martedì 29 settembre 2009

Il Fatto poco fatto

L’avvocato Nicolò Ghedini, consigliere giuridico di Berlusconi, ha dichiarato:
“La Lega aspira a un mondo frammentato, quasi feudale e di città-stato, e vagheggia una sorta di autarchia: con il sì alla polenta e il no all’ananas, come se questo fosse un problema del futuro...”
Da sola questa frase indica come il Ghedini di turno, amabile consigliere di cui ama circondarsi il Berlusconi, è un emerito imbecille, magari uso come utilizzatore finale di sostanze stupefacenti.
Il tutto per motivare la ricandidatura di Giancarlo Galan alla presidenza della regione Veneto in contrapposizione alle richieste della Lega Nord di avere il candidato presidente in una regione del Nord produttivo. Caso illuminate quello di Formigoni e Galan. In Lombardia e Veneto la situazione è rimasta “cristallizzata” al ’95 con i due candidati PDL ancora ridicolmente accreditati come “volti nuovi” del “post Tangentopoli”, gli “efficientisti”, i “simil-leghisti”.
In vero sono solo galautier o satrapi del potere centralista impaurito dal fatto che queste due regioni possano tenersi i loro denari e non versarli più a Roma capitale. In Lombardia esistono due liste di attesa sanitarie, una per i lombardi ed una per gli immigrati meridionali, con corsia preferenziale per quest'ultimi. Le aziende di trasporto locale devono alzare il costo dei biglietti per compensare il dissesto delle loro “sorelle” meridionali. In queste regioni si versano enormi somme per la cassa integrazione ma quando essa serve da queste parti i denari non arrivano.
Significativo, e non affatto casuale, che nel medesimo articolo si parli anche della legge per la “cittadinanza breve”. Ovvio che lo scopo di chi ha creato PD e PDL è di mettere gli abitanti delle regioni settentrionali in minoranza nella loro terra per salvare l’unità nazionale.
I proclami di Berlusconi, “meno tasse”, “ i comunisti”, “il liberismo”, l’”intrapresa” sono stati e sono solo meri slogan per girare i voti del Nord ai partiti romani in attesa di fare entrare, e dare il diritto di voto, a milioni di extracomunitari. Del resto in Veneto, dove alle ultime europee il Carroccio ha quasi raggiunto in percentuale il PDL, si prefigura un’alleanza tra PD e PDL. Da cui un’intesa elettorale tra il “libro nero del comunismo illiberale antitaliano” e lo “psicopedonano mafioso”.
Se le prossime elezioni regionali dovessero rispecchiare i risultati delle “europee”, con una Lega Nord troppo forte in consiglio regionale, Formigoni e Galan faranno il ribaltone lasciando fuori il partito di Bossi e alleandosi con il PD perché “prima viene l’interesse nazionale”, rischiando di finire così anche a livello centrale, per questo vogliono scaricare il Berlusconi che si metterebbe di traverso per un alleanza di "Grande Coalizione", formula ampiamente bocciata persino in Germania, come le recenti elezioni politiche dimostrano in quanto in un periodo storico come questo occorre prendere delle scelte nette e chiare e non compromissorie.
In questo inizio di autunno del resto assistiamo alla apparizione del Movimento Nazionale di Beppe Grillo e del nuovo giornale “il Fatto Quotidiano” diretto dalla coppia Padellaro-Travaglio. Il movimento di Grillo, che nelle intenzioni delle elite sostituisce il Partito Radicale, è un accozzaglia di buoni propositi a travisare i pochi veri punti pregnanti: l’abolizione delle province e l’accorpamento dei comuni fino a 5mila abitanti. Perché i mandanti del comico mirano eliminare la democrazia e togliere più potere decisionale possibile ai cittadini. La “democrazia dal basso”, le “primarie dei cittadini” sono patetiche foglie di fico dietro alle quali nasconde l’autentico fine globalista.
