martedì 23 giugno 2009

Sulle Soglie della Guerra

I 1.464 miliardi di dollari di spese militari nel pianeta e l’espansione geometrica dei guadagni dei consorzi di armi di Europa e Stati Uniti, sono la prova più inconfutabile della relazione simbiotica di sopravvivenza stabilita dal sistema capitalista con i conflitti armati e le occupazioni militari. L'uno si retroalimenta dall’altro e entrambi i termini dell'equazione formano la pietra angolare dell’esistenza stessa del sistema che oggi controlla il mondo. In un solo decennio le spese militari sono aumentate del 50% e di fronte alla crescente “militarizzazione” del pianeta una domanda perseguita gli esperti: per quale guerra si preparano le potenze?”
Finita l’Unione Sovietica e i processi della rivoluzione armata degli anni 70, oggi il sistema capitalista non ha nemici strategici che si domandino la possibilità di uno scontro militare aperto come durante l’epoca della Guerra Fredda.
Cionostante una spesa mondiale che sale ormai alla cifra incredibile di 1.464 miliardi di dollari (oltre ai miliardari affari per le industrie delle armi) marca uno scenario di crescente escalation militare delle potenze e dei paesi in tutti i continenti. Le potenze si preparano per una nuova guerra capitalista?
La spesa militare globale è cresciuta del 4% nel 2008 ed ha raggiunto la cifra record di $1.464 miliardi, il 50% in più rispetto al 1999, in base ad uno studio dell’Istituto di Investigazione per la Pace Internazionale di Stoccolma (SIPRI) divulgato nella capitale svedese.
“La crisi finanziaria globale ancora non ha avuto ripercussioni negli introiti e benefici delle grandi imprese delle armi”, segnala il SIPRI.
Questa cifra equivale al 2,4 % del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale e a 217 dollari per ogni abitante del pianeta, secondo l’organismo svedese.
Il più grande incremento spetta agli Stati Uniti (58%), le rispettive assegnazioni di Washington sono aumentate di 219.000 milioni di dollari dal 1999. Si sono quasi triplicate le spese militari in Cina e in Russia, fino a $ 42.000 milioni e $ 24.000 milioni rispettivamente.
Un notevole incremento delle spese militari è stato registrato in India, Arabia Saudita, Iran, Israele, Brasile, Corea del Sud, Algeria e Gran Bretagna, secondo il SIPRI. Di questa cifra, l’attuale preventivo della Difesa degli Usa supera il 50% del totale della spesa in armi nel mondo. Finalmente il “sogno americano” di Obama si materializza in numeri: il preventivo destinato all’area della Difesa (il Pentagono) che include le guerre militari e le politiche occupazionali si aggira sui 730.000 milioni di dollari per l’esercizio fiscale 2009. Allo stesso tempo, le occupazioni militari degli Usa in Iraq e in Afghanistan “hanno generato una spesa supplementare di 903.000 milioni di dollari solo per gli Stati Uniti” nel periodo 1999-2008, ha aggiunto Sam Perlo- Freeman, direttore del progetto del SIPRI sulla spesa militare.
La prima potenza imperiale è, senza sorpresa, il paese con le più grandi spesa in armi nel mondo, per il SIPRI.
Per il SIPRI le spese degli Stati Uniti già rappresentano quasi un 42% di tutto il totale, più che gli altri 14 paesi riuniti, nel lascito della politica dell’ex presidente George W.Bush. Dal 1999, le spese della difesa statunitense è aumentata di un 67% (a valuta costante), per situarsi in 607.000 milioni di dollari l’anno scorso e arrivare a 730.000 milioni nella finanziaria fiscale del 2009.
Le spese militari globali hanno raggiunto, nel 2007, 1.200 miliardi di dollari essendo aumentati i costi della “guerra al terrorismo” e delle operazioni dell’occupazione statunitense in Iraq e in Afghanistan.
“L’idea della 'guerra contro il terrorismo' ha stimolato molti paesi a vedere i propri problemi attraverso una lente altamente militarizzata, usando questo argomento per giustificare le loro alte spese militari”, spiega Sam Perlo-Freeman, investigatore dell’istituto svedese. In questo modo si verifica la relazione diretta della “guerra al terrorismo” con i guadagni e l’espansione dei consorzi di armi degli Usa, che risultano essere, insieme alle industrie petrolifere e alle aziende di servizi (che includono le compagnie di assicurazioni private), i principali beneficiari delle invasioni e delle occupazioni militari, sia in Iraq come in Afghanistan come nei conflitti attuali e potenziali nel M.O e in tutto il pianeta, tra i quali sono già pianificate azioni militari contro l’Iran e la Siria.
In un dossier di giugno del 2008, il SIPRI affermava che i 12 paesi del Sud America, dopo il summit dei Presidenti dell’UNASUR, realizzato a Brasilia, progettano di costruire un Consiglio di Difesa regionale, hanno aumentato le loro spese in armi durante il 2007 di un 25%. Si tratta di un record per i paesi di questa regione, che viene iscritto in una tendenza mondiale all’aumento della spesa in armi capeggiata dagli Usa.
In base ai dati del SIPRI, la spesa nella difesa dei paesi del Sud America ha raggiunto i 50000 milioni di dollari nel 2008 contro i 39961 nel 2007. La crescita della spesa militare corrisponde ad una tendenza generale dei paesi sud americani.
Per quanto riguarda la cifra globale della spesa del Sud America, il 55% (più della metà) con 27.40 milioni di dollari spetta al Brasile, che per popolazione, territorio e PIL rappresenta la metà dei 12 paesi della regione.
