sabato 20 giugno 2009

La verità contro i miti

Metz, Francia. La visita in Normandia del presidente americano Barack Obama, per commemorare il 65mo anniversario dello sbarco, ci ha portato a riflettere sull’intero corso della Seconda Guerra Mondiale e sulla sua perdurante propaganda come sui miti che tuttora ne circondano il ricordo. Ci sono almeno quattro di questi “miti” che sono particolarmente irritanti e fuorvianti.
- Primo: L’esercito francese non si è semplicemente arreso né è fuggito via nel 1940, così come proclamano gli Americani conservatori che non sanno nulla. Il Blitz tedesco che fra il maggio ed il giugno 1940 ha colpito la Francia travolgendo e scuotendo le sue armate come foglie sotto una tempesta, ha segnato una rivoluzione storica nel modo di condurre la guerra. La guerra lampo ha agito unendo la rapidità di movimento delle armate e della fanteria mobile, la precisione dei punti da bombardare, una logistica di supporto flessibile e nuove alte tecnologie in 3 C: comando, controllo e comunicazioni. Nel 1940 la Germania era al vertice nel mondo per le tecnologie avanzate: il 75% di tutti i trattati tecnologici erano perciò stati scritti in tedesco. Le armate francesi ed i generali, addestrati a rispondere secondo i metodi della I Guerra Mondiale, furono sopraffatti da questo modo veloce di combattere. La Francia si basava ancora su una popolazione che in larga parte si occupava di agricoltura. L’attacco lampo, che ora viene adottato da tutte le forze armate più moderne, era studiato per colpire la mente più che il corpo, paralizzando la sua capacità di gestire grandi spiegamenti di forze o di combattere. I tedeschi chiamarono “pallottola d’argento” questa loro strategia.
E in effetti lo era. La Francia si affidava ancora ai corrieri per consegnare informazioni vitali. La Germania fu leader nel mondo nell’uso delle radiocomunicazioni mobili. E’ stupefacente sapere che il comandante in capo delle Forze armate francesi, Generale Gamelin, non aveva ancora il telefono nel suo quartier generale appena fuori Parigi. Le forze di spedizione inglesi ben preparate, furono battute in Francia altrettanto velocemente di quelle francesi, e si salvarono soltanto abbandonando i loro alleati francesi e dileguandosi attraverso il canale della Manica. Nessuna armata al mondo, in quel momento avrebbe potuto resistere davanti alla guerra lampo tedesca, strategicamente pianificata dal brillante Erich Von Manstein e portata avanti dagli audaci Heinz Guderian ed Erwin Rommel, tre dei più grandi generali della storia moderna.
Ma essi furono anche incredibilmente fortunati. Una bomba su un ponte tedesco sulla Mosa, o l’impossibilità di attraversare la foresta delle Ardenne con i mezzi bellici avrebbero potuto significare una differenza sostanziale tra vincere e perdere. I Francesi avevano momentaneamente spostato le riserve più deboli proprio nel settore che la Germania attaccò. Fu, come ebbe a dire Wellington dopo Waterloo, un dannato vicolo cieco. La nuova fluida tattica germanica infranse le armate francesi. Essi non riuscirono a riordinare le loro file nonostante la loro fiera resistenza. Gli agili panzer tedeschi furono costantemente dietro di loro incalzandoli. Una ritirata sotto il fuoco è la più difficile e pericolosa delle azioni militari. Dopo sei settimane, e la pugnalata alle spalle dell’Italia di Mussolini, le armate francesi furono disintegrate. La Francia perse 217 mila uomini e altri 400 mila feriti. Paragonate queste cifre alle perdite dell’America, 416 mila morti, in quattro anni di guerra nel Pacifico e in Europa. Ma alla fine la Francia non soffrì una perdita pari a quella della I Guerra Mondiale : 2 milioni di morti. La Germania perse 46 mila uomini nel corso delle varie azioni, altri 121 mila furono feriti e perdette 1000 velivoli. Se paragoniamo i dati, gli Stati Uniti, l’Inghilterra e il Canadà persero qualcosa come 10 mila soldati fra morti e feriti nel giorno dello sbarco in Normandia.
-Secondo. Le fortificazioni francesi della Linea Maginot non furono tecnicamente aggirate, come racconta il mito. I tedeschi attaccarono la zona Nord Occidentale della parte terminale della Linea, passando attraverso la foresta Belga-francese delle Ardenne, lungo una strada che era stata creata in precedenza, nel 1939, dall’esercito francese che aveva svolto in questa zona le esercitazioni belliche. Fu l’immobilità dell’esercito francese che fallì e non la Linea Maginot. Può anche essere stata troppo costosa, avere richiesto l’impegno di troppi uomini ed essere diventata il simbolo del modo di difendersi della Francia, ma la grande struttura fortilizia (la Grande muraglia di Francia) adempì bene lo scopo per cui era stata costruita. La Linea era stata progettata solo per difendere le industrie del carbone e dell’acciaio dell’Alsazia e della Lorena, e lo fece.