In particolare, misinterpretato un dato prodotto dall’Eurispes secondo il quale abolendo le province si risparmierebbero ben 10 miliardi di euro. Si tratta di una bugia sicché, lo scopo è di togliere di mezzo le assemblee provinciali democraticamente elette, la cosa comporterebbe solo un risparmio calcolato in 60 milioni di euro annuali. Difatti, credete che questo burattino dei poteri forti voglia davvero madame a casa decine di migliaia di dipendenti provinciali in un botto? In un paese che si avvia, per la somma di disoccupazione con immigrazione, ad avere il 50% di popolazione in preda al disagio sociale concetti come “energia” e “rifiuti” risulteranno sempre più astratti.
Del giornale di Travaglio la cosa che balza subito all’occhio, osservando la “redazione”, è il numero spropositato di ebrei e filo-americani tra i giornalisti. Furio Colombo, da capo strapagato della Fiat in America, docente alla Columbia Universitày, diventato direttore dell’Unità quando c’erano ancora i DS, quindi in teoria ancora un giornale “di sinistra” antiamericano. Colombo è ebreo nonchè ciecamente filoamericano e filoisraeliano come Marco Travaglio. A proposito di democrazia, Grillo non ha potuto smascherarsi, invece Travaglio aveva detto di votare sì al referendum del 21 giugno scorso che avrebbe trasformato l’italia in una parvenza di stato democratico con solo due partirti fotocopia tra cui optare. come in america. Che senso avrebbe possedere la “cittadinanza digitale” se poi uno, in cabina elettorale, può scegliere unicamente tra due partiti uguali? Grillo scrive: “Non siete stanchi di sentire solo nomi, gli stessi nomi? Nomi che si occupano della vostra vita, del vostro futuro?”. Ma è chiaro che, se passassero le uniche riforme cui lui e Travglio tengono, la gente avrebbe ancora meno possibilità di scelta di quella attuale, sia a livello locale che generale.
E qui veniamo al nocciolo della questione.
Grillo e Travaglio sono un puro strumento della propaganda sionista e statunitense. Il Fatto viene smerciato per giornale “progressistia”, ma che ha “di sinistra” poi? Travaglio stesso si definisce un “liberal-montanelliano”. Montanelli era di destra come destrorsi sono Massimo Fini e Oliviero Beha sebbene quest’ultimo abbia scritto per l’Unità. Luca Telese si autodefinisce un “comunista italiano” ma fino ieri lavorava per “il Giornale” di Feltri appartenente a Paolo Berlusconi. Inoltre collabora con il settimanale americano Vanity Fair. Delizioso “bocconcino” la “giudeo-aristocratica” Beatrice Borromeo, ex-modella, che secondo Wikipedia sarebbe “Figlia naturale avuta da Carlo Borromeo con Paola Marzotto, figlia di Marta. Sorellastra di Lavinia (moglie di John Elkann)” . Sfiziosa, no?
Quanto a Peter Gomez, nato a New York, a sentirlo parlare assomiglia più a un nobile che altro, è un informatore della CIA o lo è stato. Come fu per il blog dello psicobuffone, il nuovo giornale, all’inizio sparerà contro tutto e tutti, per darsi un’aura di credibilità, poi si allineerà rigorosamente alle direttive di Obama. Con la dipartita di Fini (ebreo ma antiglobalista e anticapitalista) e l’arrivo, credo, di gente dalla sfera di Pannella. Nel consiglio di amministrazione e azionista del Fatto troviamo Cinzia Monteverdi (cognome altisonante), carrarese, titolare di una misteriosa Monteverdi Promotion con sede nella centralissima via Cavour a Parma. Una tipa comparsa dal nulla ma con notevole capacità di esborso finanziario, per conto di chi? Dolorosamente avremo presto modo di verificare queste contraddizioni. Con il dibattito sul rifinanziamento delle missioni in Afganistan, invise alla maggioranza degli “italiani”, ma che vedrete supportato dal neoquotidiano e, sottotraccia, dallo psicobuffone.
