mercoledì 30 giugno 2010

Prove di seccessione

Da Massimo Fini riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il Belgio, Paese con un già forte federalismo, rischia di spaccarsi definitivamente in due. Nelle Fiandre, fiamminghe, ha vinto «Nuova alleanza fiamminga» il partito del giovale leader Bart De Wever che vuole la scissione dalla Vallonia, francofona. Ed è probabile che, prima o poi, ci si arrivi. Del resto fiamminghi e valloni non si sono mai amati e la loro unione in un unico Paese, il Belgio, nel 1830, fu dovuta a una decisione, o piuttosto un’imposizione, di Francia e Gran Bretagna che allora dominavano la scena europea. Se quindi scissione alla fine sarà avverrà in modo indolore, democratico, con un referendum, e senza particolari traumi tranne che per la monarchia belga che peraltro, a differenza di quella inglese, ha una funzione puramente decorativa. Del resto, in Europa, già la Cecoslovacchia si è smembrata pacificamente dividendosi in Cechia e Slovacchia.
La situazione belga ha fatto suonare immediatamente un campanello d’allarme in Italia dove si è detto e scritto che la scissione tra fiamminghi e valloni sarebbe una scelta «irrazionale». È invece probabile che, come già la divisione della Cecoslovacchia, veda nel senso della Storia, anche se anticipa un po’ i tempi. Se infatti l’Europa diverrà davvero una realtà politica, oltre che economica, è chiaro che i riferimenti periferici non saranno più gli Stati nazionali divenuti ormai inutili per la difesa, che sarà assicurata dall’Europa, e troppo poco coesi per dar sfogo a quel bisogni di identità che monta prepotentemente fra i popoli del Vecchio Continente in contemporanea con l’avanzare della snaturante globalizzazione. E nella logica di Bart De Wever la scissione si combina con la convinzione che l’Europa assumerà sempre più un ruolo politico e militare.
La prospettiva da cui muove De Wever, non a caso un giovane, con la sua «Nuova alleanza fiamminga», è la stessa da cui partiva la Lega di Bossi e di Miglio, la Lega delle origini, quando proponeva un’Italia divisa in tre «macroregioni», idea poi accantonata ma che adesso, da alcuni segnali (Zaia che non fa suonare, in una cerimonia ufficiale, l’inno di Mameli ma il «Va pensiero» di Verdi, la Padania che tifa contro la Nazionale di Calcio) sembra tornar fuori. Idea tutt’altro che peregrina perché effettivamente in Italia Nord, Centro e Sud sono tre realtà molto diverse, economicamente, socialmente, culturalmente, climiaticamente, che rischiano di danneggiarsi a vicenda, il Sud vampirizzando il Nord, il Nord impedendo al Sud di svilupparsi secondo le sue autentiche vocazioni e non attraverso decisioni che vengono dall’alto (prendiamo, a titolo di esempio, il ponte di Messina che nessuno, tranne la mafia, vuole).
Ed è inutile che i rettori dell’unità nazionale, che il fascismo cercò di consolidare senza riuscirci (il fascismo era, a suo modo, un completamento del Risorgimento) tuonino e, come ultima risorsa, oppongano l’articolo 5 della Costituzione che proclama «la Repubblica, una e indivisibile». A parte che è già avvenuto che articoli della Costituzione, e proprio quelli della prima parte che si riferisce ai «principi fondamentali», siano stati, di fatto, svuotati del loro contenuto, come l’11 che dichiara solennemente «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», e noi una guerra d’offesa la stiamo facendo in Afghanistan, anche i «principi fondamentali» non sono fissi e irremovibili per sempre. Se la Costituzione è statica, la Storia, inesorabilmente, si muove insieme alle convinzioni degli uomini.

