lunedì 27 dicembre 2010

La Camera degli Archivi

Recentemente gli archeologi hanno annunciato che un’importante scoperta è avvenuta in Egitto nella Valle dei Re, dove è venuta alla luce una serie di tombe: le sepolture dei figli di Ramses II.
La cosa affascinante è che, precedentemente, la Valle dei Re era stata oggetto, per oltre un secolo, di vari scavi ed era stato detto che nessun’altra scoperta avrebbe potuto essere più effettuata all’interno di essa.
Qualcosa potrebbe peraltro essere passato inosservato agli egittologi in questo sito archeologico di così grandi proporzioni, includendo fra i tanti lo stesso Howard Carter, lo scopritore della tomba di Tuthankhamon. E potrebbe suggerirci che la Valle del Nilo custodisca, nonostante tutto, molti segreti.
Cosa ancora, potremmo allora chiederci, giace sotto le sabbie dell’Egitto?
Per secoli molteplici fonti storiche ed esoteriche ci hanno parlato di una sorta di perduta "Capsula del Tempo" di antica memoria, tanto importante da sovrastare, con le conoscenze e le informazioni raccolte nei suoi archivi, gli stessi tesori di Tuthankhamon.
Molte fonti parlano di una mitica "Camera Segreta" posizionata al di sotto della Grande Piramide o sotto la Sfinge nella piana di Giza, legato e testimonianza di una civiltà avanzata più antica dell’Egitto stesso. La nostra ricerca inizia con diverse steli di pietra, o tavolette, del periodo compreso tra il Medio e Nuovo Regno (tra i 4.000 e i 3.000 anni fa), trovate in prossimità della Sfinge, che mostrerebbero un grande animale reclinato alla sommità di un piedistallo sormontato da una cornice.
Un’artista antico, della dodicesima dinastia, lo scriba Mentu-Her, assicura i suoi osservatori che il soggetto rappresentato è la Grande Sfinge e non altre sfingi trovate lungo il Nilo. Lo scriba aveva disegnato le Piramidi in prospettiva sullo sfondo, una tecnica molto rara nell’arte egizia.
Sette altre steli concedono maggiori dati mostrando una porta su un lato delle zampe.
La famosa stele di Thutmosis IV, posizionata tra le zampe della Sfinge, ci presenta alla sua sommità una struttura sotterranea al di sotto della Sfinge, con un’entrata chiaramente visibile.
Su di un’altra stele, fatta erigere da un funzionario chiamato Nezem e ora custodita al Museo del Louvre di Parigi, è chiaramente visibile una rampa di sei scalini che conduce a questa camera sotterranea. Studiosi conservatori hanno tentato di spiegare il piedistallo semplicemente come una rappresentazione del vicino Tempio della Sfinge, perché da un punto di vista nelle sue vicinanze la Sfinge sembra essere posizionata al di sopra dello stesso. Ma questa illusione ottica può essere unicamente vista dalla parte anteriore della Sfinge e non nella prospettiva disegnata.
Gli antichi artisti disegnarono il piedistallo di lato e non da sotto.
Negli anni Trenta, la sabbia intorno alla Sfinge era stata completamente rimossa, cosicché oggi sappiamo che il monumento era stato costruito su di un letto di roccia. Ma questo letto potrebbe essere il piedistallo che gli antichi artisti avevano in mente?
In profondità da qualche parte lungo il lato sud potrebbe essere scoperta la porta d’entrata con i sei scalini, l’entrata ad una camera segreta.
Un’antica fonte egizia ci dice molto di più sulla Camera degli Archivi. Questa fonte è conosciuta come "I Testi del Palazzo", rinvenuta tra le iscrizioni geroglifiche nella parte interna del Muro del Tempio di Horus a Edfu, nel cuore del sud dell’Egitto.
"I Testi del Palazzo" si riferiscono ad una cospicua quantità di documenti oggi andati perduti, raggruppati in quello che era chiamato "Il Sacro Libro del Tempio", che ci presenta la storia e le descrizioni dei maggiori santuari lungo le sponde del Nilo, a partire da periodi molto lontani.
Questi templi furono costruiti da un gruppo di "Entità Creatrici", chiamate "Shebtiw", che sono associate con il Cuore Divino di Thoth, la divinità egizia della conoscenza.
Secondo "I Testi del Palazzo", i libri sacri e gli oggetti di potere sarebbero stati alla fine posizionati nella parte posteriore del "Bw-Hmn", o stanza, e gli Shebtiw avrebbero ermeticamente chiuso la sua entrata costruendo strutture di potere fuori da essa per proteggere i suoi segreti.
Il sito divenne successivamente conosciuto come "Bw-Hmr", la casa del trono dell’anima, un posto dove erano officiate le alte iniziazioni religiose e misteriche. In un altro testo egiziano, conosciuto come il "papiro Westcar", datato alla Quarta Dinastia, troviamo la storia di un enigmatico saggio, chiamato Djeda, che compiva magie e miracoli, ma che possedeva anche informazioni concernenti quella che era chiamata la Camera Segreta dei libri di Thoth. Nel racconto Djeda rivela al Faraone Khufu il luogo che ospita le chiavi che un giorno avrebbero potuto aprire la stanza segreta. Questa stanza è descritta come segue: "ella città di Ani, (Eliopoli, N.d.R.), c’è un tempio chiamato la Casa di Sapti, (in riferimento a Septi, il quinto faraone della Prima Dinastia, circa 3.000 a.C.). Dentro il Tempio si trova una stanza con una biblioteca speciale dove sono contenuti i papiri degli inventari. Il muro di questa stanza è fatto di blocchi di pietra e tra questi, o dietro uno di essi, si trova una nicchia contenente una piccola scatola di selce. È all’interno di questa scatola che i sigilli ipwt, o chiavi, che aprono la Stanze Segrete di Thoth o Camera degli Archivi, sono state nascoste". Quando Khufu chiede a Djeda di portargli queste chiavi, il saggio replica che lui non ha il potere per fare questo, ma profetizza che colui che un giorno avrebbe trovato le chiavi sarebbe diventato uno dei tre figli nati da Rad-dedet, la moglie del sacerdote di Ra a Eliopoli, il Signore di Sakhbu (il secondo nome egizio per identificare il Delta del Nilo) e che i tre sarebbero nati il quindicesimo giorno del mese di Tybi (Ottobre/Novembre). Attualmente si ritiene che i tre figli citati possano essere identificati con i primi tre Faraoni che si succedettero nella Quinta Dinastia. Ma poiché buona parte della letteratura egizia è interpretabile secondo più livelli di lettura della sua simbologia, abbiamo ragione di credere che significati più reconditi siano celati dietro tale leggenda.
Attualmente molte zone della città vecchia di Eliopoli sono ancora celate e non scavate, silenziosamente ancora al di sotto dei sobborghi in espansione del Cairo. Ci si può dunque solo attendere di scoprire un giorno la Stanza Segreta di Septi.Lo studioso di linguaggi antichi Zecharia Sitchin cita un inno composto durante l’Ottava Dinastia, il quale racconta di come il dio Amon accompagnò le funzioni del divino Harakhty, la Sfinge, per entrare in due caverne che sono sotto le sue zampe. Il comando di Amon venne successivamente inserito negli scritti di Thoth, il dio della Conoscenza Nascosta e dell’Iniziazione.
Il famoso storico greco Erodoto, nel 443 d.C., trascrisse dopo la sua visita in Egitto che al di sotto della Grande Piramide, e tutt'intorno ad essa, si estendeva in ogni direzione e per lunghe distanze un labirinto e una porta verso il sottosuolo.
Nel "Corpus Hermeticum", un corpo di trattati compilati da fonti antiche verso gli inizi dell’era cristiana, troviamo uno scritto, "La Vergine del Mondo", che recita queste parole:
"I simboli sacri degli elementi cosmici, i segreti di Osiride, furono nascosti attentamente. Ermete (l’equivalente greco di Thoth) prima de suo ritorno in paradiso recitò: oh libri santi che sono stati redatti da mani immortali, scritti dalla magica incorruttibilità, rimasti liberi dal declino attraverso l’eternità e dalla corruzione del tempo. Diventati invisibili da tutti coloro i cui piedi toccheranno la pianura di questa terra, fino a che i vecchi cieli porteranno gli strumenti per te, a cui il creatore dovrà chiamare la sua anima. Così gli parlò, e depose gli scritti tra loro per mezzo del suo lavoro, li rinchiuse al sicuro nella loro stanza. È passato tanto tempo da quando furono nascosti".
Il romano Marcellino, del quarto secolo, dichiarò:
"Esistono alcune gallerie sotterranee e passaggi ricolmi di tortuosità al di sotto della Piramide nei quali, è stato detto, gli adepti di antichi riti (sapendo che il Diluvio era imminente, e impauriti che la memoria delle sacre cerimonie potesse essere obliterata), costruirono rifugi in vari luoghi, posizionando gli scritti al di fuori del terreno con grande lavoro. E pareggiarono i muri iscrivendovi caratteri geroglifici".
Un contemporaneo di Marcellino, Giamblico, scrisse un trattato su i Misteri Egizi, descrivendo le iniziazioni associate alla Sfinge. "In un posto segreto tra le zampe del monumento felino, disse, si trova una Porta di Bronzo, e la sua chiave di apertura è data da una molla nascosta. Attraverso di essa i neofiti arrivano in una stanza circolare. Da questo punto sono soggetti ad una serie di processi iniziatici per diventare a pieno titolo membri tra gli Iniziati".
In maniera simile le "Cronache Copte" di Al Masudi, del decimo secolo, osservano (riprendendo tradizioni precedenti), che nell’area della Sfinge esistevano delle porte sotterranee per l’accesso ai monumenti della piana di Giza. Si poteva arrivare ad esempio alla Grande Piramide attraverso un passaggio sotterraneo a volta di oltre 100 cubiti e ogni piramide, secondo la tradizione copta, avrebbe questo tipo di entrata.
Nei secoli successivi il cronista medievale arabo Firouzabadi aggiunse che la camera della Sfinge era stata costruita nello stesso periodo della Grande Piramide: "La piramide fu eretta da Esdris (Ermete o Thoth), per preservarvi al suo interno la scienza e per prevenire la distruzione di questo sapere. Anche i primi sacerdoti attraverso l’osservazione delle stelle preservarono le loro conoscenze sulla medicina, sulla magia e sui talismani".
Altrettanto Ibn Abd Alhokin, che raccontò la storia del sogno del re antidiluviano Salhouk che fece costruire la Piramide "per salvare la conoscenza". Alhokin narra che Salhouk, vedendo una intercapedine nelle vicinanze della Grande Piramide, vi pose tutte le conoscenze matematiche, astronomiche e fisiche, "e costruirono cancelli (entrate), a quaranta cubiti sotto terra con fondamenta di pietre gigantesche provenienti dall’Etiopia, e le chiuse per sempre con il ferro. Quando Salhouk ebbe finito fece ricoprire con marmo colorato la struttura fin dalla punta e indisse una festa ufficiale alla quale furono presenti tutti gli abitanti del regno".
Lo storico ebreo Giuseppe Flavio, successivamente, annotò che il patriarca Enoch avrebbe costruito un Tempio Sotterraneo in cui avrebbe riposto le sue tavole d’oro. Suo figlio Matusalemme lavorò anche lui al progetto, posizionando i mattoni delle nove volte secondo i dettami del padre. Come nota Manly P. Hall, i Massoni hanno predetto, in base alla loro Tradizione, che un giorno un uomo ritroverà questo tempio nascosto e che così lo scopritore sarà un iniziato alle volontà di Enoch. Da circa due secoli, quando Sir Isaac Newton rivolse i suoi interessi alla geometria sacra della Grande Piramide e speculò che i suoi labirinti sotterranei di tunnel e camere fossero un calendario di pietra, molti studiosi hanno ricercato dati nella Piramide riuscendo alcune volte a capire il suo codice profetico.
In correlazione con le profezia all’interno della Grande Piramide, anche la vicina Sfinge possederebbe al suo interno una simbologia degli avvenimenti passati e futuri.
Secondo le antiche tradizioni egizie e copte una delle prime forme della Sfinge, prima che fosse scolpita nella sua attuale forma, vedeva nel suo volto una testa leonina con le gambe posteriori e la coda di un toro, la faccia di un essere umano e sui suoi lati, dove sono ancora visibili le intercapedini per fiaccole, venivano posizionati di notte delle torce facendo così sembrare che la Sfinge possedesse ali di aquila infuocate.
Leone, toro, uomo, aquila. Qui non abbiamo solo i quattro esseri presenti nella tradizione biblica veterotestamentaria del libro di Ezechiele e neotestamentaria dell’Apocalisse di San Giovanni, ma anche un collegamento a quattro segni zodiacali molto importanti: il Leone, il Toro, l’Acquario e lo Scorpione.
Più significativo, nella Processione degli Equinozi, l’era del Leone distante da noi 12.000 anni vide la sepoltura della Camera degli Archivi tra le zampe della Sfinge. Alcune ricerche archeologiche e geologiche recenti, che hanno visto partecipare anche i ricercatori John Anthony Wes, Robert Schoch e Robert Bauval, hanno dimostrato come la Sfinge possa effettivamente risalire ad un periodo estremamente antico.
Oggi siamo da poco entrati nell’Era dell’Acquario e la faccia della Sfinge simboleggia la faccia di tutta l’umanità unita nella mente e nel cuore. Altri 6.000 anni nel futuro completeranno la profezia della Sfinge nella futura Era dello Scorpione, quando forse l’evoluzione spirituale dell’uomo sarà completa.
Le ali fiammeggianti della Sfinge possono essere molto di più rispetto alle ali di un’aquila. Possono significativamente rappresentare il fuoco della Fenice, la più alta forma dello Scorpione che rappresenta il tema centrale della Morte e della Trasfigurazione.
È impressionante notare che la cronologia della Piramide finisce con l’83mo secolo, che cade appunto nell’Era dello Scorpione.Il più famoso "profeta" americano è indubbiamente il sensitivo Edgar Cayce, vissuto tra il 1877 ed il 1945. Questi diceva che la Grande Piramide era stata costruita oltre 12.000 anni fa. Cayce descrive il Luogo Segreto dei Libri della Conoscenza come una piccola tomba o piramide, la piramide dell’Ignoto delle Origini, la Montagna Sacra che deve essere svelata.
Un altro famoso veggente francese fu il famoso Nostradamus (Michel de Notredame, N.d.R.), che nel 1558 pubblicò una edizione completa del suo famoso libro "Les Vrayes Centuries", Le vere Centurie. Il libro è composto da 969 quartine profetiche, scritte cripticamente per difendersi così dall’Inquisizione. Nonostante l’oscurità delle sue parole, molte delle profezie hanno visto la loro attuazione nel corso dei secoli. Nostradamus si lascia dietro anche un gruppo significativo di scritti e versi decifrando i quali numerosi ricercatori sono riusciti ad estrarre informazioni probabilmente riferibili alla Camera degli Archivi. Vediamo alcuni esempi.
"Loro scopriranno la topografia nascosta della Terra (riferito a Giza).
Le urne che contengono la conoscenza all’interno del Monumento daranno aperte Il loro contenuto rinsalderà la Santa Filosofia che si espanderà grandemente [VII, 14]."Quando diamo uno sguardo alle informazioni storiche, e di altro tipo che riguardano la Camera degli Archivi, troviamo correlazioni veramente notevoli. Questo comprende la sua posizione (sotto o intorno alla Sfinge), la sua età (vecchia di millenni), l’identità dei suoi costruttori (Thoth - Hermes), i suoi scopi (luogo di iniziazione e di preservazione dei documenti), la descrizione dei suoi contenuti (scienza e conoscenze avanzate), il numero dei suoi futuri scopritori (tre), le circostanze della sua riscoperta (sarà trovata attraverso una intuizione) e infine il cambiamento che le nozioni contenute in questa camera apporteranno al mondo.
Molti egittologi conservatori ritengono oggi che la Camera degli Archivi debba essere interpretata solo come un mito o una favola, poiché la sua esistenza sarebbe per loro inaccettabile nel contesto della storia egizia. E così pure inaccettabile resta per loro la persistenza e l’ostinazione di questo "mito" che ha attraversato i millenni, a testimonianza attraverso i numerosi storici che ne hanno parlato come di una realtà, che invece non si tratta semplicemente di un mito.
Forse nei prossimi cinquanta anni potremmo trovarci d’accordo con l’egittologo Gerald Massey che scrisse: "Un giorno quello che noi abbiamo considerato da sempre come un mito si scoprirà essere la vera storia del nostro passato, mentre quello che abbiamo considerato da sempre come storia sarà relegato nel contesto dei miti di nostra creazione".

