martedì 15 settembre 2009

Lo strumento Chavez

“E per quale motivo dovrebbero invadere (il Venezuela) per petrolio se Lei se lo vende già tutto agli USA?" fu la domanda fatta dal presidente peruviano Alan García, al vertice UNASUR, lasciando a Chávez per la prima volta a bocca aperta e senza risposta.In quale libro di strategia militare si consiglia che per vincere una guerra bisogna vendere le risorse strategiche e di sopravvivenza al nemico e trasformarsi nel suo primo socio commerciale?
Questo è proprio quello che fa Chávez: principale fornitore di petrolio ed principale socio commerciale degli USA in America Latina. Secondo le cifre della Camera del Commercio ed Industria Venezuelana (Venancham) che raggruppa le imprese venezuelane e le multinazionali americane che operano in Venezuela, lo scambio commerciale tra USA e Venezuela ha raggiunto i 70.000 milioni di dollari nel 2008.La cifra rappresenta - secondo la Camera del Commercio - un vero e proprio record storico e mette in evidenza che le turbolenze diplomatiche tra i due paesi non colpiscono il commercio bilaterale. Secondo il presidente di Venancham, Edward Jardine "questa cifra di scambio economico nel 2008 dimostra la solidità delle relazioni commerciali che esistono tra entrambi i paesi."
Venancham associa più di 1.000 imprese venezuelane e multinazionali americane che danno impiego diretto ad approssimativamente 700.000 persone e la maggioranza degli specialisti stimano che se si producesse una rottura commerciale tra USA e Caracas, probabilmente l'economia venezuelana collasserebbe.
La principale spinta alla bilancia commerciale bilaterale fu l'alto prezzo del petrolio registrato a metà del 2008. Il Venezuela vende giornalmente agli Stati Uniti più di 1,1 milioni di barili.
Un recente comunicato di Venancham, segnala che dai dati dei primi tre mesi dell'anno in corso, si dimostra che il 96% delle esportazioni è stato costituito dal petrolio, essendo solo il 4% restante formato da esportazioni non petrolifere. Secondo quanto espresso recentemente dal presidente della Camera, Edward Jardine, le imprese americane che operano in Venezuela "promuovono la massima crescita commerciale ed industriale, come anche gli investimenti tra le due nazioni."
In conclusione Chávez, non solo secondo le cifre ufficiali mantiene intatto il sistema capitalista in Venezuela (commercio controllato dalle corporazioni transnazionali Usa) ma è inoltre il principale fornitore latinoamericano dell'unica risorsa strategica che gli USA non hanno (producono solo il 25% del loro fabbisogno): il petrolio. Una domanda logica, semplice ed ovvia: come può Chávez pensare di essere un pericolo strategico per la sopravvivenza degli USA?
In questo scenario, segnato da statistiche ufficiali e numeri reali, un Chávez rivoluzionario ed anti-USA è tanto "illogico" per il buonsenso, come pensare che in Cuba ci fosse una rivoluzione con Fidel Castro come principale alleato commerciale di Washington per L’America Latina.
Nonostante questa realtà di dipendenza commerciale con l'Impero che dice di combattere, Chávez, nel 2005, nella Cumbre de las Americas in Argentina, si eresse come portavoce contro l'Alca (Trattato di libero scambio delle Americhe) che gli USA volevano imporre all’America Latina. Come si può essere nemico (a morte, come si definisce Chávez) degli USA e contemporaneamente essere un suo principale alleato commerciale? Questo è il punto che una mente logica e non allienata, non comprende di Chávez.
Chávez, storicamente, costruì potere politico e consenso elettorale, interno ed esterno, ricorrendo a due cavalli di battaglia: la guerra antimperialista e la minaccia di un'invasione da parte degli USA in Venezuela per impadronirsi delle sue risorse petrolifere. C'è di più, tutta la campagna immaginaria della sinistra sulla "militarizzazione imperialista" gira su l'ipotesi che gli Usa vogliano invadere il Venezuela per impadronirsi della sua principale risorsa strategica.
Torniamo alla domanda ovvia di Alan García a Chávez: “E per quale motivo dovrebbero invadere (il Venezuela) per il petrolio se Lei se lo vende già tutto agli USA?” Per trovare una risposta logica a questa domanda bisogna allinearsi alla strategia di dominio coi "nemici di paglia.
