati con le truffe? Da quel che si capisce dalla stampa, inoltre, la tecnologia usata da Giuliani non sembra roba da fantascienza: rilevatori di Radon collegati in rete ed un programma di gestione. La “Grande Italia” non può permettersi qualche milione di euro per capire se è possibile proteggere meglio gli italiani? Perché, allora, i miliardi (non milioni) di euro per il ponte sullo Stretto di Messina sono considerati irrinunciabili?
Cemento e voti, voti e cemento: ecco perché i terremoti non devono essere prevedibili. Con una bella ricostruzione (ricordiamo la pioggia di soldi in Irpinia!), il ceto politico e l’imprenditoria corrotta al seguito mettono i “piedi al caldo” per decenni. Per avere più voti ci vogliono più soldi, e bisogna quindi risparmiare sul cemento: meglio! La prossima volta, cadrà di nuovo e ricostruiremo! Il PIL crescerà!
Ecco la risposta ai tanti “perché?” sui condomini costruiti pochi anni or sono ed afflosciati come castelli di carte! Non lo possiamo dire ora perché è “fare polemica”? E quando dovremmo dirlo, di grazia, quando ci risponderete con un’alzata di spalle dandoci pure delle Cassandre?
Non tiriamo in ballo il “contributo” delle Mafie perché è un argomento desueto: queste cose, gli italiani le sanno già alle Elementari.
Stupisce, poi, che il Governo abbia risposto “no, grazie, dopo” alle offerte d’aiuto giunte dall’estero: quel “dopo” cosa prelude, la proprietà privata di chi restaurerà le opere?
Se l’Europa fosse quella “cosa” rivolta ai bisogni dei cittadini – e non un’accozzaglia di burocrati privilegiati, succubi e complici del sistema bancario – ogni nazione dovrebbe mettere in campo – pronta all’intervento in pochissimo tempo – un settore di una forza multinazionale di pronto intervento per le emergenze: chissà perché, per andare in giro per il mondo a fare “Operazioni di Polizia internazionale”, ci riescono benissimo? Della serie: i francesi tengono pronta una struttura da campo per la diagnostica, i tedeschi le attrezzature per le demolizioni controllate, gli italiani le unità cinofile, gli spagnoli le corsie ospedaliere, gli olandesi le cucine da campo, ecc.
Con accordi in sede europea – e meno tempo perso a correre dietro ai banchieri – ci sarebbe una forza di rapido intervento completa per ogni aspetto di una possibile emergenza.
Le comunità sul territorio dovrebbero, a loro volta, redigere precisi piani per l’accoglienza – in tempi brevissimi – degli aerei cargo provenienti dai vari Paesi ed itinerari e mezzi per i trasferimenti: con un po’ d’organizzazione, la mattina dopo il sisma sarebbero potuti essere operativi in zona migliaia di tecnici specializzati con attrezzature idonee. Questa è vera politica, signori miei, non chiacchiere.
Invece, il Governo ha risposo con un “no, grazie, al massimo dopo” che non ci è piaciuto per niente, perché giustificato soltanto da un “ce la caviamo da soli” che è tutto da verificare. Questo atteggiamento puzza d’orgoglio – quando non ce ne dovrebbe essere per niente, poiché è normale ricevere aiuto quando serve – e ci sovvengono lontane reminescenze, qualcosa che valica i decenni per approdare nel Ventennio. Sapore d’orgogliosa autarchia.
Invece, bisognerebbe spiattellare ai quattro venti che la Difesa non è ancora riuscita, a parecchi giorni dal sisma, a mettere insieme 1.000 soldati da inviare nelle zone sinistrate: sarà perché si stanno preparando per andare a “proteggere” le elezioni afgane?
E, le testimonianze dei sopravvissuti, narrano che nelle prime ore dopo il sisma si scavava con le mani: sarà pure “eroico”, ma ci chiediamo come viene percepito tale “eroismo” da chi è sotto le macerie.
Insomma, ancora una volta la politica – nazionale ed europea – si scontra con le esigenze delle popolazioni: da un lato si chiede intervento sociale (emergenze, disoccupazione, stato sociale, assistenza) e dall’altro si risponde con le parole d’ordine desuete della globalizzazione: efficienza, salvataggio delle banche, lavorare di più, guadagnare di meno, essere precari. Anche i terremotati d’Abruzzo proveranno sulla loro pelle la “precarietà”, poiché – spente le telecamere – il gran circo mediatico li ignorerà. Le elezioni? Le vincerà questo o quello, tanto i nomi non li scegliamo di certo noi – con in mano le televisioni si fa tutto – e se non basterà le truccheranno pure. Questa non è solo un’emergenza sociale, la vera emergenza sociale è la rotta di collisione fra le necessità reali delle popolazioni – più diritti, meno arbitrio – ed il diktat delle caste: più schiavi, meno cittadini. La tragica nemesi di un paese senza futuro.