Massimo Fini

martedì 29 giugno 2010

Guerra Iraniana

Le stesse forze - con alcune nuove aggiunte e meno alcuni disertori intelligenti - che hanno spinto gli Stati Uniti in una guerra inutile e mortale con l'Iraq, ora si stanno organizzando per la prossima guerra.
Questa volta l'obiettivo è l'Iran, che, proprio come l'Iraq, si dice sia in procinto di creare armi di distruzione di massa. Inoltre, proprio come l'Iraq, il suo presidente è un probabile pazzo determinato a distruggere Israele.
Nel caso dell'Iraq, il presidente, Saddam Hussein, non solo minacciò di bruciare "la metà di Israele", ma effettivamente lanciò 39 missili SCUD contro Israele durante la guerra del Golfo del 1991. Quella guerra determinò la fine del potere di Saddam.
Ma questo non fu buono abbastanza per il vice presidente Dick Cheney e i suoi compagni di sciacallaggio bellico. Dieci anni dopo, con Cheney alla vicepresidenza e l'11 Settembre come pretesto, la banda Cheney portò l'America ad una guerra per deporre Saddam. L'obiettivo: trasformare l'Iraq in un protettorato americano, al fine di realizzare decine di miliardi di dollari per sé e per i loro alleati. Finora, 4.400 americani, 318 delle forze alleate, e centinaia di migliaia di iracheni sono morti per portarla avanti.
Ma Cheney arruolò anche un gruppo di ragazzi pon-pon di guerra che non avevano alcun interesse a trarre soldi dal conflitto. Quelli erano i neocon che spingevano per la guerra con la scusa che l'eliminazione di Saddam Hussein sarebbe stata un bene per Israele. La banda Cheney era formata da gente come Doug Feith, Joe Lieberman, John Bolton, Frank Gaffney, Richard Perle, Charles Krauthammer, Scooter Libby, Bill Kristol, Elliot Abrams e loro alleati nel Governo e in vari mezzi di comunicazione. Anche la lobby israeliana è un membro della banda - sebbene operi con niente altro che il vigore che ora dedica allo sforzo anti-Iran. (La pressione esercitata dalla lobby e’ per buona parte la ragione per cui molti democratici hanno sostenuto una guerra che sapevano sbagliata.)
Naturalmente, l'Iraq non aveva armi di distruzione di massa (ADM) e l'amministrazione Bush quasi certamente lo sapeva. Ma, in ogni caso la banda degli sciacalli di guerra e ideologi neocon era caparbiamente a favore della guerra. Le probabili ADM erano solo un pretesto.
Questo sarebbe tutto per i libri di storia se lo stesso scenario non si ripresentasse oggi. All'inizio di maggio, Turchia e Brasile - dopo mesi di intensi negoziati – hanno persuaso il regime iraniano ad accettare un accordo che avrebbe notevolmente ridotto la sua capacità di produrre un' arma nucleare. L'accordo turco-brasiliano è stato quasi identico a quello che il presidente Obama e i nostri alleati spingevano gli iraniani ad accettare in ottobre.
Solo che questa volta, esso non era abbastanza efficace. L'amministrazione Obama ha ignorato la conquista turco-brasiliana, dicendo che il suo obiettivo paralizzava le sanzioni che erano vicini a ottenere. Certo, pochi credono che le sanzioni avranno un qualche effetto significativo se non quello di punire iraniani comuni, persone che soffrono già abbastanza sotto un regime mostruoso.
Ma all'amministrazione sembra sia stato venduto un disegno di legge che lascia gli Stati Uniti con due sole scelte: sanzioni o guerra. L'opzione diplomatica sembra essere fuori dal tavolo, tolta dai piedi dalla pressione dei vari falchi di guerra, neocon, dal primo ministro israeliano Netanyahu e i suoi alleati in Congresso. (Obama inizialmente aveva favorito una diplomazia aperta, senza scadenza; Netanyahu in qualche modo lo convinse che un termine sulla diplomazia aveva senso. Ma così non è.)
Anche alcune delle voci più progressiste sono in calo per questa falsa scelta, in gran parte perché la lobby riesce ancora ad intimidire.
