giovedì 4 giugno 2009

La fine dell'asse Usa-Cina

Il tacito accordo monetario tra Washington e Pechino e ormai terminato. Nel corso degli ultimi anni, la banca Goldman Sachs aveva fatto di tutto per convincere sia il governo US ad accettare la svalutazione dello yuan, sia il governo cinese a investire in buoni del Tesoro US. Fin dall’inizio della crisi economica negli Stati-Uniti, il direttore della Goldman Sachs, Henry Paulson, era stato nominato dal presidente Bush segretario del Tesoro per mantenere l’accordo fra US e Cina. Recentemente, il presidente Obama ha nominato il lobbista pro-Cina Gary Locke segretario al commercio al fine di proseguire ad ogni costo questa cooperazione. Tuttavia:
- in gennaio la Cina ha interrotto l’acquisto di buoni del Tesoro US, successivamente a fine marzo ha ripreso l’acquisto di buoni ma in misura assai ridotta, in cambio della rinuncia da parte di Washington di portare la questione della svalutazione dello yuan a livello internazionale.
- a marzo, il Primo ministro e il governatore della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, propongono pubblicamente che il dollaro non sia più la moneta di riserva e che questo ruolo sia affidato a una moneta non nazionale emessa da una istituzione internazionale.
- il 2 aprile, dopo il G20, gli Stati-Uniti e la Cina attivano un meccanismo di concertazione in materia di economia e di politica estera. Lontani dal ripristinare il tacito accordo tra le due capitali, questa iniziativa ha dato piuttosto l’impressione della ricerca di una separazione consensuale.
- in aprile, le autorità cinesi annunciano che, a casusa della crisi degli Stati-Uniti, gli scambi commerciali cino-americani hanno avuto una contrazione pari al 6,8% in un anno, mentre gli investimenti US in Cina sono crollati del 19,4%.
- il 24 aprile, la Banca centrale cinese promulga di avere quasi raddoppiato le proprie riserve di oro. Detiene 1054 tonnellate del prezioso metallo, che la piazza al 5° posto mondiale in riserve aurifere, mentre si trova al 1° posto per quanto riguarda le riserve in divise straniere pari a 1946 miliardi di dollari. Di queste liquidità, il cui il corrispettivo esatto in dollari è sconosciuto, la Cina trasforma 95 miliardi di dollari in monete diverse con partners differenti (Bielorussia, Malaisia, Argentina…).
- il 26 aprile, la delegazione cinese alla conferenza annuale del FMI e della Banca mondiale, interviene con insistenza affinché il processo di riforma di queste istituzioni venga accelerato e limitare il diritto di voto degli USA in favore dei paesi emergenti.
- il 13 maggio, alcuni parlamentari US, sostenuti dai sindacati, accusano la Cina di manipolare i tassi di cambio. Questi depongono una proposta di legge volta a modificare per autorità il tasso di cambio tra dollaro e yuan. Benché il segretario del Tesoro abbia disapprovato il loro cammino, questa iniziativa appare come una minaccia dell’amministrazione Obama nei confronti di Pechino.
-il 18 maggio, la Cina e il Brasile dichiarano di rinunciare al dollaro per i loro scambi bilaterali. Pechino è divenuto così il primo partner commerciale di Brasilia, prima di Washington.
Le autorità cinesi si sono dotate di una strategia a lungo termine volta allo sviluppo del sistema bancario nazionale, all’accrescimento del mercato obbligazionario interno e infine a liberalizzare gli scambi monetari. Le autorità sperano quindi di fare di Shanghai una della più importanti borse mondiali entro il 2020 e stimano che nel 2030 l’economia cinese avrà superato quella degli Stati-Uniti.
Oramai è la fine dell'asse perverso Usa-Cina e lo stacco di quest'ultimo paese verso la piena e totale indipendenza. La Cina come la più grande potenza economica globale. La fine della supremazia Americana nel mondo. Benvenuti nel 21° secolo.

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