martedì 20 ottobre 2009

E' Ora di Bombardare l'Iran

Gli Stati Uniti e la folla occidentale del "bombarda, bombarda, bombarda l’Iran" - isterismo portato al culmine prima dei colloqui sul nucleare multilaterale di Ginevra - potrebbero fare di peggio che avere un incontro con il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva.
Lula effettivamente ha parlato con il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad faccia a faccia per più di un'ora ai margini dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il mese scorso. Egli ha invitato Ahmadinejad in Brasile nel mese di novembre. A proposito dell’incontro, è andato dritto al punto, "Cosa voglio per l'Iran è ciò che ho sempre voluto per il Brasile - un pacifico programma nucleare civile." Lula è un'isola di buon senso in un oceano di isterismo. Il presidente francese Nicolas Sarkozy pubblicamente ha dato una scadenza a dicembre perché l’Iran non commetta un “tragico errore ", come provocare Armageddon. Il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha ribadito che il G8 dava all'Iran solo tre mesi ancora. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama – che ha tre guerre in corso (Iraq e AfPak combo) - ha chiesto che l'Iran (che non è in guerra con nessuno) dimostri "le sue intenzioni pacifiche o renda conto alle norme internazionali e alle leggi internazionali".
Il Primo Ministro israeliano Benjamin "Bibi" Netanyahu ha annunciato alle Nazioni Unite, "la minaccia più grave di fronte al mondo di oggi è il matrimonio tra il fondamentalismo religioso e le armi di distruzione di massa". Inaccessibile all’ironia, Netanyahu ha ovviamente dimenticato che l'Iran - come l'Iraq nel 2003 - non ha armi di distruzione di massa (WMD) secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica (AIEA). Israele non solo ha armi di distruzione di massa (WMD), ma si rifiuta anche di firmare la non proliferazione nucleare (TNP) o di consentire che le sue armi vengano ispezionate, come il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan si è affrettato a chiarire. Per quanto riguarda il fondamentalismo religioso, il sionismo è più che simile allo sciitismo dell'Iran. Come se ciò non fosse abbastanza isterismo, indiscrezioni in Gran Bretagna hanno rivelato che il capo del M-I6, Sir John Scarlett, e il capo del Mossad, Meir Dagan, possono aver stabilito che l'Arabia Saudita è pronta a permettere che Israele bombardi l'Iran. La Casa di Saud è rimasta muta. Ma non il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Iraniana [IRGC- Iranian Revolutionary Guards Corps, ndt] - che di fatto controllano il programma missilistico dell'Iran. Essi hanno testato con successo gli Shahab-3 a lungo raggio e i missili Sajjil a combustibile solido, con una portata massima di 2.000 chilometri. Quindi, ancora più isterismo.
Il Generale Hoseyn Salami, comandante della forza aerea della CGR, ha detto alla rete televisiva IRINN che l'Iran aveva una politica decisa a “non colpire per primi" in termini di una guerra missilistica con Israele, e difendeva i tests come legati all’ avvicinarsi dell’anniversario dell'attacco iracheno del 1980 all'Iran - l'inizio di una terribile guerra di otto anni che uccise almeno 250.000 iraniani. (Gli Stati Uniti, tra l'altro, appoggiavano in quella guerra un personaggio che in seguito personificò il "nuovo Hitler": Saddam Hussein.). Ora confrontate tutto questo alla reazione occidentale per quello che è accaduto a Pechino, durante la parata della Festa Nazionale Cinese, per il 60° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese; uno schieramento di due tipi di missili convenzionali terra-terra, un nuovo missile da crociera d’attacco terrestre, missili terra-terra intermedi e a lunga gittata in grado di trasportare testate nucleari e missili nucleari intercontinentali sono stati tutti esibiti in una passerella d’asfalto. Non una sbirciata dall’occidente. E' come se tutto questo facesse parte della Settimana della Moda di Pechino. Un segreto non-segreto.
L’isterismo totale raggiunge toni ridicoli quando si tratta di campagna di disinformazione sull’ormai iconico programma iraniano della centrale d’arricchimento dell’uranio, costruita ai piedi di una montagna all'interno di un sotterraneo ultra-protetto, controllato dall’IRGC, a circa 30 chilometri a nordest della città santa di Qom. La centrale è stata costruita con cemento pesantemente armato ed ha le dimensioni di un campo di calcio, sufficiente a contenere 3.000 centrifughe per la raffinazione dell'uranio. Il sito è stato debitamente segnalato da parte di Teheran in una lettera all'AIEA; secondo le regole questo viene fatto sei mesi prima che il sito diventi operativo. Il Vice Presidente iraniano Ali Akbar Salehi, che è anche capo del programma nucleare iraniano, ha sottolineato non c'è mai stato niente di “segreto" sulla centrale, e ha giustificato la sua costruzione a causa di "minacce" contro l'Iran. Ahmadinejad - un ingegnere - per parte sua ha sottolineato che la centrale sarà operativa solo tra 18 mesi. E sarà aperta alle ispezioni dell'AIEA, secondo un calendario già in discussione. Questa è la linea di fondo: se la ispeziona l’AIEA, non c'è modo che la centrale potrà sfornare armi nucleari.