martedì 28 aprile 2009

La strana luce

Sono giorni di strana Luce, questi.
Guardo fuori dalla finestra, e pare tutto così irreale: come se una patina biancastra si frapponesse tra gli occhi e quella che ci hanno insegnato - e dunque imposto - essere la realtà. Come se il vetro della finestra fosse la perfetta metafora di un altro vetro, che si frappone anche quando non guardiamo dalla finestra.
"Ma è solo un vetro, è trasparente", dicono molti.
No, forse non è proprio così. Forse stiamo dando per scontato un po' troppe cose, sempre di più. Diamo per scontato che l'inverno debba essere freddo, e ci stupiamo dunque se a volte le temperature sono sopra la media di un decimo di grado.
Diamo per scontato che il Sole debba continuare a scaldarci: ultimamente però ci sta dimostrando egli stesso che fondiamo le nostre certezze sulla sabbia.
Diamo per scontato che un vetro sia trasparente e ci faccia vedere la realtà così come veramente è. E mentre le temperature scendono e anche la pioggia non smette di scendere, i terroristi (quelli "veri") continuano a parlare di carenza di acqua, riscaldamento globale ed "emergenza clima"; e mentre nuove prove sempre più schiaccianti emergono a dimostrare che le torri gemelle e il WTC7 sono crollati per demolizione controllata, in aeroporto e altrove le forze dell'ordine possono controllarti e sequestrarti qualsiasi cosa a loro piacere e discrezione; e mentre il popolo abruzzese perde la casa e si sente dire dal proprio presidente del consiglio che gli verrà pagata la vacanza al mare, i militari occupano la città terremotata per "questioni di sicurezza".
E intanto, sopra le nostre teste, al di qua e al di là delle nuvole, strani aerei continuano a prendersi gioco di una popolazione anestetizzata dai capi firmati, dalle menzogne del Potere, da pezzi di carta che rappresentano forse un valore diverso da quello che gli attribuiamo.
E intanto i dee jay dettano legge nelle discoteche e redarguiscono i cani che si differenziano dal branco, i capi di stato (e assieme e sopra di loro, chissà chi...) orchestrano in gran segreto quella che sarà la cronaca - pezzi di cibo avariato da darci in pasto - dei prossimi mesi, la scuola insegna l'ignoranza e droga - anche letteralmente - i ragazzi.
Come con il ciclo solare (invenzione, non dimentichiamolo, nostra), attendiamo la fine di questo minimo e l'inizio del nuovo ciclo, che porterà ad un nuovo picco, ad un nuovo vento, ad una nuova luce.
Sono giorni di strana luce, questi...

