venerdì 1 maggio 2009

La brutalità del Potere

Il governo Obama è invischiato ancora nei gravi problemi finanziari. Piani di salvataggio, trilioni di dollari bruciati,sono ormai considerati come semplici imprese disperate, dopo i fallimenti del passato che mettono in discussione l’insolvenza dello stesso Stato Americano. Le voci sgomente sono numerose. Paul Krugman afferma che questi piani sevono solo per fare profitti alle banche e nulla per la gente. Julian Delasantellis, un altro economista, afferma che la Federal Reserve sta dicendo agli stranieri, specie ai cinesi, che gli USA non hanno bisogno dei loro soldi, perchè se li stampano da sè. Sembra che l'amministrazione Obama sia incapace di fare qualunque cosa di concreto per salvare il paese.
Tutto ciò sembra irrazionale e suicida, e lo è. Ma acquista il suo senso pieno quando si intuisce che l’intento non è più difendere «il mercato», la economia, il dollaro o nemmeno le banche; il vero scopo è una sola cosa: il potere.
Nella sua forma più nuda e bruta. Mantenere il potere di chi ce l’ha, mentre tutto crolla. In questo senso, il momento è apocalittico, nel senso di rivelatore: tutte le menzogne della «democrazia», del «governo per i cittadini», e persino del «libero mercato», sono state spazzate via. E' rimasta la grinta dei banchieri e degli speculatori che appare in primo piano, senza abbellimenti cosmetici. Sono loro che conducono la loro propria rivoluzione - quella che dovrebbe fare il popolo - e la vincono.
I capi del gigante assicurativo AIG, responsabili del fallimento della loro impresa, si sono distribuiti «bonus» per 180 milioni di dollari. Sotto la pressione dell’opinione pubblica infuriata, si è cercato di riprendere quei milioni rubati, magari anche con una tassazione eccezionale del 90%. La cosa inaudita, irrazionalmente brutale, è la reazione di Wall Street, in piena rivolta contro il pericolo di una decurtazione dei loro stipendi. Presidenti e amministratori delegati di banche, di fatto nazionalizzate, di hedge funds mantenuti dai contribuenti, gridano sul loro «diritto» a quegli emolumenti. E i loro grandi media stanno facendo una campagna forsennata per salvaguardarli, in sovrano dispregio del più semplice buon senso. Secondo costoro le paghe altissime sono dei bonus per trattenere queste persone, come se ci fosse qualche banca in giro a contendersi i principali autori degli immani disastri da loro generati.
Ma il peggio è che il governo Obama sostiene questa tesi assurda.
Lawrence Summers, ebreo, economista cattedratico e gestore di hedge funds, ora nel team governativo, ha difeso senza vergogna questo concetto.
Non contento, ha ricordato che è impossibile abrogare contratti e stipendi contrattualmente. Un’incredibile faccia tosta. In questi stessi mesi, la sacralità dei contratti è stata gettata al macero per quanto riguarda, ad esempio, i salari degli operai dell’auto che - per ottenere aiuti federali alle loro fabbriche decotte General Motors, Ford, eccetera - hanno dovuto accettare riduzioni della busta-paga. Il loro sindacato, United Auto Workers, ha accettato, cosciente della tragica crisi. La micragnosa «Social Security» USA è stata sconfessata, quando il governo ha deciso di tassare l’85% del benefici per i pensionati; e un americano, per avere la copertura minima sanitaria (Medicare), deve sacrificare parte dei suoi versamenti alla Social Security per «comprarsi» l’assicurazione sanitaria, e aggiungerci un’assicurazione privata. Tutti contratti che sono stati violati per legge, rivisti al ribasso. E non basta.