Probabilemte Chávez, dopo il referendum che vinse nel 2004, siglò un patto con l'imprenditorialità locale e transnazionale (uno dei cui attori principali fu il multimilionario Gustavo Cisneros) che lo tutelò dalla cospirazione economica per rovesciarlo come quella dell’aprile del 2002. Probabilmente: lo Stato venezuelano, il suo Parlamento, le sue istituzioni, i suoi partiti politici, i suoi funzionari, il suo sistema elettivo-parlamentare, non sono rivoluzionari bensì capitalisti-borghesi. Probabilmente: l'ambiente di funzionari e d’imprenditori che circonda Chávez non è rivoluzionario bensì capitalista-borghese e fa affari privati con il petrolio venezuelano. Probabilmete: la struttura socio-economica del Venezuela non è rivoluzionaria bensì capitalista a tal punto che la sua società di consumo riflette una delle piramidi più marcate dalle linee di contrasto tra i "ricchi" e i "poveri" nella regione. Probabilmente: le forze armate del Venezuela e la sua struttura non sono rivoluzionarie bensì forze al servizio di un Stato capitalista. In molti casi i suoi generali (come il resto dei militari in America Latina esclusa Cuba) furono addestrati dal Comando Sur degli USA, e la maggioranza di essi continua mantenendo fluide relazioni col Pentagono ed il dipartimento di Stato. Probabilmente: i servizi di intelligence del Venezuela mantengono relazioni storiche con la CIA, la DEA, FBI e con il resto delle agenzie nordamericane nate dalla lotta contro il "narcoterrorismo" ed il "crimine organizzato."
Probabilmente: il Venezuela è un Stato capitalista, con una struttura economico capitalista ed una società stratificata tra "ricchi e poveri" ideologizzata nei parametri del consumismo capitalista che non differisce, salvo Cuba, dal resto dell'America Latina. Probabilmente: il Venezuela capitalista è un socio commerciale strategico degli USA e se rompesse le relazioni con Washington la sua struttura economica collasserebbe. E Chávez non è il presidente di Cuba, un paese che fece una rivoluzione, ma solo il Presidente del Venezuela. Nonostante la realtà dei numeri e delle statistiche della relazione commerciale (simbiotica) di Chávez con gli USA, perchè la sinistra continua a richiamare "rivoluzionario" al suo governo? Perché la parte maggioritaria della sinistra internazionale chiama "rivoluzionario ed antimperialista" Chávez, se né il suo governo, né le sue politiche tanto economiche come sociali, mai ruppero la struttura del sistema capitalista che sempre ha governato in Venezuela? E perché l'Impero capitalista americano, nonostante l’accettazione provata da parte del Venezuela all’ordine e la governabilità capitalista, continua a considerare a Chávez come al "nemico numero uno" del suo sistema di dominio in America Latina?
C'è un principio strategico (di natura machiavellica) che sostiene che per evitare che sorga un nemico reale che metta in pericolo il sistema di potere vigente, è necessario inventare un "nemico di paglia" controllabile ed inoffensivo, il quale si presenterà come se fosse il nemico reale, o la "principale minaccia" del sistema. A parte il discorso "rivoluzionario", i governi di sinistra guidati da Chávez non cambiano le condizioni di stabilità economica, governabilità politica e "pace sociale" che le banche ed imprese transnazionali capitaliste necessitano per continuare a depredare le risorse strategiche dell'America Latina dentro una cornice di "legalità democratica."
I governi di sinistra, indipendentemente dai loro discorsi mediatici anti-USA nei fori regionali, trovano la propria sopravvivenza economica e politica elettorale legata al destino dello Stato Capitalista e sono i primi difensori della legalità e governabilità democratica nella regione.
In questo scenario la strategia con un "nemico di paglia" ha come obiettivo principale quello di "disattivare" i conflitti sociali e le lotte popolari (naturalmente violente e antisemite) ed incanalarli su binari "pacifici" e meramente "reclamativi" attraverso la sua integrazione nel "sistema democratico" controllato da Washington e dall'establishment economico capitalista nella regione. La relazione vincolante - FARC e governi di sinistra - tracciata dall'intelligence nordamericana come principale ipotesi di "terrorismo" e di "destabilizzazione", nasconde un profondo pensiero machiavellico che è quello di "dividere per dominare", creando un falso avversario e controllando in forma simultanea i due rivali.
Chávez ed Uribe, Colombia e Venezuela + il "terrorismo" delle FARC, sono solamente l’involucro (mascherato da “conflitto maggiore”) di un intreccio di interessi sotterranei dell'Impero nordamericano e del capitalismo transnazionale, (corporazioni e banche) che controllano i governi dell'America Latina, al di sopra delle istituzioni giuridiche-statali che la designano come “nazioni indipendenti”. In questo scenario il "terrorismo" delle FARC serve:
A) Serve a che il Complesso Militare Industriale ed i fabbricanti d’ armi le vendano agli eserciti latinoamericani che combattono il "terrorismo" sotto la "protezione" del Comando Sur degli USA.