giovedì 23 aprile 2009

Vergogna e Razzismo

Quello che abbiamo visto al Forum delle Nazioni Unite contro il razzismo è stato un fulgido esempio di razzismo islamofobico rozzo, collettivo e istituzionale in azione, uno spettacolo coordinato del rabbioso sciovinismo e filo sionismo occidentale. Una banda di diplomatici europei che si sono comportati come un branco di pecore, esibendo la negazione totale del principio di libertà d'espressione e della cultura del dibattito. In maniera eloquente e profonda, il Presidente Ahmadinejad ha detto l'assoluta verità e ha espresso alcuni fatti universalmente riconosciuti.
Israele è uno Stato razzista.
Israele si definisce “Stato ebraico”.
Anche se gli ebrei non costituiscono un continuum razziale, la legislazione del loro Stato nazionale ha un orientamento razziale. Il sistema legale israeliano è discriminatorio nei confronti di coloro che non hanno la fortuna di essere ebrei. E come se non bastasse l'esercito israeliano si rivela assassino nei confronti degli abitanti indigeni del territorio. Considerando che Israele è uno Stato d'apartheid a causa di questa discriminazione istituzionalizzata, ci si aspetterebbe che il Forum di Ginevra contro il razzismo serva principalmente a occuparsi di paesi come Israele.
Ma la verità è purtroppo amara: nell'attuale stato degli affari mondiali Israele è la sola e unica nazione etnicamente orientata. E come abbiamo potuto vedere ieri, l'“Occidente” ancora una volta non è riuscito a confrontarsi con l'invito all'azione più evidentemente umanista.
Del resto dire che anche la descrizione fatta da Ahmadinejad delle circostanze storiche che hanno portato alla tragica nascita di Israele era assolutamente corretta, è cosa quanto mai ovvia.
È stata proprio la sofferenza ebraica a portare alla creazione dello Stato ebraico. È vero anche che lo Stato ebraico venne fondato a scapito dei palestinesi, che di fatto sono le ultime vittime a soffrire dell'era nazista. Il nodo del problema è molto semplice. I diplomatici europei hanno dimostrato ieri di non riuscire ad accettare la verità quando viene espressa da un musulmano. Dunque sarebbe corretto affermare che in primo luogo questo gregge di diplomatici europei non avrebbe dovuto partecipare a un “forum contro il razzismo”. Il fatto che abbiano avuto una reazione intollerante dimostra che loro e i governi che hanno alle spalle sono la causa prima del razzismo di oggi, cioè l'islamofobia.
Quegli europei che non riescono ad accettare la verità quando esce dalla bocca di un musulmano, per non dire un capo di Stato musulmano, farebbero molto meglio a riunirsi in una conferenza che celebri la supremazia occidentale. Tel Aviv e Gerusalemme ospitano ogni anno varie conferenze di questo tipo. Infine, se il governo britannico insiste a voler mandare dei delegati a questo genere di conferenze, farà meglio ad assicurarsi che le persone designate siano in grado di presentare argomentazioni eloquenti sostenibili dal punto di vista intellettuale. Peter Gooderham, l'ambasciatore del Regno Unito a Ginevra, evidentemente non è adatto a questo compito. L'ambasciatore ha dichiarato pubblicamente che “Simili dichiarazioni antisemite non dovrebbero trovare posto in un forum delle Nazioni Unite contro il razzismo”.
L'ambasciatore Gooderham a questo punto dovrebbe spiegarci dove sta esattamente l'“antisemitismo”. Il Presidente Ahmadinejad non ha fatto riferimento alla razza ebraica, né all'ebraismo. Non ha fatto riferimento al popolo ebraico, ma semmai alla sua sofferenza. L'ambasciatore Gooderham, nel caso fosse riuscito a perdere completamente il senso del discorso mentre era impegnato a comportarsi come una pecora in un gregge, dovrebbe sapere che il Presidente Ahmadinejad stava dicendo il vero riferendosi ad alcuni fatti universalmente accettati.
Si potrebbero evitare motivi di imbarazzo, in futuro, se ai diplomatici britannici venisse convenientemente insegnato a capire la complessità degli affari mondiali e delle ideologie sottese all'elaborazione di questi affari. Ci verrebber risparmiato lo spettacolo di questi strani diplomatici buffoni in grado di emettere solo suoni senza senso che non sono del tutto chiari neanche a loro.
Purtroppo è questo il vero razzismo da combattere, è questa la vergogna di cui l'Occidente si rende responsabile.

