mercoledì 30 dicembre 2009

IL Risiko chiamato Iran

L'Iran è risultato il vincitore nelle operazioni di guerra segrete che simulavano un attacco israeliano alle sue centrali nucleari.
In questo scenario, l'amministrazione Obama ha deciso di perseguire un approccio diplomatico con Teheran, lasciando nei guai il più stretto alleato militare dell'America nella regione. L'esercitazione, organizzata dal Tel Aviv University’s Institute for National Security Studies il mese scorso, ha dimostrato che nemmeno un raid di un commando israeliano sul più grande stabilimento iraniano di produzione d'acqua pesante ad Arak porterebbe gli USA ad un conflitto militare con l'Iran.
"La nostra influenza sugli Americani, sulla possibilità di allontanarli dagli Iraniani, dagli Europei e dagli altri, è risultata molto limitata", ha affermato Giora Eiland, un ex consulente della sicurezza nazionale israeliana che ha ricoperto il ruolo del primo ministro, Binyamin Netanyahu, nella simulazione. "Più o meno l'unica carta che avevamo da giocare era quella dell'azione militare. Ed era una carta fallimentare."
"Gli Iraniani hanno cominciato a sentirsi meglio degli Americani perchè sono stati semplicemente più determinati nel perseguire i propri obiettivi", ha aggiunto Mr Eiland. Mr Netanyahu aveva già capito che le sue relazioni con la Casa Bianca sono tese, ingorando le richieste degli USA di bloccare l'insediamento di nuove strutture in Cisgiordania, prima di acconsentire con riluttanza ad una interruzione temporanea che non include Gerusalemme Est. Le simulazioni di guerra hanno dimostrato che il suo appoggio a Washington continuerebbe a diminuire, se non si mettesse in riga sull'Iran, che Mr Netanyahu considera come la principale minaccia per lo stato ebraico, dopo che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato che dovrebbe "essere cancellato dalla cartina geografica".
Mr Eiland - “Netanyahu” è riuscito ad avere soltanto brevi e inconcludenti incontri preliminari con il presidente degli USA, interpretato da un ex diplomatico israeliano. Gli analisti della sicurezza in Israele e in America hanno messo in guardia riguardo alla possibilità di un costo molto elevato da pagare se Israele attaccasse l'Iran e sostenesse che un tale attacco potrebbe cancellarre del tutto, piuttoso che attenuare, il programma nucleare iraniano. Il costo sarebbe elevato non solo per Israele, le cui città sono nel raggio dei missili iraniani, e che potrebbe facilmente essere colpita dai militanti di Hezbollah e Hamas presenti in Libano e a Gaza, ma anche per gli Stati Uniti. Gli analisti prospettano che l'Iran scenderebbe in campo per supportare i militanti anti-americani nel Golfo, come ha fatto con le milizie che combattevano contro le forze statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Le simulazioni hanno inoltre dimostrato che, mentre Israele zoppicherebbe sia dal punto di vista diplomatico che da quello militare, l'Iran continuerebbe molto probabilmente ad arricchire l'uranio.
Ieri Ahmadinejad ha ignorato la scadenza di fine anno posta da Washington a Tehran per accettare le condizioni proposte dalle Nazioni Unite per sostituire l'uranio arricchito con il materiale fissile.
Aharon Zeevi-Farkash, un ex ufficiale dell'intelligence militare che nelle simulazioni rivestiva il ruolo della guida suprema dell'Iran, l' Ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che Tehran non sarà ostacolato nella corsa all'acquisizione di armi nucleari a meno che il suo regime non verrà minacciato fino al collasso. Egli ritiene che gli americani hanno bisogno di rivedere la loro linea diplomatica verso lo schieramento navale nel golfo o di persuadere l'India, chiave del commercio iraniano, ad allentare i suoi legami con Tehran. Mr Eiland ha affermato che l'obiettivo a lungo termine degli USA sarà probabilmente il contenimento dell'Iran nel caso dovesse ottenere lo status di potenza nucleare e che Israele non ha altra scelta che seguire il suo principale alleato. "Israele non può agire da sola qui. Un accordo tra l'America e l'Iran priverebbe Israele della possibilità di attaccare l'Iran", ha dichiarato.

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