mercoledì 17 marzo 2010

Difficoltà del Nord

Le esequie di Oriano Vidos, cinquant´anni, hanno avuto luogo venerdì 5 Marzo nel suo paese di origine, Camposanpiero. Imprenditore edile, si è impiccato il 1 Marzo. Nel 2008 la sua ditta aveva dichiarato fallimento. Qualche giorno prima anche Paolo Trivellin, 46 anni, ha preferito morire piuttosto che licenziare i suoi otto dipendenti. Da Ottobre 2008 dodici imprenditori veneti si sono suicidati, per impossibilità di onorare i propri debiti o per non separarsi dai loro collaboratori. Un tempo paradiso della piccola impresa, questa regione ha subito in pieno il duro colpo della crisi. Per decenni essa ha rappresentato con la vicina Lombardia la vitalità delle piccole e medie imprese italiane, la loro capacità di adattarsi per conquistare i mercati. All´ombra dei grandi gruppi ( Geox, Benetton, Luxottica) per cui spesso operano in subappalto, imprenditori minori, ingegnosi e individualisti, lavorando senza sosta con un pugno di dipendenti, hanno saputo creare dei prodotti, esportare le proprie capacità. Nell`autunno 2008 i primi effetti della grande crisi economica hanno iniziato a farsi sentire. Se i grandi si restringono, i piccoli scompaiono… In due anni 42000 imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi hanno dovuto chiudere, secondo i dati della CISL. Il CERVED, un centro di studio dei mercati, stima in 9255 il numero di fallimenti d`impresa in Italia, ovvero il 23 % in più rispetto al 2008.
In questo palmarès la Lombardia si trova in testa con 1963 chiusure ( + 30% ), seguita dal Veneto con 880. I fallimenti riguardano innanzitutto le piccole aziende, soprattutto nel settore delle costruzioni: 75% di quelle che si sono viste costrette alla chiusura avevano un volume di affari inferiore a due milioni di euro prima della crisi. Resta da capire perchè questi imprenditori abbiano deciso di mettere fine ai loro giorni. “In Veneto molto spesso il proprietario dell`azienda è allo stesso tempo padrone e dipendente, spiega Claudio Miotto, responsabile del sindacato degli artigiani della regione. Per lui i dipendenti sono volti familiari, che fanno parte del quotidiano. Vivono tutti nello stesso quartiere. Per un piccolo imprenditore licenziare non è un gesto impersonale, ne viene coinvolto in prima persona”.
Per il direttore scientifico dell`istituto di ricerche economiche e sociali Nord-Est, Daniele Marini, “nella nostra regione, non c'è questa concezione anglosassone in base a cui il fallimento fa parte della vita di un imprenditore. Qui lo si vive come il marchio di una diminuzione di sé”. “Questi imprenditori sono morti per eccesso di etica”, rincara Dario di Vico, giornalista del Corriere della Sera che ha consacrato un libro ( Piccoli, ed. Marsilio) a questi piccoli industriali del Nord. “Forse hanno una mercedes, scrive, ma quello che manca loro è la considerazione”. Tuttavia non sono solo i fattori umani ad essere in causa. Claudio Miotto ha deciso di alzare il tono. E di additare dei responsabili per questo malessere diffuso. Il suo sindacato ha calcolato che le grandi imprese del Veneto devono alle ditte cui hanno concesso lavori in subappalto 600 milioni di euro. “Se a questa degenerazione dei rapporti tra le imprese si aggiunge la burocrazia, un sistema bancario poco attento ai nostri bisogni, si comprende meglio la lotta quotidiana che portano avanti i piccoli imprenditori, lotta in cui a volte soccombono”, ha precisato.
Con l`avvicinarsi delle elezioni regionali, la morte di Oriano Vidos non è passata inosservata. La Lega Nord, quasi certa di conquistare il Veneto, vuole presentare in parlamento una mozione per “sostenere” gli artigiani in difficoltà.

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