mercoledì 22 aprile 2009

Siate voi stessi

Se non sapete chi è Susan Boyle non c’è niente di male: fino a ieri nessuno al mondo la conosceva. Oggi le grandi case discografiche fanno a gara per assicurarsi il suo primo album, che è destinato certamente a raggiungere in poco tempo le hit parade di tutto il mondo.
Susan Boyle è una donna “qualunque” di 47 anni, disoccupata, che sbarcava il lunario cantando la domenica in chiesa per i suoi compaesani di Blackburn, una delle mille cittadine dimenticate della Scozia dei minatori.
Susan non ha mai avuto un fidanzato, e vive da sola con il suo gatto. Poco tempo fa ha deciso di tentare la fortuna, per cercare di coronare il sogno della sua vita: diventare una cantante famosa. Quando è comparsa sul palcoscenico del concorso “Britain’s got talent”, con al collo il numero 14.321 dei “dilettanti allo sbaraglio”, la sua figura tarchiata e il suo look decisamente demodè hanno suscitato ondate di risolini e di commenti divertiti da parte del pubblico, che aveva davanti la quintessenza di questo tipo di concorso: la più grande illusione umana di fronte ad un sogno chiaramente irrealizzabile. Da parte loro i giurati hanno aggiunto una nota di cinismo di dubbio gusto, roteando vistosamente gli occhi all’annuncio dell’età di Susan, e scambiandosi sguardi compassionevoli quando la medesima ha dichiarato, con assoluta serenità, di voler diventare una cantante “famosa come Elaine Paige”.
Ma non appena Susan ha iniziato a cantare è cambiato tutto. In due semplici strofe Susan ha saputo mostrare delle qualità canore assolutamente eccezionali, che nell’arco di pochi minuti hanno trasformato la platea deridente in una specie di “ola” di appassionati che la applaudiva urlando a squarciagola. Per fortuna i tre giurati hanno saputo riconoscere immediatamente la gaffe in cui erano incorsi, anticipando con i loro commenti a caldo quelle che sarebbero poi diventate delle scuse “ufficiali”, porte addirittura a Susan dal direttore del concorso, Piers Morgan, in diretta sulla CNN di Larry King.
In tutto questo Susan ha detto di non essersi assolutamente lasciata influenzare dai risolini di scherno che hanno preceduto la sua performance, concentrata com’era nel dare il meglio di se stessa. Nell’arco di poche ore il video della sua performance è arrivato su Youtube, dove ha già superato la cifra record di 30 milioni di visioni nel mondo.
Sono gli estremi assoluti di questa vicenda ad averla resa, a sua volta, una notizia degna di attenzione: da una parte abbiamo la distanza siderale fra l’immagine esteriore di Susan e lo stereotipo della “cantante di successo” di oggi: magra, slanciata, felina e appariscente, in tale aderenza con gli attuali canoni di bellezza da arrivare a dettarli lei stessa. Goffa, antiquata e decisamente poco attraente era invece Susan, in assoluto contrasto con tutto quanto descritto sopra.
Naturalmente, le vere vittime dello “scherzo” siamo noi, così abituati a identificare la cantante di successo con l’apparenza esteriore, da esserci completamente dimenticati che il successo di un cantante inizia proprio dalla voce. Non a caso Larry King ha commentato che per battere Susan nelle finali del concorso - che ancora non si è concluso – “bisognerebbe far rinascere Frank Sinatra”.
L’altro estremo che ha reso possibile questo fenomeno è la velocità di propagazione e di penetrazione con cui Internet riesce oggi a portare le notizie nel mondo, confermando ancora una volta come ormai sia la rete ad imporre ai network televisivi tempi modi e contenuti della moderna comunicazione.
Rimane un ultimo aspetto su cui riflettere, ed è quello dell’archetipo dell’ “uomo comune” che prima o poi nella vita deve affrontare il processo di accettazione da parte della società. Per la maggioranza di noi questa “prova del fuoco” avviene fra i 18 e i 25 anni, quando si “cerca lavoro”, o ci si inserisce in qualche modo nel mondo degli adulti, con risultati spesso così drammatici da continuare a pesare sulla nostra esistenza per il resto dei nostri giorni. Susan Boyle invece ha dovuto aspettare 47 anni per affrontare questo momento, ma l’ha superato con il massimo dei voti grazie all’assoluta fermezza – altri lo chiamerebbero coraggio incosciente - con cui ha saputo rimanere fedele a sè stessa. Se Susan avesse tradito uno solo dei suoi riccioli anteguerra, se avesse voluto coprire un solo grammo della sua “ciccia” traboccante, o se avesse provato in qualunque modo ad adeguarsi all’iconografia imperante, oggi sarebbe ancora una sconosciuta fra milioni di altri.
Forse anche questa forza di restare fedeli a sè stessi, nonostante tutto intorno ci spinga ad omologarci ad un modello che non ci appartiene, può essere letto come un segno dei tempi che stanno cambiando rapidamente.