Il segretario ai reduci, l’ex generale Eric Shinseki, ha rivelato un piano dell’amministrazione Obama per obbligare i reduci di guerra a pagarsi la cura delle ferite e malattie che si sono guadagnati al servizio dello Stato, contraendo un’assicurazione privata. Qui, a venire infranto non è solo un contratto; è il contratto sociale stesso, l’elementare rapporto di fiducia che, in Occidente, ha unito storicamente governanti e governati, e ne ha determinato la grandezza. Adesso i padroni veri - che sono i banchieri d’affari - buttano la maschera. Dicono al popolo che hanno mandato nelle guerre dissennate di Bush e dei neocon, che hanno indebitato fino all’insolvenza, che hanno lasciato senza protezione sociale perchè «è un costo per il mercato».
In questa brutalità, in questa manifestazione di nudo potere, c’è qualcosa di mai visto. Perchè i capibastone si comportano così brutalmente, e così irrazionalmente? Perchè brutalmente possono. Perchè ne hanno il potere. Perchè si sono fatti un governo - dei governi - da loro nominati, pagati e selezionati, per difendere i loro interessi «contro» quelli di tutti i cittadini. E adesso, la cosa può essere rivelata senza alcun infingimento, perchè i cittadini non si ribellano. Patetico il presidente Obama che, per giustificare il disastro provocato dai suoi pagatori, afferma che "Il guaio è che tutto quel che ci ha messo nelle peste era perfettamente legale". Ancora l’invocazione del «diritto» a favore dei padroni, tacendo che la «legalità» quelli se la sono fatta fare su misura: hanno voluto che il Congresso abolisse la legge glass-Steagall, che vietava alle banche commerciali di agire come banche d’affari speculative, e a chi timidamente la ripropone.
Di fatto, la Casa Bianca ha salvato gli emolumenti mostruosi. E anche la furia popolare contro i bonus della AIG è, in fondo, un trucco per sviare l’attenzione dal vero scandalo: che i finanzieri della AIG premiati da questi bonus «di diritto» sono sotto inchiesta da parte delle autorità britanniche e americane di controllo, che dovrebbero essere non già spogliati dei premii, ma in galera, per aver venduto «polizze assicurative» contro rischi finanziari (i CDS) senza avere la copertura e le riserve necessarie a far fronte all’impegno - anch’esso «contrattuale».
Tutti i media, su comando, agitano il caso dei bonus e danno spazio alla rabbia dei lettori; così non si parla della necessaria riforma del sistema. Banche di fatto nazionalizzate devono continuare ad essere in mano a privati che si scremano i miliardi, mentre hanno distrutto l’economia mondiale con sprechi di ricchezza reale mai visti, nemmeno nei sistemi socialisti sovietici proverbialmente «inefficienti». Non stupisce che dalla rovina dei lavoratori e dell’economia emerga, invitto e trionfante, il solito gigante: Goldman Sachs, insieme a Morgan Stanley «i soli eletti». Sempre con il denaro pubblico, s’intende.
Anzitutto, dei 180 miliardi di dollari che i contribuenti hanno versato alla AIG, la quasi totalità sono andati a pagare le istituzioni finanziarie cosiddette «controparti» delle pseudo-assicurazioni accese dalla AIG: e fra queste, Goldman Sachs giganteggia, essendosi accaparrata direttamente 4,8 miliardi e indirettamente (attraverso la sua costola Maiden Lane, creata apposta come pattumiera dei Credit Default Swaps) altri 5,6 miliardi. Qualunque altro provato che compri un’assicurazione da una compagnia che si rivela incapace di rifondere il dovuto, si accolla la perdita e fallisce pure; non Goldman Sachs, non i grandi banchieri. Lo Stato non ha lasciato fallire la AIG, perchè non fallissero i grandi banchieri. Ma anche queste sono briciole. Ricordiamo che dopo la bancarotta di Lehman Brothers, Goldman si è trasformata per miracolo da banca d’investimento in banca commerciale, onde poter godere del primo mega- salvataggio da 800 miliardi, il cosiddetto TARP, lanciato dal ministro del Tesoro Henry Paulson, ex dirigente Goldman Sachs. Nella sua nuova e innocente vestina di banca di depositi, Goldman ha potuto farsi salvare dallo Stato, vendendo alla Stato 10 miliardi di azioni privilegiate (ossia senza diritto di voto nè di ingerenza sugli affari, una specie di Tremonti bonds) su cui paga il 5% d’interessi.
