mercoledì 12 agosto 2009

Obama come Gorbachev

Elogio in memoria di Walter Cronkite come "l'uomo più creduto in America" nella trasmissione "Sixty Minutes" della CBS la dice lunga sullo stato del paese... anche se non significa quello che la CBS pensava che dovesse significare. La trasmissione non parlava in effetti della morte di una delle persone più universalmente stimate, ma piuttosto del totale fallimento istituzionale dell'informazione televisiva in generale e dell'attuale grave perdita di legittimità e autorità nel creare un consenso generalizzato sulla realtà. Se si guardano i vecchi filmati di qualche anno fa di Cronkite che commenta le notizie della sera, non si può non essere colpiti dal contrasto con lo spettacolo odierno dall'idiozia pervasiva, combattiva e dominante sfoderata ogni sera da tipi come Kudlow, Olberman, Kneale, O'Reilly, Matthews, e Dobbs mentre demoliscono i commentatori invitati solo per arruffianarsi gli spettatori e superare l'indice di ascolto dei rivali. È interessante notare che il programma messo in onda dopo "Sixty Minutes" - nel segmento orario più importante della settimana, le 20.00 della domenica – era il Grande fratello, un puerile e stupido reality show. E questo la dice più lunga sul livello di codardia dei dirigenti della CBS. La dice lunga anche sul ritorno sempre più scarso della tecnologia applicata alla televisione: dovrebbe adesso saltare agli occhi che l'espansione della televisione via cavo portata avanti sin dai tempi delle tre grandi reti ha condotto solo alla replica massiccia di spazzatura video e non al fiorire della cultura, come era stato decantato in un primo tempo. Più in generale, dovremmo tener presente che, quando le attività di una società diventano in buona parte fraudolenti e irrealistiche, autorità e legittimità muoiono. È lo stesso caso in cui si trova ora Barack Obama: è stato eletto come il politico americano più credibile per cambiare le attività fraudolenti e irrealistiche del governo USA. E non raccontateci che tutti i politici sono per necessità irrealistici e imbroglioni; se così fosse bisognerebbe concluderne che l'intera Costituzione americana era una frode, così come Madison, Jefferson, Hamilton e gli altri. C'è solo una forte tendenza in questo senso (la Dichiarazione d'indipendenza fu in effetti un colpo contro la frode e l'irrealismo del modo di governare degl'inglesi in America).
Come presidente, Barack Obama si trova di fronte al mondo essenzialmente fraudolento e irrealistico dell'economia USA. Si noti che, per quanto vergognose siano, le guerre in Iraq e Afghanistan hanno dato luogo a ben poche proteste da quando Obama è al potere, anche se le operazioni condotte sul terreno non differiscono in nulla da quelle dell'epoca di Bush. Non ci sono proteste perché per il momento tutti ritengono che le nostre truppe siano sul posto per ragioni evidenti... per mantenere aperti gli oleodotti in Medio oriente, o per tenere occupati gli estremisti islamici in casa loro invece di lasciarli entrare sul territorio statunitense, o per stringere la morsa sull'Iran e proteggere l'impero americano (scegliete l'opzione preferita). C'è qualcosa che convince l'ampia maggioranza degli elettori; a differenza di quella del Vietnam, le guerre in Iraq e Afghanistan non sono sentite come una vera e propria frode.
Ma l'economia si. Da quando, nel settembre 2008, Hank Paulson cominciò a scavare nei bailout delle banche che avevano inondato il mondo con titoli fraudolenti e falsi e lasciata la società americana in piena bancarotta, è andata aumentando la percezione di essere vittime di una frode storica. E per adesso il presidente Obama si è messo nella situazione di essere il massimo responsabile di ulteriori frodi; basta guardare le norme FASB (Financial Accounting Standards Board) emanate in primavera dalla SEC (Securities and Exchange Commission, un'agenzia governativa creata nel 1934), che hanno permesso alle maggiori banche di dichiarare che i titoli bidone in deposito non dovevano essere registrati come perdite nei libri contabili. L'economia statunitense sta ora morendo in modo lento e doloroso perché ha finito col basarsi su attività che non hanno più niente in comune con la produzione di ricchezza reale, ma dipendono da truffe montate in modo da ottenere qualcosa in cambio di niente. Le truffe sono spesso raggruppate sotto l'acronimo FIRE (finance, insurance and real estate), un sistema creato per tirar fuori profitti sfruttando quello che viene di solito