martedì 21 aprile 2009

Il collasso d'autunno

Recentemente ho ascoltato alcuni degli ultimi webcast di Lyndon Larouche, in cui parla di assoluta inutilità dei sistemi che l'America e il mondo intero stanno attuando per porre fine alla crisi e l'assoluta incapacità del nuovo ministro del tesoro americano. Negli stessi interventi, si dice che, se non verranno attuate delle diverse misure, che lui stesso propone ma che probabilmente non saranno attuate, l'umanità intera andrà incontro ad un epoca buia, come solo nel 1400 si era vista. Un'analisi di tale portata era stata effettuata anche da altri centri studi dove addirittura preconizzavano l'arrivo della carestia. Se questi interventi delineati nei webcast non verranno attuati quanto prima, quello che ne deriverà, a causa principalmente della super inflazione, sarà la riduzione della popolazione mondiale dagli attuali 6 miliardi a circa 2 miliardi o forse meno, compatibile con le capacità produttive mondiali senza l'utilizzo dei fertilizzanti per la produzione intensiva e massiva derivati dal petrolio che diventerà una risorsa costosa e scarsa.
Non penso che l'economista stia esagerando, anzi un'analisi del genere era stata ampiamente prevista anche da altri istituti quali "Europe2020".
In esso si evidenzia quanto mai la pretesa dei «segni di ripresa», che i politici e i governanti europei ed i media ostentano, sia solo un gioco di "letargia collettiva". La ragione dell’ottimismo consiste che la caduta del commercio mondiale sta rallentando anche se continua a cadere. In realtà l'amara verità è che la rottura del sistema monetario internazionale è confermata per fine dell'estate di quest'anno, in cui Washington dovrà necessariamente cessare i pagamenti e far esplodere la propria insolvenza.
Infatti la divaricazione tra la spesa pubblica per sostenere Wall Street (+41%) e la caduta verticale degli introiti tributari (meno 28%) è già esplosa. In un solo mese (marzo 2009) il deficit federale si è alzato a 200 miliardi di dollari, ossia a quasi la metà del deficit dell’intero 2008, che era già di per sé enorme. E lo stesso nodo scorsoio(aumento spese, diminuzione degli introiti) si sta ripetendo a livello di Stati, di provincie e di città senza più alcun controllo. Ovviamente sia la FED che Tesoro sperano di coprire tale buco emettendo una massa gigantesca di titoli del debito pubblico, sperando come sempre che gli stranieri (vedi sopratutto CINA) non cessino di acquistarli. Pechino, confidano i poteri forti americani, ha troppi dollari (1400 miliardi) in riserve, per potersi permettere una caduta della moneta americana – il suo principale cliente. Continuerà a comprare i BOT USA, volente o nolente. Molti negli USA si illudono di continuare nella follia affermando che le società e le banche sono troppo grandi per essere lasciate fallire. Ma questa logica è talmente perversa che se applicata, non consentirebbe neanche allo Stato di salvare il sistema. E come sempre, dato che a certi livelli i pensieri strategici sono elaborati da menti sopraffine, un prigioniero architetta continuamente una sola cosa: come evadere di galera. Già oggi Pechino cerca di evadere diminuendo l'acquisto di Buoni del Tesoro USA, e contestualmente si libera ogni mese di 50-100 miliardi dei suoi attivi in dollari comprando a man bassa con essi «beni reali»: metalli industriali, materie prime energetiche, spazi agricoli, aziende europee ed asiatiche. Fa shopping in una quarantina di Paesi, con un tale vigore da aver provocato un rincaro del 49%, ad esempio, per il rame, dato che punta al fatto che la ripresa cavalcherà l’ecologia e il risparmio energetico, e le auto ibride o elettriche richiedono rame. Ha prestato 25 miliardi di dollari a Mosca a febbraio, e adesso ne ha prestati altri 10 al Kazakhstan; con l’intesa di ricevere forniture energetiche per i prossimi 25 anni. Con l’Argentina (grano e petrolio) ha firmato un accordo equivalente per 14,5 miliardi di