venerdì 24 dicembre 2010

Corsa all'Oro in Cina

Perché i cinesi stanno acquistando così tanto oro?
Nel 2010 è stata la domanda al di fuori della Cina uno dei fattori principali del sensazionale aumento del prezzo dell’oro. L’oro è salito circa del 26 per cento quest’anno e la maggior parte degli analisti prevede che aumenti ancora di più nel 2011. Dunque, la Cina sta acquistando oro a velocità sbalorditiva perché viene visto come un buon investimento o ci sono altri elementi in gioco?
I cinesi considerano l’oro come un riparo dall’inflazione?La Cina sta cercando di evitare i Buoni del Tesoro americani?
L’oro è semplicemente diventato molto più attraente delle monete cartacee come l’euro e il dollaro americano?
Oppure la Cina si starebbe preparando all’imminente crollo finanziario che molti economisti vedono arrivare? E’ sempre difficile dire con esattezza che cosa stia combinando la Cina ma una cosa è certa – stanno comprando oro senza alcun freno. E’ stato annunciato di recente che la Cina ha importato 209,7 tonnellate di oro nel corso dei primi dieci mesi del 2010. Si tratta di cinque volte l’oro che la Cina ha importato nel corso dello stesso periodo del 2009. Come si spiega un simile sensazionale aumento?
La Cina ha bisogno di tutto quell’oro per l’utilizzo nazionale? Indubbiamente l’oro sta diventando molto di moda in Cina ma non che la Cina non riesca a produrre da sola una quantità enorme di oro. Infatti, dal 2007 la Cina è il primo produttore mondiale di oro del mondo e certamente non ha scarsità di metallo giallo. Se le cose stanno così, cos’altro potrebbe spiegare il fatto che la Cina stia acquistando oro così in fretta?
Bene, sembrano esserci quattro teorie fondamentali sul perché la Cina stia comprando in questo momento così tanto oro.
#1 Un riparo dall’inflazione
Già stiamo iniziando a vedere un inizio di inflazione seria in Cina. In particolare, l’inflazione dei generi alimentari minaccia di sfuggire da ogni controllo. In una condizione inflazionistica, l’oro è sempre un buon investimento.
#2 Un’alternativa ai Buoni del Tesoro americani
Nel corso dell’ultimo decennio, la Cina ha investito molto, molto pesantemente in Buoni del Tesoro americani. Infatti, ad oggi il governo degli Stati Uniti deve alla Cina quasi mille miliardi di dollari. Tuttavia, nel corso degli ultimi uno o due anni la Cina ha drasticamente ridotto gli acquisti di Buoni del Tesoro americani e si sta dando da fare per trovare investimenti alternativi. L’oro è sempre stato un investimento molto sicuro e con l’attuale instabilità del sistema finanziario ha molto senso investire in oro.
#3 Una mancanza di fiducia nelle monete cartacee
Nel corso dell’ultimo decennio, la Cina ha accatastato giganteschi cumuli di riserve Forex ma ultimamente le monete cartacee come l’euro il dollaro americano stanno diventando sempre più instabili. La crisi del debito sovrano europeo minaccia di far crollare l’euro in qualunque momento. Il Quantitative Easing 2 e l’accordo sui tagli fiscali che Obama e i Repubblicani stanno cercando di far approvare al Congresso stanno facendo perdere molta fiducia nel dollaro americano al resto del mondo. In queste condizioni, è diventato molto meno invogliante detenere monete cartacee.
#4 La preparazione all’imminente crollo finanziario
Non ci vuole un genio per capire che stiamo vivendo nella più grande bolla del debito della storia del mondo e che, ad un certo punto, il sistema finanziario mondiale andrà in rovina. Quando questo accadrà, la situazione più sicura in cui trovarsi saranno i metalli preziosi e le altre materie prime. I cinesi sono molto presi a divorare oro, argento e numerose altre materie prime, e quindi che lo facciano di proposito o meno, si stanno sistemando per superare meglio di altre nazioni l’imminente tempesta finanziaria.
Ancora una volta, è sempre difficile dire con esattezza quello che sta facendo la Cina. Forse tra sei mesi o un anno, la Cina cambierà di nuovo rotta. Ma al momento la Cina sta divorando enormi quantità di oro e, se questo continuerà, si creerà un enorme squilibrio sui mercati finanziari globali.
In effetti, se tutti questi acquisti cinesi proseguiranno ancora per qualche tempo, potrebbero far saltare molti di coloro che detengono importanti posizioni corte in oro. Ma non è soltanto il governo cinese ad essere stato colpito dalla “febbre dell’oro” in questo momento.
I cittadini cinesi stanno acquistando oro ad un ritmo mai visto prima.
Alla Borsa Aurifera di Shangai, i volumi delle contrattazioni sono aumentati del 43 per cento nel corso dei primi 10 mesi del 2010.
Poiché è aumentato il ceto medio cinese, l’oro è diventato sempre più di moda. E’ sbalorditivo il fatto che le famiglie cinesi hanno acquistato, a partire dal 2007, quasi la metà dell’oro comprato da tutti gli investitori di Wall Street messi insieme
Questo è un altro segnale di quanto sia arrivata lontano la Cina. La Cina non è più un attore di second’ordine sul palcoscenico mondiale. La verità è che la Cina oggi è un’importante superpotenza economica.
In un precedente articolo intitolato “Cina al numero 1, Stati Uniti al numero 2? 25 fatti che dimostrano che la transizione sta davvero avvenendo”, avevo descritto in dettaglio alcune delle statistiche che dimostrano che la Cina sia diventata una fucina assoluta. I punti seguenti sono soltanto alcuni esempi tratti da quelle statistiche...
*Gli Stati Uniti sono stati leader del consumo di energia nel mondo per quasi 100 anni, ma l’estate scorsa la Cina è salita in vetta.
*Nel corso degli ultimi 15 anni, la Cina è passata dal 14° posto al 2° posto negli articoli di ricerca scientifica pubblicati a livello mondiale.
*Secondo un recente studio, entro l’anno prossimo la Cina potrebbe diventare il primo paese per numero di brevetti depositati.
*La Cina possiede oggi il supercomputer più potente del mondo.
*La Cina ha ora il treno più veloce del mondo e la rete ferroviaria ad alta velocità più estesa del pianeta.
*Nel 1998, gli Stati Uniti detenevano il 25 per cento della quota di mercato delle esportazioni high-tech mentre la Cina appena il 10 per cento. Dieci anni dopo, gli Stati Uniti detenevano meno del 15 per cento e la quota della Cina aveva raggiunto il 20 per cento.
*L’economista Premio Nobel Robert W. Fogel dell’Università di Chicago prevede che, se continuano le tendenze attuali, entro l’anno 2040 l’economia cinese sarà tre volte più ampia di quella americana.
E gli Stati Uniti?
Beh, la verità è che gli americani hanno subito un tale appiattimento culturale che solo circa il 70 per cento di loro riesce a trovare la Cina su una cartina geografica.
Triste, vero?
Sullo scacchiere globale la Cina oggi sembra essere costantemente quattro o cinque mosse più avanti degli Stati Uniti.
Dunque, se la Cina è così presa ad acquistare oro a velocità frenetica forse è perché sa esattamente quello che sta facendo.

martedì 21 dicembre 2010

Enigmi Antichi

Tutte le immagini esposte nei musei o raffigurate nei libri di storia mostrano come l’umanità si sia evoluta da uno stadio primitivo procedendo progressivamente verso lo sviluppo della cultura e della scienza. La maggior parte degli artefatti conservati nei musei come dati archeologici e geologici, è stata disposta in modo da corroborare questa visione lineare del nostro passato. Eppure, molti pezzi allettanti riportati alla luce offrono una versione completamente diversa di ciò che sarebbe avvenuto in realtà. I cosiddetti OOPARTS (da: Out Of Place Artifacts - artefatti fuori posto) non seguono il tragitto preordinato della preistoria, ma puntano sull’esistenza di avanzate civiltà prima della nascita di tutte le antiche culture conosciute. Sebbene queste scoperte siano ben documentate e conosciute, molti storici continuano a far finta di nulla e cercare di tenere tali anomalie storiche nascoste. Ma dopo tanto nascondere, la verità sta venendo a galla, con tutte le sue ovvie contraddizioni. Ancora più significativo è il fatto che i misteriosi oggetti confermano antiche storie e leggende che descrivono l’umanità non come lineare ma ciclica. Ere dimenticate e mondi precedenti sono sorti e caduti in epocali cicli di vita e morte per milioni di anni, persi nella nostra memoria ma non nei miti, ritornando ora a noi per mezzo di alcuni sorprendenti oggetti. Quanto segue è una lista dei dieci più importanti OOPARTS e ciò che ci rivelano della nostra eredità perduta.

