giovedì 22 ottobre 2009

La recessione, Ultima ventura.

Scontenti delle pesanti tasse, delle guerre in paesi lontani e dei salvataggi per ricchi banchieri, sempre più americani spingono i loro stati a sfidare le leggi federali ed alcuni promuovono la secessione.
“Il nostro governo è posseduto e gestito da Wall Street e dall’America corporativa” ha detto alla Agence France-Presse (AFP) lo scorso 11 ottobre Thomas Naylor, professore di economia in pensione che è a capo del movimento per la seconda repubblica del Vermont. L’impero sta andando a picco -- volete affondare con il Titanic, oppure cercare le altre opzioni finché si può”. Gli USA sono stati colpiti dalla peggiore crisi economica dal 1930 lo scorso settembre, dopo il crollo della Lehman Brothers, la quarta maggiore banca d’investimento e i guai finanziari di un gran numero di giganti di Wall Street. Le ripercussioni di ciò si sono sviluppate in una recessione piena, che minaccia le finanze personali con la caduta dei prezzi delle case, la riduzione dei fondi pensionistici e con lo svanire dell’accesso al credito e del lavoro. La recessione, la crescita del governo e l’esplosione della spesa federale fanno infuriare molti Americani.
“Il governo degli Stati Uniti ha perso la sua autorità morale”, dice Naylor.
Venticinque stati hanno approvato leggi che impediscono l’attuazione del Real ID Act del 2005, che impone norme federali per le carte d’identità. Inoltre 13 stati hanno legalizzato la marijuana per uso medico, contravvenendo ai regolamenti federali antidroga. Con il crescere delle tensioni sulla riforma del servizio sanitario, 15 stati stanno facendo pressione per delle leggi che li esenterebbero dai regolamenti del servizio sanitario federale. Il Montana e il Tennessee hanno persino approvato leggi che esentano dai regolamenti federali le armi e le munizioni prodotte in questi stati.
Alcuni sostengono che la secessione sia la cura per il problema dell’America. “Si parla più al giorno d’oggi di annullamento (l’invalidazione delle leggi federali) e di secessione… che in qualsiasi altro momento dal 1865”, ha detto Kirkpatrick Sale, che è a capo del Middlebury Institute, con sede nella Carolina del Sud, che studia il separatismo, la secessione e l’autodeterminazione. Sale sostiene che ci siano gruppi secessionisti attivi in almeno 10 stati americani, compresi il Vermont, lo Stato di Hawaii, l’Alaska, il Texas e il Porto Rico. “La secessione è la nostra unica risposta perché il nostro governo federale è in frantumi e non può essere riparato nell’attuale sistema politico” concorda Dave Mundy, un portavoce del Movimento Nazionalista del Texas.
Gli Stati Uniti sono una repubblica costituzionale federale composta da cinquanta stati e da un distretto federale. Sono stati fondati il 4 luglio 1776 da tredici colonie inglesi che hanno sconfitto la Gran Bretagna nella guerra d’indipendenza americana. Ma il Texas è stata una repubblica indipendente dal 1836 al 1845, e il Vermont lo è stato dal 1777 al 1791. Il Texas si è poi distaccato nel 1861, entrando a far parte degli stati confederati d’America insieme ad altri 10 stati meridionali. Poco dopo è scoppiata la guerra civile e quattro anni dopo è stata ripristinata l’unione.
J.R. Labbe, capo redattore del quotidiano Fort Worth Star-Telegram dubita che i secessionisti possano guadagnare terreno. “(Sono) la voce di una minoranza il cui momento è arrivato per un’unica ragione: la tecnologia” ha detto all’AFP. “Le telecamere digitali che possono registrare immagini e commenti -- e i canali di informazione 24-7 che cercano sempre i filmati più stravaganti che si possono trovare -- gli hanno dato un pubblico molto più vasto di quanto loro stessi o il Texas meritino”. Ne conviene anche Lyn Spillman, esperta di nazionalismo dell’università statunitense cattolica di Notre Dame. “Considerati generalmente, i movimenti di secessione -- che sono piuttosto comuni nella storia americana -- rarissimamente hanno delle conseguenze politiche significative”. Ma Sale controbatte che il crollo del dollaro e la collera per le guerre all’estero, in concomitanza con il disastroso cambiamento climatico provocato dal surriscaldamento globale, potrebbe spingere le comunità verso l’indipendenza energetica, idrica e alimentare. “Una congiunzione di eventi nei prossimi anni potrebbe far aumentare le voci di una secessione”.

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