dollari, ma nelle rispettive divise e non in dollari americani. Un accordo di scambio in cui l’Argentina viene pagata in yuan, che potrà spendere in Cina. E’ un sistema molto simile al baratto adottato dal Terzo Reich: permette ad entrambi i Paesi di evitare il dollaro (e quindi di pagare il signoraggio sulla moneta) come moneta di scambio reciproco, mentre rafforza la posizione dello yuan come moneta di scambio in America latina. Pechino ha fatto simili accordi di scambio con Indonesia, Corea del Sud, Malaysia e sta facendo prestiti del genere al Venezuela. Inoltre Pechino compra materie prime che inevitabilmente aumenteranno di prezzo.
Di fatto con questi metodi,la Cina si libera ogni mese di circa 50-100 miliardi di dollari. Fino ad oggi il paese asiatico ha evitato di comprare l'equivalente di 1.000 miliardi di dollari in BOT Statunitensi, liberandosi di altri 600Mld $. Ciò significa che proprio alla fine dell’anno fiscale americano l’azione cinese produrrà nel bisogno di finanziamento USA un buco di 1,1-1,6 mila miliardi di dollari.
A quel punto sarà la FED a comprare i Buoni del Tesoro USA stampando moneta e così svalutando di fatto il dollaro o svalutandolo di colpo del 50% come già Roosevelt e Nixon fecero a suo tempo.
Da questo punto in poi questa svalutazione del dollaro sarà il punto di rottura che svaluterà le varie montagne di migliaia di miliardi di dollari congelati nei titoli di stato producendo iperinflazione ed un definitivo collasso della globalizzazione e dell'interdipendenza finanziare del mondo basata su monete a debito create dal nulla.
Sarà il tutto contro tutti(i cui prodromi si sono già manifestati nelle riunioni del G20) e salteranno tutte le eventuali regole del gioco ancora residue. Sarà la legge della giungla, solo del più forte, sopratutto ed anche a livello militare.
Paesi che cercano di uscire dal gioco anglosassone (Brasile, Russia, India e Cina) e quelli che vogliono ancora mantenere il controllo mondiale pur non avendone i mezzi,(USA,Gran Bretagna con Giappone al seguito) contrastano in questo quadro alquanto fosco con la perenne ignavia ed incapacità di scegliere degli europei.Una responsabilità profonda che non solo i governi ma i popoli europei pagheranno amaramente con la dissoluzione degli stati sociali e l'emergere di populismi e dittature reazionarie. Si apriranno scenari in cui per uscire da questa crisi occorreranno decenni e non anni caratterizzati dalla miseria sociale, dalla violenza urbana e le stragi gratuite. Diversi attori geopolitici importanti perderanno in potenza e influenza, come in ricchezza e tenore di vita. Ciò avverrà però a velocità e gradi di profondità diverse. I Paesi che hanno puntato troppo sull’export (Cina e Giappone, Germania e varie regioni UE, fra cui l’Italia del Nord) non avranno altra scelta che volgersi ai loro mercati interni, ovvero convertirsi velocemente alla logica dei blocchi regionali a detrimento degli accordi multilaterali, insomma infrangendo le regoli del commercio globale. Ma la disintegrazione della UE, benchè molto discussa, sembra a diversi analisti meno probabile della disgregazione degli USA che anzi rischia di sfiorare uno scenario da vera e propria guerra civile.
Come prepararsi alla fase di «dislocazione geopolitica», termine eufemistico che denota il collasso del capitalismo?
Come giustamente indicato da qualcuno, stiamo navigando a vista in piena nebbia in un mare irto di scogli. Occorrerà fare delle scelte anche forti su base giornaliera.
Intanto, se fossi in voi, inizierei a mettere in conto di provvedere ad approvvigionarsi di metalli quali oro, argento e diamanti, di derrate alimentari, di sistemi autonomi di produzione di energia, di produrre in proprio coltivando un piccolo pezzo di terra, di accumulare tutti gli strumenti utili per la vita quotidiana finalizzati alla sopravvivenza. Oltre a mirare dei splendidi tramonti dovremmo prepararci ad un vero e proprio collasso d'autunno.