Anche in presenza di altri dolenti lutti e sofferti “funerali di stato”. In Afghanistan, i militari italiani erano arrivati a raggiungere le 3.500 unità ma solo per il periodo delle elezioni politiche.
Adesso dovrebbero già essere tornati a 2.500 (1.500 a Kabul e 1.000 a Herat) con un totale di spesa da 3 milioni di euro al giorno che, su richiesta dell’”abbronzato”, saranno incrementati “ad libitum” come, purtroppo, le perdite.
Sul suo blog, Beppe Grillo per la questione della guerra in Medioriente, che diverrà sempre più centrale a causa del costo economico e in vite umane, ha scelto il mutismo assoluto in quanto teme di farsi scoprire niente affatto “pacifista”. Diversamente, il Fatto parte col “piede giusto” con un pezzo “chiarificante” a firma Furio Colombo dal titolo inequivocabile: “Non abbandonare il soldato Obama nel pantano-Afghanistan” . Di precariato e drammi da disoccupazione troverete poca traccia sul giornale di Padellaro poiché, data la posizione favorevole all’ingresso indiscriminato e libero di clandestini, la redazione dovrebbe reinventare la litania “l’italia ha bisogno di immigrati per i lavori che gli italiani non vogliono fare” ecc. Egualmente troverete solo lacrime di coccodrillo per i nuovi tagli alle pensioni. Occorre infatti, che lo stato abbia i bilanci “in ordine” onde potere copiosamente finanziare le missioni militari e le banche fallite. Come dovranno giustificare questi signori perché la mafia esista solo in Lombardia, a pretesto per bloccare le opere pubbliche, invece dai lucrosi appalti per “Roma capitale” in giù il “pericolo mafioso” sembrerebbe assai più fievole.
O meglio la mafia è “puntiforme”, viene evocata a comando solo se serve a inguaiare il “premier”. Per quale motivo coloro che si stracciano le vesti per la storia della targa a Peppino Impastato allo stesso tempo invocano nuovi e continui stanziamenti per il Sud che vanno a ingrassare le stesse organizzazioni criminali che fecero saltare in aria Impastato?
La “mafia” non esiste! La mafia è la mentalità meridionale, la quale per motivi più etnici che politici non ha mai accettato l’integrazione all’unificazione savoiarda. Pure l’antitesi berlusonismo – antiberlusconismo è fasulla. Perché se in funzione antileghista, anche Travaglio e Padellaro potrebbero farsi bellamente “azzurri”.
Il 6 ottobre è attesa la sentenza sul “lodo Alfano” che pende come una spada di Damocle su Berlusconi. Ma tranquilli che la corte costituzionale (infarcita di massoni, 9) rinvierà la decisione alle calende greche. In cambio di cosa?
Che il Cavaliere Blu, ben istruito dal colloquio “pacificatore” con Gianfranco Fini, metta al’angolo ogni istanza leghista e acceleri il programma dei cospiratori ossia “cittadinanza breve” per gli immigrati (già prima delle prossime amministrative), totale disponibilità all’invio di truppe in Afganistan e ennesima riforma delle pensioni, in primis.
Il cerchio diabolico si stringe. Se Berlusconi ottempererà a queste direttive potrà rimanere presidente del consiglio. Quanto al plebeo giuridico ”avvocato” Ghedini sarà meglio che si dia una regolata. I suoi sproloqui dovrebbero essere riservati ai veri nemici del popolo.
Il movimento di Grillo e il Fatto sono organici agli USA e alle mire dissolutrici dei frammassoni.
Il loro compito è di azzerare la pur limitata sovranità nazionale facendo della penisola solamente fonte di “carne da macello” per le infinite guerre americane per conto di Israele. E stando a Ghedini, Silvio il Codardo ha troppi scheletri nell’armadio per ribellarsi ai diktat dei poteri forti.
Riguardo alle “regionali”, tuttavia, lontana è ancora la primavera. “Ha da passà 'a nuttata” diceva il grande Eduardo.

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