domenica 17 gennaio 2010

Imperi a confronto

Anche una lettura superficiale di un singolo numero del The Financial Times – come quella del 28 dicembre 2009-ci fa capire le diverse strategie di costruzione di un impero. In prima pagina, il principale articolo sugli Stati Uniti parla dei conflitti militari in atto e della “guerra contro il terrorismo”, sotto il titolo di “Obama chiede la revisione dell’elenco delle organizzazioni terroristiche”. Paradossalmente ci sono due articoli nella stessa pagina, uno sulla Cina che parla della inaugurazione del treno passeggeri più veloce al mondo e della decisione di mantenere la loro moneta legata al dollaro USA per promuovere il loro settore di esportazioni. Mentre Obama è focalizzato sulla creazione di un quarto fronte di battaglia (Yemen) nella “guerra al terrore” (dopo l’Iraq, Afghanistan e Pakistan), il Financial Times nella stessa pagina informa che un trust della Corea del Sud ha vinto un appalto di 20.400 milioni di dollari per sviluppare l’energia nucleare ad uso civile negli Emirati Arabi Uniti, battendo i suoi concorrenti americani ed europei.
A pagina due del FT c’è un lungo articolo sulla nuova rete ferroviaria cinese, sottolineando la sua superiorità nei confronti del servizio ferroviario degli Stati Uniti. Il treno cinese d’ultima generazione ad alta velocità unisce due importanti città distanti 1.100 km, in meno di tre ore, mentre “l’Espress” della compagnia Amtrack, nordamericana “impiega tre ore e mezza per coprire i 300 km da Boston a New York.” Mentre le ferrovie statunitensi si logorano per mancanza di fondi e di manutenzione, la Cina investe 17.000 milioni di dollari nella costruzione delle sue linee. Inoltre sono in preventivo la costruzione di altri 18.000 km di linee del suo sistema ultramoderno entro il 2012, mentre gli USA investiranno altrettanti soldi nel finanziamento dell'offensiva militare in Afghanistan e Pakistan, e nell’apertura del nuovo fronte bellico nello Yemen.
La Cina costruisce un sistema di trasporti che collega i produttori e i mercati del lavoro nelle province interne con i centri di produzione e porti situati sulla costa, mentre a pagina quattro del FT si legge come gli Stati Uniti sono ancora aggrappati alla politica di affrontare la “minaccia islamica” in una “infinita guerra al terrorismo”. L’invasione e le guerre ai paesi musulmani hanno dirottato centinaia di milioni di dollari dei fondi pubblici verso una politica senza benefici per il paese, intanto la Cina modernizza la sua economia civile. La Casa Bianca e il Congresso soddisfano e sovvenzionano lo Stato militarista e coloniale di Israele, con la sua base di insignificanti risorse di mercato, allontanandosi da 1.500 milioni di musulmani (FT , pag. 7), il Pil della Cina è aumentato di dieci volte negli ultimi 26 anni (FT , pag.9). Mentre gli Stati Uniti hanno stanziato più di 1.400 miliardi di dollari a Wall Street e ai militari, aumentando il deficit fiscale e il deficit bancario, raddoppiando il tasso di disoccupazione e prolungando la recessione (FT , pag.12), il governo cinese ha lanciato un pacchetto di incentivi mirati ai settori interni del manifatturiero e della costruzione che ha prodotto una crescita dell’8% del PIL, una significativa riduzione della disoccupazione e “la ripresa delle economie coinvolte” in Asia, America del Sud e Africa (FT , pag12). Mentre gli Stati Uniti sciupavano il loro tempo, le risorse e il personale nella organizzazione di “elezioni “ per conto dei suoi corrotti Stati satelliti in Afghanistan ed Iraq, e faceva da inutile mediatore fra il suo intransigente partner israeliano e il suo impotente cliente palestinese, il governo sudcoreano ha sostenuto un gruppo condotto dalla Kora Electric Power Corporation nella riuscita manovra di 20.400 milioni di dollari per l’installazione di centrali nucleari, aprendo così la strada a svariati altri contratti miliardari nella zona (FT , pag. 13). Mentre gli USA spendono più di 60.000 milioni di dollari per il controllo interno nella crescita a dismisura dei suoi organismi interni di sicurezza in cerca di potenziali terroristi, la Cina investiva più di 25.000 milioni di dollari per consolidare i suoi scambi energetici con la Russia (FT , pag.13). Quello che ci raccontano gli articoli e le notizie di una sola edizione, in un solo giorno, nel Financial Times , riflette una realtà più profonda che illustra la grande divisione del mondo d’oggi. I paesi dell’Asia, con in testa la Cina, stanno raggiungendo lo status di potenze mondiali, a suon di grandi investimenti nazionali ed esteri nell’industria manifatturiera, nel trasporto, nelle tecnologie, nell’estrazione e lavorazione dei minerali. Contrariamente, gli Stati Uniti sono una potenza in declino, con una società in caduta, risultato della costruzione dell’Impero con mezzi militari e della economia finanziaria speculativa:

1-Washington cerca clienti militari minoritari in Asia, mentre la Cina allarga i suoi accordi commerciali e di investimenti con importanti partner economici: la Russia, Giappone, Corea del Sud ed altri.

2-Washington prosciuga la sua economia nazionale per finanziare le guerre all’estero. La Cina estrae minerali e risorse energetiche per fomentare il suo mercato interno del lavoro e dell’industria.

3-Gli Stati Uniti investono in tecnologia militare per combattere contro i ribelli locali nei loro Stati satelliti, la Cina investe in scienza tecnologica per poter fare esportazioni competitive.