LA PILA DI BAGDAD
Nel 1938 il dottor Wilhelm Konig, un archeologo australiano fece una scoperta che avrebbe alterato drasticamente tutti i concetti di scienza. Nei sotterranei di un museo rinvenne un vaso alto 15 centimetri e mezzo di argilla gialla risalente a due millenni fa, contenente un cilindro di rame di 12cm per quattro. La sommità del cilindro era saldata con una lega 60-40 di piombo-stagno paragonabile alle migliori saldature di oggi. Il fondo del cilindro era tappato con un disco di rame e sigillato con bitume o asfalto. Un altro strato di asfalto isolante sigillava la parte superiore e teneva anche a posto un’asta di ferro sospesa al centro del cilindro di rame. L’asta mostrava di essere stata corrotta dall’acido. Con un background in meccanica il dottor Konig intuì che la configurazione non era dovuta ad un caso fortuito, ma che il vaso di argilla altro non era che un’antica pila elettrica. Questa batteria, insieme alle altre trovate in Iraq, si trova nel museo di Bagdad e risalgono all’occupazione parto-persiana, tra il 248 a.C. e il 226 d.C.

LE LAMPADE DI DENDERA
In diversi luoghi all’interno del tempio tardo Tolemaico di Hathor a Dendera, in Egitto, strani bassorilievi sulle pareti intrigano da anni gli studiosi. Difficile, infatti, per loro spiegarne la natura, sulla scorta di temi mitico-religiosi tradizionali, ma nuove e più moderne interpretazioni ci giungono dal campo dell’ingegneria elettronica. In una camera, il numero 17, il pannello superiore, mostra alcuni sacerdoti egiziani che fanno funzionare quelli che appaiono come tubi oblunghi che compiono diverse funzioni specifiche. Ogni tubo ha all’interno un serpente che si estende per tutta la sua lunghezza. L’ingegnere svedese Henry Kjellson, nel suo libro "Forvunen Teknik" (tecnologia scomparsa) fece notare che nei geroglifici quei serpenti sono descritti come "seref", che significa illuminare, e ritiene che si riferisca a qualche forma di corrente elettrica. Nella scena, all’estrema destra, appare una scatola sulla quale siede un’immagine del Dio egiziano Atum-Ra, che identifica la scatola quale fonte di energia. Attaccato alla scatola c’è un cavo intrecciato che l’ingegner Alfred D. Bielek identifica come una copia esatta delle illustrazioni odierne che rappresentano un fascio di fili elettrici. I cavi partono dalla scatola e corrono su tutto il pavimento, arrivando alle basi degli oggetti tubolari, ciascuno dei quali poggia su un sostegno chiamato "djed" (lo Zed) che Bielek identificò con un isolatore ad alto voltaggio. Ulteriori immagini trovate all’interno della cripta mostrano quelle che potrebbero essere altre applicazioni del congegno: sui bassorilievi si vedono uomini e donne assisi sotto i tubi, come in una postura per creare una modalità ricettiva. Che tipo di trattamento irradiante vi si stava svolgendo?

LA COLONNA DI ASHOKA
La cosiddetta colonna di Ashoka è una testimonianza dell’antica abilità metallurgica a Dheli, India. È alta oltre sette metri, per circa 40 cm di diametro e pesa sulle sei tonnellate. Sulla base vi è un’iscrizione quale epitaffio per il re Chandra Gupta II che morì nel 413 DC. La colonna è mirabilmente conservata; la superficie liscia sembra ottone lucidato e il mistero si infittisce visto che qualsiasi altra massa di ferro soggetta alle piogge e ai venti dei monsoni indiani per 1600 anni si sarebbe ridotta in ruggine molto tempo fa. La produzione del ferro e le tecniche di conservazione vanno ben oltre quelle del quinto secolo; è probabilmente molto più antico, di molte migliaia di anni. Chi furono i misteriosi tecnici metallurgici che produssero tale meraviglia, e che fine ha fatto la loro civiltà?

IL COMPUTER DI ANTIKYTHERA
Pochi giorni prima della domenica di Pasqua del 1900 alcuni subacquei greci della piccola isola di Antikythera scoprirono il relitto di un’antica nave piena di statue di marmo e bronzo e artefatti vari, datati tra l’85 e il 50 a.C. Tra i reperti spiccava un frammento informe di bronzo corroso e legno marcio che fu mandato insieme agli altri oggetti al museo nazionale di Atene per ulteriori studi. I frammenti di legno, nell’asciugarsi si spaccarono, rivelando al loro interno lo schema di una serie di ingranaggi simili a quelli di un moderno orologio. Nel 1958 il dottor Derek J. De Solla Price riuscì a ricostruire con successo l’aspetto e l’impiego della macchina. Il sistema di rotelle calcolava i movimenti annuali del sole e della luna e si poteva muovere facilmente da dietro a qualsiasi velocità. L’apparecchio quindi non era un orologio, ma più verosimilmente una sorta di calcolatore, che poteva mostrare le posizioni passate, presenti e future del cielo.

VOLO NELL'ANTICO EGITTO
Nel 1898 uno strano oggetto alato fu rinvenuto nella tomba di Pa-di-Imen, a Saqqara, in Egitto, datato circa 200 a.C. La nascita della moderna aviazione doveva ancora arrivare, quindi, l’oggetto fu semplicemente catalogato e mandato al Museo del Cairo, dove fu lasciato a impolverarsi ammucchiato con altri oggetti. Settanta anni dopo, il dottor Kahlil Messiha, archeologo ed egittologo, si rese conto che l’oggetto di Saqqara non era di certo la raffigurazione di un uccello. Possedeva caratteristiche mai riscontrate sugli uccelli, caratteristiche che fanno parte della moderna tecnica aeronautica. Vista la situazione, Messiha convinse il ministero della cultura egiziana a indagare. L’oggetto è molto leggero e presenta ali dritte, progettate aerodinamicamente. Un pezzo separato si inserisce nella coda precisamente come un moderno aereo. Una versione in larga scala avrebbe potuto portare carichi pesanti, ma a velocità ridotta. Quella che rimane sconosciuta è la fonte energetica.

UN JET DAL SUD AMERICA
Nel 1954 il governo della Colombia mandò parte della sua collezione di antichi oggetti d’oro in un tour negli Stati Uniti. Fra i monili, un pendente d’oro che riproduceva un modello di velivolo ad alta velocità databile ad almeno 1000 anni fa, identificabile come parte della cultura pre-Inca Sinu. La conclusione degli studiosi è che non rappresenti alcun animale, in quanto le ali sono molto rigide e a delta. Il timone è di forma triangolare, a superficie piatta e rigidamente perpendicolare alle ali. A rendere più fitto il mistero, sulla parte laterale sinistra del timone appare un’insegna, esattamente dove si pone nei velivoli odierni. L’insegna è ancora più "fuori posto" di tutto l’oggetto in quanto si tratterebbe della lettera aramaica beth o B. Questo starebbe ad indicare che l’oggetto non sarebbe originario della Colombia ma antecedente, proprio di una qualche popolazione del Medio Oriente che conosceva il segreto del volo.

TESCHI DI CRISTALLO DI ATLANTIDE
Senza dubbio il cristallo più enigmatico è il teschio, scoperto nel 1927 da F.A. Mitchell-Hedges sulla cima di un tempio in rovina nell’antica città maya di Lubaantum, Belize. Il teschio era fatto di un singolo blocco di quarzo alto 12 cm, lungo 17 e largo dodici. Le sue proporzioni corrispondono perfettamente a quelle di un piccolo cranio umano, dai dettagli perfetti. Molte anomalie vennero riscontrate durante gli studi effettuati nel 1970. Non furono usati strumenti di metallo per modellare il quarzo, che era stato trattato senza badare assolutamente all’asse naturale del cristallo, situazione impensabile nella moderna arte della lavorazione del quarzo. Secondo gli studiosi gli venne dato un primo abbozzo di forma usando probabilmente il diamante. La fase di lucidatura e forma finale dovrebbe essere stata fatta con sabbia di cristalli di silicio e acqua. Se questo fosse vero, avrebbe richiesto trecento anni di lavoro continuo per ottenere il risultato finale. Al giorno d’oggi, dopo essere andati sulla Luna e aver scalato montagne, sarebbe impossibile riprodurre un simile oggetto.

CHI HA SPARATO ALL'UOMO DI NEANDERTHAL?
Nel museo di Storia Naturale di Londra si trova un teschio datato circa 38.000 anni fa, era paleolitica, rinvenuto in Zambia nel 1921. Sulla parete sinistra del teschio c’è un foro perfettamente rotondo. Stranamente non ci sono linee radiali attorno al foro o altri segni che indichino che il foro sarebbe stato prodotto da un’arma, una freccia o una lancia. Nella parete opposta al foro, il teschio è spaccato e la ricostruzione dei frammenti mostra che il reperto è stato rotto dall’interno verso l’esterno, come si fosse trattato di un colpo di fucile. Esperti forensi dichiarano che non può essere stato nulla di diverso da un colpo esploso ad alta velocità con l’intenzione di uccidere. Chi possedeva un fucile 38.000 anni fa? Certamente non l’uomo delle caverne, ma forse una razza più avanzata e civilizzata.

LE INCREDIBILI PIETRE DEL DOTTOR CABRERA
Una "capsula temporale" di immagini, unica, si trova ad Ica, Perù. Ventimila pietre e tavolette decorate con un grande assortimento di immagini, alcune delle quali fuori luogo e anacronistiche. Il proprietario è il fisico, archeologo dilettante e geologo dottor Javier Cabrera Darquea ("Le pietre di ICA" - Edizioni Mediterranee). La maggior parte del materiale impiegato è andesite grigia, di matrice granitica, semi cristallina, molto dura, difficile da incidere. La gente della regione è solita rinvenire tali pietre da secoli, sin dal 1500. Sulle pietre sono raffigurate scene di chirurgia e pratiche mediche molto sofisticate, in alcuni casi molto più avanzate dei giorni nostri: sono rappresentati tagli cesarei, trasfusioni di sangue, l’agopuntura come anestetico, delicate operazioni ai polmoni o ai reni e la rimozione di tumori. Ci sono anche immagini dettagliate di operazioni a cuore aperto o al cervello, e pietre che descrivono un trapianto di cuore seguendone tutta la procedura. Alcuni dottori hanno verificato che nelle pietre viene mostrato perfino un trapianto di cervello, a dimostrare che i chirurghi della preistoria erano di gran lunga più avanzati di noi in fatto di medicina.