L'altro giorno, è apparso sul giornale ebraico Forward un articolo che sembrava risalire al 2002 circa, del rabbino Eric Yoffie, capo del movimento di riforma ebraica in America e un progressista. Il pezzo di Yoffie è una cris de couer, che invita tutti gli ebrei a sostegno di una linea dura contro l' Iran. "Ora è tempo", egli scrive, "di fare pressione sul nostro governo affinché si muova in modo più marcato per contrastare la minaccia iraniana”.
Il pezzo di Yoffie è significativo per due ragioni. La prima è che egli non sostiene la ridicola tesi che un Iran nucleare sarebbe disposto ad accettare il suicidio al fine di distruggere Israele. Il rabbino conosce con sufficiente chiarezza le relazioni internazionali e il comportamento umano per comprendere che esistono limiti a ciò che le nazioni possono fare per creare un punto politico e che il suicidio nazionale non è uno di questi.
No, la sua descrizione della minaccia a Israele è tanto più sottile quanto più onesta. Egli scrive: "Anche se l'Iran sviluppasse armi nucleari e non le usasse, il pericolo per Israele sarebbe ancora intollerabile. Israele non può vivere all'ombra di un Iran nucleare. Nella mente dei suoi cittadini e della comunità mondiale, Israele cesserebbe di essere un luogo sicuro in cui vivere".
C'è del vero in questo. Il pensiero di un Iran nucleare così vicina a Israele è sconvolgente. Ma allora fu così anche per la Guerra Fredda. Ed è un fatto che la Corea del Nord, Pakistan, India e Russia hanno tutte armi nucleari - per non parlare di tutte quelle armi nucleari mancanti che potrebbero finire, Dio non voglia, nelle mani dei terroristi. E tale è la vita in questi giorni a New York, Washington, Londra e - soprattutto - Seul, dove, appena sotto la superficie, vi è la paura che una catastrofe potrebbe accadere in qualsiasi momento.
Va notato, inoltre, che per la maggior parte del mondo, l'idea che Israele ha più di 200 armi nucleari e, a differenza dell'Iran, non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, è di per sé profondamente preoccupante. In realtà, gran parte del mondo ritiene che Israele è così veemente sulle armi nucleari iraniane perché vuole rimanere l'unica potenza nucleare in Medio Oriente, volendo sentirsi libera di fare ciò che vuole, quando vuole. Le piace la sua egemonia. Questo è ciò che viene prospettato da Yoffie. "Non c'è una soluzione ipotizzabile per la minaccia di un Iran nucleare che non richieda una leadership americana. Tutte le opzioni – sia sanzioni economiche che azioni militari - sono impossibili senza il sostegno americano".
Divertente, Yoffie si riferisce a "tutte" le opzioni, quando ne nomina solo due - sanzioni o guerra. È come se avesse avuto intenzione di includere l'unica opzione che ha senso, la diplomazia, e avesse cambiato idea all'ultimo momento. Il "tutto" è il residuo di un pensiero che non permette a se stesso, sia perché si oppone onestamente alla diplomazia o perché non vuole incrociare l’ AIPAC [American Israel Public Affair Commette ].
Le alternative di Yoffie non sono affatto alternative. Le sanzioni non funzioneranno (tranne che per punire iraniani comuni e arricchire quelli che sfidano le sanzioni) e l’ "azione militare" non produrrà nulla se non più morti - tra cui americani - e, molto probabilmente, una guerra regionale. Una guerra eliminerebbe qualsiasi possibilità che Israele possa mai avere la pace con il mondo musulmano e distruggerebbe la reputazione dell'America in una regione fondamentale. Qual è il pensiero di Yoffie quando esclude la diplomazia, ma include una terza guerra in Medio Oriente? La preventiva strage di innocenti è davvero un’opzione legittima per persone civili del 2010?
E’ la guerra, non la diplomazia, che dovrebbe rimanere fuori dal tavolo. Sono sicuro che il rabbino Yoffie lo sa. Questo è ciò che avrebbe dovuto scrivere. Ma non lo ha fatto preso dalla pura follia mistica di un popolo che ha perso la ragione.

