sabato 7 novembre 2009

Il terrore della UE

L’Unione Europea sta spendendo milioni di euro per sviluppare tecnologie “Orwelliane” progettate per scandagliare internet e le immagini delle telecamere a circuito chiuso in cerca di “comportamenti anormali”. Un programma di ricerca quinquennale, chiamato Project Indect, punta a sviluppare programmi informatici che funzionino da “agenti”, monitorando e processando informazioni da siti internet, forum di discussione, server, reti peer-to-peer e perfino singoli computer. Tra gli obiettivi principali c’è la “rilevazione automatica di minacce e comportamenti anomali o violenza”. Project Indect, che ha ricevuto quasi 10 milioni di sterline di finanziamento dall’Unione Europea, coinvolge il Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord (PSNI) e gli scienziati informatici dell’Università di York, oltre a colleghi di altri nove paesi europei. Shami Chakrabarti, direttore del gruppo per i diritti umani Liberty, ha descritto l’introduzione di queste tecniche di sorveglianza di massa come un “passo sinistro” per qualsiasi nazione, aggiungendo che su scala europea diventa particolarmente agghiacciante.
La ricerca Indect, iniziata quest’anno, arriva mentre l’UE prosegue nell’espandere il suo ruolo nella lotta al crimine e al terrorismo e nella gestione delle migrazioni, aumentando il suo budget in questi settori del 13,5% fino a quasi 1.200 milioni di Euro. La Commissione Europea chiede una “cultura comune” nell’applicazione delle legge, da diffondere in tutta l’UE, e l’addestramento di un terzo delle forze di polizia – più di 50 mila unità nel solo Regno Unito – in materie europee entro i prossimi cinque anni. Secondo il think-tank Open Europe, la crescente enfasi sulla cooperazione e la condivisione dell’intelligence vuol dire che molto probabilmente le forze di polizia europee avranno accesso a informazioni sensibili in possesso della polizia britannica, incluso il database dei DNA. Ci si aspetta anche che il numero dei cittadini estradati in base al controverso mandato di arresto europeo possa triplicare. Stephen Booth, un analista di Open Europe che ha collaborato alla stesura di un dossier sull’agenda europea di giustizia, ha detto che questi sviluppi e progetti come l’Indect sanno di “Orwelliano” e alimentano seri dubbi sulla libertà individuale con relativa invasione della privacy.
Secondo il sito ufficiale del Project Indect, avviato quest’anno, gli obiettivi principali del progetto comprendono “sviluppare una piattaforma per la registrazione e lo scambio di dati operativi, l’acquisizione di contenuti multimediali, la gestione intelligente di tutte le informazioni, la rilevazione automatica di minacce e il riconoscimento di comportamenti anomali o violenza”. Si parla della “creazione di agenti assegnati a un monitoraggio automatico e continuo di risorse pubbliche come siti web, forum di discussione, reti utenti, server, reti peer-to-peer e singoli computer, per costruire un sistema online di raccolta di informazioni di intelligence, sia attivo che passivo”. Il sito web del dipartimento di informatica dell’Università di York spiega nel dettaglio come il suo compito sia quello di sviluppare “tecniche linguistiche computerizzate per la raccolta di informazioni e apprendimento dal web”. “Il nostro focus è sulle nuove tecniche di word sense induction, risoluzione dell’identità, estrazione dati sulle relazioni, analisi dei social network e sentiment”, si legge.
Un altro progetto di ricerca finanziato dall’UE, denominato “Adabts” – la rilevazione automatica di comportamenti anomali e minacce in luoghi affollati – ha ricevuto circa 4 milioni di euro. La base del progetto è in Svezia, ma tra i partner c’è il Ministero degli Interni britannico e BAE Systems. L’obiettivo è di sviluppare modelli di “comportamenti sospetti” per rilevarli automaticamente utilizzando telecamere a circuito chiuso (CCTV) e altri metodi di sorveglianza. Il sistema analizzerebbe il tono della voce della gente, il modo in cui i corpi si muovono e traccerebbe gli individui nelle folle.
Il Dott. Jorgen Ahlberg dell’Agenzia svedese di ricerca della difesa, coordinatore del progetto, ha detto che il sistema aiuterebbe semplicemente gli operatori di CCTV a rendersi conto di quando stanno per arrivare i problemi. “Di solito la gente non inizia a picchiarsi da un momento all’altro”, ha detto. “Prima litigano e si spingono. Non è esattamente “Oh, vi state spingendo, dovreste essere arrestati”, ma è giusto per allertare un operatore che sta succedendo qualcosa. “Se si tratta di un centro commerciale, puoi mandare una guardia di sicurezza nelle vicinanze e probabilmente certe cose (le risse) non succederebbero”.
Open Europe ritiene che le informazioni raccolte da Indect e altri sistemi del genere potrebbero essere usati da un ente poco conosciuto, il Joint Situation Centre dell’UE (SitCen), che si sostiene essere “effettivamente l’inizio di un servizio segreto dell’UE”. I critici hanno detto che potrebbe evolversi nella “CIA d’Europa”. Il dossier spiega: “Il SitCen è stato fondato inizialmente per monitorare e valutare eventi e situazioni mondiali per 24 ore al giorno con un focus sulle regioni a rischio di crisi, terrorismo e proliferazione di armi di distruzione di massa. Comunque, dal 2005, il SitCen è stato utilizzato per condividere informazioni anti-terrorismo.
“Un ruolo più ampio del SitCen dovrebbe preoccupare perché l’ente è avvolto da una totale segretezza. L’espansione di quello che in effetti è l’inizio di un “servizio segreto” dell’UE desta interrogativi fondamentali sul controllo politico negli stati membri”.
Il commissario Gerry Murray, del PNSI, ha detto che il principale ruolo del suo servizio sarebbe di verificare se il sistema, che a suo dire potrebbe operare a livello nazionale o europeo, possa essere uno strumento utile per la polizia. “Gran parte del progetto è [al momento] molto accademico e scientifico. I nostri budget si stanno riducendo, le nostre risorse umane anche e stiamo cercando tecnologie informatiche che ci aiuteranno nei prossimi cinque anni a ridurre il crimine e combattere le gang criminali”, ha dichiarato. “All’interno del Project Indect c’è una tavola etica di cui si terrà conto: se è permesso dalla legislazione del paese che lo userà, chi lo controlla e se è conforme ai diritti umani”.

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