MANUFATTI METALLICI DI MILIONI DI ANNI FA
Negli ultimi 30 anni i minatori della miniera d’argento di Wonderstone, in Sud Africa, hanno estratto dalla roccia diverse strane sfere di metallo, fino ad ora circa 200, che sono state analizzate all’università di Witwaterstand, Johannesburg, da eminenti professori di geologia. Le sfere metalliche somigliano a globi appiattiti di circa sette centimetri di diametro, di colore blu acciaio con riflessi rossastri e all’interno del metallo ci sono piccoli puntini di fibre bianche. Sono fatte di una lega di nichel e acciaio, che in natura non si trova, e la composizione principale è di origine meteorica. Il fatto che rende la cosa ancora più misteriosa è che gli strati geologici dai quali sono state estratte le pietre risalgono ad almeno tre miliardi di anni fa. Aggiungendo mistero al mistero, Roelf Marx, responsabile del museo presso il quale sono custodite le pietre, dice che periodicamente esse roteano sul loro asse da sole.

sabato 18 dicembre 2010

Antica Civiltà Nucleare

Il concetto dell'atomo ha origine in un'antichità sconosciuta. Lo studioso romano Lucrezio, nel sec. I a.C., scrisse di particelle di materia "che si muovono in ogni direzione attraverso tutto lo spazio". Epicuro (sec. IV a.C.) e Leucippo (sec. V a.C.) accettarono entrambi la teoria atomica, che attribuirono al greco Democrito. Egli parlò di un'organizzazione della materia che solo nel corso dell'ultimo secolo è stata accettata veramente dai fisici moderni.
"Non esiste null'altro che gli atomi e il vuoto". Ma il filosofo greco creò una confusione, dichiarando che gli atomi fossero l'essenza più piccola e indivisibile della materia. Democrito riprese la propria concezione dal fenicio Mosco, che a sua volta riportò una tradizione ancor più antica, nella quale si affermava in modo più preciso che gli atomi, base della materia, erano a loro volta divisibili, il che è stato provato solo nell'ultima metà dello scorso secolo, con la scoperta d'una miriade di particelle subatomiche.
La tradizione di Mosco può essere derivata dall'India, ove si trova il più profondo studio della teoria atomica, ricordato da fonti antiche. Il saggio indù Uluka, oltre 2500 anni fa, affermava che ogni cosa è composta di paramanu ossia "semi di materia". La Tavola Varahamira, datata al 550 a.C., cercò di misurare i singoli atomi e la figura che propose è simile a quella che oggi conosciamo per l'atomo d'idrogeno.
Alcuni testi sanscriti contengono riferimenti a unità di misura temporali che coprono uno spettro molto ampio. Ad un'estremità, secondo i testi cosmologici indù, c'è il kalpa o "giorno di Brahma", che equivale a 4, 32 miliardi di anni.
All'altro estremo, come si dice nel Brihath Sathaka, troviamo il kashta, e quando operiamo sui vari rapporti di multipli e sottomultipli ci rendiamo conto che corrisponde a 300 milionesimi di un secondo.
Gli studiosi moderni del Sanscrito non hanno idea del perché nell'antichità si ricorresse a tali suddivisioni del tempo, tanto grandi e tanto minuscole. Tutti loro però sanno che quelle suddivisioni erano in uso e sono obbligati a conservarne la tradizione. Ogni tipo di divisione del tempo presuppone però che la durata di un'unità potesse essere misurata. La sola cosa che esista in Natura, che possa essere misurata in tempi di miliardi di anni ad un estremo o di qualche centinaio di milionesimi di secondo all'altro estremo, è il dimezzamento di disintegrazione dei radioisotopi atomici. Questi intervalli spaziano dall'uranio 238, che ha un dimezzamento di 4, 51 miliardi di anni, alle particelle subatomiche, come i mesoni K e gli iperioni, il cui dimezzamento si misura in centinaia di milionesimi di secondo.
Lo spettro della divisione del tempo presso gli antichi Indù coincide con i periodi di disintegrazione degli isotopi radioattivi. Se gli antichi Indù, o una civiltà ancor più antica della loro, dalla quale essi poterono ereditare la misura del tempo, possedevano una tecnologia che poteva scoprire e misurare la materia nucleare e subatomica, ciò significa che avevano accesso all'energia nucleare.
Ci sono molti indizi che la radioattività fosse non solo misurata, ma usata per fini pratici che possiamo solamente supporre. Robert Charroux scoprì che la collina piramidale di epoca megalitica di Couhard, in Francia, era stata costruita con malta radioattiva. La struttura era alta in origine una trentina di metri ed era composta di grandi blocchi di pietra (fillite). L'intonaco, ortase o argilla e soda caustica, agisce sulla roccia come un elettrolito alcalino, e la reazione causa l'emissione di raggi gamma K41, che possono ancor oggi essere misurati. Un corridoio conduce all'interno della massa piramidale, dove esisteva una camera, come un accumulatore. Forse gli uomini preistorici venivano qui a ricevere le radiazioni per curarsi dalle malattie?
L'uranio radioattivo e il torio esistono in piccole quantità nei giacimenti d'oro, e gli antichi Egizi erano ben familiari con tali elementi nelle loro miniere d'oro in Nubia, il moderno Sudan. Lo scienziato nucleare Professor Luis Bulgani era convinto che gli Egizi utilizzassero i materiali radioattivi come una forma di protezione.
Molti famosi egittologi e archeologi, che esplorarono per primi le antiche tombe lungo la valle del Nilo, morirono di mali misteriosi. Essi furono colti da improvvisi collassi circolatori, con sintomi di affaticamento estremo, difficoltà respiratorie o danni cerebrali e sintomi di follia, tutti sintomi di possibili avvelenamenti da radiazioni.
Gli antichi Egizi possono aver conosciuto ciò che Madame Jolie Curie riscoprì solamente nel 1934, che il bombardamento di particelle di materiali non radioattivi può renderli radioattivi. Potrebbe essere stupefacente, ma diversi amuleti e altri gioielli curiosi, avvolti tra le mende delle mummie, fossero più che simbolici, e costituissero invece veri e propri guardiani, che contaminavano in modo fatale coloro che avessero disturbato la quiete delle mummie.
Spesso, leggende criptiche o antichi testi nascondevano possibili allusioni ad armi nucleari e ai loro effetti. In Cina, l'opera letteraria Feng Shen conteneva il racconto d'una guerra dei Quattro Giganti Celesti di Ching chang con ChiangTzuya e il Generale Huangfeihu di Hsich'. Werner riferisce come, durante la guerra, uno dei Giganti, Moli ch'ing, usasse una lancia magica chiamata "Nuvola Blu", e quali fossero le conseguenze.
"Generò un vento nero che produsse decine di migliaia di lance che perforarono i corpi degli uomini e li trasformarono in polvere. Il vento fu seguito dalla ruota di fuoco, che riempì l'aria di feroci serpenti. Il denso fumo si chiuse sugli uomini bruciati e nessuno poté sfuggire".
Non appare questa, in un racconto mitizzato, come la descrizione di un'esplosione nucleare?
I Pangive, una tribù bantu dell'Africa, raccontano questa strana storia:
"Il fulmine della vita è avvolto in un uovo speciale. La prima madre ne ricevette il fuoco. Quando l'uovo si ruppe e si aprì, ne uscirono tutte le cose visibili. La metà superiore si aprì in una grande albero a forma di fungo, che salì alto nel cielo".
O.E. Gurney riferì un'antica iscrizione degli Hittiti, che diceva:
"Nubi di polvere salgono alla finestra celeste, le case s'incollano come ceneri ardenti d'un cuore. Gli dèi sono soffocati nei loro templi. Le pecore muoiono negli ovili, i buoi nelle stalle. La pecora abortisce l'agnello, la vacca il vitello. L'orzo e il grano non crescono più. Buoi, pecore, uomini cessano di concepire, e le femmine pregnanti abortiscono".
Si trova una delle testimonianze letterarie più sorprendenti della distruzione compiuta dall'uomo, presso le antiche culture tibetane, nelle Stanze di Dzyan, tradotte alla fine del sec. XIX. Le Stanze raffigurano un olocausto che coinvolge due nazioni in guerra, con l'uso di veicoli volanti e di terribili armi.
"Il Gran Re delle Facce Risplendenti, il capo di tutte le Facce Gialle, si adirò nel comprendere le malvagie intenzioni delle Facce Scure. Mandò i suoi mezzi volanti con persone animate da buone intenzioni a tutti i capi, suoi fratelli, per dire loro: preparatevi e muovetevi, uomini di legge, e scappate prima che la terra non sia travolta dal crescere delle acque".
"I Signori della Tempesta stavano pure arrivando. I loro veicoli di guerra si avvicinavano alla terra. Entro una notte e due giorni, il Signore delle Facce Scure sarebbe arrivato, ma la terra era stata protetta prima che le acque scendessero a coprirla. I Signori dagli Occhi Oscuri avevano predisposto le loro armi magiche. Erano esperti nell'alta magia Ashtar, e volevano usarla".
"Che ciascun Signore delle Facce Risplendenti investa l'aereo di ciascun Signore delle Facce Scure e alla fine tutti loro fuggiranno".
"Il Gran Re cadde sopra la sua Faccia Risplendente e pianse. Quando i re erano riuniti, le acque della terra erano già state disturbate. Le nazioni attraversarono le terre asciutte. Si mossero davanti al fronte d'acqua. I re allora raggiunsero le terre sicure con i loro aerei e arrivarono nella terra del Fuoco e dei Metalli".
"Missili stellari esplosero sulle terre delle Facce Scure mentre essi dormivano. Le bestie parlanti rimasero silenziose. I Signori aspettavano ordini, che non vennero, perché i loro comandanti dormivano. Le acque crebbero a coprire le vallate. Nelle terre alte si rifugiarono i sopravvissuti, gli uomini dalle facce gialle e dall'occhio diritto".
Anche se la traduzione di questi testi risale a più d'un secolo fa, essi descrivono forme di distruzione nucleare che ci sono divenute familiari solo negli ultimi sessant'anni. È significativo anche la distruzione attuata da mani umane qui descritta sia accoppiata a movimenti cataclismici delle acque oceaniche. Le inondazioni massicce possono essere state casualmente coincidenti con l'olocausto, ma appare più probabile che l'inondazione sia stata il risultato di un improvviso cambiamento del livello del mare, causato dall'improvviso sciogliersi dei ghiacciai dell'Età Glaciale. Se i Signori delle Facce Gialle" fossero stati Mongoli preistorici, abitanti della regione del Gobi, il diluvio descritto potrebbe essere stato una grande onda di marea che spazzò l'Asia orientale e la Siberia alla fine del Pleistocene. Se ciò è vero, tuttavia, significa che la dimenticata guerra nucleare e la distruzione causata dall'acqua avvennero oltre dodicimila anni fa.
Si trova un interessante riscontro di un olocausto nucleare nella remota antichità sull'isola di Rapa Nui in mezzo al Pacifico, conosciuta anche come Isola di Pasqua. A parte le sue grandi statue monolitiche e la strana forma di scrittura, questa terra isolata è famosa anche per l'esclusiva forma di sculture in legno chiamate maoi kava kava. Esse raffigurano sempre uomini menomati, con una cura inusuale per riprodurre raccontarono che gli indigeni consideravano quelle statuette come se non appartenessero alla loro cultura. Anche oggi, gli uomini in miniatura sono considerati dagli isolani come qualcosa di spaventoso e di alieno, un ricordo di qualcosa che non appartiene alla loro esperienza, ma che tuttavia incute orrore.
La leggenda locale attribuisce quelle statuette al Re Tu koiho. Una notte, il re ricevette la visita di due piccoli esseri come sirene, metà uomini e metà pesci, ritenuti gli spiriti degli ultimi membri d'una razza che aveva abitato l'isola in tempi antichi, molto prima dei Polinesiani. Egli li vide solo per un momento e poi scomparvero per sempre, ma fu tanto forte l'effetto che quegli esseri deformi fecero sul re, che immediatamente li volle fare raffigurare in immagini scolpite.
Le moderne statue kavakava sono copie fedeli degli originali di quel Re. Lo stile di queste sculture non è proprio dei Polinesiani, e le fattezze delle immagini (naso adunco, occhi sbarrati e barbette quadrate) li fanno apparire di razza semitica. Le peculiarità più interessanti, però, sono nell'aspetto del corpo, emaciato, con gozzi e tumori, la bocca deformata, vertebre cervicali collassate e una frattura ben evidente tra le vertebre lombari e quelle dorsali. Si tratta in ogni caso di sintomi medici di un'esposizione ad un alto livello di radiazioni.
Leggende di grandi battaglie con armi terribili, avvenute in una remota antichità, si trovano attraverso tutto il mondo. I mitologi dell'antica Grecia raccontavano la storia di una guerra durata dieci anni tra i Titani e gli Dèi dell'Olimpo, conclusasi con una gran violenza. Allora Zeus "non trattenne più la propria anima, la sua mente divenne furiosa ed egli mostrò tutta la propria forza". Egli fece uso delle sue "armi divine", prese ai Ciclopi e agli Hekatoncheires. Innanzitutto il Re degli Dèi "avvolse nelle proprie mani la sacra fiamma", e infine "i fulmini scaturirono dalle sue mani". La terra che dava la vita "si ruppe e si bruciò, e tutte le foreste bruciarono nel fuoco". Gli oceani bollirono e i vulcani urlarono, eruttando migliaia di massi. I Titani furono presto sconfitti, fatti prigionieri per sempre e confinati nel Tartaro.
L'etnologo R. Baker, in uno studio sul folklore dell'antico popolo canadese dei Piute, raccolse una leggenda dal capo Mezzaluma, che parla d'un tempo "prima che il freddo scendesse dal Nord", quando la tundra canadese era ricca di vegetazione.
"Nei giorni in cui qui c'erano grandi foreste e verdeggianti paludi, vennero i demoni e resero schiava la nostra gente e mandarono i giovani a morire tra le rocce sotto terra (nelle miniere?). Ma allora arrivò il tuono e la nostra gente fu liberata. Imparammo che esistevano città meravigliose del tuono, sotto i grandi laghi e i fiumi del sud. Molti della nostra gente partirono per andare in quelle scintillanti città e testimoniarono delle grandi case e del mistero degli uomini che stavano lassù nei cieli. Poi però i demoni ritornarono e ci fu una terribile distruzione. Coloro dei nostri che erano andati a sud, ritornarono a dichiarere che tutta la vita nelle città era morta, e non rimaneva altro che silenzio".
Questo è ciò che sapevano i Piute. Non conoscevano altri dettagli riguardo a tali eventi, sapevano solo questa storia, ripetuta per generazioni. In modo significativo, la citazione di "foreste e paludi" che crescevano sugli attuali territori di tundra del Canada, al tempo in cui questi eventi accaddero, punta ad un'epoca precedente l'ultima Era Glaciale, oltre 50.000 anni fa.
Gli Hopi del sud ovest degli attuali USA hanno una tradizione molto simile, che offre un altro scorcio di storia non documentata. La storia si chiama Kuskurza, la Terza Era del Mondo degli Anziani Perduti, ed è stata raccolta da Frank Waters:
"Alcuni, nel Terzo Mondo, fecero un potuwvotas, o scudo volante, e con i loro poteri magici lo fecero volare attraverso il cielo. Molti di loro volarono su di esso verso la grande città, l'attaccarono e poi ritornarono con una tale velocità che non si ricordavano neppure dove fossero stati. Presto altri, di altre nazioni, si misero a fare altri potuwvotas, e volarono e si attaccarono gli uni contro gli altri. Così la corruzione e la distruzione colpirono la gente del Terzo Mondo, come era accaduto agli stranieri.
Nell'antica India, il testo del Karna Parva raccontava la storia della "Guerra degli Dèi e degli Asura" con il gran condottiero Sankara Mahadeva che combatté contro i suoi nemici, i Daitya e i Danava. Il condottiero si spostava nel suo "raggiante veicolo celestiale" e attaccò la tripla città di Tripura, distruggendola completamente con la sua "arma divina" e mandando "tutte le razze ribelli a bruciare, in fondo all'Oceano d'Occidente". Il testo del cap. XXXIV del Karna Parva dice:
"L'illustre divinità partì veloce, e il suo mezzo, che rappresentava il centro dell'intero universo, penetrò nella tripla città. Grandi urla di dolore furono lanciate da tutti quelli colpiti, che cominciavano a cadere. Allora la tripla città fu bruciara e gli Asura furono bruciati, e i Danava sterminati dagli Dèi".
Altri due antichi testi indiani, il Drona Bhisheka (cap. XI) e lo Harivamsa (cap. LVI), offrono descrizioni di altre terribili distruzioni avvenute durante la stessa guerra, in cui città intere furono "consumate in un inferno che tutto abbracciava" e "mandate giù nelle acque profonde".
Nei poemi epici indù del Mahabharata e del Ramayana vi sono descrizioni ancor più dettagliate, di migliaia d'anni fa, quando grandi reâ€"dèi si spostavano nei loro Vimana (macchine volanti) e guerreggiavano lanciando armi micidiali contro i loro nemici. Le descrizioni di quelle armi negli antichi versi, la loro forza, le loro caratteristiche distruttive e gli effetti suonano incredibilmente moderni.
I testi affermano:
*L'arma fulminante di Indra era dotata della forza del tuono di Indra dai mille occhi.
*La mortale arma lancia saette misurava tre cubiti per sei. Era l'arma sconosciuta, di ferro, di Indra, il messaggero di morte.
*Il proiettile era carico dell'energia di tutto l'Universo.
*All'arma Agneya nessuno poteva resistere, neppure gli stessi dèi.
*Il Brahma danda o bastone di Brahma era ancor più potente.
*Benché potesse colpire una volta sola, sterminava interi paesi e intere razze, da una generazione all'altra.
*Adwattan perse un missile splendente dal fuoco fumante.
*Il missile bruciava con l'energia d'un fulmine.
*Il missile giunse volando e distrusse intere città con tutte le loro difese.
*Le tre città dei Vrishni e degli Andhaka furono distrutte tutte insieme, in un solo istante.
