mercoledì 16 settembre 2009

Italia ed Iran

Su pressione di Washington, l’Italia si starebbe preparando a recidere i legami commerciali con l’Iran: la notizia viene dal “Riformista”, che cita non precisate “fonti” a conoscenza di ciò che accade tra Palazzo Chigi, Farnesina a Casa Bianca. Un’indiscrezione che potrebbe significare parecchie cose, in uno scenario complesso tra annunci di negoziato Washington-Teheran, manovre di Teheran per costruire assieme al Venezuela di Hugo Chávez un asse mondiale anti-Usa, voci su missili iraniani nello stesso Venezuela che comunque ha ufficialmente acquistato missili russi, e avvertimenti di Putin a evitare un «destabilizzante» attacco a Teheran. Veramente si sta preparando un’opzione militare? La Casa Bianca fa la faccia feroce per spuntare di più sul tavolo negoziale? O è l'Italia che fa un po’ di classica “ammuina” per dare ragione a tutti senza scontentare nessuno?
Sarebbe stato il nuovo ambasciatore Usa a Roma David H. Thorne a portare il consiglio informale di «prestare molta cautela in future attività economiche in Iran». Di conseguenza, sarebbe partito un telegramma indirizzato a tutte le imprese italiane in Iran, col «cortese avvertimento» di soprassedere a eventuali investimenti previsti e rapporti commerciali. Inoltre sarebbe stato espressamente richiesto di «ritirare tutto il personale non necessario», anche se questo punto Palazzo Chigi non conferma. Il tutto tenendo presente la situazione tesa a Teheran dopo i moti post-elettorali; il modo in cui Ahmadinejad ha accettato la mano tesa offerta da Obama ma non per discutere di un programma nucleare da lui ormai definito «irrinunciabile» bensì per un «dibattito» sui più generali «problemi dell'umanità»; e l'approssimarsi del vertice sul nucleare iraniano in agenda al Palazzo di Vetro da parte del cosiddetto G8+3: i tre in più sono l'Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza Comune della Ue Javier Solana, il presidente di turno della stessa Ue Carl Bildt e il Commissario Ue per le Relazioni Esterne Benita Ferrero-Waldner.
L'Italia è un partner privilegiato dell'Iran, fin dai tempi degli affari di Enrico Mattei con lo Scià, ed il primo partner commerciale dell’Iran in Europa. Per questo, il governo italiano s’è sempre schierato tra le colombe, in tema di dialogo con Teheran. Ma il ministro degli Esteri Frattini si dichiara ora «deluso» per la risposta iraniana alla proposta Usa di una trattativa sulla riduzione degli arsenali nucleari, e spiega dunque che la posizione sempre più ferma assunta dall'amministrazione Obama va «condivisa e sostenuta». «Non ritengo si debba chiudere la porta», ha spiegato, «ma non si può nascondere la delusione nella sostanza. Siamo alla vaga disponibilità di sedersi a un tavolo. Credo che la linea Usa vada condivisa. Tra qualche giorno abbiamo un'occasione importante, quando presiederò a New York il G8 dei ministri degli Esteri». «In quella occasione sentiremo e valuteremo se, come io credo, il G8 debba esprimersi per dare un incoraggiamento a fare di più nella sostanza. È sicuro che a partire dalla prossima settimana, l'Unione europea dovrà avere una posizione coerente».
Naturalmente, si può sempre pensare che la nostra diplomazia stia mandando telegrammi “informali” solo per guadagnare tempo: dopo tutto pur senza entusiasmo gli Usa hanno accettato l'offerta di colloqui formulata dall’Iran nei giorni scorsi, anche se Teheran ha messo in chiaro che non intende discutere del suo programma nucleare. Dovrebbe essere il sottosegretario di Stato agli affari politici William Burns a sedersi al tavolo coi rappresentanti dell’Iran e degli altri 5 Paesi coinvolti nei negoziati: Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania. E finché si parla, gli esiti più estremi si allontanano. In più c’è che l’Italia è stata esclusa dal G5+1 costituito apposta per affrontare la questione del nucleare iraniano, e si può pensare che la Farnesina tenti in extremis di rientrare nei giochi. Ma se i colloqui si bloccano Washington è già pronta ad andare al Consiglio di Sicurezza, e si può pure pensare che al nostro governo sia stato anticipato che si potrebbe andare ben oltre le sanzioni economiche.
D’altra parte, Putin avverte pure che una guerra all'Iran sarebbe «molto pericolosa, inaccettabile e tale da provocare un'ondata di terrorismo». Anche lui si dice però «deluso» per le ultime proposte presentate dall'Iran sul programma nucleare per riprendere il dialogo con la comunità internazionale. Stando a quanto riferito dai media locali, che citano un funzionario del ministero degli Esteri moscovita, le proposte iraniane «non forniscono purtroppo alcuna risposta dettagliata sulla questione principale». Le proposte erano troppo «formali per dissipare il disagio relativo al programma nucleare iraniano», ha spiegato il portavoce, precisando che la comunità internazionale esaminerà ora le proposte e deciderà sui prossimi passi.

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