mercoledì 9 settembre 2009

Le grane di Obama

Dopo alcuni mesi di finte cortesie, i repubblicani americani hanno calato la maschera e sono tornati ad essere i soliti feroci avvoltoi di sempre. Bruciati per la vittoria di Obama, che ha portato alla presidenza quello che per molti di loro dovrebbe essere semplicemente un loro schiavo, i repubblicani hanno fatto buon viso a cattivo gioco, mentre affilavano le armi per abbattere al più presto l’usurpatore del potere bianco. Dopo alcune scaramucce di poco conto, lo hanno atteso al varco sulla storica riforma sanitaria, vera e propria spina nel fianco della politica americana. Ci aveva già rimesso le penne Hillary Clinton, nel ’93, quando si illuse di portare avanti una riforma che togliesse alle assicurazioni private lo strapotere raggiunto, da semplice “moglie del presidente”. Lo scontro sulla sanità portò al famoso “gridlock” del ’94, lo stallo totale fra Casa Bianca e Parlamento - allora in mano ai repubblicani - che impedì a Clinton di far approvare qualunque legge di una certa importanza per oltre due anni. Ora ci sta provando Obama, con una legge che introduce la possibilità per il governo di competere direttamente con le assicurazioni private, offrendo al cittadino un’alternativa concorrenziale. I repubblicani hanno finto di stare al gioco, ma dopo due mesi di tira-e-molla, con oltre 180 emendamenti introdotti dai democratici per accontentarli, hanno finito per non accettarne nemmeno uno.
A questo punto Obama – che chiaramente sulla riforma sanitaria si gioca la presidenza – ha detto che andrà avanti con i soli democratici. Ma anche fra di loro il disaccordo regna sovrano, mentre una deputata repubblicana è arrivata a dire “siamo disposti a tagliarci letteralmente le vene in parlamento, pur di evitare che questa legge venga approvata”.
Il clima, ormai permanente, è questo, mentre sullo sfondo cominciano a farsi sentire le prime voci – non solo democratiche – che chiedono un rientro incondizionato dall’Afghanistan. Altri lo chiamerebbero sconfitta.
Nel frattempo le bordate contro Obama arrivano ormai da ogni lato. E’ di ieri la notizia che quasi metà delle famiglie americane (di chissà quali stati?) terranno a casa i loro figli dopodomani (martedì è il primo giorno di scuola negli Stati Uniti), per “evitare che debbano ascoltare il discorso di Obama” sulla pubblica educazione. Discorso che naturalmente richiama i genitori ad una maggiore responsabilizzazione nell’educazione dei propri figli.
E’ di pochi giorni fa invece la notizia che Van Jones, il “guru verde” dell’amministrazione Obama ha dovuto dare le dimissioni. Il motivo? E’ stato accusato di “anti-patriotismo” dai repubblicani per aver firmato, nel 2004, una petizione che chiedeva la riapertura dell’inchiesta sull’11 settembre.
A quanto pare il grosso polverone che I repubblicani stanno montando serve per nascondere i cadaveri delle loro imprese delittuose a partire dall'11 settembre.
Come si vede si inizia un autunno "caloroso" anche negli Usa.
Ne vedremo delle belle.

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