domenica 27 giugno 2010

La Menzogna sul Golfo

La Domenica in genere si dovrebbe dedicare a Dio e agli Angeli. Quest’oggi invece parliamo della marea nera scatenata dal guasto all’impianto di British Petroleum nel Golfo del Messico, una tragedia ambientale che da settimane riempie pagine di giornali e le headlines dei principali tg. Per una volta non sembrano esserci dubbi nell’identificazione di buoni e cattivi: i primi sono i dirigenti della Bp, il secondo è Barack Obama che, dopo aver promesso di prendere a calci nel sedere i responsabili e passato ore a parlare con i pescatori della Louisiana, mostrando una faccia sempre più dura.
I vertici dell’azienda petrolifera britannici, infatti, sono stati accolti con freddezza glaciale alla Casa Bianca e nonostante abbiano dato l’ok all’esborso di 20 miliardi di dollari per ripagare i danni causati, si sono sentiti rispondere dal numero uno della Casa Bianca che quella cifra «non rappresenta il tetto massimo». Ovvero, preparatevi a scucire molto altro denaro, ormai siete sotto scacco non mio ma dell’intero pianeta che vi odia a morte.
Sembra il film “Wag the dog”, una creazione mediatica straordinaria. Sono bastate, infatti, le immagini di quattro pennuti con le ali impiastrate di greggio e tre interviste ad altrettanti esperti pronti a proclamare la morte dell’oceano, per chiudere completamente gli occhi del mondo al molto altro che sta dietro alla vicenda che vede prootagonista la piattaforma Deepwater Horizon. Lasciate stare che il paladino del mondo, ovvero Barack Obama, non più tardi di quattro mesi fa aveva autorizzato trivellazioni offshore anche nel “giardino delle rose” della Casa Bianca per non dipendere più dalla bizze ricattatorie dell’Opec e della speculazione otc sui futures, salvo ora trasformarsi nel Fulco Pratesi di turno, il problema è altro: che quell’incidente sarebbe accaduto lo si sapeva da mesi e mesi, era questione di tempo. Anzi, di timing visto che le implicazioni sono anche - e forse soprattutto - economche e finanziarie: prima delle quali, uccidere Bp, renderla scalabile e ottenere a prezzo di saldo le sue attività estrattive.
Cominciamo dal principio. La Deepwater Horizon, carta canta nei documenti ufficiali, è stata classificata fin dall’inizio della sua attività un progetto potenzialmente soggetto ai cosiddetto “low probability, high impact event”, classificazione che vede tra gli altri incidenti occorsi l’11 settembre, l’esplosione dello Shuttle e l’uragano Katrina: come per questi casi, l’ipotesi di “worst case scenario” è stata completamente ignorata. Con dolo o meno, lo scopriremo dopo.
Cosa è accaduto, quindi? Due sono le paroline magiche, “blowout preventer”, ovvero un meccanismo meccanico che fisicamente deve evitare possibili fuoriuscite di petrolio: nel caso della Deepwater Horizon, entrambi questi aggeggi, uno attivato manualmente e uno di back-up automatico, hanno fatto cilecca. Quando accadono incidenti di questo genere, ci conferma Robert Bea, docente di Ingegneria alla University of California, le responsabilità si diramano in tre direzioni o filiere: i lavoratori della piattaforma, il cosiddetto “errore umano”, le gerarchie dell’azienda per cui questi operai lavorano e le burocrazie governative che sovraintendono i lavori, ovvero i cosiddetti controllori o regolatori.
Bea, dopo aver lavorato su una casistica di circa 600 incidenti in strutture estrattive, ha concluso che nell’80% dei casi le responsabilità sono imputabili a «fattori umani e organizzativi» , a loro volta all’interno di questa percentuale la metà fa capo a carenza nel design ingegneristico della struttura riguardo l’equipaggiamento o i processi estrattivi. Per Bea, quanto accaduto ha molto a che fare con l’uragano Katrina, «un misto di hubris, arroganza, ignoranza combinato con l’azzardo della natura».
“Maledetti, avidi inglesi perforatori!”, gridano in tutto il mondo. Peccato che la Bp sia solo corresponsabile, visto che nel caso della Deepwater Horizon ci troviamo di fronte a un classico caso di frammentazione delle responsabilità: la piattaforma è un’operazione di British Petroleum ma quest’ultima ha ottenuto il leasing della struttura dalla Transocean e i lavori, fattivi, quando l’incidente è accaduto erano in mano alla Halliburton, potentissima azienda statunitense che vede ai vertici una vecchia volpe della politica statunitense come Dick Cheney, braccio destro dell’ex presidente Usa, George W. Bush e uomo potentissimo per quanto riguarda la questione petrolio.
Il fatto è che questi tre soggetti hanno interessi diversi rispetto non solo alla Deepwtare Horizon ma all’intero processo operativo: Bp è interessata all’accesso alle risorse di idrocarburi per mandare avanti le sue raffinerie e la rete di distribuzione. Halliburton offre invece servizi sul campo, ovvero operativi. Transocean, infine, opera come un taxi: insomma, diversi obiettivi e quindi diversi processi operativi. Peccato che, in pasto all’opinione pubblica, sia stata data solo Bp. Per Andrew Hopkins, un sociologo della Australian National University, quanto accaduto «è simile a quanto successo con la crisi finanziaria. I grandi manager ricevono enormi bonus per rischi presi quest’anno o l’anno scorso, il problema, i rischi reali, per tutti, arriveranno nelle case di tutti anni dopo».
Non la pensavano così negli Usa, nemmeno nell’epoca Obama (abbia già ricordato la sua decisione della scorsa primavera di trivellare l’Alaska senza tante precauzioni), visto che le decisioni governative riguardo le piattaforme estrattive si sono basate sempre sul principio del “tanto non succederà nulla”. Chi deve controllare e sovraintendere è il Minerals Management Service (MMS), una divisione dell’Interior Department, il quale dagli anni Ottanta in poi ha basato i suoi check riguardo l’operatività delle strutture su un principio unico: esenzione. Ovvero, nessun controllo sull’impatto ambientale delle varie aziende e strutture operanti: si opera sub judice e via così, a certificarlo con una denuncia molto circostanziata è stato non il sottoscritto ma Holly Doremus, professor di legislazione ambientale ad Harvard.