*Una colonna di fumo e fuoco incandescente, brillante come diecimila soli, si innalzò in tutto il suo splendore.
*Le nubi lassù roteavano facendo piovere polvere e ghiaia.
*Dense frecce di fiamma, come una gran pioggia, generata dalla stessa creazione, circondarono il nemico da ogni parte.
*Il cielo scintillò e i dieci punti dell'orizzonte si riempirono di fumo.
*Meteore esplosero lampeggiando giù dal cielo.
*Venti fortissimi cominciarono a soffiare e disturbarono tutti gli elementi.
*Il sole sembrò vacillare nei cieli.
*La terra e tutte le sue montagne e i mari e le foreste presero a tremare.
*Il vento soffiò come un fiero uragano e la terra s'incendiò.
*Nessuno vide il fuoco, perché era invisibile, ma consumò ogni cosa.
*Cadde una specie di pioggia, che si asciugava a mezz'aria per l'intenso calore.
*Gli uccelli impazzirono e gli animali furono sterminati dalla distruzione.
*Gli animali caddero a terra, con le teste rotte, e morirono tutti su una vasta regione.
*Gli elefanti bruciarono tra le fiamme, correndo impazziti qua e là per cercare una protezione.
*Le acque dei fiumi e dei laghi bollirono e le creature che vivevano in esse perirono.
*Migliaia di macchine da guerra caddero da entrambe le parti.
*Interi eserciti furono abbattuti come alberi in una foresta che brucia, quando furono investiti dal fuoco rabbioso.
*I corpi erano talmente bruciati da non essere più riconoscibili.
*Lo sguardo dell'arma Kapilla era talmente potente da bruciare e ridurre in cenere migliaia di uomini.
*Il fulmine ridusse in venere le intere razze dei Vrishni e degli Ankhaka.
*Per sfuggire al respiro di morte, i guerrieri si gettarono nei fiumi per lavarsi e seppellire le loro armature.
*Capelli e unghie caddero.
*I bambini che dovevano nascere morirono nel ventre della madre.
*Gli uccelli nacquero con piumaggio bianco e zampe rosse, a forma di testuggini.
*La ceramica si ruppe senza causa apparente.
*Tutti i cibi si avvelenarono e rimasero non commestibili.
*La terra fu afflitta da siccità, che durò per dieci lunghi anni.
Ci sono troppi dettagli simili, in modo impressionante, al racconto d'un testimone oculare di un'esplosione nucleare: la brillantezza dell'esplosione, la colonna di fumo e di fuoco che sale, il fallout, calore intenso e onde d'urto, l'aspetto delle vittime e gli effetti velenosi della radiazione. Sino a settant'anni fa queste antiche descrizioni erano considerate mera fantasia, ma con l'avvento dell'era nucleare, nel 1945, improvvisamente i testi dell'antica India poterono essere compresi nel loro pieno significato.
Ci sono tracce che suggeriscono con forza che guerre nucleari possano essere avvenute in un lontano passato. Secondo il Mahabharata, durante la Grande Guerra Bharata i Vimana volanti e terribili armamenti furono usati, coinvolgendo gli abitanti dell'India settentrionale, lungo il fiume Gange, nel periodo preistorico. Nella regione tra il Gange e le montagne di Rajmahal, ci sono numerose rovine carbonizzate, che aspettano ancora d'essere esplorate e scavate.
Le osservazioni svolte nel sec. XIX indicarono che le rovine non erano stata bruciate da un fuoco ordinario. In molti casi apparivano come grandi masse fuse insieme, con superfici profondamente bucherellate, come stagno colpito da acciaio temprato.
Alcuni studiosi sono dell'opinione che l'orribile guerra scoppiasse nel periodo alla caduta dell'impero preistorico Rama, in India, e fosse dapprima combattuta nella regione dell'attuale Kashmir.
Appena fuori di Srinagar ci sono le massicce rovine d'un complesso di templi chiamato Parshaspur, i cui blocchi di pietra, pesanti diverse tonnellate, sono sparsi su una grande superficie. La configurazione dei blocchi suggerisce che una tremenda esplosione abbia distrutto il sito. Non è privo di significato karmico il fatto che oggi le due potenze nucleari dell'Asia meridionale, India e Pakistan, siano accanite rivali, e che uno degli elementi della loro contesa sia proprio la disputa sulla regione del Kashmir.
Più lontano, verso il Sud, le dense foreste del Deccan contengono molte rovine simili che possono anche essere più antiche, e suggeriscono una guerra precedente quella del Mahabharata, e che può aver coinvolto un'area ben più ampia. I muri sono vetrificati, corrosi e sciolti da un tremendo calore. Alcuni edifici rimasti in piedi presentano le pietre dei muri vetrificate, come se la loro superficie si fosse fusa e poi solidificata di nuovo.
Nessuna fiamma d'origine naturale, nessuna eruzione vulcanica avrebbe potuto produrre un calore abbastanza intenso da causare un tale fenomeno. Solo un forte calore radiante potrebbe aver causato un tale danno. Nella stessa regione di questo secondo gruppo di rovine, il ricercatore russo Alexander Gorbovsky riferì nel 1966 di avere scoperto uno scheletro umano contaminato da radiazioni cinquanta volte superiori all'ordinario.
Nel gennaio del 1992 fu pubblicata la notizia della scoperta nel Rajasthan di un'area di tre miglia quadrate di ceneri radioattive, dieci miglia ad ovest di Jodhpur. Un progetto di urbanizzazione in quest'area fu abbandonato a causa dell'alta incidenza di casi di cancro e di malattie alla nascita.
Una centrale nucleare, costruita recentemente nella regione, fu ritenuta la causa di tutto ciò, ma una commissione di cinque scienziati, diretta dal presidente del progetto Lee Hundley, inviata a studiare il mistero, identificò una fonte ben diversa. Essi disseppellirono i resti carbonizzati di edifici che risalivano almeno a 12.000 anni fa, ed erano stati abitati un tempo da circa mezzo milione di persone. La città preistorica, oltre alla quantità di radiazioni residue, rivelava nel suo aspetto una distruzione causata dall'esplosione di un'arma nucleare e gli scienziati stimarono che l'ordigno dovesse avere la stessa potenza di quello che distrusse Hiroshima nel 1945.
L'archeologo Francis Taylor, in una prosecuzione di questa iniziale scoperta, trovò muri storici scolpiti, recanti testi iscritti, in un tempio vicino. Essi mostravano la gente del luogo che pregava d'essere risparmiata dalla "gran luce" che veniva a distruggere la città. Sembra che le iscrizioni siano state ricopiate da fonti più antiche, che risalgono a parecchie migliaia d'anni fa. È stata citata questa espressione di Taylor:
"E' molto sconvolgente immaginare che qualche civiltà possedesse una tecnologia nucleare, tanto prima di noi. La cenere radioattiva aggiunge credibilità agli antichi racconti indiani che descrivono una guerra atomica".
Per proteggere la popolazione locale, la cenere e le rovine sono stata accuratamente coperte e schermate contro la diffusione delle radiazioni residue, e oggi si può vedere soltanto una lunga striscia di calcestruzzo che attraversa l'area.
Può non essere soltanto una coincidenza il fatto che, al tempo in cui la misteriosa città del Rajasthan fu distrutta, circa 12.000 anni fa, ci fosse anche un incremento delle tracce di rame, stagno e piombo nei ghiacciai che circondavano il mondo, indici di una gran massa di prodotti inquinanti liberata di colpo nell'atmosfera e circolati con le alte correnti d'aria intorno al globo, così come un incremento drammatico delle concentrazioni d'uranio nel corallo che cresceva, da 1, 5 parti per milione sino ad oltre 4 parti per milione. I paleoâ€"climatologi non sono mai stati capaci di spiegare questi eventi con eventi di origine naturale.
Se gli Antichi usarono l'energia nucleare a scopi distruttivi, la usarono anche per scopi pacifici, come si usa oggi?
Il 25 settembre del 1972, il Dr. Francis Perrin, ex presidente dell'Alta Commissione francese per l'energia nucleare, presentò un rapporto all'Accademia Francese delle Scienze sulla scoperta di resti di un impianto nucleare preistorico.
Le prime constatazioni di Perrin risalgono a quando i lavoratori del centro francese per l'arricchimento dell'uranio osservarono che il giacimento d'uranio di una miniera ad Oklo, 70 km ad ovest di Franceville nel Gabon, in Africa occidentale, era sensibilmente povero di uranio 235. Tutti i giacimenti d'uranio nel mondo contengono oggi 0, 715 per cento di U235, mentre la miniera di Oklo mostrava livelli notevolmente più bassi: 0, 621 per cento.
L'unica spiegazione possibile poteva essere che esso fosse stato "bruciato" in una reazione a catena. L'evidenza a favore di tale supposizione emerse quando i ricercatori del Centro Atomico di Cadarache trovarono quattro elementi rari, neodimio, samario, europio e cesio in forme tipiche dei residui di una fissione nucleare dell'uranio.
Il Dr. Perrin concluse il suo rapporto con l'ipotesi che l'uranio di Oklo avesse subito una reazione nucleare, scatenata spontaneamente da cause naturali. Poiché l'antichità dei depositi d'uranio di Oklo è databile a 1, 7 miliardi di anni, il Dr. Perrin suggerì che la reazione fosse avvenuta in quel periodo, e che in quel periodo l'uranio dovesse essere puro.
A seguito della pubblicazione del rapporto del Dr. Perrin, tuttavia, serie questioni sulle conclusioni sono state sollevate da altri esperti. Glenn T. Seaborg, ex capo della United States Atomic Energy Commission e premio Nobel, sottolineò che, perché l'uranio "bruci" in una reazione, occorrono condizioni esattamente dosate. Occorre acqua per rallentare la velocità dei neutroni rilasciati e far proseguire la reazione a catena in modo non esplosivo. L'acqua deve essere estremamente pura. Bastano poche parti per milione di qualsiasi agente contaminante per "avvelenare" la reazione e interromperla. Ebbene, l'acqua pura non esiste in natura da nessuna parte, in tutto il mondo. Una seconda obiezione riguardava l'uranio stesso. Diversi specialisti nell'ingegneria dei reattori notarono che mai, nella storia geologica dei depositi di Oklo, il giacimento era stato abbastanza ricco di U235 per potere scatenare una reazione spontanea.
Anche quanto si suppone che il giacimento si formasse, considerando il basso tasso di disintegrazione radioattiva dell'U235, il materiale disponibile per una fissione avrebbe costituito solamente il 3% del giacimento, ben lontano da un livello di "autoincendio". Eppure la reazione c'è stata, il che suggerisce che l'uranio fosse in origine ben più ricco di quanto avvenga in una formazione naturale.
Quanto rimane è evidente prova di una reazione nucleare che non può essere spiegata con cause naturali. Se la natura non ne è stata responsabile, la reazione può solo essere stata prodotta in maniera artificiale. È possibile che l'uranio di Oklo sia il residuo di un reattore nucleare preistorico, prodotto da una civiltà sconosciuta, che seppellì in modo deliberato i propri rifiuti nell'Africa occidentale, molto tempo fa?
In modo significativo, l'uranio "bruciato" di Oklo non si trova in nessuna delle tredici diverse "zone" o giacimenti posti alla distanza di un miglio, con una configurazione che suggerisce che qualcuno, in un ignoto passato, abbia seppellito il materiale di scarto con un progetto specifico. Il sito stesso è bene scelto per una discarica di materiale di scarto perché, per quanto possa essere estremamente antico, il sedimento non si è mai mosso ed è stato contenuto saldamente dalla disposizione geologica degli strati circostanti.
Il fisico Frederick Soddy ha fatto questa significativa constatazione nel 1920 sull'uso pacifico della fisica atomica, come può trasparir dagli antichi miti e leggende:
"Si è tentati di chiedersi quanto lontano l'insospettabile attitudine ad alcune scoperte che riteniamo recenti sia il risultato del caso o pura coincidenza, e quanto lontano possa spingersi l'evidenza di un'antica civiltà, del tutto sconosciuta e insospettabile, della quale siano scomparse tutte le testimonianze".
"E' curioso per esempio riflettere sulle importanti leggende sulla pietra filosofale, una delle più antiche ed universali credenze, l'origine della quale, tuttavia, è penetrata da molto lontano nei rcocndi del passato, e probabilmente non troveremo mai nessuna testimonianza reale di essa".
"Alla pietra filosofale si attribuiva il potere non solo di trasmutare i metalli, ma di agire come elisir di vita. Ora, qualunque possa essere stata l'origine di questa leggenda apparentemente insensata, si tratta di una perfetta e solo lievemente allegorica espressione delle attuali opinioni e dei punti di vista della fisica atomica. Non si richiede molto sforzo d'immaginazione per vedere nell'energia la vita dell'universo fisico e la chiave della fonte primaria di tutto l'universo, come la fisica attuale lo conosce, è la trasmutazione. Questa antica associazione del potere di trasmutazione con l'elisir, può allora essere una mera coincidenza? Preferisco credere che possa essere stata un'eco proveniente da una o più epoche antiche, nella storia non scritta del mondo, di un'epoca dell'uomo che già percorse la via che noi siamo percorrendo oggi, in un passato forse talmente remoto che persino i più minuscoli atomi di quella civiltà abbiano letteralmente avuto il tempo di disintegrarsi".
Ogni scienza ha i suoi aspetti oscuri, e Soddy ha aggiunto queste parole:
"Non possiamo leggere in quelle leggende una certa giustificazione per la credenza che qualche antica dimenticata razza di uomini abbia raggiunto non solo le conoscenze che per noi sono recenti, ma anche la potenza che non è ancora stata raggiunta? Credo che possano esserci state civiltà nel passato che avevano familiarità con l'energia atomica, e che usandola malamente si possano essere totalmente distrutte".
La differenza fra due tipi di eventi e l'epoca in cui si sono verificati
Una certa confusione fatta da certi ricercatori, che hanno confuso vari siti che sono stati colpiti da distruzioni nucleari in un lontano passato, deriva dal fatto che, in realtà l'evidenza di roccia fusa e rivetrificata può derivare da due tipi diversi di cause, di due nature ben distinte.
La prima, intorno all'undicesimo millennio a.C., corrisponde al conflitto globale nucleare che pose fine a un certo numero di antiche civiltà progredite, e sconosciute, in un terribile olocausto.
La seconda, verso la fine del quarto e l'inizio del terzo millennio a.C., fu quando qualcuno cercò di attivare un accumulatore di energia solare, il che causò un grave incidente elettrico tra la ionosfera e la superficie terrestre, bruciando letteralmente e fondendo parte della griglia energetica del pianeta, in punti geometricamente ben identificabili.
Il solo modo per distinguere tra i due tipi di siti consiste nelle risposte a tre questioni, relative alle sue caratteristiche:
1. Il residuo radioattivo era presente, o no?
2. Può il sito essere datato come preistorico (decimo millennio a.C.) o antico (quarto millennio a.C.)?
3. Come si poneva il sito geografico in coordinazione con la griglia planetaria di Cristallo icosaâ€"dodecaedrica?
Per cominciare con un valido esempio, ricorderemo quei siti dell'India centrale e meridionale che presentano elevati livelli di radioattività. Quei luoghi erano indicati nel Mahabharata come luoghi coinvolti in un grande conflitto, chiamato la Grande Guerra Bharata, in cui era descritto l'uso di armi nucleari, un evento che dovrebbe risalire a 12.000 anni fa.
In contrasto, le rovine semifuse nel Nord della cittadella di Mohenjo Daro, nell'attuale Pakistan, non furono il risultato d'un conflitto nucleare, ma furono causate da violente scariche elettriche, durante la guerra che ebbe luogo settemila anni dopo la Guerra Bharata.
Sappiamo ciò, innanzitutto, perché le rovine fuse della cittadella della città harappana sono datate agli anni compresi tra il 3.200 e il 2.800 a.C. In secondo luogo, Mohenjo Daro è un punto nodale fondamentale nella griglia energetica del Cristallo della Terra. Terzo, nonostante ciò che alcuni ricercatori hanno erroneamente riferito, non ci sono tracce di radioattività residue in questo sito. Sembrerebbe che taluni autori abbiano confuso per errore Mohenjo Daro con le località veramente radioattive dell'India preistorica, che sono ben diverse, visti i millenni che intercorrono tra l'una e le altre.
Lop Nor e altri siti fusi o ricoperti di vetro, nell'Asia centrale, sono estremamente antichi e mostrano segni di residui radioattivi. Se si dà credito alla guerra devastante e alle conseguenze di distruzione totale di alcune razze, descritte nel Libro di Dzyan, quei siti furono coinvolti nel conflitto nucleare preistorico.
Nella stessa regione vi sono i resti della città di Khoraâ€"Khota, circa mille km ad ovest di Hohot, la capitale della Mongolia Interna, presso i margini del Deserto di Gobi, dove si trova un altro nodo energetico maggiore. I muri di questa città sono rimasti vetrificati e di color blu, a causa di qualche forma tremenda di calore radiante, ma non si riscontra nessun livello di radiazione.
Le leggende locali specificano che questo fenomeno fu causato non da un lampo accecante, né da un'esplosione ma piuttosto da "una corrente continua di lampi luminosi, che cadeva dal cielo".
Questa barriera di lampi fu tanto lunga e tanto intensa che gli effetti vetrificanti si sono diffusi in profondità, con una specie di maglia, nel terreno, su un'area col raggio di diverse centinaia di metri. L'effetto è diverso da quelli di un'esplosione nucleare, il cui calore colpisce la superficie e rimbalza immediatamente su una grande superficie, ma rimane superficiale. Invece, come un singolo fulmine, che colpisce insieme un albero e il suolo, l'antica cascata elettrica è penetrata in profondità ed ha lasciato una traccia creata dall'elettricità, aprendosi il cammino attraverso le masse a più bassa resistenza.

