venerdì 16 aprile 2010

Finale Polacco

Venerdì scorso tre dei defunti periti nell'incidente aereo che ha decapitato la presidenza polacca, avevano deciso di svalutare pesantemente lo zloty, moneta locale, per contrastare la crisi puntando sull'esportazione. La Polonia, infatti, è diventata una fortissima esportatrice, a mano a mano che i paesi che le stanno intorno hanno adottato l'euro. Una simile svalutazione ovviamente significa un ritardo nell'ingresso nell'euro (paventato, l'ingresso, da Kaczynski il presidente morto, ma fortemente voluto da Tusk, capo del governo Polacco).
In questo momento stanno svuotando gli archivi dell'Istituto per la memoria nazionale (voluto dai gemelli (Kaczynski , rispettivamente primo ministro e presidente, NDFC)), che aveva pubblicato importanti documenti sul periodo comunista e sulla misteriosa transizione avvenuta dopo l'89.
Nell'incidente è morto il presidente dell'Istituto.
Nell'incidente è morto anche un importante membro della commissione anti-corruzione, nominato dai gemelli.
Il governo Tusk aveva almeno 5 ministri indagati per pesantissimi episodi di corruzione. Adesso il partito di Tusk ha la maggioranza. Tusk aveva disposto più volte la sostituzione degli attuali vertici militari, scelti dai gemelli, con vecchi militari comunisti. Il presidente ha sempre bloccato queste nomine. I generali attuali sono morti nell'incidente. Tusk adesso potrà fare tutto ciò che ha sempre voluto e che non ha mai potuto realizzare a causa del veto di Kaczynski. Ma se mi dite che Tusk c'entra qualcosa sappiate che non è così. Tusk è un solo un burattino. Due giorni alla settimana non lavora perché gioca a calcetto con gli amici. Più volte il parlamento è stato chiuso perchè non c'erano progetti di legge da discutere.
Sapete chi ha assunto i poteri (ampi) del presidente? Bronislaw Gomorows.
Se proprio di aerei volevano parlare, poi, ci sarebbe stato molto da dire riguardo allo strano caso polacco. Possiamo aggiungere qualche particolare che difficilmente emergerà sui media italiani. 40 minuti prima dell'aereo presidenziale è atterrato nello stesso aeroporto un aereo di giornalisti polacchi. L'atterraggio è avvenuto senza problemi meteo o di visibilità. Quasi tutti i giornalisti hanno caricato la loro attrezzatura su automobili e sono andati direttamente al luogo della celebrazione.
Un giornalista della rete polacca Polsat, si è fermato in un albergo vicino all'aeroporto per scaricare l'attrezzatura. Ha filmato l'incidente ma successivamente e' stato arrestato e l'attrezzatura è stata sequestrata. Attualmente il giornalista è stato rilasciato grazie all'intervento del consolato polacco ed è sotto choc. L'aereo è caduto su un bosco di betulle a fianco alla pista, a destra, per la precisione. Qualcuno commenta che evidentemente è stato guidato male dalla torre di controllo ed testimoni hanno notato una brusca manovra del pilota prima che l'aereo precipitasse; probabilmente si era accorto di non essere allineato con la pista. La velocità stimata al momento del presunto impatto con gli alberi è di 260 km/h (al momento dell'atterraggio dovrebbe essere intorno ai 200), e l'altezza stimata in 20 metri. I rottami dell'aereo hanno invaso una superficie di circa 500 mq e ben tre testimoni russi affermano di aver visto chiaramente una esplosione. Le uniche perplessità su questi ultimi due punti, che sembrano puntare verso l'ipotesi di una possibile esplosione in volo, sono che 500 mq sembrano consistenti con un impatto con le piante. Ed inoltre, tre testimoni russi anonimi non sono granchè come testimoni, e un eventuale impatto potrebbe anche aver causato un'esplosione. Tutti gli altri punti sembrano molto consistenti. Insomma un Finale Polacco degno di nota.