Nel silenzio degli altri media, troppo occupati a mostrare immagini catastrofiche e volontari al lavoro, Washington Post e Associated Press hanno certificato e scritto che la Deepwater Horizon aveva ottenuto una nuova esenzione (in gergo tecnico “Categorical exclusion”) lo scorso anno: su cosa si basava questa certezza operativa, questo ennesimo nulla osta? Calcoli empirici pubblicati nel 2007 in base ai quali la “most likely size”, la quantità più probabile di petrolio che si sarebbe riversata in mare in caso di incidente, sarebbe stata pari a 4.600 barili. Peccato che nel Golfo del Messico, a oggi, siamo sopra quota 80mila barili riversati: complimenti ai controllori e regolatori, oltre a chi stava operando in quel momento sulla piattaforma!
Già, perchè se come sembra l’errore è stato umano e dovuto alla non attivazione dei due “blowout preventers”, perché la Casa Bianca non si è infuriata con la potente e statunitense Halliburton, in carico operativo sulla struttura? Chiedetelo al presidente che minaccia calci nel sedere ma si guarda bene dal toccare interessi nazionali più grandi di lui: e forse, così facendo, capirete anche la stizza malcelata del premier britannico, David Cameron, per il crucifige generale ed esclusivo contro Bp.
Colmo dei colmi, Washington ha annunciato un’inchiesta federale sull’accaduto: e a chi sarà affidata? Allo stesso MMS, l’ente dall’esenzione facile. Come ha dichiarato ancora Andrew Hopkins, «la MMS è il regolatore e un fallimento della regolamentazione è parte di questo disastro. Quindi, MMS sta per investigare su se stessa. Direi che è quantomeno totalmente inappropriato». Pensate il quadro sia già sufficientemente esaustivo da rimettere un po’ in discussione il can can mediatico e politico di questo periodo? Sbagliate. Il bello arriva ora.
Al 31 marzo di quest’anno, come sempre, Thomson Reuters ha reso noto l’assetto proprietario di Bp dopo il primo trimestre dell’anno: mancava poco all’incidente, proprio poco e guardate un po’ chi ha scaricato 4.680.822 di azioni di British Petroleum per un valore di 250 milioni di dollari e pari al 44% del totale? Goldman Sachs, banca d’affari legata a doppio filo a Washington e all’establishment politico e soprattutto unica banca d’affari che fa soldi quando gli altri perdono: loro non si scottano mai le dita.
Perchè sono i più bravi, questo è innegabile e va detto per evitare di scadere nel complottismo: certo, il fatto che quella piattaforma fosse a rischio lo certificava l’MMS con le sue esenzioni, certo il fatto che le azioni di Bp siano crollate è altrettanto vero - se le avesse tenute, Goldman avrebbe perso il 36% del loro valore - ma non sono quelle “briciole” a far paura a un gigante come la firm newyorchese: il danno è reale, le responsabilità diffuse ma veicolandole in modo giusto e nascondendo alcune di esse, magari Bp diviene scalabile e le sue attività acquisibili.
Ma non solo Goldman ha magicamente scaricato le azioni di Bp giusto in tempo: Wachovia ne ha vendute 2.667.419 e Ubs qualcosa come 2.125.566. Ripeto non è il numero di azioni o il controvalore a dover far riflettere ma il timing: ma come, Obama dà luce verde a trivellazioni offshore ovunque e soggetti del genere escono dal business? Strano. In compenso, qualcuno ha comprato. Chi? Ad esempio Wells Fargo, acquirente di 2.398.870 azioni: strano però, visto che Wells Fargo è proprietario della “scaltra venditrice” Wachovia. Puzza di partita di giro, almeno al sottoscritto. E chi altro? La Fondazione Melinda e Bill Gates, quella patrocinata dal signor Microsoft e il Wellington Management, una grande asset firm: bella fregatura hanno preso, almeno formalmente.
Il fatto strano è che a metà marzo, prima della vendita, il sito di ricerche di mercato Morningstar, quotava le azioni di Bp con un rating di tre stelle su cinque, quindi fomalmente appetibile: Goldman Sachs, per una volta, aveva sbagliato la scelta ed è stata “salvata” dall’incidente? No, perché nella descrizione del titolo, Morningstar elencava solo le debolezze di Bp, ovvero «la minore integrazione di Bp rispetto a Shell o ExxonMobil, le fluttuazioni del prezzo del petrolio, potenziali perdite dovute a rischi politici, soprattutto la forte esposizione in Russia (il consorzio Tnk-Bp, terzo gruppo petrolifero del paese, con 100mila occupati e la brutta idea di voler mettere i bastoni tra le ruote a Gazprom che ha portato con sé l’espulsione del presidente del gruppo, la presa di ostaggi tra gli operai da parte del governo di Mosca e altre manifestazioni democratica di amore per la concorrenza)».
E, infine, il meglio: «Spaccature causate da limiti ambientali e operativi potrebbero ulteriormente limitare il potenziale di guadagno». Accidenti, o portano sfiga o sono dei portenti questi di Morningstar! Peccato, poi, che in febbraio altri analisti di Morningstar, in una nota separata, avevano invece salutato come un portento il risultati presentati da Bp nel quarto trimestre dello scorso anno dicendosi «incoraggiati dai continui guadagni grazie a nuovi progetti e tagli dei costi».
Come cambiano le cose, in pochi giorni!
Un bel quadretto, non c’è che dire. Ora, il disastro ambientale, immane, resta ma non fatevi abbindolare dalla faccia contrita di Barack Obama mentre parla con i pescatori o dalle immagini di pennuti con le ali intrise di petrolio: dietro a quanto sta accadendo c’è molto di più, responsabilità molto diffuse e in alto e soprattutto interessi. Lo certificava il 2 giugno scorso il sito di Bloomberg, gente che di mercati ne sa qualcosa: «Bp a rischio poiché il crollo delle azioni alimenta le voci di scalata», aggiornato addirittura quattro volte in un solo giorno. Chissà che a ExxonMobil, principale concorrente di Bp negli Stati Uniti, qualcuno non ci stia pensando, visto l’improbabile scalata di Shell, che già nel 2004 doveva fondersi con British Petroleum: con tutte quelle azioni vendute o passate di mano a soggetti così fedeli alla Casa Bianca e agli interessi, leggittimi, degli Usa...