Nella lista delle più alte spese segue la Colomba con 6.746 milioni di dollari, cifra che viene destinata al Piano Colombia ed alla guerra contro la Farc, al terzo posto si trova il Cile con 5.395 milioni di dollari e quarto è il Venezuela con 3.321 milioni di dollari, paese che dà alla sezione militare priorità politica.
La Cina, come la Russia, ha triplicato negli ultimi dieci anni la sua spesa in armi, e nel 2008 si è convertita per la prima volta nel secondo paese della lista dopo gli Stati Uniti. Pechino e Mosca hanno triplicato il loro bilancio militare in questo periodo, e la Russia “mantiene i suoi piani di spendere ulteriormente nonostante i suoi severi problemi economici”, indica lo studio del SIPRI.
Il SIPRI calcola che la Cina ha comprato armi per un totale di 84.900 milioni di dollari, che rappresenta un 6% della spesa militare nel mondo, davanti alla Francia (4,5) e Gran Bretagna ( 4,5).
“ In Cina, l’aumento (della spesa in armi) segue da vicino la crescita economica ed è vincolato alle sue aspirazioni di incrementare il suo potere” nello scenario internazionale, dice il SIPRI.
La Russia, allo stesso modo che la Cina, ha approfittato dell’euforia economica degli anni precedenti alla crisi internazionale per riaffermare le sue ambizioni di superpotenza, salendo fino al quinto posto nella lista del SIPRI.
La spesa militare nel MedioOriente si è ridotta leggermente nel 2008, ma il SIPRI vede questa discesa come qualcosa di temporaneo dovuto al fatto che “molti paesi della regione (stanno) pianificando grandi acquisti di armi”. I paesi dell’Asia e del M.O aumenteranno la loro spesa militare durante i prossimi 20 anni per affrontare le tensioni che aumentano in queste regioni, ha detto questa settimana un alto rappresentate del gigante aerospaziale Boeing citato dalla agenzia EFE.
“Crediamo che questi mercati siano quelli che avranno più espansione”, ha dichiarato il presidente della Boeing Intergrated Defence Systems, Jim Albagh, alla stampa di Singapore. Ha spiegato che a molti governi dell’Asia e del M.O preoccupa molto l’aumento di focolai di tensione regionali e approfitteranno della spinta delle loro economie per investire più risorse nella protezione delle loro frontiere e delle rotte commerciali.
Il concetto di “capitalismo transazionale” significa, nell’era informatica, la presenza di un “capitalismo senza frontiere” poggiato su due pilastri fondamentali: la speculazione finanziaria informatizzata (con sede territoriale a Wall Street) e la tecnologia militare- industriale di ultima generazione (la cui massima espressione di sviluppo si concentra nel Complesso Militare Industriale degli Stati Uniti)
Come si è già verificato nella pratica, dopo che i carri armati e gli aerei nordamericani convertono in rifiuti infrastrutture, strade ed edifici dei paesi invasi militarmente, arriva l’esercito delle aziende transazionali a prendere al balzo la favolosa palla capitalista della “ricostruzione”.
La combinazione del superpotere militare Usa con il superpotere economico-finanziario di Wall Street, ha dato come risultato l’Impero Unico, il cui raggio d’influenza e dominio comprende più di 180 paesi nei quali gli Stati Uniti hanno una presenza diretta o un'influenza militare in questo momento.
In base ad un dossier della Comission on Reviw of Overseas Military Facility Structure of the Usa, gli Stati Uniti dispongono di più di 450000 militari effettivi nel mondo, quasi la metà in “situazione di combattimento”, contano su una rete di 825 installazioni militari in diversi luoghi del pianeta (15 grandi, 19 medie e 826 di grandezza minore), 5 comandi funzionali aerei, terrestri e navali (tra di loro il Comando Sud e la IV flotta) e 5 comandi geografici, ai quali si è aggiunta la recente creazione dell'AFRICOM.
L’attuale preventivo destinato alla Difesa è 15 volte superiore a quello destinato al Dipartimento di Stato, ed il Pentagono dispone di 200 volte il personale destinato all’area della politica estera.
Per avere un’idea approssimativa della cifra totale destinata alla Difesa Usa nel 2009, la stessa equivale a più del doppio del PIL (produzione annuale) di un paese petrolifero come il Venezuela e a più del triplo del PIL del Cile, e a quasi 20 volte quello della Bolivia.
Ma c’è un paragone ancora più da incubo: quello che richiede l’ONU per “combattere la fame” nel mondo (700 milioni di dollari) equivale a solo l’1 % della finanziaria per la Difesa Usa. Il Pentagono farà la parte del leone nella finanziaria del 2009 con 730.000 milioni di dollari destinati a sostenere la gigantesca struttura militare della prima potenza imperiale su scala globale.
Inoltre, la siderale finanziaria della Difesa ingrassa l’espansione geometrica dei guadagni dei consorzi di armi del Complesso Militare Industriale statunitense, ed è la prova più irrefutabile della relazione simbiotica di sopravvivenza stabilita tra il sistema capitalista sionista con i conflitti armati e le occupazioni militari.
In questo scenario- come si può apprezzare dalla grandezza della finanziaria per la Difesa- i primi passi del “sogno americano” di Obama sono già cominciati. Benvenuti sulla soglia della Terza Guerra Mondiale.

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