mercoledì 14 aprile 2010

Senza Occhi

Da Massimo Fini riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Sarà difficile sapere presto la verità sull’arresto, operato dalla polizia afghana coadiuvata da soldati britannici, dei nove operatori di Emergency, fra cui tre italiani, nell’ospedale di Lashkar Gah, con l'accusa di star preparando un attentato contro il governatore locale Gulabbudin Mangal. E, forse, non la si saprà mai. Perché anche su eventuali confessioni uscite da un carcere afghano, controllato formalmente dai servizi segreti locali (National Directorate of Security, Nds) ma nella sostanza da quelli americani e inglesi, c'è poco da far conto, visto il trattamento riservato ai “terroristi” ad Abu Ghraib e Guantanamo. Quel che è certo è che Emergency è stata sempre vista con molta ostilità dalle truppe Nato da quando hanno occupato l’Afghanistan. Perché Emergency operò durante il periodo del governo talebano e, a parte qualche disputa sulla rigida separazione dei reparti maschili e femminili, poté farlo tranquillamente perché i Talebani ci tenevano, forse più delle forze Isaf-Nato, che ci fossero degli ospedali funzionanti. Emergency ha quindi sempre avuto buoni rapporti con i Talebani. La liberazione dell’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo sequestrato dagli uomini del feroce comandante Dadullah, e che ci avrebbe quindi lasciato sicuramente la pelle perché Dadullah non faceva sconti a nessuno, fu dovuta all’intermediazione personale di Gino Strada che riuscì a far arrivare un messaggio al Mullah Omar che ne ordinò il rilascio. In seguito Omar, che non approvava per nulla i metodi troppo spicci di Dadullah che coinvolgevano civili (lo aveva già degradato o espulso tre volte dal movimento, in particolare per una strage di Hazara avvenuta quando il Mullah era al governo) fece in modo di lasciarlo allo scoperto. E Dadullah fu poco dopo ucciso dalle forze Nato. Nella provincia di Helmand gli uomini di Emergency possono girare tranquillamente, mentre il governatore Mangal, un fantoccio degli angloamericani, è costretto a muoversi in quella che formalmente è la sua provincia protetto da elicotteri, blindati, scorte armate fino ai denti composte più che da poliziotti afghani da militari britannici. Ma, forse, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è quanto avvenuto una mese fa nell’assedio della cittadina di Marjah all’interno della grande offensiva lanciata dal generale Stanley McCrystal nell’Helmand. A Marjah esiste un piccolo presidio della Croce Rossa internazionale, una specie di osservatorio, un centro di raccolta di primo soccorso, ma non un ospedale attrezzato, con sale operatorie e tutto quanto occorre.
Nel presidio erano stati ricoverati una cinquantina di feriti e di moribondi che in nessun modo potevano essere curati lì. La Croce Rossa chiese l’apertura di un “corridoio umanitario” che potesse superare i posti di blocco organizzati tutt’intorno a Marjah per poter trasportare i feriti negli ospedali più vicini e in particolare in quello di Emergency di Lashkar Gah che era il più vicino. I comandi Nato si opposero affermando che fra i feriti "potevano esserci anche dei talebani" (conferma indiretta, tra l’altro, che l’offensiva Nato, nonostante tutte le premesse e le promesse di McCrystal, si era risolta nella consueta strage di civili). Ora neanche nelle più feroci guerre moderne, neanche nella Seconda guerra mondiale, si è mai venuti meno alla regola, stabilita dalla Convenzione di Ginevra, che i feriti dei nemici vanno curati. Emergency fu in prima linea nel denunciare questo inaudito comportamento. Adesso siamo alle porte dell’altra grande offensiva che la Nato vuol lanciare contro la città di Kandahar, storica roccaforte del movimento talebano afghano (il Mullah Omar è nato in un villaggio vicino). E non credo che Gino Strada sia molto lontano dalla verità quando dice che si vuole togliere di mezzo Emergency, o privarla di credibilità, come testimone scomodo, in modo che i bombardieri americani, i Dardo e i Predator, aerei senza pilota né equipaggio, ma armati di missili micidiali possano agire indisturbati (intanto ieri, preannuncio della prossima offensiva, i soldati Nato hanno ucciso a Kandahar quattro civili a un posto di blocco).
È chiaro che il governatore Mangal, un quidam qualsiasi, non si sarebbe permesso di arrestare tre operatori italiani senza l’avallo non tanto di Karzai (che tratta da mesi con il Mullah Omar e che recentemente ha dichiarato testualmente in una conferenza stampa “gli americani alimentano il conflitto fra afghani per poter avere il pretesto per continuare ad occupare il Paese, se continua così mi alleerò con i Talebani”) ma dei comandi statunitensi. E il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini dovrebbe riflettere seriamente sui reali rapporti fra noi e gli alleati anglosassoni, invece di rilasciare dichiarazioni vergognose (un ministro degli Esteri ha innanzitutto il dovere di difendere i propri connazionali, poi si vedrà) accusando Gino Strada di “aver fatto dichiarazioni politiche”. Fino a prova contraria, nonostante il Berlusconi imperans, gli italiani, nel nostro Paese e all’estero, hanno ancora diritto di parola e di manifestazione del proprio pensiero. Anche se sono dei medici, come Gino Strada.

