giovedì 23 luglio 2009

"L'affidabile" Walter

“E’ impossibile immaginare la CBS News, il giornalismo e certamente anche l’America senza Walter Cronkite,” ha detto Sean McManus, presidente della CBS News, sulla scomparsa di Walter Cronkite. “E’ stato più del migliore e del più affidabile conduttore nella storia, ha guidato l’America attraverso le crisi, le tragedie ma anche attraverso le vittorie e i nostri momenti più importanti.” Mi chiedo se McManus conoscesse il vero Cronkite – un ex funzionario dell’intelligence che è stato convinto ad abbandonare la redazione di Mosca della United Press International per l’Operazione Mockingbird di Phil Graham.
Ovviamente sì. Perché il sistema mediatico, almeno al livello che occupava Walter Cronkite, è pieno di spie, agenti del governo e 007 della disinformazione. La CIA ha delle “risorse importanti” all’interno di ogni principale organismo informativo del paese, un fatto confermato da numerosi documenti del FOIA. Una rapida occhiata fu data anche dalla commissione di Frank Church alla metà degli anni Settanta. Alcuni dei giornalisti che lavoravano con la CIA “furono vincitori di premi Pulitzer, cronisti di prim’ordine che si consideravano ambasciatori-senza-portafoglio per il loro paese,” scriveva Carl Bernstein in un articolo pubblicato su Rolling Stone nell’ottobre 1977. “La maggior parte di loro aveva minor risalto: corrispondenti all’estero che pensavano che il loro legame con l’Agenzia li aiutasse con il loro lavoro; corrispondenti part-time e freelance che erano interessati sia alla temerarietà degli affari tra spie che a scrivere articoli. La categoria più esigua erano i dipendenti a tempo pieno della CIA che all’estero si spacciavano per giornalisti.”
“Solo nel 1982 l’Agenzia ammise apertamente che i cronisti che la CIA aveva sul proprio libro paga erano stati al servizio degli agenti sul campo”, scrive Alex Constantine in “The Depraved Spies and Moguls of the CIA’s Operation MOCKINGBIRD”. “La maggior parte dei consumatori del sistema mediatico erano – e sono – inconsapevoli degli effetti che la manipolazione dell’opinione pubblica ha avuto nelle loro convinzioni.”
“Negli anni Cinquanta, le spese per la propaganda globale salirono fino ad un terzo del budget delle operazioni segrete della CIA. Alla fine, circa 3.000 dipendenti stipendiati e a contratto della CIA furono coinvolti negli sforzi di propaganda. Nel 1978 il costo per i contribuenti americani della disinformazione nel mondo fu stimata in una cifra di 265 milioni di dollari all’anno, un budget superiore alle spese di Reuters, United Press International e Associated Press messe insieme.
Cronkite era un tassello affidabile e prezioso di quell’enorme sforzo propagandistico. Cronkite tradì il suo atteggiamento così cortese e paterno nel 1999 quando accettò il premio Norman Cousins Global Governance in una cerimonia tenutasi presso le Nazioni Unite:
“Molti di noi sono dell’avviso che se dovessimo evitare il definitivo e catastrofico conflitto mondiale dovremmo rafforzare le Nazioni Unite, come primo passo verso un governo mondiale modellato sul nostro governo, con un potere legislativo, esecutivo e giudiziario, e una forza di polizia per far valere le sue leggi internazionali e mantenere la pace. Per farlo, naturalmente, noi americani dovremo cedere parte della nostra sovranità. Sarà una pillola amara, occorrerà molto coraggio e molta fiducia nel nuovo ordine. Ma le colonie americane già lo fecero e produssero una delle unioni quasi perfette che il mondo abbia mai visto.” Si dice che Cronkite “in qualche modo parlava in nome della nazione a cui si rivolgeva”, secondo il Los Angeles Times, quando in realtà – come tutti i personaggi del sistema mediatico – Cronkite leggeva un copione fornito dalla CIA su ordine dell’élite dominante. Un giornalista molto "affidabile".

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