giovedì 14 gennaio 2010

Guerra Intestina

L’americana ABC News ha riferito il 2 Gennaio scorso della morte di sette agenti della CIA dislocati in Afghanistan in quello che viene definito come uno dei più gravi attacchi suicidi mai compiuti contro l’agenzia di intelligence americana. “La Central Intelligence Agency”, scrive il sito della ABC, “piange la perdita di sette suoi funzionari in un attacco suicida in Afghanistan, uno dei colpi più duri mai subiti da un’agenzia che è sempre stata in prima linea nelle guerre americane”. L’episodio, al di là della consueta retorica dei mezzi d’informazione di regime, sembra celare una realtà ben più agghiacciante e pare rappresentare una tappa ulteriore di una vera e propria “guerra segreta” in corso tra l’amministrazione americana e la Central Intelligence Agency, divenuta ormai un’entità così potente da governare in proprio i destini della nazione e deciderne, attraverso operazioni mirate compiute in ogni parte del mondo, la politica interna ed internazionale.
Pochi giorni prima, il presidente afghano Hamid Karzai aveva inoltrato una formale protesta contro gli Stati Uniti per l’uccisione di 10 civili, otto dei quali erano bambini in età scolare, avvenuta sabato 26 dicembre nella provincia afgana di Kunar, vicino al confine col Pakistan. Si tratta di una zona in cui prevale l’etnia pashtun e nella quale le attività della CIA sono da tempo incentrate su uno “sforzo deliberato teso a perseguitare, attaccare ripetutamente, antagonizzare, assaltare, reprimere ed uccidere i pashtun”, allo scopo di indirizzare la loro rabbia contro il governo del Pakistan, che gli USA stanno tentando di destabilizzare, non potendo permettersi di attaccarlo direttamente, con l’obiettivo di “far sprofondare quel paese nel caos della guerra civile, nella balcanizzazione, nella frammentazione e nella confusione totale”. Questa volta sembra però che gli operativi della CIA abbiano davvero esagerato nelle loro sanguinose operazioni di “provocazione”. Secondo le testimonianze, alcuni individui definiti come “stranieri” sono penetrati la sera del 26 dicembre in una casa di due stanze della provincia di Kunar, hanno trascinato fuori 10 persone del tutto disarmate, tra cui 8 bambini, e le hanno uccise con colpi d’arma da fuoco alla testa. La NATO si è difesa, sostenendo che gli autori della strage erano americani non appartenenti alle forze militari che avevano sparato per autodifesa dopo essere stati presi di mira dagli abitanti del villaggio. Ma in seguito alle proteste di Karzai e del Consiglio Nazionale di Sicurezza dell’Afghanistan – che hanno a loro volta fatto seguito ad una manifestazione di 1.500 persone che protestavano contro la strage e accusavano Karzai di complicità con gli USA – l’amministrazione americana, che non può permettersi in questo momento di indebolire ulteriormente il suo già debolissimo e detestato quisling afghano, è stata costretta a prendere severi provvedimenti.
Secondo il sito Whatdoesitmean, che cita fonti militari russe, il presidente Obama, in un atto senza precedenti, avrebbe firmato un ordine per l’“immediata” esecuzione degli agenti della CIA responsabili del massacro. Truppe speciali americane avrebbero circondato l’installazione della CIA sita a Khowst, nella provincia di Paktia, prendendo in custodia e poi giustiziando i mercenari responsabili degli omicidi. Si sarebbe poi inventata la copertura dell’attacco suicida per fornire una raffazzonata spiegazione al pubblico occidentale. In effetti non è facile spiegare in che modo un attentatore suicida, imbottito di esplosivo, potrebbe mai superare i controlli per entrare in un centro della CIA e farsi saltare in aria “in una palestra” interna all’installazione.
Se davvero l’ordine di giustiziare uomini della CIA fosse partito dal presidente americano, è ovvio che ci troveremmo di fronte ad una fase drammatica nell’escalation del confronto che contrappone da mesi l’agenzia d’intelligence e l’amministrazione USA.