In modo simile, i resti fusi trovati nel Medio Oriente, nell'area dell'Egeo, nella Piramide bruciata di Meidun in Egitto, i forti vetrificati della Scozia, le superfici rocciose fuse scoperte della Valle della More e a Kenko e Sacsayhuaman in Perù, tutti questi possono essere datati intorno al quarto millennio a.C., e sono collegati con punti nodali, disposti geometricamente nella maglia dell'energia planetaria, e sono privi di qualsiasi traccia radioattiva.
Non fu un evento nucleare ma piuttosto una valanga elettrica globale, come si legge nell'Antico Testamento e nella più antica versione sumerica dell'Epica di Gilgamesh, in cui la distruzione è così descritta:
"I cieli ruggivano e scricchiolavano [rumori scricchiolanti e forti schiocchi accompagnavano lo sbarramento di fulmini], la terra era percorsa da sordi boati [il tuono continuo è un effetto conseguente, come avviene nelle tempeste con molti fulmini]. Improvvisi lampi di luce [in catena, gli uni dietro gli altri] come se piovesse una gragnuola di morte. Poi l'esplosione di fuoco celeste si fermò e tutto ciò che era stato ridotto in cenere si trasformò in croste [fuso, vetrificato, e solidificato quando la superficie della pietra di raffreddava]."
Il secondo più famoso racconto babilonese era la storia della Torre di Babele, nel corso della quale, secondo il libro ebraico della Genesi, si ebbe la "confusione delle lingue". Essa fu il risultato della valanga di fulmini elettrici, che distrusse i centri della parola nei cervelli di tutti i costruttori della Torre, i quali potevano soltanto "balbettare" in modo incoerente e temporaneamente avevano perduto la comunicazione verbale, degli uni con gli altri. Abbiamo qui un'altra evidenza che questo fenomeno avvenne verso il quarto millennio a.C.
In contrasto, altri resti diffusi, come il grande campo di rocce vetrificate nel deserto egiziano occidentale, o le rovine fortemente vetrificate di Sete Cidades in Brasile, sono impregnati di radioattività e indicano riferimenti a distruzioni nucleari avvenute in tempi remoti.
Nel Nord America, scienziati associati al Lawrence Berkeley Nuclear Laboratory in California hanno scoperto evidenze geologiche che molti depositi sedimentari, che coprono l'intera regione dei Grandi Laghi, erano stati sottoposti ad una breve bruciatura derivata da una forte irradiazione nucleare e ad un bombardamento di particelle, correlati con la presenza di quantità anomale di uranio e di plutonio, che si trovano in abbondanza nella zona. Qual era la data di tale improvviso e drammatico evento? Circa 12.500 anni fa, quando anche in altre parti del mondo ebbe luogo il conflitto nucleare, lasciando residui simili a questi.
Ci sono casi in cui le poche tracce rimaste possono essere interpretate in entrambi i modi. Per esempio, troviamo tracce di fusione in alcuni luoghi di Rapa Nui, persino tra le superfici di pietra delle piattaforme sacre (ahu) sulle quali sorgono gli enigmatici giganti di pietra. Sappiamo che la data delle statue è piuttosto recente, e inoltre l'Isola di Pasqua è un nodo maggiore nella griglia d'energia del pianeta.
Inoltre, poiché nessuna radioattività si trova associata, l'evidenza della distruzione da parte di radiazioni di calore deve essere attribuita alla valanga elettrica avvenuta 6000 anni fa. Tuttavia, l'unica anomalia è la presenza delle figurine maoi kavakava, che ritraggono accuratamente uomini sofferenti degli effetti dell'avvelenamento da radiazioni.
Può trattarsi d'una memoria singolare, rimasta dopo una prima distruzione causata da una guerra nucleare, che abbia coinvolto anche una popolazione molto antica dell'isola?
Occorre considerare un altro aspetto sorprendente. Circa 400 km a nord est di Mumbai (Bombay) c'è un lago quasi circolare, che riempie un cratere del diametro di 2, 5 km e di 700 m di profondità, chiamato Cratere Lonar. È l'unica traccia conosciuta d'impatto in una formazione basaltica, con eiezione dei frammenti rocciosi sino a 1, 5 km di distanza, e contiene diverse colate di roccia fusa, spesse sino a 30 m. Il fondo del lago contiene noduli vetrificati di basalto, effetto di una pressione che deve aver superato le 600.000 atmosfere.
Il vero mistero consiste nell'assenza di ferro meteoritico o di tracce di nickel, in tutta l'area, il che suggerisce che il forte impatto non fosse di origini naturali o celesti, oltre il fatto che diverse fonti indipendenti datano l'evento a 50.000 anni fa.
Inoltre, la regione del Lonar presenta differenze stridenti per l'acidità delle acque e per la flora e la fauna che le distinguono, con piccole anomalie genetiche, e tutto ciò indica che un tempo la regione deve essere stata sottoposta ad un breve ma intenso effetto di radioattività.
Stiamo considerando la possibile conseguenza di un ancor più antico conflitto nucleare, che risale a 40 millenni prima di tutte le precedenti tracce?
In modo molto significativo, nella storia esoterica occulta, il 50.000 a.C. corrisponde alla fine della perduta civiltà di Mw nel Pacifico e alla fine della Prima Fase della civiltà di Atlantide nella regione dell'Atlantico. Potrebbero i due antichi popoli progrediti aver combattuto una primitiva guerra mondiale, nella quale entrambi soccombettero alla catastrofe, e tale guerra potrebbe aver coinvolto l'attuale India nel fuoco incrociato nucleare?
È degno di nota il fatto che gli Hopi ed altri Popoli Nativi degli USA e del Canada abbiano conservato leggende sull'esistenza di un'antica Età del mondo, in cui gli antenati costruirono grandi città attraverso l'emisfero occidentale e conoscevano come volare per superare grandi distanze.
Le divisioni e la guerra, però, spinsero quei popoli preistorici ad attaccarsi l'un l'altro nei cieli, distruggendo tutto il loro ambiente e costringendo i sopravvissuti alla schiaviù e all'esilio, senza che mai più potessero ricostruire le loro civiltà. È notevole il fatto che queste vecchie leggende concordino sul periodo in cui si verificarono gli eventi: "prima che ci fossero le montagne di ghiaccio, quando invece le terre dell'estremo Nord erano coperte da grandi foreste".
Ora sappiamo, su basi geologiche, che ci furono tra distinti periodi in cui si ebbero tali condizioni di libertà dal ghiaccio alle latitudini boreali, quando le vaste foreste crescevano al di sopra del circolo polare artico: durante il periodo interglaciale Sangamoniano, tra 110.000 e 138.000 anni fa, nel periodo interglaciale Yarmouth tra 200.000 e 380.000 anni fa, e nel periodo interglaciale Aftoniano tra 455.000 e 620.000 anni fa.
Forse i Nativi Americani hanno un ricordo di tempi in cui una civiltà scomparsa si distrusse da sola, centinaia di migliaia d'anni fa, in un'!epoca incredibilmente remota? Come altri esempi, alcuni ricercatori stanno cominciando a mettere in dubbio l'asserzione che molti estesi giacimenti di tektiti (piccoli noduli vetrosi di silicati terrestri misti) ritrovati in vari luoghi e di diverse epoche, fossero il puro risultato di impatti meteoritici naturali. Essi potrebbero essere l'opera artificiale dell'azione umana, il risultato di mega guerre combattute da civiltà sconosciute in lontanissime epoche?
Alcuni di questi campi di tektiti sono stati geologicamente a 750.000 anni fa, e anche di più. La loro presenza fornisce forse la testimonianza di diversi cicli di cataclismi nucleari, nel lontano passato? Quante volte i conflitti totali possono avere imperversato e distrutto l'umanità nel remoto passato? Possiamo noi, oggi, commettere nuovamente lo stesso terribile errore?