I tedeschi decisero che un attacco alla Linea sarebbe stato troppo costoso in termini di uomini ed optarono per una strada diversa, attraverso il Belgio.
Ma a causa della falda freatica delle Fiandre e del fatto che la Francia non aveva voluto costruire fortificazioni davanti agli alleati belgi, i confini Franco-Belgi avevano solo ridottissime difese fisse.
Per ironia della sorte, dopo che i tedeschi erano entrati a Sedan, sulla Mosa, un distaccamento dei Francesi, tenuto di riserva per proteggere questo punto vitale, si spostò ad est sulla breccia di Stenay per proteggere la Linea Maginot da un aggiramento e in tal modo aprì la strada ai panzer di Guderian che entrarono così nella Francia Nord Occidentale dietro le linee francesi. La seconda grandiosa operazione anfibia nell’Europa Occidentale durante la II Guerra Mondiale fu l’attraversamento del Reno, un fatto completamente dimenticato, che i tedeschi effettuarono sotto il fuoco nemico nel Giugno del 1940. Quelli che difesero l’inconquistata Maginot mantennero la loro posizione sino all’armistizio. Quelli che hanno preso in giro la Francia per avere costruito una fortezza che supponevano “aggirabile” dovrebbero conoscere le “inespugnabili” moderne fortificazioni statunitensi a Manila e il Forte Singapore edificato dagli inglesi che furono entrambe presi alle spalle dall’esercito imperiale giapponese. Le tanto vantate difese della “Westwall” e costiere non si comportarono meglio.
-Terzo. La Wehrmacht e la Luftwaffe tedesche furono sconfitte molto prima dello sbarco. Nel commemorare la guerra, dobbiamo ricordare il coraggio e il valore degli intrepidi soldati e piloti russi che, come i soldati tedeschi, combatterono in modo magnifico sebbene per un regime criminale. La Seconda Guerra Mondiale in Europa non fu vinta per lo sbarco in Normandia, come vuole il mito. L’esercito e l’aviazione tedesche erano già state sconfitte dalle titaniche battaglie del fronte orientale.
I numeri parlano da soli. Gli eserciti Sovietici distrussero il 75 / 80% delle divisioni tedesche, 4 milioni di soldati, e la maggior parte della Luftwaffe. La Russia perdette almeno 14 milioni di uomini ed un analogo numero di civili. L’Armata rossa distrusse 507 divisioni Axi. Sul fronte occidentale, dopo lo sbarco, gli alleati distrussero 176 divisioni tedesche in cattive condizioni.
Quando gli alleati atterrarono in Normandia, incontrarono le forze tedesche già colpite e prive di copertura aerea, in difficoltà per la mancanza di carburante e di rifornimenti, incapaci di muoversi in tempi brevi. Nonostante questo i tedeschi combatterono come tigri. Se gli americani, gli inglesi e i canadesi avessero dovuto affrontare la Wehrmacht e la Luftwaffe del 1940 il risultato sarebbe stato molto diverso.
- Quarto. La Seconda Guerra Mondiale non fu una lotta tra il bene e il male, tra le democrazie occidentali e le potenze totalitariste, come tuttora erratamente si ritiene. Fu un conflitto per i territori e per le risorse che ha visto contrapporsi tra loro l’Impero Britannico che controllava il 25% dell’intero globo, l’Impero Francese, l’Impero Olandese e quello Belga e, più tardi, l’impero Statunitense (che possedeva le Filippine, possedimenti nel Pacifico, l’isola di Cuba e l’America Centrale), contro gli imperi italiano e Giapponese. L’Unione Sovietica era essa stessa un Impero. Nel 1939, le uniche grandi potenze senza colonie, che quindi non rappresentavano un potere imperiale, erano la Germania (che aveva perso le sue poche colonie nella Prima Guerra Mondiale) e la Cina. Una volta conclusa la guerra l’Inghilterra e l’Olanda, che protestarono per avere subìto le crudeltà dell’occupazione nazista, chiesero di poter riavere le loro antiche colonie, alcune delle quali avevano dichiarato la propria indipendenza.
E’ difficile chiamare tutto questo una crociata per la libertà. Fu certamente una liberazione per la popolazione bianca della Germania e dell’Europa occupata. Ma non lo fu per le popolazioni dell’Asia e dell’Africa. Comunque, alla fine, la guerra mise in moto forze che avrebbero sicuramente determinato la fine del colonialismo. Il collasso dell’Impero britannico, che Winston Churchill aveva cercato di difendere ad ogni costo, aprì la strada alla decolonizzazione di tutto il mondo. E questo non dobbiamo dimenticarlo.

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