venerdì 5 giugno 2009

Il Collasso e la Fede

La crisi che stiamo vivendo (abbiamo appena cominciato) è troppo caotica per essere l’opera di un complotto di una minoranza consapevole. C’è qualcosa di eccessivamente incontrollato,anche perché i potenti abituati al potere assoluto, stanno scivolando sia nel panico che nella paranoia. Il collasso è troppo sistemico e grandioso, da travolgere tutto e tutti, e persino ogni «ricchezza» materiale in qualunque forma. Persino l’oro rischia di non valere più, al fondo di questa implosione: con che cosa scambiarlo, se mancherà il cibo?
Ci sono dei manager delle banche d’investimento (merchant Bank) che, nel momento stesso del collasso delle loro banche o fondi, hanno arraffato una settantina di miliardi di dollari di emolumenti (noti: il 10% della cifra stanziata dal Piano Paulson per il salvataggio della finanza USA), e che stanno godendosi giorni di bisbocce e spese folli in certi grandi alberghi; ma sono comportamenti tipici da «fine di tutto»: avveniva nei tempi delle grandi epidemie, la peste infuriava e c’erano allegre compagnie che folleggiavano, dando fondo a tutto.
Quando il Titanic affonda, c’è chi arraffa l’ultima bottiglia di champagne, e chi si dà al sesso frenetico. E’ ancora, a suo modo, umano.
Nei piani alti del potere, si manifestano però comportamenti ostinatamente e palesemente distruttivi ed auto-distruttivi, che negano la logica umana, anche quella bassamente utilitaria. Ma questo si spiega con l’ideologia, quella liberista.
Simili comportamenti erano ravvisabili anche nel potere sovietico, dominato dall’ideologia marx-leninista. Che senso ebbe, nell’interesse stesso del partito, provocare una carestia inaudita, mai prima avvenuta nella fertile terra russa, nei primi anni ‘30, massacrando i coltivatori diretti ucraini a milioni?
Lo si fece perchè l’ideologia dettava che la proprietà privata andava abolita, e in modo punitivo, con l’uso del «terrore proletario» contro chi faceva resistenza anche passiva. In base a quale razionalità i capi del Partito caduti in disgrazia e incarcerati da Stalin, confessavano docilmente delitti, tradimenti e complotti anti-comunisti mai avvenuti, in processi-farsa? Erano convinti che il Partito richiedeva da loro questo sacrificio, nell’avanzata verso il comunismo realizzato l’individuo non conta nulla, e la verità è quella che viene stabilita dal Comitato Centrale. Che cosa indusse Stalin a fare una purga omicida di generali proprio nell’imminenza della seconda guerra mondiale, o gettare nel Gulag da 20 a 60 milioni di cittadini, senza che nessuno nel Partito osasse alzare una voce per evitarlo?
L’ideologia lo richiedeva; l’ideologia che era diventata «sistema» e governo, macchina burocratico-sterminatrice, e che nessuno poteva fermare; perché per fermarla, sarebbe occorso pensare «fuori» dell’ideologia, e quelli non avevano alcuna capacità di pensare «fuori» dalla dottrina marx-leninista.
Era l’unica che conoscevano, era la loro fede, fuori di essa si sentivano semplicemente un nulla.
Sembra incredibile, ma fu proprio così; a studiare la mentalità dai capi comunisti nella cerchia interna di Stalin - essi stessi in pericolo continuo di eliminazione, e tuttavia ferocissimi eliminatori di altri membri del Partito, sempre pronti ad elevare accuse inventate - c’è da restare semplicemente sgomenti. A forza di questo, alla fine, il sistema sovietico è crollato su se stesso, non perchè combattuto e vinto da forze esterne, ma vittima - come si dice - delle proprie contraddizioni.
Ora, il liberismo globalizzato e finanziario, assoluto e senza regole, è vissuto dalle classi dirigenti anglo-americane come ideologia. Esattamente come i capi del PCUS vivevano la loro. Ciò che fanno e ci stupisce e spaventa per la sua irrazionalità, viene da una visione del mondo e della società che essi (come i marxisti) credono «scientifica», e quindi oggettiva e ineluttabile.
I comunisti si ritenevano in possesso del metodo per creare la «società senza classi», l’«uomo nuovo», il paradiso in terra; dunque, se la realtà o la natura resisteva a questo metodo, significava che la realtà era nemica dell’ideologia, e andava piegata o distrutta.