B) Per giustificare gli spiegamenti militari imperiali intorno alle fonti strategiche delle risorse naturali e d’energia del "giardino dietro casa" che Washington considera e controlla come suo.
C) Per giustificare la dottrina di futuri compiti di repressione e criminalizazzione dei conflitti sociali che iniziano a prendere impulso causa il processo recessivo-inflazionistico originato dalla crisi globale del sistema capitalista. E a che servono Chávez e i "governi di sinistra?"
Chávez, secondo come lo dipingono i media dell'Impero, è una figura emblematica, in sintesi è l'immagine rappresentativa della materializzazione in un tutt’uno del "pericolo dittatoriale" e "terrorista" che incombe sull'America Latina. Col presidente venezuelano come astuto “dittatore-terrorista”, gli USA compensano la mancanza di un "nemico reale" che all’epoca della guerra per aree di influenza con l'URSS fu rappresentato dalla Cuba di Fidel Castro esportatrice di rivoluzioni armate. In Chávez coincidono mediaticamente e psicologicamente il "terrorismo" delle FARC ed il "nemico rosso" dell'epoca della Scuola delle Americhe e della Dottrina di Sicurezza Nazionale. Come dicono i concetti basilari di qualunque libro di strategia politica: bisogna inventarsi un nemico falso, malleabile e controllabile che opacizzi e sottragga protagonismo al nemico reale che possa presentarsi. L'immagine di "terrorista" e "destabilizzatore" che Washington ed il Dipartimento di Stato addossano a Chávez è orientata a neutralizzare l'apparizione di veri nemici. Ossia di quei leader popolari che ancora organizzano scioperi generali, bloccano strade, occupano imprese e mettono a rischio la "governabilità" ed i "commerci" delle banche transnazionali capitaliste in America Latina. In sintesi, con Chávez, Morales e Correa, non c’è nessuna possibilità di crescita della sinistra rivoluzionaria nelle strade, ma c'è una crescita della sinistra elettorale e governativa. Una sinistra da salotto istituzionale, disciplinata, assimilata ed integrata al sistema. Una sinistra di Stato capitalista, con apparati sindacali, movimenti e partiti di sinistra che compiono la loro funzione di "opposizione" dentro la cornice del sistema "democratico" e dei parametri stabiliti per preservare la "governabilità", la "pace sociale" e la "stabilità", precisamente quello ciò di cui il sistema ha bisogno per la sua "crescita economica" senza redistribuzione sociale della ricchezza.
La falsa lite tra Uribe e Chávez, con la FARC come detonante, sintetizza le due punte di strategia del "nemico di paglia" per dominare e controllare a "sinistra" e a "destra", secondo il vecchio detto machiavellico aggiornato da Washington e dai suoi strumenti di potere.
Tanto Chávez (in misura minore) come Uribe (in forma totale) hanno le loro linee di comando e di intelligence militare infiltrate dalla CIA e dal Comando Sur degli USA, i realizzatori della strategia di controllo militare di Washington nella regione. In pratica, se Chávez volesse ordinare una guerra contro la Colombia che non figurasse nei piani degli USA sarebbe eliminato o rovesciato da un golpe interno e questo indica chiaramente che se scoppiasse un conflitto militare è perché Washington lo sta utilizzandolo per i suoi piani. In questo scenario, gli analisti superficiali e i giornalisti del sistema (pagati da imprese e consorzi mediatici) possono solo vedere il guscio senza arrivare al contenuto. La falsa guerra Chávez-Uribe, ha il suo scopo nella "governabilità democratica" imposta da Washington come strategia di dominio nella zona. La falsa guerra di "sinistra" e "destra", con le FARC nel mezzo, rimane demolita di fronte ad una realtà.
In politica, sia i governi di sinistra come quelli di destra, si reggono su due principi basilari: 1) Difesa incondizionata del "sistema democratico" come mezzo di regolazione politica e sociale stabilita dal sistema capitalista 2) Programma di lotta contro il "terrorismo", il "narcotraffico" ed il "crimine organizzato", stabilito come ipotesi di conflitto dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dal Pentagono.
E se Chávez, Correa e Morales, nella realtà concreta e statistica, fanno la stessa cosa di Uribe, Alan García o Calderon? In che cosa si differenziano? Nel discorso, solo nel discorso. Machiavelli (Usa) ha separato la realtà dal discorso e ha trovato la formula cercata: i nemici di paglia. La colonizzazione mentale, la manipolazione informativa, la frammentazione della realtà, la comprensione atomizzata dei processi politici e sociali e la programmazione delle masse con la "democrazia" demente made in Usa, ha fatto il resto. Ha vinto Machiavelli, e si è fatta realtà la massima di Lenin: "La stupidità è la cosa più difficile da combattere".

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