Massimo Fini


martedì 13 aprile 2010

Trattato Sbagliato

E' passato molto tempo dal mio ultimo intervento. Troppi interessi esterni al blog mi hanno trascinato ad occuparmi di altro. Ora, finalmente posso tornare a scrivere un po senza però potergli dedicare troppo tempo. Molto sono i fatti che si sono succeduti, a cominciare dalle elezioni regionali che stanno mostrando una pericolosa deriva alla frammentazione nazionale (pericolosa in quanto foriera di lutti e sofferenze), alle evoluzioni al livello mondiale della politica che cerca disperatamente di far scatenare una guerra planetaria senza armi nucleari per rimettere in piedi l'economia, alla caduta dell'aereo della presidenza polacca che ha falcidiato una classe politica anti europeista (dopo Haider), alle accellerazioni di Berlusconi su una deriva di colpo di stato fidando nell'assenza di una coscienza di nazione degli italiani e della latenza, oramai cronica, di una opposizione degna di nota.
Eppure vorrei discutere di un tema mi è venuto in mente guardando un bel documentario di History Channell sulle premesse e sulle dinamiche che hanno condotto al trattato di Versailles. Ossia di come delle scelte sbagliate possano influenzare gli eventi e di come atti folli o coraggiosi possano impedire lutti e tragedie future.
Il Trattato di Versailles, anche detto Patto di Versailles, è uno dei trattati di pace che pose ufficialmente fine alla prima guerra mondiale. Fu stipulato nell'ambito della Conferenza di Pace di Parigi del 1919-1920 e firmato da 44 Stati il 28 giugno 1919 a Versailles, in Francia, nella Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles.
I "tre grandi" dell'epoca erano il primo ministro britannico David Lloyd George, il presidente del consiglio francese Georges Clemenceau e il presidente statunitense Woodrow Wilson. Al Trattato di Versailles fu difficile stabilire una linea comune, perché ognuno era stato trattato differentemente dai tedeschi durante la guerra. A causa di ciò, il risultato venne definito un compromesso, che non piacque a nessuno.
La Francia aveva sofferto la gran parte delle perdite durante la guerra e gran parte di questa era stata combattuta sul suolo francese. La nazione era in rovina, con molti danni subiti da edifici storici e risorse importanti. George Clemenceau voleva dalla Germania riparazioni che permettessero di ricostruire e riparare i danni causati dai tedeschi, e vennero chiesti i soldi per la ricostruzione di una nazione in brandelli. Nel 1871, Francia e Germania avevano già combattuto una guerra, e la Germania aveva preso alla Francia la zona dell'Alsazia-Lorena. Clemenceau voleva anche proteggersi contro l'eventualità di altri possibili attacchi futuri della Germania, e richiese la demilitarizzazione della Renania, e che truppe alleate pattugliassero quell'area. Questa venne chiamata "zona di sicurezza territoriale". Inoltre la Francia volle anche ridurre drasticamente il numero di soldati dell'esercito tedesco in modo controllabile. Come parte delle riparazioni, la Francia volle che le venisse dato il controllo di molte delle fabbriche tedesche.
Non solo la Francia voleva punire severamente la Germania, voleva anche preservare il suo grande impero e le sue colonie. Mentre gli Stati Uniti portavano avanti una convinzione nell'"autodeterminazione" etnica o nazionale, Francia e Regno Unito volevano mantenere i loro preziosi imperi. Clemenceau rappresentò abbondantemente la popolazione francese nel suo desiderio di vendetta sulla nazione tedesca. Clemenceau voleva anche proteggere dei trattati segreti e permettere blocchi navali attorno alla Germania, così che la Francia potesse controllare le merci importate ed esportate dalla nazione sconfitta. Era il più radicale dei "tre grandi" e fu chiamato "le Tigre" per questa ragione.
