mercoledì 5 agosto 2009

Escalation Afgana

Il 27 gennaio, il segretario alla difesa Robert Gates ha annunciato al Congresso quanto segue: “Il rubinetto dei fondi per la difesa aperto dall’11 settembre si sta ora chiudendo”. Subito dopo che il budget per le spese della difesa di Gates è stato approvato in data 7 maggio, il revisore dei conti del Pentagono, Robert Hale, ha confermato alla stampa: “Il rubinetto sta cominciando a chiudersi”. Un rubinetto che si chiude significa meno soldi, ma il nuovo budget stanziato per il 2010 per la difesa mostra abbastanza chiaramente che la valvola non si sta chiudendo; è intasata – piena fino all’orlo. Senza considerare i costi delle guerre in Iraq e Afghanistan, l’ammontare dei fondi stanziati per il Pentagono per il 2009 è stato di 514 miliardi di dollari. Per il 2010, Gates ne ha richiesti 534. Il flusso cresce di 20 miliardi di dollari.
Il revisore Hale ha altresì detto alla stampa “Non abbiamo una pianificazione per il periodo successivo al 2010”. Ha detto che non ce ne sarà una fino a che il Dipartimento della Difesa non avrà completato la propria revisione di strategie, programmi e linee guida – la Revisione Quadriennale della Difesa (QDR). In realtà, c’è un piano per gli anni “dopo il 2010”. E’ compreso nel budget che il presidente Barack Obama ha approvato e inviato al Congresso lo stesso 7 maggio. I materiali sul budget dell’Office of Management and Budget* (OMB) mostrano un torrente di numeri per il futuro del Dipartimento della Difesa. Essi sono tutti visionabili dal pubblico nella Tavola 26-1 del tomo da 415 pagine edito dall’OMB per il budget del 2010, “Prospettive Analitiche”. Esso pianifica le spese del Dipartimento della Difesa fino al 2019.
Escludendo le somme stanziate per le guerre in Iraq e in Afghanistan, il piano di budget approvato dalla presidenza continuerebbe a far aumentare il budget del Pentagono: di altri 8,1 miliardi di dollari nel 2011 (1,5% in più), di altri 9 miliardi di dollari nel 2012 (1,6% in più) e di 10,4 miliardi di dollari nel 2013 (1,8% in più), e così via fino al 2019. Se aggiungiamo i costi delle guerre Iraq e in Afghanistan, il budget del Pentagono per il presente anno fiscale – 2009 – supera quello di qualunque anno a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, inclusi i picchi di spesa per le guerre della Corea e del Vietnam.
Il piano del presidente Obama è di aumentare quell’indirizzo. Obama supererà anche Ronald Reagan per le spese della difesa. Obama ha intenzione di investire 2,47 mila miliardi nel Pentagono per gli anni dal 2010 al 2013. Se riuscirà ad ottenere un altro mandato pensa di investire altri 2,58 mila miliardi per il periodo dal 2014 al 2017. Sommati per otto anni, dal 2010 al 2017, la spesa programmata di Obama è di 5,05 mila miliardi di dollari.
Nei suoi primi quattro anni, Reagan ha speso, in dollari rivalutati sulla base dell’inflazione, 2,1 mila miliardi di dollari. Durante il secondo mandato, ne ha spesi 2,11, per un totale di 4,21 mila miliardi di euro in otto anni. Obama nei suoi primi quattro anni ha superato Reagan di 369 milioni di dollari. In otto anni, Obama lo sorpasserà di 840 milioni. Molti repubblicani stanno cercando di accusare Obama di aver tagliato gli stanziamenti per la difesa. Sembrano aver scambiato i segni del più e del meno. Secondo la loro logica, il quasi-santo Ronald Reagan è stato uno che ha tagliato il budget della difesa.
E cosa dire allora di Hale e della sua implicita affermazione secondo cui nessuno di questi numeri significa qualcosa finché il Pentagono non completerà il suo tanto propagandato QDR? Il Pentagono ha condotto questo tipo di revisioni fin dall’epoca dell’amministrazione Clinton. Ciascuna di esse è stata oggetto di un ampio battage pubblicitario ed è stata citata come precursore essenziale delle grandi decisioni da prendere. Ognuna di esse è andata e venuta e non ha fatto nulla per cambiare la traiettoria che i leader del Pentagono avevano già deciso; funziona poco più che come una revisione che il dipartimento amministrativo conduce di se stesso.
Al pari delle 50 decisioni di ‘program e policy’ che Gates ha annunciato alla stampa lo scorso 6 aprile contenevano qualche notizia cattiva, come ad esempio la soppressione dell’Air Force F-22, anche il nuovo QDR probabilmente conterrà qualche decisione degna di nota una volta completato nel corso dell’anno. Vale la pena sottolineare, comunque, che le 50 decisioni di Gates erano neutrali dal punto di vista del budget (il budget del 2010 è rimasto di 534 miliardi di euro sia prima sia dopo di queste). Possiamo aspettarci che per il QDR sarà lo stesso.
Oppure ci possiamo aspettare che i numeri cresceranno un poco. Il 14 maggio, Gates ha detto al Comitato dei Servizi Armati del Senato che per sostenere il programma presentato dal Pentagono servirà un aumento annuale del 2 percento del budget del dipartimento. Questo supera di poco quello che Obama ha pianificato.
Alcuni obietteranno strenuamente che dobbiamo aspettare i risultati del QDR e i grandi cambiamenti che tutti sanno essere necessari. In ogni caso, se ci basiamo sulla performance di Obama sulle questioni di sicurezza nazionale, questo non succederà. Con le sue decisioni sull’Afghanistan, le speciali commissioni militari giudicanti su sospetti terroristi, la pubblicazione di registrazioni di abusi sui prigionieri e altre questioni, Obama ha già dimostrato di non avere stomaco per staccarsi del tutto dalla saggezza convenzionale e da quanto di moderato – cioè politicamente sicuro- bisogna fare sulla questione della difesa nazionale. Allo stesso modo, possiamo aspettarci che il primo esercizio di Obama con il QDR del Pentagono atterrerà su un territorio sicuro, non sui mari tempestosi delle riduzioni effettive – o sulle acque inesplorate di una riforma vera e significativa del Pentagono. Il rubinetto è piuttosto bloccato nella posizione in cui si trova. Ci vorrebbe un cambiamento radicale perché le cose cambino.

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