Dal punto di vista di Teheran, tutto questo ha un senso; una centrale protetta dall’ IRGC vicina a Qom è un dato di fatto dopo che George W. Bush e Israele hanno ripetutamente minacciato di bombardare l'Iran. La posizione è tutto; immaginate Israele che bombarda i sobborghi di Qom. È come se il Pentagono bombardasse il Vaticano. Per quanto riguarda Washington, potrebbe essere venuta a conoscenza di questa centrale "segreta" durante l’amministrazione di George W Bush – come quei soliti "alti funzionari" hanno confermato alle aziende mediatiche americane. Ma questo solleva la domanda: perché Israele e gli Stati Uniti non la rivelarono quando era "segreta", ossia, non ancora segnalata all'AIEA?
Comunque, ciò che rimane escluso dal ciclo di notizie saturo di isterismo è che la nuova centrale non-così segreta non arricchirà l'uranio oltre il 5% - il livello richiesto in un programma civile di energia. Le armi nucleari richiedono un arricchimento del 90%. La centrale non produrrà esafluoruro di uranio, o UF6, che viene utilizzato per l'arricchimento. Ancora una volta, la questione è tutta qui. La centrale di Qom non cambia niente in termini di programma nucleare iraniano così come riconosciuto dall’AIEA.
Dialoga prima, bombarda dopo. E questo ci riporta a Lula. Il Brasile, proprio come l'Iran, è firmatario del TNP. Proprio come l'Iran, sta arricchendo l'uranio. Proprio come l'Iran, non consente invasive ispezioni dell'AIEA in merito. E proprio come l'Iran, ha in passato mantenuto "segreti" alcuni aspetti della sua tecnologia nucleare. Il Brasile arricchisce l'uranio a meno del 5%, come parte della sua industria nucleare da un miliardo di dollari, che investirà in sette nuove centrali atomiche per diversificare il consumo del paese basato sul petrolio e sull’energia idroelettrica. Il Brasile pensa di cominciare a esportare uranio arricchito prima del 2014. Le centrifughe brasiliane potrebbero essere utilizzate per produrre uranio altamente arricchito. Ma questa è una questione di volontà politica. La Costituzione brasiliana effettivamente proibisce la costruzione di armi nucleari.
In Iran la situazione è in realtà simile. Sia il fondatore della Repubblica Islamica, l'ayatollah Ruhollah Khomeini, che attuale leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, hanno detto molto chiaramente che le armi nucleari sono contro l'Islam. Ovviamente, il Dipartimento di Stato americano respingerà sempre qualsiasi confronto tra Teheran e Brasilia. Dopo tutto, il Brasile è una democrazia di stile occidentale e l'Iran è oggi, dopo le ultime elezioni presidenziali, una dittatura militare del mullahtariato. Il Brasile può essere una potenza naturale in Sud America, ma non è una minaccia per nessuno, mentre l'Iran, una potenza regionale, minaccia l’egemonia nucleare "segreta" di Israele in Medio Oriente. Ma in entrambi i casi dell'Iran e del Brasile, il cuore della questione è la stessa: eseguire un programma nucleare di successo è, soprattutto, una questione di orgoglio nazionale. Le sanzioni non possono funzionare. E ancora una volta l'attuale isterismo mostra vistosamente come, quando si parla di Iran, ci siano due pesi e due misure. Washington è stata costretta ad ammettere che le sanzioni non hanno funzionato con la dittatura in Myanmar. Ora Washington vuole dialogare. Le sanzioni non funzioneranno neppure contro l'Iran. È ridicolo, per esempio, immaginare l'Iraq che si unisce ad un embargo occidentale di benzina imposto contro l'Iran. Inoltre, i persiani sono troppo orgogliosi e troppo carichi di storia per soccombere alle minacce.
Israele, i vari governi fantoccio arabi sunniti e i dittatori, il patetico diritto americano e il diritto europeo, tutti questi temono l’impatto regionale dell'Iran e vogliono abbattere il regime. Il dossier nucleare non potrebbe essere una storia di copertura più conveniente per un cambiamento di regime. Per quanto la dittatura militare del mullahtariato possa essere sgradevole per il mondo e per tanti cittadini iraniani, il fine non giustifica i mezzi. E il mezzo non porterà al fine desiderato, poiché un attacco contro l'Iran farà in modo che l’intera popolazione si raduni dietro al regime. Qualcosa è profondamente marcio nel cosiddetto regno della "comunità internazionale" - meno la Russia e la Cina, a proposito - quando esso permette che la politica globale sia determinata da qualcuno come Netanyahu.
Obama e Lula si sono incontrati a Copenaghen durante la gara dell'assegnazione di Giochi Olimpici 2016 vinti da Rio. La chimica tra di loro è eccellente. Obama potrebbe fare di peggio che fare domande a Lula sul suo faccia a faccia con Ahmadinejad. Ma così come stanno le cose, sembra più che la "comunità internazionale" sia guidata in una gara olimpica per bombardare l'Iran. Pepe Escobar è l'autore di "Globalistan: Come il mondo globalizzato si dissolve in Guerra Liquida" (Nimble Books, 2007) e "Red Zone Blues: un'istantanea di Baghdad durante l'embargo". Il suo nuovo libro, appena uscito, è "Obama does Globalistan" (Nimble Books, 2009).

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