La Gran Bretagna giocò un ruolo più defilato, in quanto il suo territorio non era stato invaso. Tuttavia molti soldati britannici morirono sulla linea del fronte in Francia e quindi la popolazione britannica chiedeva vendetta almeno quanto i francesi. Il primo ministro Lloyd George pur volendo delle riparazioni severe, chiese molto meno dei francesi. Lloyd George era conscio che se le richieste francesi fossero state accolte, la Francia sarebbe diventata estremamente potente nell'Europa Centrale e un delicato equilibrio si sarebbe spezzato. Pur volendo assicurarsi che questo non accadesse, anche lui voleva che la Germania pagasse. Lloyd George era anche preoccupato dalla proposta di Woodrow Wilson per l'"autodeterminazione" e, come per i francesi, voleva preservare l'Impero Britannico. Questa posizione era parte della competizione tra i due più grandi imperi del mondo e della battaglia per preservarli. Come i francesi, anche Lloyd George supportò i blocchi navali e i trattati segreti.
Dall'altra parte, Woodrow Wilson aveva punti di vista differenti su come punire la Germania. Aveva già proposto i quattordici punti prima ancora della fine della guerra, che erano molto meno duri di quanto i francesi o i britannici volessero. Poiché la popolazione americana, aveva vissuto la guerra solo a partire dall'aprile 1917, sentiva di dover uscire dalla "confusione europea" il più in fretta possibile. Comunque, il presidente Wilson voleva istituire una politica mondiale che assicurasse che niente di simile sarebbe più accaduto. Allo scopo di mantenere la pace, venne fatto il primo tentativo di creare una corte mondiale, la Società delle Nazioni. La teoria era che se le nazioni più deboli venivano attaccate, altre avrebbero garantito loro protezione dagli aggressori.
In cima a tutto ciò, Wilson promosse l'"autodeterminazione" che incoraggiava le nazionalità (o i gruppi etnici) a pensare, governare e controllare se stessi. Questa nozione di autodeterminazione risultò in un aumentato sentimento patriottico in molti paesi che erano o erano stati sotto il controllo dei vecchi imperi. L'autodeterminazione era, e continua ad essere, una fonte di attrito tra differenti gruppi etnici in tutto il mondo, nel momento in cui ogni gruppo cerca di migliorare la sua posizione nel mondo. L'accettazione da parte di molti popoli del concetto di autodeterminazione fu l'inizio della fine di questi imperi, compresi quello francese e quello britannico. L'autodeterminazione è in parte la ragione per cui così tante nazioni si formarono nell'Europa Orientale; Wilson non voleva contribuire ad incrementare le dimensioni di Gran Bretagna, Francia, o Italia. Ci furono anche lotte nelle province orientali della Germania, che erano fedeli all'Imperatore, ma non volevano essere parte di una repubblica. Gli aggiustamenti territoriali vennero fatti con l'obiettivo di raggruppare assieme delle minoranze etniche ai loro stati, liberi dalla dominazione degli un tempo potenti imperi, in particolar modo, l'Impero austro-ungarico e l'Impero ottomano. I trattati segreti vennero scoraggiati e Gran Bretagna e Francia acconsentirono ad una riduzione degli armamenti di tutte le nazioni con disapprovazione. Questa riduzione supponeva una riduzione indiretta della capacità da parte delle marine di creare dei blocchi.