sabato 26 giugno 2010

Oltre il picco

Mentre il petrolio continua a riversarsi nel golfo del Messico, durante un recente sabato Jennifer Wilkerson ha passato tre ore al telefono parlando della vita dopo il petrolio. Per la signora Wilkerson, una moderata democratica di Oakton, Virginia di 33 anni, che progetta interfacce per computer, questa perdita rafforza cio’ che la ossessiona da piu’ di un anno- che il petrolio usato stia eccedendo la fornitura mondiale. La preoccupa che cosa accadra’ dopo: forse la scarsita’ di cibo, o un collasso dell’economia, o una rottura dell’ ordine pubblico. Tutte domande che si pone dopo aver frequentato un corso su come vivere dopo tutto questo.
In tempi cupi, c’e’ un’impennata del catastrofismo.
Gli americani sono sempre stati affascinati dagli scenari disastrosi, come l’aumento della popolazione, o la guerra fredda, o dal riscaldamento mondiale. In questi giorni, i catastrofisti, come la signora Wilkerson scherzosamente definisce lei e gli altri che la pensano come lei, hanno una nuova idea fissa: il picco del petrolio. Essi sostengono che la fornitura di petrolio che aveva gia’ raggiunto la punta massima ad inizio 2008, diminuira’ rapidamente, trascinando giu’ l’economia. Posizionati tra i movimenti ambientalisti e i survivalist che si rifugiano nei bunker, il gruppo del ‘picco del petrolio’ e’ piccolo ma sta crescendo, passando dai negozi biologici al Congresso, dove democratici e repubblicani hanno formato un ‘Congressional Peak Oil Caucus’. E sono stati ingegnosi, condividendo le preoccupazioni degli altri ‘catastrofisti’ che includono il debito mondiale ed il cambiamento climatico, entrambe causate sostengono da un eccessivo uso di minori scorte di petrolio.
Molte persone discutono le ipotesi della perdita di petrolio, tra cui Daniel Yergin, vincitore del premio Pulizer per “Il premio. L’epica corsa al Petrolio, al potere ed al denaro” (“The Prize: The Epic Quest for Oil, Money and Power”) ed il presidente di IHS Cambridge Energy Research Associates, una compagnia che consiglia governi ed industrie. Il signor Yergin ipotizza che le nuove tecnologie continueranno a fornirci piu’ petrolio. Andre Angelantoni non correra’ il rischio. A casa sua a S. Rafael in California, ha immagazzinato riserve di cibo nel caso in cui la perdita di petrolio blocchi la consegna del cibo ai mercati e ha convertito i suoi investimenti in oro e in argento. “L’effetto del ‘picco del petrolio’ e l’aumento del costo dell’energia, non saranno facili”, dice Mr. Angelantoni, un Web desiner, la cui compagnia, Post Peak Living, offre corsi telefonici e corsi online sulla vita dopo il tracollo.
‘La nostra economia dipende in modo sempre maggiore dalla fornitura di energia, e questo non e’ possibile’ dice (Mr. Angelantoni). ‘mi piacerebbe poter dire che accetteremo tranquillamente di avere milioni di disoccupati e le loro case pignorate. Ma e’ difficile immaginare tutto il paese passare ad un basso consumo energetico, senza avere gente arrabbiata. Ci sara’ un po’ di agitazione sociale durante il passaggio. ‘Transition US’, un gruppo di origine inglese, che cerca di aiutare le citta’ a farsi forza per la vita dopo il petrolio, tra cui la ‘morte della popolazione’ per la carenza di petrolio, cibo e medicinali, ha ora 68 gruppi ufficiali nello stato, ed era partito con 2 nel 2008. I progetti del gruppo vanno dalla creazione di orti locali alla creazione di moneta locale, nel caso di fallimento di quella nazionale. I libri tetri come ‘Il collasso’ e “The Long Emergency: Surviving the End of Oil, Climate Change, and Other Converging Catastrophes of the Twenty-First Century” di James Howard Kunstler e “The Party’s Over: Oil, War and the Fate of Industrial Societies” di Richard Heinberg hanno venduto rispettivamente 100.000 e 50.000 copie secondo i loro editori. Al Congresso nel 2005, Il Rappresentante Roscoe G. Bartlett, Repubblicano del Maryland, e il Senatore Tom Udall, democratico del New Mexico, che era un rappresentante al Congresso a quel tempo, avevano creato il ‘Congressional peak oil caucus’. Il sito internet e i video online e numerosi social network permettevano di connettere gli aderenti in modi che prima sarebbero stati impossibili.
Il signor Angelantoni, di 40 anni, ha iniziato a preoccuparsi del ‘picco del petrolio’ da un interesse per i cambiamenti climatici, perche’ credeva che il suo impatto sarebbe stato precipitoso. ‘il picco del petrolio’ e’ allo stesso punto delle discussioni sui cambiamenti climatici di 20 anni fa’ ci ha detto. Lui distingue il gruppo ‘del picco del petrolio’ dai movimenti sui cambiamenti climatici. “Il ‘sierra club’ dice alle persone che se usano meno energia, il modello di base e’ giusto” ci ha detto. “Io non penso sia questo il caso”. Come altre persone del corso via telefono, ci ha detto che la sua preoccupazione sul ‘picco del petrolio’ ha provato il rapporto con il coniuge, creando una distanza incolmabile.
“E’ molto difficile per le persone sentire che questa economia si sta sciogliendo” ci ha detto. “Loro pensano che siccome non e’ ancora successo, non succedera’ mai”. La signora Wilkerson ha gia’ letto 2 dozzine di libri sul ‘picco del petrolio’ e su argomenti correlati. Per un po' era depressa al lavoro e aveva problemi a discutere dei suoi stati d’animo con il marito, perche’ “le conversazioni erano terribili”. ci ha detto. Al lavoro i suoi colleghi le avevano detto in modo diretto “che erano stanchi di sentire quei discorsi”. “Credevano che fossi troppo estremista nelle conclusioni, visto che pensavo che sarebbe successo un collasso”. Ha aggiunto: “ero pronta a lasciare questo stato per diventare un’agricoltore biologico”, ma ha imparato che questo non era il modo di farlo. “Hai bisogno di una comunita.” Nonostante la rapida crescita di ‘Transition US’ il trasloco e’ stato piu’ semplice in Inghilterra. Ci ha detto Raven Gray, che e’ venuto in questo stato per fondare una sezione qui. Mentre gli americani abbracciano gli scenari catastrofici, loro sono meno disponibili a lavorare insieme su come vivere dopo, ci ha detto.“Ci sono molte persone apocalittiche nei circoli ambientalisti”, ci ha detto. “Molte di queste persone erano indignate dalla nostra visione ottimistica del futuro. C’e’ una cupa visione che ci guida, ma stiamo passando ad una visione positiva su quello che possiamo fare.” Per la signora Wilkerson, che ora sta coltivando le verdure nella sua cucina, il corso, che e’ costato $175, le ha dato il coraggio di muoversi in quella direzione.
“Che il collasso avvenga o meno, essere capace di insegnare alle altre persone come coltivare cibo cosi’ che possano farlo con qualsiasi condizione atmosferica, e’ un buon investimento del mio tempo”, ci ha detto. Piccole fisime americane oltre picco.