Le tensioni erano già state rese evidenti dal prolungato braccio di ferro tenutosi nei mesi scorsi tra il direttore della CIA, Leon Panetta, e il direttore dell’Intelligence Nazionale, Dennis C. Blair, vicino ad Obama, che aveva apertamente criticato i metodi utilizzati dalla CIA nel gestire le operazioni segrete, particolarmente in territorio afghano. A fine agosto la Casa Bianca aveva annunciato l’istituzione di un nuovo corpo antiterrorismo, che si sarebbe occupato degli interrogatori dei sospetti per riferirne direttamente all’amministrazione americana. La creazione di questa unità operativa doveva servire a strappare le attività di raccolta informazioni alle mani brutali e imbarazzanti della CIA, dopo i numerosi scandali scoppiati a causa di violenze perpetrate contro i prigionieri, da Abu Ghraib in poi. Di fronte a questa sfida, Panetta aveva minacciato di rassegnare le dimissioni. Alla fine, il tentativo di indebolire Panetta era fallito e Obama aveva dovuto rinunciare alla prospettiva di conferire a Blair un maggior controllo sulle attività di intelligence, attraverso un’ordinanza riservata con cui veniva ribadito il ruolo dominante della CIA nella gestione operativa, anche se si sottolineava “l’obbligo dell’agenzia di lavorare in stretto contatto con Blair nelle operazioni più importanti”.
A fine 2009 si è verificato un altro incidente significativo: il 28 dicembre (proprio nel periodo in cui Obama si sarebbe deciso a firmare l’“ordine di esecuzione” per i mercenari della CIA di Khowst) il presidente era stato costretto ad abbandonare in fretta e furia una partita di golf nella sua tenuta di vacanza di Kailua, alle Hawaii. Le agenzie di stampa hanno riportato in seguito che la fuga concitata sarebbe stata dovuta ad un improvviso malore del figlio di un amico di Obama. Tuttavia, il sito Whatdoesitmean sostiene che le misure di sicurezza sarebbero scattate dopo che un aereo AWACS di sorveglianza aveva segnalato che un jet privato, di proprietà della Hunt Oil Company, era entrato nello spazio aereo di sicurezza riservato alla protezione della località in cui Obama si trovava in vacanza. Temendo un attacco terroristico, Obama sarebbe stato frettolosamente accompagnato in un luogo più sicuro. La Hunt Oil Company è una compagnia petrolifera legata alla CIA. Nel 1984 aveva scoperto un vasto giacimento petrolifero nello Yemen, inaugurando poi nel 1986 una raffineria nella città di Maarib alla presenza dell’allora vice presidente George H. W. Bush. Secondo il sito Sourcewatch “tra il 27 e il 28 novembre del 2006, un aereo civile intestato alla Hunt Consolidated, Inc., compì due visite presso Camp Peary, campo di addestramento della CIA. Prima di arrivare a Camp Peary aveva compiuto una sosta notturna all’aeroporto Dulles di Washington. Fece anche una breve fermata all’aeroporto Dulles dopo la sua visita a Camp Peary. Il numero di registrazione del velivolo era N46F”.
N46F è lo stesso numero di registrazione dell’aereo della Hunt che avrebbe violato lo spazio aereo di Kailua il 28 dicembre. Inoltre, riporta ancora Sourcewatch, “non è questa l’unica connessione della compagnia con le attività di spionaggio: il suo amministratore delegato, Ray L. Hunt, è un (ormai ex) membro del Comitato di Consulenza sull’Intelligence Straniera del Presidente”, nominato da George W. Bush nell’ottobre 2001.
Il fatto che l’aereo di una compagnia petrolifera, legata alla CIA e con interessi petroliferi nello Yemen, compaia nello spazio aereo presidenziale nel momento in cui tanto l’operato della CIA quanto lo Yemen si trovano nelle priorità immediate dell’amministrazione USA, non può non rappresentare un segnale inquietante, che ha il sapore di un avvertimento o di un’aperta minaccia. Se i rapporti tra la principale agenzia d’intelligence americana e l’amministrazione USA si ricomporranno in seguito a questi minacciosi segnali o sfoceranno in guerra aperta è qualcosa che non tarderemo molto a sapere. Fin dall’epoca di Kennedy, la CIA non ha mai perdonato i presidenti americani che hanno provato ad indebolirla.

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