4-La Cina inizia a ristrutturare la sua economia per poter meglio sviluppare il paese all’interno, e conferisce maggiori spese sociali per correggere le disuguaglianze e i grandi squilibri, gli Stati Uniti riscattano e rinforzano il settore finanziario sfruttatore, che ha saccheggiato l’industria (riducendo i suoi attivi tramite fusioni e acquisizioni), e speculano su mete finanziarie senza impatto sul lavoro, sulla produttività e sulla competitività.

5-Gli Stati Uniti moltiplicano la guerra e l’ammasso di truppe in Medio Oriente, Asia meridionale, Corno d’Africa e nei Caribi. La Cina mette a disposizione investimenti e prestiti pari a 25.000 milioni di dollari per la costruzione di infrastrutture, estrazioni minerarie, produzione di energia e per le costruzione de impianti di assemblaggio in Africa.

6-La Cina firma accordi commerciali di migliaia di milioni di dollari con l’Iran, Venezuela, Brasile, Argentina, Cile, Perù e Bolivia, assicurando l’accesso all’energia strategica e alle risorse minerarie ed agricole; Washington offre 6.000 milioni di dollari di aiuti militari alla Colombia, ottiene dal presidente Uribe la cessione di sette basi militari (con le quali minacciare il Venezuela), appoggia un colpo militare nel Honduras, e denuncia il Brasile e la Bolivia perchè diversifichino le loro relazioni economiche con l’Iran.

7-La Cina incrementa le sue relazioni economiche con le economie dinamiche dell’America del Sud che rappresentano più dell’80% della popolazione del continente; gli Stati Uniti si associano con il fallito stato del Messico, che detiene il peggior ruolo economico dell’emisfero e nel quale potenti cartelli della droga controllano ampie regioni e sono profondamente infiltrati nel macchinario statale.
Come paese capitalista la Cina non fa eccezione. Sotto il loro capitalismo vi è sfruttamento del lavoro, abbondano disuguaglianze di ricchezza e di accesso al benessere come altrove, i piccoli agricoltori si vedono sfollare a causa di progetti di megadighe, le aziende cinesi estirpano minerali ed altre risorse naturali nel Terzo Mondo senza troppi indugi. Ma la Cina ha creato decine di milioni di posti di lavoro nell’industria ed ha ridotto la povertà molto più velocemente e per molte più persone nel lasso di tempo più breve della storia. Le sue banche finanziano soprattutto la produzione. La Cina non bombarda, non invade, non saccheggia altri paesi. In compenso, il capitalismo statunitense è una mostruosa macchina militare mondiale che prosciuga l’economia nazionale e riduce il tenore di vita del paese pur di finanziare le sue interminabili guerre all’estero. I capitali finanziari, commerciali, immobiliari minano il settore manifatturiero, a beneficio della speculazione e delle importazioni a basso costo. La Cina investe nei paesi ricchi di petrolio; gli Stati Uniti li attaccano. La Cina vende vassoi e ciotole per i matrimoni afghani, gli Stati Uniti bombardano le loro feste con i droni. La Cina investe in industrie estrattive, ma a differenza dei coloni europei costruisce ferrovie, porti, aeroporti e fornisce crediti a prezzi accessibili. La Cina non finanzia né arma guerre etniche, ne organizza “rivoluzioni colorate” come la CIA. La Cina autofinanzia la propria crescita, il suo commercio ed il suo sistema di trasporto, nel frattempo gli USA stanno sprofondando sotto un debito di parecchi miliardi di dollari per finanziare guerre senza fine, per salvare le loro banche a Wall Street e appoggiare altri settori privi di produttività, mentre molti milioni di persone restano disoccupate.
La Cina crescerà ed eserciterà il suo potere attraverso i mercati economici, gli Stati Uniti entreranno in guerre senza fine verso il cammino del fallimento e del declino interno. La crescita diversificata della Cina è legata a partner economici dinamici; il militarismo degli Stati Uniti è vincolato ai narcostati, regimi sotto controllo dai signori della guerra, registi delle repubbliche delle banane e all’ultimo e peggiore regime razzista e coloniale dichiarato: Israele. La Cina attira i consumatori del mondo; le guerre globali degli Stati Uniti producono terroristi nel proprio territorio e all’estero. La Cina potrebbe trovarsi di fronte ad una crisi e anche alle agitazioni dei lavoratori, ma ha i mezzi finanziari per risolverli. Gli Stati Uniti sono in crisi e potrebbero dover affrontare una sommossa interna, ma hanno esaurito il loro credito e le loro fabbriche sono all’estero, mentre le loro basi ed installazioni militari portano conti passivi, non attivi. Ci sono sempre meno fabbriche negli USA disposte a riassumere i loro disperati lavoratori: uno sconvolgimento sociale potrebbe mostrarci i lavoratori statunitensi occupando con i loro scheletri i vuoti delle loro vecchie fabbriche.
Per diventare uno Stato “normale” gli USA devono ripartire dall’inizio: chiudere tutte le banche e le basi militari all’estero, tornare in Nord America. Devono cominciare una lunga marcia verso la ricostruzione di una industria al servizio delle nostre necessità nazionali, devono vivere dentro il loro proprio ambiente naturale e abbandonare la costruzione dell’impero a favore della costruzione di una repubblica socialista democratica.
Quando è che prendendo il Financial Times , o qualsiasi altro giornale, si leggerà che i treni ad alta velocità porteranno in meno di un’ora da New York a Boston? Quando le fabbriche americane inizieranno a fornire i loro negozi di ferramenta? Quando costruiranno generatori di energia eolica, solare o marina? Quando potranno abbandonare le loro basi militari e far sì che i signori della guerra, i trafficanti di droga e i terroristi si trovino ad affrontare la giustizia della loro propria gente?
In Cina tutto ebbe inizio con una rivoluzione.....

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