Per valutare il vantaggio, bisogna ricordare che appena un mese prima, con l’acqua alla gola, s’era fatta prestare 5 miliardi di dollari con lo stesso metodo (emissione di privilegiate) dal celebre Warren Buffett: ma questo aveva chiesto e ottenuto un interesse del 10%. Ora, la differenza fra prendere 10 miliardi al 5% e 10 miliardi al 10% è 500 milioni di dollari l’anno: a tanto ammonta il sussidio che lo Stato ha dato alla sua padrona Goldman. Grazie ad esso, la superbanca risparmia mezzo miliardo l’anno in interessi.
Ma i regali non finiscono qui. La Federal Deposit Insurance Corp. (FDIC) statale ha inventato un programma per garantire i debiti «unsecured» venduti dalle banche nella nuova, grave situazione di credit crunch. La cosa è stata dipinta come una manovra per far fluire il credito alle imprese dell’economia reale. Ma di fatto, Goldman è stata la prima a profittarne: a novembre ha emesso 5 miliardi di dollari in titoli triennali «garantiti FDIC», e il 12 marzo altri 5 miliardi: al tasso d’interesse, visto che c’era la garanzia di Stato, del 3,36. Altri miliardi di dollari in interessi risparmiati, altro denaro raccolto quasi gratis. E come li adopera, per rinsanguare forse l’economia reale? Nooo, figuriamoci.
I grandi banchieri riescono a guadagnare ancora, anche in tempo di depressione mortale, devastando quel che si può ancora devastare delle economie di interi popoli mediante una speculazione selvaggia contro le divise dei paesi a rischio con questi soldi indebitamente requisiti, aggravando la posizione dei rispettivi stati. Non si può immaginare un più nudo e brutale esercizio di potere. E ciò perchè l’amministrazione Obama ha di fatto concesso a Wall Street un’amnistia generale, su ordine di Wall Street. Queste speculazioni estreme andrebbero vietate, invece restano «legali». E mentre devastano, i banchieri continuano a difendere i loro emolumenti, a lagnarsi che il Congresso stia facendo «una caccia alla streghe», che in USA infuri il «nuovo McCarthismo» contro di loro, poveri figli di mamma.
Già oltre 200 banche hanno ritirato la loro richiesta di ottenere fondi pubblici di favore (ai tassi ridicoli che abbiamo visto nel caso Goldman Sachs) per evitare il taglio sui loro stipendi imposto dal governo a chi accetta soldi del contribuente; è una minaccia, di fatto queste banche minacciano di lasciar collassare il sistema finanziario intero, piuttosto che accettare una modesta limitazione del loro potere e dei loro profitti privati.
Un senatore di nome Bernie Sanders ha tratto la conclusione: «Sprechiamo ore ed ore in Senato a discutere uno stanziamento di 10 milioni, ma poi, senza alcuna discussione, si stanziano tremila miliardi e la FED non ci dice nemmeno a chi li dà. Qui siamo davanti ad un governo-ombra, con un bilancio che supera di molte volte quello federale, gestito dittatorialmente da un solo uomo, il governatore Ben Bernanke. E’ qualcosa di rivoluzionario».
Infatti è la rivoluzione. L’incredibile rivoluzione dei ricchi contro i poveri, degli speculatori contro i lavoratori, degli sfruttatori contro gli sfruttati. Gli sfruttati, quelli che storicamente fanno le rivoluzioni, sono stati anticipati e prevenuti. I banchieri usurai hanno appreso la lezione, e imposto la loro «legalità» di fatto, che è puro, nudo brutale potere.

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