giovedì 16 aprile 2009

Il ritorno della saggezza

Mi devo scusare con i miei rari e pochi lettori, che insistono nel seguirmi con sovraumana ostinazione, ritornando con un mio post dopo tanto tempo e tanti eventi su cui poter parlare. In effetti ci sarebbe molto da dire sul nuovo partito di Berlusconi e la deriva sempre più marcata della sua avventura politica, del terremoto dell'Aquila e dintorni (si badi bene che chi dice terremoto d'Abruzzo vuole che i finanziamenti per la ricostruzione vadino anche a zone non colpite dal sisma) con tutto quello che ha creato e svelato (a cominciare dall'occultamento dei danni al laboratorio di Fisica Nucleare sotto la montagna del Gran Sasso- con probabili perdite di materiale altamente tossico- ad eventuali danni della santabarbara presente nella zona che custodisce un elevato numero di ogive con uranio impoverito- e relative intossicazioni radiative), sulle difficoltà economiche continue che stanno distruggendo le speranze di milioni di persone, sui pirati della Somalia finalizzati ad internazionalizzare il Mar Rosso e colpire l'economia Egiziana, sul clima da "Cafone Italiano" in cui il competente ed il virtuoso viene SANZIONATO e l'ignorante, l'arrogante ed il siggnorsì di turno diventa sempre più favorito e via dicendo. Prometto che tornerò sui diversi argomenti in maniera quanto mai corretta ed esaustiva. Troppi gli impegni che mi hanno tenuto lontano da questo Blog e me ne scuso in anticipo. A mia discolpa potrei parlare di argomenti intensi o più leggeri per recuperare la vostra gentile pazienza, su temi che stanno emergendo per la loro criticità a partire dal pericolo sempre più concreto di una lacerazione e disgragazione dell'unità d'Italia, dalla mafia che sta "italianizzando" l'Europa, dai segni e dai simboli di continue derive ed abbandoni degli spiriti, oppure divagando su un interessante lezione avuta dal mio dentista su quali siano le "pillole" che mantengono le erezioni più a lungo con meno danni all'organismo, con il sottoscritto che cercava di capire se era venuto lì per un controllo odontoiatrico oppure per partecipare ad un casting della Rocco Siffredi Production (per i curiosi sulla pillola la risposta è il cialis), o su come dei rapporti con delle amiche/amici lontani possano sembrare dissiparsi più a causa di un mio trasporto sulle incombenze quotidiane che per una qualche precisa volontà al riguardo, e con le quali/i quali mi scuso sin d'ora in quest'ambito, che mi hanno fatto contestualmente apprezzare e riflettere sul significato profondo ed intenso del termine di amicizia.
Ultimamente devo ammettere che avrei voluto parlare di tutto e di più, ma sarà per il cambio di stagione sarà per affaticamento da lavoro, di fatto ho tralasciato questo mio lascito come un giardino incolto e bisognoso più che mai di attenzioni.
A tale scopo, per riscattarmi, cerco un argomento che mi possa tornare utile per rientrare nelle vostre grazie focalizzandomi su quello che penso sia di maggior interesse. Vago tra un aneddoto su un prete nostrano che si fa accompagnare nei suoi giri delle Benedizioni Pasquali da un noto galeotto recidivo (be, se Cristo è morto tra ladroni, i suoi discepoli non possono essere da meno) cercando soldi a tutto spiano (credo che le Parrocchie siano messe male ultimamente), ad un parente che si è talmente estasiato su X-Factor (trasmissione di cantanti e talent scout canori) da essere persino rimproverato dalla nipotina di tre anni e mezzo di stare dietro alle sciocchezze e non nel lavorare sulle cose serie (sto iniziando ad avere fiducia in queste nuove generazioni). Oppure guardando il sole tramontare in queste serate primaverili ammirare ed estasiarsi per il suo rosso intenso che trasmette calore e un profondo senso di pace e di amore da parte di Nostro Signore e nel pensare di come possa essere di aiuto a coloro che hanno bisogno di supporto e di sostegno.
Potrei parlare di tutto di più. Ma quì vorrei soffermarmi di sfuggita, senza l'ardire di affrontare un tale argomento sviscerato da più alti ed illustri filologi e uomini di cultura, su un aspetto mai compreso a fondo: la saggezza. Di quel sentimento o quello stato d'animo che viene generato dall'esperienza (la somma dei nostri fallimenti come diceva Oscar Wilde) o infuso come uno spirito divino a chi è meritevole della Sua Grazia, come è riportato nel più bel capitolo della Bibbia che prende il nome di Siracide (lo consiglio in queste serate primaverili).
La saggezza aiuta a comprendere e a capire noi stessi sopratutto e, successivamente, anche il mondo che ci circonda interpretando meglio, se non in maniera addirittura esatta, gli eventi che avvengono intorno a noi e dentro di noi. Ci sarebbe da parlarne per giorni se non mesi su questo stato o su questo aspetto caratteriale. Non voglio rovinare tutto tediandovi sin d'ora.
Mi limito solo ad applicarla a qualcosa di minimale, ossia a quando parlavamo di Obama e Brzezinski e dei miei precedenti interventi in cui sembrava che l'uno o l'altro fosse un burattinaio oppure succube di certe scelte volute da altri.
Come spesso accade invece, il primo errore nell’affrontare questioni così complesse sta nel ridursi a due alternative soltanto, bianco-o-nero, dimenticando le infinite sfumature di grigio che possano esistere fra di loro. E la saggezza aiuta proprio a interpretare queste "sfumature" in maniera quanto mai corretta. Confesso che non è un elemento proprio indicativo su cui applicarla, ma essa aiuta comunque, in tutti i casi della vita, a raggiungere la serenità che si acquisisce nello scoprire la verità.
A tale proposito lascio che siate voi a comprendere come questa sorprendente intervista di Brzezinski, realizzata da Robert Frost lo scorso 20 marzo, possa far capire come la saggezza sia l'unica vero strumento che aiuta a "leggere" il mondo per quello che è nel modo migliore.
Non resta altro che salutare il ritorno della saggezza.
Buona visione.