Quando il trattato di Versailles venne concluso, la Germania fu costretta a pagare agli alleati 6.600.000.000 di sterline; cedere tutte le colonie; accettare la colpa per la guerra; ridurre le dimensioni delle sue forze armate (sei navi da guerra, 100.000 soldati, e nessuna aviazione); e cedere territorio a molte nazioni, tra cui Belgio, Francia, Danimarca, e Polonia.
Per la Germania particolarmente pesanti sul piano morale risultarono gli articoli 227, nel quale l'ex re Guglielmo II veniva messo in stato d'accusa di fronte ad un venturo Tribunale Internazionale "per offesa suprema alla morale internazionale" e l'art. 231, in cui "la Germania riconosce che lei ed i suoi alleati sono responsabili, per averli causati, di tutti i danni subìti dai Governi Alleati ed associati e dai loro cittadini a seguito della guerra, che a loro è stata imposta dall'aggressione della Germania e dei suoi alleati". Quest'ultima clausola (la Germania come unica responsabile del conflitto) viene ancor oggi dibattuta dagli studiosi in seguito all'importante contributo dello storico tedesco Fritz Fischer del 1961.
I tre grandi sapevano ancor prima di incontrarsi di voler punire la Germania. La Francia voleva vendetta, il Regno Unito voleva una Germania relativamente forte economicamente per controbilanciare il predominio continentale della Francia, e gli Stati Uniti volevano la creazione di una pace permanente il più in fretta possibile, cosi come la distruzione dei vecchi imperi. Il risultato fu un compromesso che non lasciò nessuno soddisfatto.
"Questa non è una pace, è un armistizio per vent'anni" disse Ferdinand Foch, ufficiale francese al comando degli Alleati nella Prima guerra mondiale. Mai profezia si è rivelata più vera di questa.
Gli osservatori più acuti, come l'economista britannico John Maynard Keynes, criticarono duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa economica e l'atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una pace duratura. Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic Consequences of the Peace (Le conseguenze economiche della pace).
Il principio della riorganizzazione, su base etnica, della carta dell'Europa, accolto dal Trattato in base ai Quattordici punti di Woodrow Wilson, paradossalmente fornì una giustificazione alle successive pulizie etniche e, addirittura, all'Olocausto degli Ebrei. A conferma di ciò si ricorda che l'art. 1 del programma dell'N.D.S.A.P. di Hitler, stilato nel febbraio del 1920, chiede testualmente 'La costruzione di una Grande Germania che riunisca tutti i tedeschi in base al diritto della autodeterminazione dei popoli'.
Se invece del sentimento di vendetta e di ritorsione fosse stata fatta una proposta di pace tra eguali e di rispetto reciproco, di abbattimento dei muri della paura e dell'odio, forse oggi non avremmo un mondo forgiato da due guerre mondiali e da una guerra fredda. Nel mondo di oggi abbiamo forse dei politici o degli uomini di Stato che siano Visionari o anche "folli" rispetto alle convenzioni correnti? che abbiano la forza di pensare al bene futuro e di pensare in grande? di capire che alle volte occorre uscire dagli schemi? Difficile saperlo. Ma la possibilità di cambiare il mondo in una vera pace nel 1919 era alla portata. Non so se un mondo più giusto o no. Di sicuro meno incasinato di questo. Il tutto per un trattato sbagliato.


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