venerdì 10 dicembre 2010

Euro Crash

Che succederebbe se la moneta comune fosse abbandonata dalla Germania? Secondo questo esercizio di fantapolitica, il collasso dell'eurozona sarebbe immediato e molti paesi ne uscirebbero a pezzi, mentre altri si ritroverebbero più forti di prima.
Berlino, 29 settembre 2013. Angela Merkel è rieletta cancelliera con una valanga di voti. “La donna che ha salvato la Germania” parla ai suoi sostenitori all’ombra della Porta di Brandeburgo. Dopo poche parole di ringraziamento, gesticolando in maniera alquanto insolita la cancelliera Merkel estrae dalla tasca della sua giacca una banconota da 100 Nuovi Marchi. La agita e la mostra alla folla. La gente grida in segno di approvazione. Il messaggio è chiaro a tutti: l’incubo dell'euro è finito. Si era concluso una volta per tutte appena due anni prima.
Difficilmente gli eventi del 16 settembre 2011, il “giorno in cui l’euro morì”, avrebbero potuto avere un inizio meno drammatico, dato che il colpo di grazia non è arrivato da una sommossa o da qualche summit, bensì da un gruppo di giudici della Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe.
In una sala delle conferenze decorata soltanto da una bandiera tedesca, tre esperti giuristi tedeschi di mezza età hanno decretato la morte della moneta unica europea, con la stessa noncuranza con la quale avrebbero potuto chiedere di approvare una legge per la soppressione dei cani pericolosi. Per il governo tedesco è diventato anticostituzionale continuare a finanziare il resto dell’Europa: “Monetizzare il debito extraterritoriale significa violare la legge fondamentale della Repubblica Federale”. Fine dell’euro.
La corte ha emesso il proprio verdetto alle 11.11 del mattino, e a mezzogiorno quasi tutte le banche della zona euro aveva già chiuso i battenti. I bancomat sono rimasti a secco di contanti, mentre i correntisti cercavano disperatamente di mettere le mani sui loro risparmi di una vita. Come un proprietario di casa incapace di stare in pari con le sue rate, i consigli di amministrazione delle banche hanno semplicemente consegnato le chiavi ai ministeri del tesoro. Tutto è tornato a essere un problema dei governi. Peccato solo che anche i governi fossero rimasti a secco di soldi. In tutto il continente la grande macchina monetaria internazionale si è bloccata. Il consueto meccanismo dei pagamenti per gestire i mutui e le transazioni con le carte di credito, i debiti diretti, i bonifici e gli assegni hanno smesso di funzionare, a mano a mano che le banche si rifiutavano di onorare i pagamenti dei loro clienti. Come per le reti fognarie che scorrono inosservate sotto le loro abitazioni, gli europei avevano dato per scontata la salute di questo grosso apparato per interi decenni. Quando tutto si è bloccato, la puzza si è diffusa ovunque.
Le borse di Parigi, Francoforte, Londra e di tutto il mondo hanno fatto registrare il più forte calo dagli anni trenta. Un’altra forte recessione economica era stata data per scontata. La corsa a vendere gli euro delle settimane precedenti si è trasformata in vero e proprio panico. La verità alla fine si è palesata perfino agli occhi dei più ignoranti in fatto di questioni finanziarie: i vecchi euro erano privi di valore, in quanto tale valore era assolutamente indeterminato. Qualcosa sarebbe stato salvato quando l’euro è stato riconvertito nelle monete nazionali che sono ricostituite, ma per molti risparmiatori dell’Ue, molti che possiedono parte del debito pubblico irlandese, greco, spagnolo e italiano e le obbligazioni bancarie è stato impossibile quantificare con certezza le perdite. L’unica cosa certa è che il valore dell’euro sarebbe stato sempre inferiore. La prima a crollare è stata Madrid, pochi minuti dopo l'assalto agli uffici del ministero delle finanze. La polizia e le truppe antisommossa in un primo tempo sono parse incerte sul da farsi, ma quando nelle canne dei loro fucili sono stati infilati dei fiori, si sono schierate con la folla. Le famiglie dei poliziotti e dei soldati, dopo tutto, hanno patito molto anche loro durante gli anni di austerity. Lo stato è parso vacillare, il governo di Jose Luis Zapatero ha promesso di fare “tutto il necessario” per mantenere unita la Spagna, malgrado gli scontri in Catalogna.
Il ministro degli esteri irlandese, Gerry Adams, che si trovava in missione di “solidarietà” a Barcellona, è parso particolarmente a disagio mentre gli veniva scattata una fotografia all’interno di una banca saccheggiata. I catalani hanno dichiarato unilateralmente la loro indipendenza. Prima delle 17 i primi ministri di Estonia e Portogallo hanno rassegnato le loro dimissioni. Il credito greco è precipitato dietro a quello del Malawi.
Scatta il piano B. In realtà i politici europei non sono stati presi del tutto alla sprovvista. Sin dall’inizio della prima crisi del debito greco nel maggio 2010 “avevano iniziato a pensare all’impensabile”. Dopo una serie di salvataggi – Irlanda nel novembre 2011, Portogallo nel dicembre dello stesso anno, Spagna nel gennaio del 2012 – il fondo di stabilizzazione dell’Ue si è esaurito, poco prima che Silvio Berlusconi chiedesse che fosse aumentato. Il Belgio è stato la prima nazione a vedersi respingere la richiesta di aiuto, anche se non avendo ancora un governo permanente non avrebbe neanche potuto essere considerato tale. Come i catalani, anche i separatisti fiamminghi hanno colto al volo l’occasione. I leader dell’Ue hanno deciso di ricorrere al “piano B”. La cancelliera Merkel ha insistito, perché “la pazienza della Germania si è esaurita”. Prima di tutto, il Nuovo Euro ha sostituito il vecchio, con un valore pari all’80 di quest’ultimo. Tutti i debiti e i risparmi hanno dovuto essere adeguati di conseguenza, e il loro valore è stato ridotto a una minima frazione. Ma per i cittadini delle economie più deboli lo strazio non era finito. Il Nuovo Euro, infatti, è stato soltanto un ponte per la ricostituzione delle vecchie valute nazionali, un paniere di valute nazionali redivive, in un primo tempo legate al Nuovo Euro con un cambio fisso, ma in molti casi, con un valore sostanzialmente inferiore, che sarebbe stato svalutato ancor più in breve tempo.
Quando queste valute nazionali sono state riportate in vita, il 1 gennaio 2012, il Nuovo Euro è stato scambiato liberamente con Nuove Dracme, Nuovi Punt, Nuovi Scudi, Nuovi Franchi Belgi, Nuove Pesetas, e così via. L’inconveniente è che i cittadini di questi paesi hanno scoperto che le mazzette di soldi che avevano in mano valevano di fatto molto meno dei Nuovi Euro, e ancor meno degli Euro originali di prima. In alcuni casi, la perdita del potere d’acquisto dei cittadini ha raggiunto il 50 per cento. Slovenia, Slovacchia, Malta e la parte di Cipro non occupata dalla Turchia sono gli unici territori dove nel 2013 circolava ancora il Nuovo Euro, una bizzarria finanziaria più che una vera valuta globale. In Germania, Finlandia, Austria e Paesi Bassi l’impoverimento si è invece arrestato. All’improvviso i consumatori hanno scoperto di trovarsi a meraviglia con i loro nuovi marchi, i loro marchi finlandesi, i loro scellini e i loro fiorini olandesi. Il “Franco Forte 2” francese ha cercato di mantenere il proprio valore contro il Nuovo Marco, con risultati contrastanti. Alla sua “ultima conferenza stampa”, nel maggio 2012, un esausto presidente Sarkozy se l'è presa con gli speculatori e i giornalisti, definendoli “idioti pedofili”. “Signori, non avrete più un Sarko da prendere a calci”. Il nuovo presidente era Dominique Strauss-Kahn, ex capo del Fmi, ritornato in Francia per candidarsi all’Eliseo. Il suo slogan è stato: “Io non ho mai creduto nell’euro”.
La Gran Bretagna ha assistito all’agonia dell’euro dal suo splendido isolamento. Ai politici che avevano mantenuto la sterlina sono arrivati tardivi ringraziamenti. Una Margaret Thatcher ormai fortemente indebolita è stata accompagnata in sedia a rotelle fuori dalla sua casa per ricevere i sentiti ringraziamenti di una piccola folla di euroscettici. Non era stata lei a dire che l’euro sarebbe stato un male non soltanto per la Gran Bretagna, ma per tutta l'Europa?
Poco dopo la creazione dell’euro nel 1999, un anonimo trader di Londra lo aveva definito “carta igienica”. Nel giro di un decennio l’euro è sparito con un tiro di sciacquone. A malapena la notizia è finita in prima pagina a Delhi e Pechino.
Cronistoria Futura del collasso di una moneta voluta da irresponsabili che hanno dato credito al loro falso dio invece che conficcare i piedi ben saldi nella realtà. Un'altra occasione mancata per costruire una società umana e giusta.

