lunedì 8 giugno 2009

La Guerra Mondiale sul Petrolio

Le ragioni strategiche che trasformano il "triangolo del petrolio" - Eurasia-Caucaso-Medio Oriente – nella zona di teatro della terza guerra mondiale (alimentata possibilmente con armamento nucleare) per il controllo delle risorse strategiche che servono a garantire la futura sopravvivenza delle potenze capitaliste, sono tutte li. Nella “Grande Scacchiera” per il controllo geopolitico militare, la possibilità di una prossima guerra, conta su tre elementi detonanti interattivi:
- Mantenere il mondo Anglosassone all'apice della capacità produttiva
- Mantenere il controllo delle risorse vitali del pianeta, petrolio in primis
- Impedire l'accesso a tali risorse da parte di paesi potenzialmente ostili ed impedire loro di avere il "grilletto" nucleare.
Questi tre principi centrali definiscono e cadenzano le linee guida dell'ordine capitalista internazionale in crisi, e hanno chiaramente tre attori principali:

A) USA, Unione Europea e “l’asse occidentale".
B) Russia, Cina e “l’asse asiatico".
C) Iran e “l’asse islamico".

Questi tre blocchi centrali definiscono (a modo di detonatori, e quando la crisi economica globale si alimenterà con la crisi energetica globale) uno scenario strategico da terza guerra mondiale, che avrà come causa scatenante i vari fronti di conflitto esitenti che si estendono oggi per Eurasia, Africa e Medio Oriente.
L'elemento fondamentale che definisce e dà sostegno alla contraddizione di fondo è il petrolio insieme alle risorse strategiche, come è il caso dell'acqua e la biodiversità, risorse essenziali per il funzionamento globale del sistema capitalista, le cui riserve si esauriscono senza aver ancora trovato alternative per sostituirle. La stesso cosa che succede oggi sia in Sri Lanka (con diverse caratteristiche)sia in Somalia, in Tibet, Sudan, nel Caucaso, Chad, Etiopia, etc, dove le potenze armano e finanziano "guerre civili" o "guerre religiose" per giustificare interventi o invasioni militari.
Nella realtà oggi il sistema capitalista già non ha nemici strategici che rimpiazzino il vuoto con un’altro sistema, e conseguentemente, tutti i conflitti esistenti nei cinque continenti sono detonatori esclusivi delle contraddizioni e delle rivalità dei sistemi capitalisti.
Il sistema capitalista è rimasto solo, e la sua dinamica irreversibile di distruzione storica arriverà solamente dalle sue proprie contraddizioni dietro un modello di "autodistruzione" marcata dalla ricerca del reddito e dalla concentrazione del potere mondiale in poche mani. Insomma, tutti i conflitti esistenti sono la sommatoria della lotta delle potenze capitaliste che competono tra sé per impadronirsi dei mercati e delle risorse strategiche, che sia già per mezzo di conflitti militari o di conflitti sociali attivati con fini di controllo politico.
Il petrolio e il gas (beni sempre più scarsi ed in esaurimento), il motore dei motori dell'economia mondiale, sono le risorse essenziali per la sopravvivenza delle potenze centrali e rappresentano l'asse esplosivo strategico dei conflitti militari in atto, che possono trasformare Wall Street ed i "mercati" in terra spianata ed in fiamme.
Una nuova esplosione militare della guerra energetica, tanto nel Caucaso (con la Russia come protagonista) come in Medio Oriente (con l'Iran come protagonista) si integrano nel quadro della crisi economica strutturale del sistema capitalista, che si prospetta come una minaccia di crisi ed esplosioni sociali che mettono in pericolo la governabilità del sistema su scala mondiale. Attraverso i percorsi geopolitici di Afghanistan, Pakistan o Iran, si trasmettono e ritrasmettono i teatri di conflitto che attraversano i territori compresi tra Eurasia e Medio Oriente, il cui esito colpisce direttamente le frontiere energetiche ubicate tra il Mar Caspio ed il Golfo Persico, punti strategici del petrolio e dell'energia mondiale.
Dopo la disintegrazione dell'URSS, USA e Unione Europea si gettarono sui mercati e le risorse energetiche delle ex Repubbliche Sovietiche nell’Europa dell’Est, dell'area caucasica e centroasiatica, tradizionalmente sfera di influenza russa, ampliando così la loro rete di basi militari in tutta la regione. L'importanza strategica dell'Iran, Afghanistan e Pakistan, nella scacchiera della guerra energetica, ha due ragioni principali:
- Tanto il Pakistan (un gigante islamico con potere nucleare) che l'Afghanistan (dominato da un conflitto armato contro i talebani) fanno parte del piano strategico per il dominio e controllo militare del "triangolo petrolifero" (Mar Nero - Mar Caspio - Golfo Persico) dove si concentra più del 70% della produzione industriale mondiale di petrolio e gas, elementi indispensabili per la futura sopravvivenza delle potenze capitaliste dell'asse Usa-UE.
- L'Iran, che controlla lo Stretto di Ormuz, da dove passa il 40% della produzione mondiale dell’industria petrolifera (con la possibilità, inoltre, d’avere la bomba nucleare) mette in pericolo la sopravvivenza dello Stato d'Israele e la supremazia del controllo economico, geopolitico e militare strategico del potere imperiale Usa-UE nella decisiva regione del Medio Oriente e del Golfo Persico.
Così, come la Russia rappresenta per l'asse Usa-UE la "barriera" geopolitica e militare da vincere per la conquista dell’Eurasia e delle sue risorse energetiche (vitali per la futura sopravvivenza dell'asse Usa-UE), l'Iran è la pietra che bisogna rimuovere per completare il controllo sulle rotte e delle riserve energetiche del Medio Oriente.
Queste sono le ragioni strategiche che trasformano il "triangolo del petrolio" nel teatro obbligato della terza guerra mondiale prossima ventura(sviluppata possibilmente con armamento nucleare) per il controllo delle risorse strategiche del pianeta per la sopravvivenza futura.
Ed alla fine, se ci sarà ancora qualcuno, i vincitori si spartiranno il bottino ed un nuovo "ordine mondiale" come nel 1918 e nel 1945. Gli Stati Uniti possono solo soddisfare un 25% della propria necessità energetica (tenendo conto che le risorse si esauriscono), e l'Unione Europea è completamente dipendente per l’approviggionamento di gas e petrolio. Cina (come India, Giappone e le potenze Asiatiche) hanno bisogno di petrolio e di gas (vengono rifornite principalmente dai corridoi russi) per sopravvivere come superpotenze industriali.
Di conseguenza, la Russia è l'unica superpotenza nucleare autosufficiente di gas e di petrolio e rappresenta per l'asse Usa-UE la "barriera" geopolitica e militare da vincere per la conquista dell’Eurasia e delle sue risorse energetiche.
Ed il gigante petrolifero socio della Russia, l’Iran, è a sua volta la pietra che bisogna rimuovere per completare il controllo delle rotte e delle riserve energetiche del Golfo Pesco e del Medio Oriente. Si capisce perché bisogna distruggere il cardine "dell’asse" del male? Lo scoppio della terza guerra mondiale non è il prodotto delle visioni di profeti, bensì un susseguirsi storico (inevitabile) di calcoli matematici per la sopravvivenza capitalista. Che è la madre di tutte le guerre.

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