chiamato "il sogno americano", che è già in se stesso il prodotto della pubblicità e della propaganda televisiva. Come risultato finale abbiamo avuto l'economia malsana di una caotica periferia giusto adatta alla vita di questi giorni, ma senza futuro in un mondo che sarà caratterizzato dalla scarsità di petrolio. L'espandersi del debito a tutti i livelli è ora direttamente legato agl'investimenti sbagliati in questo stile di vita. Appare chiaro che il "cambiamento" per cui si è votato a novembre era troppo terrificante da spiegare. E lo è ancora adesso. L'economia della periferia tentacolare è tutto quello che abbiamo lasciato. Ora è persa e noi siamo bloccati da tutte le sue conseguenze negative il peggior caso di "rimorso dell'acquirente" dalla caduta della Germania nazista. L'unico "cambiamento" per il quale Obama può veramente lavorare è quindi il sistema sanitario, una questione di vita o morte. Le sordide truffe che in modo così ostentato inquinano il sistema si riducono a vite rovinate e mandate in bancarotta, e a una situazione più difficile da affrontare della malattia stessa. Probabilmente la verità è che, in un modo o nell'altro, le cure sanitarie verranno razionalizzate. Ancora un sintomo evidente di superamento della popolazione e un modo di ricordare che la vita è tragica.
Come ha ben detto un altro blogger, questa non è una "recessione" è un collasso. Nel suo libro "Reinventing Collapse", l'eccellente Dmitry Orlov ha sottolineato molto bene il processo e i paralleli tra la morte dell'Unione Sovietica e i segni premonitori di morte dell'USA, così come è oggigiorno. Il collasso sovietico avvenne sotto la presidenza di Mikhail Gorbachev, un leader estremamente sottile: non solo è sopravvissuto e ha sfruttato una seconda intensa fase della sua vita con l'assegnazione del Premio Nobel, ma ha portato a termine una transizione quasi indolore in una società da lungo tempo abituata a considerare il bagno di sangue come supremo atto politico.
Qui negli USA, un paese che ha conosciuto oltre duecento anni di passaggi di potere pacifici (anche durante le convulse vicende del 1860-65), questa volta l'esito finale potrebbe non essere così interessante. Sarebbe un'enorme ironia della storia se saltasse fuori che gli USA non sono stati capaci di eliminare in modo pacifico e senza spargimenti di sangue le sue più distruttive truffe, mentre i Russi hanno scartato le loro come si butta via un vecchio maglione. Per come la vedo, Obama non ha molto tempo prima che la sua attività e legittimità si dissolva e resti solo il suo geniale sorriso. La "speranza" di cui si ammanta finirà in un Museo delle Speranze perdute, accanto all'integrità delle informazioni televisive e alla rettitudine della professione medica. E i fondi per il museo verranno tagliati dal presidente Sarah Palin, un ottimo esempio di nazismo stile americano, un nazismo senza cervello.
Per commemorare l'allunaggio dell'Apollo 11 del 1969 ( o meglio la sua sedicente realizzazione), Tom Wolfe ha scritto un favoloso editoriale nel Sunday New York Times, nel quale ipotizza che la riuscita stessa abbia avviato la fine del programma della NASA, al quale sarebbe mancata una base filosofica che potesse fornire all'evento un più completo significato al di là del valore di "singolo combattimento" tra USA e URSS nella "corsa allo spazio". Questo significato, secondo Wolfe, avrebbe potuto essere fornito da qualcuno come l'ingegnere capo della NASA, Wernher Von Braun, che una volta aveva dichiarato a un comitato del Congresso che "... dobbiamo costruire un ponte verso le stelle, perché per quel finora sappiamo siamo le sole creature intelligenti dell'intero universo. Quando cominceremo a costruirlo? Non appena ne saremo in grado, e questo significa adesso. Non dobbiamo venir meno al nostro obbligo di mantener viva la sola civiltà di cui siamo a conoscenza..." Sfortunatamente la NASA non poteva presentare come suo portavoce e teorico un ex alto responsabile della Wehrmacht nazista, con un accento marcatamente tedesco. Il problema, ovviamente, è che come possiamo giustificare l'espansione verso altri pianeti di una civiltà che sembra sul punto di distruggere il pianeta che la ospita? Scarseggiano risorse e filosofia di vita. Allo stadio evolutivo in cui siamo, sembriamo incapaci anche solo di andare al di là della luna e indegni di spingerci da qualsiasi altra parte. Restate all'ascolto per poche centinaia di anni ancora.

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