venerdì 25 giugno 2010

Due al prezzo di uno

Da Massimo Fini riceviamo e volentieri pubblichiamo

Fino a non molti anni fa in famiglia lavorava uno solo, quasi sempre l'uomo, e bastava per mantenerla. Adesso devono lavorare tutti e due. Dal punto di vista dei "padroni delle ferriere" la cosa si presenta così: paghi due al prezzo di uno. Per cui viene il sospetto che l'emancipazione della donna e il femminismo siano stati un'invenzione di costoro. La donna è vittima di un'ulteriore fregatura. Perché deve fare un doppio lavoro, quello d'ufficio e quello di casa. Perché l'accudimento dei figli, nei primi mesi e anni, tocca pur sempre a lei, se li ha (l'Italia ha il più basso tasso di natalità al mondo). Così detta la Natura.
Il bambino, nei primi mesi e anni, ha come punto di riferimento assoluto la madre nel cui corpo è restato per nove mesi e dal cui corpo è uscito. Per quanto si vada sempre più verso un mondo unisex, non si è ancora visto un uomo allattare al seno (che, sia detto di passata, è una delle immagini più poetiche e commoventi che possa offrire la Natura). Il momento del padre verrà più avanti, durante e dopo l'adolescenza.
Anche nel mondo preindustriale la donna lavorava. Si occupava prevalentemente delle faccende di casa ma in alcuni momenti topici della vita agricola, come la vendemmia, dava anche lei una mano sui campi. Ma non aveva l'angoscioso problema che ulcera ogni madre di oggi: a chi lascio i bambini mentre sono in ufficio? Le donne (e gli uomini) oggi lavorano lontano dalle loro abitazioni. Per cui sono costrette a ricorrere ad asili e babysitter, spendendo quanto guadagnano. Una partita di giro a ricavo zero. Ma sono contente di essere inserite anche loro, finalmente, nel meccanismo "produci, consuma, crepa". Gli uomini e le donne preindustriali lavoravano dove abitavano, i bambini, che ruzzavan sull'aia, erano sempre sotto controllo. E se una sera avevano voglia di uscire e andare a vedere una "compagnia di giro" (perché allora la gente del popolo andava a teatro, oh yes, a vedere spettacoli carnascialeschi ma anche Eschilo, Euripide, Sofocle, Aristofane che sono un po' meglio di "X Factor") c'era sempre una zia zitella o una domestica perché non c'era famiglia, per quanto modesta, che non avesse dei domestici in essa integrati.
Certo, oggi, anche l'uomo può dare una mano in casa. Ma questa faccenda di averci messo il grembiale non si è rivelata molto producente. La femmina un ruolo ce l'ha, gliel'ha dato Madre Natura. L'uomo no, ha dovuto costruirselo. Ma oggi non ha più occasioni per esercitarlo. Non c'è più la guerra dove provare il proprio coraggio (la guerra d'antan, dico, non quella odierna dei robot, tanto che vi partecipano anche le tipe, robb de matt), non c'è più il duello. La forza fisica, sostituita dalla tecnologia, non conta più nulla eccetera. E, senza ruolo, l'uomo non esiste. Così le ragazze, che sognano pur sempre il vir, il "principe azzurro" (lo si vede ai matrimoni dove tutte, non solo la sposa, versano fiumi di lacrime: la cosa le emoziona ancora) si trovano davanti un bambino (“Ricordati che in ogni uomo c'è un bambino che vuole giocare” scrive Nietzsche).
E ne rimangono deluse. Conosco molte trentenni, spesso belle, colte, eleganti (fini no, la ragazza "fine" è scomparsa dall'Occidente) che fan una fatica boia a trovare un partner. Non per una scopata (anche per quella, gli uomini, di fronte all'aggressività femminile, stan diventando tutti finocchi), ma un uomo che dia loro la sicurezza e il senso di protezione di cui hanno bisogno. Consiglio uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano.

