martedì 13 aprile 2010

Trattato Sbagliato

E' passato molto tempo dal mio ultimo intervento. Troppi interessi esterni al blog mi hanno trascinato ad occuparmi di altro. Ora, finalmente posso tornare a scrivere un po senza però potergli dedicare troppo tempo. Molto sono i fatti che si sono succeduti, a cominciare dalle elezioni regionali che stanno mostrando una pericolosa deriva alla frammentazione nazionale (pericolosa in quanto foriera di lutti e sofferenze), alle evoluzioni al livello mondiale della politica che cerca disperatamente di far scatenare una guerra planetaria senza armi nucleari per rimettere in piedi l'economia, alla caduta dell'aereo della presidenza polacca che ha falcidiato una classe politica anti europeista (dopo Haider), alle accellerazioni di Berlusconi su una deriva di colpo di stato fidando nell'assenza di una coscienza di nazione degli italiani e della latenza, oramai cronica, di una opposizione degna di nota.
Eppure vorrei discutere di un tema mi è venuto in mente guardando un bel documentario di History Channell sulle premesse e sulle dinamiche che hanno condotto al trattato di Versailles. Ossia di come delle scelte sbagliate possano influenzare gli eventi e di come atti folli o coraggiosi possano impedire lutti e tragedie future.
Il Trattato di Versailles, anche detto Patto di Versailles, è uno dei trattati di pace che pose ufficialmente fine alla prima guerra mondiale. Fu stipulato nell'ambito della Conferenza di Pace di Parigi del 1919-1920 e firmato da 44 Stati il 28 giugno 1919 a Versailles, in Francia, nella Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles.
I "tre grandi" dell'epoca erano il primo ministro britannico David Lloyd George, il presidente del consiglio francese Georges Clemenceau e il presidente statunitense Woodrow Wilson. Al Trattato di Versailles fu difficile stabilire una linea comune, perché ognuno era stato trattato differentemente dai tedeschi durante la guerra. A causa di ciò, il risultato venne definito un compromesso, che non piacque a nessuno.
La Francia aveva sofferto la gran parte delle perdite durante la guerra e gran parte di questa era stata combattuta sul suolo francese. La nazione era in rovina, con molti danni subiti da edifici storici e risorse importanti. George Clemenceau voleva dalla Germania riparazioni che permettessero di ricostruire e riparare i danni causati dai tedeschi, e vennero chiesti i soldi per la ricostruzione di una nazione in brandelli. Nel 1871, Francia e Germania avevano già combattuto una guerra, e la Germania aveva preso alla Francia la zona dell'Alsazia-Lorena. Clemenceau voleva anche proteggersi contro l'eventualità di altri possibili attacchi futuri della Germania, e richiese la demilitarizzazione della Renania, e che truppe alleate pattugliassero quell'area. Questa venne chiamata "zona di sicurezza territoriale". Inoltre la Francia volle anche ridurre drasticamente il numero di soldati dell'esercito tedesco in modo controllabile. Come parte delle riparazioni, la Francia volle che le venisse dato il controllo di molte delle fabbriche tedesche.
Non solo la Francia voleva punire severamente la Germania, voleva anche preservare il suo grande impero e le sue colonie. Mentre gli Stati Uniti portavano avanti una convinzione nell'"autodeterminazione" etnica o nazionale, Francia e Regno Unito volevano mantenere i loro preziosi imperi. Clemenceau rappresentò abbondantemente la popolazione francese nel suo desiderio di vendetta sulla nazione tedesca. Clemenceau voleva anche proteggere dei trattati segreti e permettere blocchi navali attorno alla Germania, così che la Francia potesse controllare le merci importate ed esportate dalla nazione sconfitta. Era il più radicale dei "tre grandi" e fu chiamato "le Tigre" per questa ragione.
La Gran Bretagna giocò un ruolo più defilato, in quanto il suo territorio non era stato invaso. Tuttavia molti soldati britannici morirono sulla linea del fronte in Francia e quindi la popolazione britannica chiedeva vendetta almeno quanto i francesi. Il primo ministro Lloyd George pur volendo delle riparazioni severe, chiese molto meno dei francesi. Lloyd George era conscio che se le richieste francesi fossero state accolte, la Francia sarebbe diventata estremamente potente nell'Europa Centrale e un delicato equilibrio si sarebbe spezzato. Pur volendo assicurarsi che questo non accadesse, anche lui voleva che la Germania pagasse. Lloyd George era anche preoccupato dalla proposta di Woodrow Wilson per l'"autodeterminazione" e, come per i francesi, voleva preservare l'Impero Britannico. Questa posizione era parte della competizione tra i due più grandi imperi del mondo e della battaglia per preservarli. Come i francesi, anche Lloyd George supportò i blocchi navali e i trattati segreti.
Dall'altra parte, Woodrow Wilson aveva punti di vista differenti su come punire la Germania. Aveva già proposto i quattordici punti prima ancora della fine della guerra, che erano molto meno duri di quanto i francesi o i britannici volessero. Poiché la popolazione americana, aveva vissuto la guerra solo a partire dall'aprile 1917, sentiva di dover uscire dalla "confusione europea" il più in fretta possibile. Comunque, il presidente Wilson voleva istituire una politica mondiale che assicurasse che niente di simile sarebbe più accaduto. Allo scopo di mantenere la pace, venne fatto il primo tentativo di creare una corte mondiale, la Società delle Nazioni. La teoria era che se le nazioni più deboli venivano attaccate, altre avrebbero garantito loro protezione dagli aggressori.