Gli ideologi seguaci di Adam Smith reinterpretato da Wall Street volevano instaurare il «mercato perfettto» (il loro paradiso in terra), dove la «mano invisibile» dava a ciascuno ciò che meritava; il migliore sistema possibile per l’umanità, quello «scientifcamente giusto».
Per instaurarlo, basta abolire ogni sovranità, ogni qualità non commerciabile (culture e religioni, valori etici e senso di dignità e nobiltà, tutti ostacoli al consumo), ogni differenza nazionale e individuale, trasformare tutti gli uomini con le loro diversità, varietà e culture, in «consumatori-standard» perfettamente permeabili alla pubblicità, e in lavoratori-merce, liberamente spostabili, intercambiabili e in concorrenza in base al loro «costo» salariale.
Se la realtà, sotto questo trattamento, scricchiola e geme, minaccia di crollare trascinando nel crollo anche loro, non se ne preoccupano: muoia la realtà, muoiano gli uomini, purchè l’ideologia viva. Ed oggi che il sistema implode devastando ricchezze, vite e generazioni, questi potenti non sanno che fare: sono prigionieri del «pensiero unico» che hanno imposto come «verità» (in russo: Pravda). Come i capi sovietici di ieri, credono alla loro stessa propaganda, e non hanno un’altra dottrina a disposizione.
I rimedi che tentano hanno qualcosa di tragico e di ridicolo, perchè cercano di sanare il disastro secondo la loro ideologia: la finanza con più finanza, le banche con più liquidità, e soprattutto pensano a salvare le banche e i corsi delle azioni mentre sotto, l’economia reale si paralizza e si gela, producendo disoccupati e penuria.
Quando scompare la fede in Dio come «senso comune» socialmente condiviso (con quel che comporta: l’esame di coscienza, la preghiera, il mettersi sotto l’occhio di Dio per farsi esaminare, il riconoscere i propri errori, il pentimento, la carità verso il prossimo) è quasi inevitabile che ad essa si sostituisca l’ideologia. L’ideologia è il surrogato tossico della fede; essa conquista proprio i cuori mediocri - ossia la maggioranza - per la sua semplicità e totalità. I cuori umani hanno bisogno di una fede totale a cui darsi, di una visione del mondo esaustiva.
Benchè ogni ideologia sia atroce e mortifera, una fase storica in cui un’ideologia cade e perde la sua presa sugli animi è pur sempre terribile. Se non interviene a riempire il vuoto la fede (e la fede uno «non se la può dare», specie l’uomo post-moderno) allora avanza la generazione del cinismo e dell’autodistruzione: come i nostri giovani che si devastano con la coca o con l’alcol, che si stordiscono e si uccidono per eccesso di velocità, alla perenne ricerca di «esperienze-limite».
Questa ricerca è essa stessa il surrogato di una pulsione ineliminabile al «più alto», alla «uscita da sé», all’esperienza dell’estasi e della Visione (o Liberazione, o nirvana) che il nostro mondo occidentale non sa più proporre, ma solo deridere.
Senza nè fede nè ideologia, manca una ragione per vivere. E allora si cercano «pretesti» per riempire il vuoto. Il vuoto di soprannaturale, che è presente nel cuore umano e non può essere colmato.
Questo è il lato spaventoso dell’uomo, ed è anche la prova che non è una creatura puramente zoologica. L’uomo vuole «tutto», il Tutto; se non può concepirlo, come i grandi manager della finanza, vogliono - in mancanza di meglio - «tutti i soldi del mondo». E’ una forma di droga e di uscita dal limite, un altro surrogato. E ci dice che la civiltà è arrivata a un capolinea, se non interviene un Salvatore.
Naturalmente tutto ciò ha qualcosa di satanico.
Ecco, se dobbiamo addditare un grande burattinaio dietro le azioni inumane ed autodistruttive dei potenti come dei giovani, incomprensibili anche in termini di tornaconto, può essere quello. Quando un complotto appare «troppo» ben concepito e coerentemente condotto fino al termine ultimo, nonostante la pochezza degli attori umani che paiono gestirlo (ma ne sono gestiti), credo si possa vedervi l’opera del Ribelle, del Lapidato, del padrone del mondo.

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