domenica 5 aprile 2009

Prove di Fusione Fredda

Recentemente dei ricercatori dei laboratori navali della US Navy, hanno rivelato che sono riusciti a produrre prove "significative" della presenza della fusione fredda, ancora considerata come una sorgente potenziale energetica in maniera molto scettica dalla comunità scientifica. Lunedì scorso gli scienziati hanno indicato una prima chiara prova che le reazioni nucleari a bassa energia (low-energy nuclear reaction (LENR)) o dispositivi a fusione fredda possono produrre neutroni, particelle subnucleari che gli scienziati indiccano come prove di reazioni nucleari. "Le nostre prove sono molto significative," dice l'analista chimico Pamela Mosier, capo dei sistemi di guerra navale e spaziali della marina statunitense (SPAWAR) sito a San Diego, California. "A nostra conoscenza questa è la prima prova scientifica della produzione di neutroni ad alta energia da dispositivi LENR, aggiunge il co autore dello studio.
I risultati dello studio sono stati presentati all'annual meeting dell'American Chemical Society a Salt Lake City, Utah, circa 20 anni dopo un'altro episodio. Infatti la stessa città è stata il luogo di una famosa presentazione sulla fusione fredda nel 1989 fatta da Martin Fleishmann e Stanley Pons che a suo tempo fecero tanto scalpore in tutto il mondo. Malgrado il clamore della scoperta sulla fusione fredda lo studio di Fleishmann-Pons cadde in discretico in quanto altri ricercatori non furono in grado di riprodurre il risultato. Gli scienziati stavano lavorando da anni alla reazione nucleare detta di "fusione fredda" che da se può diventare una fonte di energia economicamente valida almeno per ridurre significativamente l'uso del petrolio a regime per almeno un 60/65%. Paul Padley, un fisico dell'univeristà di Rice che ha revisionato il lavoro pubblicato di Mosier-Boss, ha affermato che lo studio non fornisce una prova plausibile su come la fusione fredda abbia luogo nelle condizioni descritte.
"Questa fallisce nel provare un razionale teoretico per spiegare come la fusione fredda avvenga a basse temperature, e in questa analisi l'articolo di ricerca non riesce ad escludere altre cause per la produzione di neutroni".
"L'intero punto della fusione è: come puoi ottenere la fusione tra due atomi se la forza repulsiva nucleare è talmente intensa che devi necessariamente avere temperature e quindi energie elevate per superarla?"
Ma Steven Krivit, editore del New Energy Times, afferma che lo studio è "enorme" e che potrebbe aprire nuovi campi della fisica. I neutroni prodotti nell'esperimento " potrebbero non essere causati dalla fusione, ma forse da qualcosa di nuovo, un processo nucleare sconosciuto". Krivit ha monitorato gli studi sulla fusione fredda per oltre 20 anni e prosegue: "Stiamo pensando ad un nuovo campo della scienza che sia un ibrido tra chimica e fisica".
E' curioso pensare che tutta questa solfa delle notizie non notizie, del detto e non detto continui inmperterrita da oltre 20 anni. Oramai le prove sperimentali sono di una tale portata che la fusione freddà esiste ed è una realtà che non si può più negare, per la quale però mancano i fondamenti teorici dato che quelli attuali non sono adeguati a spiegare il fenomeno. Nel lontano 1991 fu fatto un esperimento all'ENEA che dimostrava inequivocabilmente la natura nucleare di un prodotto di fusione fredda a casua del numero elevato di atomi di Elio, redisuo della combustione da fusione.
Basta adesso. Il processo finalmente esiste ma "deve essere una branchia nuova della scienza: un ibrido di chimica e fisica". Ma Andiamo. Il processo è noto da oltre 65 anni perché attraverso questa "fase elettroluminosa di trasmutazione dei metalli" che utilizza questo fenomeno (così fu correttamente chiamato all'epoca), i nazisti riuscirono, vicino ad Auschwitz, a produrre qualcosa come centinaia di tonnellate di uranio arricchito con un grado di purezza talmente elevato che neanche nei migliori processi di raffinazione moderni del minerale quei livelli si riescono a raggiungere. Le prove documentali ci sono, gli archivi sono stati aperti, le informazioni sono finalmente iniziate a circolare. Non si poteva negare a lungo questo fenomeno, e allora cercano di impossessarsene per cercare ancora una volta di impedire che venga fatta ricerca vera su questa fenomenologia. Non prendiamoci in giro, una scoperta nel laboratori militari?? No, casomai una ingegnerizzazione, ma di fatto solo una conferma di quanto saputo fino ad oggi: che il fenomeno esiste ed è reale. Il fatto che non lo si riesca ancora a capire è dovuto alla cecictà e alla rigidità delle menti scientifiche che non riescono a mettere in discussione tutto il costrutto teorico moderno. La teoria unificata delle particelle è un grande castello di carte che cadrà non appena l'LHR di Ginevra scoprirà che il Bosone di Higgs,( che nella teoria è quella che da la massa ad un corpo)...NON ESISTE!
E' difficile pensare che questa cosa sia vera, ma per fortuna un numero crescente di scienziati sta seriamente iniziando a dubitare della validità di tutto il modello standard: un modello che, completato teoricamente a metà degli anni settanta, fino ad oggi non è riuscito ad unificare le tre forze nucleare forte, nucleare debole ed elettromagnetica con l'ultima forza che si rifiuta di "cooperare": la gravitazionale.
Solo cambiando il paradigma di riferimento forse si riuscirà a capire che non è la realtà che sbaglia ma che è il modello teorico. Sembra quasi una traslazione dal modello economico del liberismo: "la teoria economica è giusta, è la realtà che è sbagliata" e quindi se ci sono carestie, distruzione di valore, iperinflazione etc. etc dobbiamo dare la colpa non già ad economisti bottegai alla Adam Smith, ma al grano coltivato dalla terra che non riesce a fare profitti superiori al 20% (a malapena arriva al 5%).
Estremamente schifoso anche per me. Per fortuna le cose non sono così. E nella scienza, che nella sua versione attuale sta finalmente mostrando crepe e faglie di rottura, si cerca di salvare il salvabile mettendo le mani su "anomalie scientifiche" che hanno un grande impatto sui media, come la fusione fredda, cercando di guidarle o comunque influenzarle verso qualcosa che non collida con quanto fatto fino ad ora e che non leda interessi di multinzionali e corporation che continuano a coprire di soldi istituti, facoltà, università e ricerche che non vadano contro i loro interessi.
In fin dei conti sono solo "prove di fusione fredda".

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