In cima a tutto ciò, Wilson promosse l'"autodeterminazione" che incoraggiava le nazionalità (o i gruppi etnici) a pensare, governare e controllare se stessi. Questa nozione di autodeterminazione risultò in un aumentato sentimento patriottico in molti paesi che erano o erano stati sotto il controllo dei vecchi imperi. L'autodeterminazione era, e continua ad essere, una fonte di attrito tra differenti gruppi etnici in tutto il mondo, nel momento in cui ogni gruppo cerca di migliorare la sua posizione nel mondo. L'accettazione da parte di molti popoli del concetto di autodeterminazione fu l'inizio della fine di questi imperi, compresi quello francese e quello britannico. L'autodeterminazione è in parte la ragione per cui così tante nazioni si formarono nell'Europa Orientale; Wilson non voleva contribuire ad incrementare le dimensioni di Gran Bretagna, Francia, o Italia. Ci furono anche lotte nelle province orientali della Germania, che erano fedeli all'Imperatore, ma non volevano essere parte di una repubblica. Gli aggiustamenti territoriali vennero fatti con l'obiettivo di raggruppare assieme delle minoranze etniche ai loro stati, liberi dalla dominazione degli un tempo potenti imperi, in particolar modo, l'Impero austro-ungarico e l'Impero ottomano. I trattati segreti vennero scoraggiati e Gran Bretagna e Francia acconsentirono ad una riduzione degli armamenti di tutte le nazioni con disapprovazione. Questa riduzione supponeva una riduzione indiretta della capacità da parte delle marine di creare dei blocchi.
Quando il trattato di Versailles venne concluso, la Germania fu costretta a pagare agli alleati 6.600.000.000 di sterline; cedere tutte le colonie; accettare la colpa per la guerra; ridurre le dimensioni delle sue forze armate (sei navi da guerra, 100.000 soldati, e nessuna aviazione); e cedere territorio a molte nazioni, tra cui Belgio, Francia, Danimarca, e Polonia.
Per la Germania particolarmente pesanti sul piano morale risultarono gli articoli 227, nel quale l'ex re Guglielmo II veniva messo in stato d'accusa di fronte ad un venturo Tribunale Internazionale "per offesa suprema alla morale internazionale" e l'art. 231, in cui "la Germania riconosce che lei ed i suoi alleati sono responsabili, per averli causati, di tutti i danni subìti dai Governi Alleati ed associati e dai loro cittadini a seguito della guerra, che a loro è stata imposta dall'aggressione della Germania e dei suoi alleati". Quest'ultima clausola (la Germania come unica responsabile del conflitto) viene ancor oggi dibattuta dagli studiosi in seguito all'importante contributo dello storico tedesco Fritz Fischer del 1961.
I tre grandi sapevano ancor prima di incontrarsi di voler punire la Germania. La Francia voleva vendetta, il Regno Unito voleva una Germania relativamente forte economicamente per controbilanciare il predominio continentale della Francia, e gli Stati Uniti volevano la creazione di una pace permanente il più in fretta possibile, cosi come la distruzione dei vecchi imperi. Il risultato fu un compromesso che non lasciò nessuno soddisfatto.
"Questa non è una pace, è un armistizio per vent'anni" disse Ferdinand Foch, ufficiale francese al comando degli Alleati nella Prima guerra mondiale. Mai profezia si è rivelata più vera di questa.
Gli osservatori più acuti, come l'economista britannico John Maynard Keynes, criticarono duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa economica e l'atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una pace duratura. Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic Consequences of the Peace (Le conseguenze economiche della pace).
Il principio della riorganizzazione, su base etnica, della carta dell'Europa, accolto dal Trattato in base ai Quattordici punti di Woodrow Wilson, paradossalmente fornì una giustificazione alle successive pulizie etniche e, addirittura, all'Olocausto degli Ebrei. A conferma di ciò si ricorda che l'art. 1 del programma dell'N.D.S.A.P. di Hitler, stilato nel febbraio del 1920, chiede testualmente 'La costruzione di una Grande Germania che riunisca tutti i tedeschi in base al diritto della autodeterminazione dei popoli'.
Se invece del sentimento di vendetta e di ritorsione fosse stata fatta una proposta di pace tra eguali e di rispetto reciproco, di abbattimento dei muri della paura e dell'odio, forse oggi non avremmo un mondo forgiato da due guerre mondiali e da una guerra fredda. Nel mondo di oggi abbiamo forse dei politici o degli uomini di Stato che siano Visionari o anche "folli" rispetto alle convenzioni correnti? che abbiano la forza di pensare al bene futuro e di pensare in grande? di capire che alle volte occorre uscire dagli schemi? Difficile saperlo. Ma la possibilità di cambiare il mondo in una vera pace nel 1919 era alla portata. Non so se un mondo più giusto o no. Di sicuro meno incasinato di questo. Il tutto per un trattato sbagliato.


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