mercoledì 8 dicembre 2010

Dollari Cinesi

Un giorno l’imperatore dell’antica Babilonia convocò il suo responsabile della tesoreria e disse: “Ho bisogno di altri soldi per iniziare una guerra contro quegli sporchi terroristi ittiti!”
“Ma ho guardato nel mio enorme forziere ed è quasi vuoto. E’ rimasta a malapena qualche moneta d’oro”, tuonò. “Oh, Luce dell’Eufrate”, rispose strisciando a terra il suo ministro terrorizzato. “Siamo a corto di oro. Le vostre guerre sono diventate troppo dispendiose”.
“Ma ho una soluzione, Vostra Celestiale Altezza. Rifiniremo in modo discreto la quantità di oro delle nostre monete imperiali per farle durare di più. Nessuno se ne accorgerà”. Balzo in avanti a Washington, anno 2010, circa 4.500 anni dopo. Non si chiama più “tosatura delle monete”. Oggi, il modo per rovinare la moneta di una nazione prende il nome di “alleggerimento quantitativo” (detto anche quantitative easing o QE) ma si tratta della stessa vecchia truffa perpetrata dai farabutti della finanza.
Washington sta inondando i mercati finanziari con 600 miliardi di dollari privi di alcun valore, sperando che un flusso di soldi del Monopoli possa in qualche modo portare l’America fuori dalla recessione. Il primo QE della Fed è stato un fallimento. Diamo il benvenuto al QE2. La speranza nell’alta finanza è l’ultima a morire. Il governo degli Stati Uniti sta alimentando un’inflazione in tutto il mondo allo scopo di diminuire il suo incredibile debito ripagando i suoi creditori con dollari deprezzati. Il resto del mondo è davvero furioso con Washington.
Appena prima del summit economico del G20 che si è tenuto lo scorso mese in Corea del Sud, l’agenzia statale del credito cinese aveva declassato pubblicamente la valutazione del credito americano e aveva messo in discussione la leadership degli Stati Uniti sull’economia mondiale. In una pungente strigliata senza precedenti, la Cina ha rimproverato Washington “per aver deteriorato la capacità di ripagamento del debito” e ha previsto che l’alleggerimento quantitativo porterebbe alla “diminuzione sostanziale della solvibilità nazionale”. Si è trattato di un vero e proprio schiaffo che si è sentito in tutto il globo – soprattutto perché proveniente da un manipolo di comunisti! La Cina è il più importante detentore di debito governativo degli Stati Uniti.
Washington ha fortemente criticato la Cina per aver manipolato la sua valuta in modo da tenerne basso il valore – il che è verissimo. In modo imbarazzante, Germania e Brasile hanno appena accusato gli Stati Uniti di essere anch’essi dei grossi manipolatori monetari come la Cina – il che è verissimo. L’UE si è rifiutata di unirsi agli Stati Uniti nell’incolpare la Cina per l’instabilità finanziaria e monetaria mondiale. Un dollaro deprezzato stimola le esportazioni degli Stati Uniti e danneggia le nazioni che esportano negli Stati Uniti. Gli economisti lo definiscono “impoverisci il tuo vicino”, una pratica commerciale distruttiva che ha rivestito un ruolo chiave nella depressione mondiale degli anni Trenta. Questa inondazione di denaro sta erodendo il valore del dollaro, il mezzo di scambio numero uno a livello mondiale. Negli ultimi due mesi, il dollaro è diminuito del 6% nei confronti delle altre principali valute. Gli spaventati investitori si stanno ora buttando sull’oro, salito del 17% in 60 giorni.
L’amministrazione Obama, “bastonata” dagli elettori nelle elezioni di medio termine e nel tentativo disperato di diminuire la disoccupazione, sta scommettendo sul fatto che un’ulteriore terapia shock di debito riporterà in vita l’economia. Purtroppo l’enorme, insostenibile debito ha provocato il crollo finanziario americano nel 2008. Il debito pubblico degli Stati Uniti ha toccato la quota stratosferica dei 14.000 miliardi di dollari. Non si cura una vittima di avvelenamento con dell’altro veleno. Utilizzare denaro preso a prestito nel proprio cammino verso la prosperità è una pericolosa utopia.
Ma i politici in preda al panico sono pronti a tentare qualunque genere di rimedio miracoloso in ambito economico per salvare la propria pelle. Prima del 2007, l’America viveva al di sopra delle proprie possibilità basandosi su un’illusoria fuffa finanziaria. La finanza era diventata l’attività trainante dell’America. Quei giorni sono finiti ma nessuno ha il coraggio di dirlo agli elettori. Oltre a destabilizzare i tassi di cambio e il commercio mondiale, l’inondazione monetaria di Washington si sta riversando sui mercati emergenti mentre gli investitori americani cercano rendimenti più elevati rispetto alle briciole disponibili in patria, creando flussi di capitale altamente volatili. Il cosiddetto pacchetto di salvataggio finanziario presentato dai Presidenti Bush e Obama è stato una miniera d’oro per Wall Street e le banche e una catastrofe per i risparmiatori e i cittadini comuni. Nel corso degli anni Ottanta, abbiamo visto le fragili economie asiatiche fatte a pezzi perché gli investimenti dagli Stati Uniti prima irrompevano e poi scomparivano. Questo sta avvenendo di nuovo, spingendo al rialzo le valute di numerose nazioni tanto da rendere le loro esportazioni non più competitive. Si stanno alzando barriere agli investimenti, dalla Cina al Brasile.
Il Presidente Obama ha ereditato un orrendo pasticcio dall’amministrazione Bush. Tuttavia, la sua ostinata risposta economica sta indebolendo l’ordine economico del mondo. La moneta di una nazione ne simboleggia la potenza e la reputazione più della bandiera. L’indebolimento del dollaro americano, che domina la finanza mondiale dal 1945, potrebbe segnare l’inizio della fine dell’epoca americana.
Ad ogni modo, c’è stato un inconsueto lampo di buonsenso a Washington. Una speciale commissione presidenziale bipartisan sulla riduzione del deficit nazionale ha proposto tagli alla spesa federale per 4.000 miliardi di dollari. Tutte le vacche sacre della politica sono state prese di mira. La più grande: il mostruoso budget militare di 700 miliardi di dollari. Un terzo delle basi militari americane nel mondo chiuderebbe. Ci sarebbero tagli alla previdenza sociale, deduzioni sui mutui, un aumento dell’età pensionabile e la fine dei piccoli progetti a livello locale dei politici. Le imposte aumenterebbero.
Le prime grida si sono già levate. Purtroppo, simili tagli alla spesa, così impopolari, sembrano altamente improbabili, in particolare nel nuovo Congresso dove i Repubblicani e i Democratici si troveranno ad un punto morto. L’America avrebbe bisogno di un dittatore economico per attuare il progetto integrale della commissione. La Cine ne ha uno – il Partito Comunista. L’America no, ed è senza una guida. Molti altri imperi sono andati in rovina travolti da crolli finanziari anziché da invasioni o da sconfitte sul campo di battaglia. Gli Stati Uniti, un tempo invincibili, stanno barcollando in questa direzione. A quanto pare anche gli Stati Uniti crolleranno come la vecchia URSS sotto il peso della propria corazza militare e del proprio debito insostenibile.m Speriamo solo che non spingano verso una guerra per risolvere i loro problemi azzerando il debito, perchè in quel caso la guerra sarebbe nucleare.

lunedì 6 dicembre 2010

Fading Nation

La nostra concezione di cosa costituisce un “paese” si sta deteriorando. Diamo il benvenuto alle entità post-nazionali – “altri tipi” che si trovano al di fuori del sistema dominante.
Oggigiorno, lo stato nazione sta chiaramente appassendo. Ma dove Marx aveva considerato ciò come il logico risultato di un’utopia dei lavoratori e della perfezione dell’umanità, è proprio il fallimento di manifestare quell’utopia e perfezione che è insieme un primo motore, ed un primo sintomo, della morte dello stato.
Questo avvizzimento ha implicazioni profonde per la politica estera. La controrivolta e le dottrine su cui sono edificate le nazioni sono basate sull’accrescimento della legittimità dello stato. Se lo stato come struttura funzionale è con un piede nella fossa, lo sono anche queste politiche – il che ci aiuta a capire perché niente sembra funzionare ad esempio in Afganistan. La ipotesi fondamentale di creare uno stato fattibile è di per sé infattibile.
Le menti delle scienze complesse non fanno – o perlomeno non credono – nelle previsioni. Il mondo è troppo fluido ed emergente. Ma noi facciamo congetture tutto il tempo e giochiamo con scenari, probabilità e traiettorie. Quindi lo stato nazione, così come lo conosciamo, si estinguerà nel giro di pochi decenni se non cambia qualcosa.
Ci sono diverse ragioni. La più importante è che il mondo è troppo grande, troppo veloce e troppo interconnesso/interdipendente perché gli stati possano rispondere efficacemente agli eventi emergenti usando cliché radicate a 3 secoli fa. Le loro linee del tempo sono troppo lunghe. Devono riconoscere il problema, considerare i benefici e le insidie politici, decidere la linea d’azione, preparare una bozza e discutere a fondo la legislazione, scontrarsi per lo stanziamento, determinare il giro, informare i protagonisti… Frattanto, il mondo è andato avanti ed è comparsa una nuova crisi, forse determinata dalle azioni o inazioni dello/degli stato/i in questione.
Gli stati sono anche terribilmente affetti da un utilizzo eccessivo della struttura. Hanno letteralmente milioni di regole, norme, controlli e bilanci, proprio come strati paralleli di amministrazione che spesso si completano e si ostacolano a vicenda. Moltiplicati insieme, inducono la paralisi.
Intanto, il mondo manifesta continuamente “butterfly effects” (“effetto farfalla”) – eventi che innescano qualcosa, che poi innesca qualcos’altro, che poi scatena un’intera sequenza di effetti. E’ iterativo ed emergente, ed i burocrati non possono fare nient’altro che correre in circolo urlando e strappandosi i capelli, mentre cercano disperatamente di prendersela con qualcuno/qualcos’altro per la caduta.
Un altro fattore chiave è che gli stati non hanno più monopolio sulla violenza. Viviamo in un mondo open source, e gli stati non possono né applicare esclusivamente, né contenere efficacemente la violenza come strumento politico. La perdita di questo controllo equivale ad una perdita di prestigio, che implica anche perdita di deterrenza. Quando e se le strutture statali si dissolveranno, verranno rimpiazzate da una varietà di entità post-nazionali. Nel breve termine, queste potranno essere dapprima parassitiche – come gang ibride, milizie e sindacati del crimine – approfittando del caos del vuoto governativo. Nel lungo termine, comunque, queste entità emergenti probabilmente diventeranno i nuovi centri di innovazione che definiscono, progettano, campionano ed “infettano” tramite il loro successo la futura forma di civilizzazione.
Non c’è accordo sul linguaggio per questo tipo di entità emergenti. Va di moda il termine, “Other Guys” (OGs) (“Altri Tipi”). Non sono governi, né ONG, e neppure partiti politici. Sono soltanto sistemi auto-organizzati di altri tipi.
Gli OG si trovano al di fuori del sistema dominante, anche se lo navigano e lo sfruttano. Seguono il consiglio di Bucky Fuller di non combattere la realtà esistente – eccetto quando è necessario per mantenere la libertà d’azione – ma di costruire nuovi modelli che rendono i vecchi obsoleti. Insomma una struttura che potrebbe subentrare nelle Fading Nations: le nazioni che scompaiono.

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