venerdì 26 giugno 2009

Tripolare

Certo che ne capitano di cose nel mondo. La rivolta giovanile in Iran che contesta la rielezione del presidente Ahmadinejad (ma già sembra che sia pilotata dall'esterno), la proposta inevitabile del primo ministro israeliano che, forse per la prima volta, dice “Stato Palestinese” (in maniera tale da venire opportunamente rifiutata dai collaborazionisti della ex OLP), le sanzioni dell’ONU alla Corea Del Nord per le loro prove nucleari (tanto di nascosto vengono finanziati dagli stessi Stati Uniti) e altri rumori coprono i movimenti destinati a creare poli di potere politico alternativi a quelli degli Stati Uniti. Ad esempio, le due riunioni che hanno avuto luogo questa settimana ai piedi degli Urali ad Ekaterimburg. Si chiamava sotto il regime sovietico Sverdlosk e non è una città qualsiasi: lì furono fucilati lo zar e la sua famiglia in una fredda mattina di luglio del 1918 e lì cadde battuto a maggio del 1960 l’U2 spia che era pilotato da Gary Powers. Oggi la storia è diversa. I leader dei sei grandi paesi che integrano l’Organizzazione di Cooperazione di Shangai (OCS)- Cina, Russia, Uzbekistàn, Kirghizistan, Tajikistan e Kazakistan- hanno esaminato le possibilità di un mutuo interscambio diverso dalla sfera statunitense. Martedì 16, Dimitri Medvedev, ha inaugurato l’incontro- al quale hanno assistito Iran, India, Pakistan e Mongolia in qualità di osservatori- e ha allertato l’Organizzazione ad usare le rispettive monete nazionali per i pagamenti reciproci nel commercio intra-OCS(forse una divisa nel futuroo un paniere), abbandonando il dollaro. Il presidente Medvedev lo ha detto chiaramente nelle sue dichiarazioni nella conferenza di aprile del G-20 e al Forum Economico Internazionale dell’ultimo 5 giugno: ha definito artificiale il sistema unipolare, basato su “un gran centro di consumo finanziato da un deficit sempre più grande e da debiti sempre maggiori, senza la riserva di divise che prima possedeva e con un regime dominante di calcolo di beni e di rischi” (Johnson’s Russia List, 8/06/09). Detto in un altro modo: la Russia non vuole continuare a supportare le spese statunitensi che, tra le altre cose, alimentano la accerchiamento militare dell'Eurasia, le guerre in M.O e uno scudo antimissile a due passi da Mosca.
Il punto centrale della questione per l'OCS è la capacità degli Usa di stampare quantità illimitate di dollari con cui pagano le loro importazioni, comprano aziende e immobili in altri paesi, mantengono più di 750 basi militari in tutto il pianeta e che finiranno nelle banche centrali estere creando una scelta di ferro: o subordinazione della moneta nazionale al dollaro, con la conseguenza conosciuta da tutti, o “reinvestimento” in buoni del Tesoro degli Stati Uniti con un basso interesse. Oggi quattro milioni di milioni di questi buoni sono tra le riserve monetarie nelle banche centrali di tutto il mondo. Non è più da vari decenni il contribuente nordamericano colui che finanzia il Pentagono e contribuisce ad alimentare buona parte del deficit delle finanziarie degli Stati Uniti, ma sono gli investimenti obbligatori stranieri in buoni del Tesoro.
I paesi della OCS desiderano utilizzare le loro monete nazionali- così si beneficeranno dei rispettivi crediti- e applicare questo metodo con le altre nazioni. La Cina ha pattuito accordi commerciali con il Brasile e la Malaysia in yuani renminbi (Wall Street Journal, 06-09). Gli Stati Uniti sono il più grande debitore del concerto internazionale, ma non sembrano disponibili ad autoimporsi le regole di austerità che l’FMI dà agli altri.
Lo stesso martedì 16 è nato il BRIC, acronimo di Brasile, Russia, India e Cina, anche esso ad Ekaterimburgo, dove ha avuto luogo la sua prima riunione. Forse sarà l’unico blocco multilaterale inventato da un analista che si occupa di investimenti bancari, Jim O’Neill, della Goldman Sachs, che nel 2001 ha creato la sigla spiegando che i quattro paesi domineranno l’economia mondiale nel prossimo mezzo secolo. La dichiarazione finale che hanno emesso dice testualmente: “Crediamo che sia veramente necessario avere un sistema di divise stabili, di facile pronostico e più diversificato” (Wall Street, 16-06-09). Uguale alla OCS e una nuova pressione contro il dollaro.
La crescita economica dei membri del BRIC è evidente. In un decennio hanno duplicato la loro partecipazione nel PIL mondiale: è passata dal 7,5 % negli anni 90 a più del 15 % nel 2008 (Financial Times, 15-06-09). Si accentua il contrasto tra il declino delle economie super sviluppate del G-7 e quella emergente dei grandi paesi latinoamericani ed euroasiatici. I profili del debito pubblico degli uni e degli altri lo mostrano: quello degli Stati Uniti sale all’ 80 % del PIL, quello dell’Italia a più del 100 %, del Giappone al 199 %. Dall’altra parte del tavolo si incontrano, tra gli altri, il Brasile con il 45 %, Indonesia 34%, Corea del Sud 28%, Cina 18% e la Russia appena 6% (Global Research , 10-06-09). Il mono-impero dovrà quindi restringersi?

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