Massimo Fini

giovedì 24 giugno 2010

Fine del Nucleare

Deve essere stata una brutta sopresa, per il Segretario all'Energia degli Stati Uniti, Steven Chu, leggere la lettera indirizzatagli dal professor Ernest Sternglass. Una brutta sopresa perchè l'amministrazione Obama sta rilanciando l'uso dell'energia nucleare, poi perchè il professore insegna Fisica Radiologica alla Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh, ed è anche Direttore del Radiation and Public Health Project. Soprattutto, è una brutta sorpresa perchè Sternglass non ha usato mezzi termini nella lettera che, attraverso Chu, ha inviato a tutto il Governo: "Sugli effetti del nucleare sulla saluta umana, gli scienziati hanno sempre sbagliato."
Si tratta di una dichiarazione molto forte, non solo perché viene da un professore emerito che è considerato uno dei massimi esperti mondiali nel settore della radioattività, ma anche perché si basa su analisi e dati che lasciano poco spazio ai dubbi. Sternglass invita anche Chu, e tutta l'amministrazione Obama, a prendere in considerazione l'idea di procedere all'eliminazione dei reattori e puntare sulle energie rinnovabili. La cosa che deve aver maggiormente sconvolto il Segretario all'Energia, probabilmente é il fatto che il professore è stato, negli ultimi trenta anni, un convinto sostenitore dell'uso dell'energia nucleare. Ed ora, proprio lui fa marcia indietro. Perché?
Secondo Sternglass, si tratta di "...un errore tragico e poco noto che è stato fatto dalla comunità medica e dei fisici, come me, durante i primi anni della Guerra Fredda, che ha avuto un ruolo importante nella crescita enorme dell’incidenza di malattie croniche come il cancro e il diabete, e quindi del costo dell’assistenza sanitaria nella nostra nazione." Quale sarebbe l’errore? E' stato quello di "presumere che l’esposizione a radiazioni della popolazione conseguente al funzionamento dei reattori nucleari non avrebbe alcun effetto negativo sulla salute umana". Invece, le misure effettuate negli ultimi anni da un gruppo di medici ricercatori di Pittsburgh, porta a conclusioni opposte: "Questa ipotesi era basata sulla nostra esperienza di mezzo secolo di studi che non hanno mostrato alcun aumento rilevabile nei tassi di cancro per le persone che sono state esposte a raggi X a scopo diagnostico. Ciò che non è stato compreso è che gli elementi radioattivi creati nella fissione dell'uranio, non hanno prodotto soltanto un piccolo aumento della quantità ricevuta dall’esterno come dose naturale di fondo. Invece, le particelle e i gas prodotti nel processo di fissione e rilasciati nell’ambiente, provocano danni da radiazioni di gran lunga maggiori di quelli provocati dai raggi X usati a scopo diagnostico, poiché i prodotti radioattivi di fissione e gli ossidi di uranio sono inalati e ingeriti con il latte, l’acqua potabile e il resto della dieta, concentrandosi in organi critici del corpo."
In pratica, il professore ammette che le vecchie misure di radioattività, e di interazione biologica, sono state fatte con i raggi X a scopo diagnostico. In pratica, con gli strumenti per le radiografie. Strumenti che hanno esposto i campioni non solo a dosi inferiori rispetto a quelle reali, ma anche a radiazione pura, e non, come avviene nella realtà, anche a isotopi di elementi chimici che non dovrebbero entrare in contatto con il nostro organismo. "Così", continua la lettera di Sternglass, "lo iodio-131 attacca la tiroide e danneggia la produzione di ormoni della crescita e favorisce il cancro della tiroide; lo stronzio-90 si concentra nelle ossa, dove danneggia il midollo ematopoietico, provocando la leucemia, nonché danni ai globuli bianchi del sistema immunitario che combattono le cellule tumorali e i batteri; il Cesio- 137 si concentra nei tessuti molli come il seno e gli organi riproduttivi di maschi e femmine, e induce vari tipi di cancro in soggetti adulti, nei loro bambini, così come nelle generazioni successive."
Certo, il tutto viene fuori da una diffusa ignoranza che c'era soprattutto durante i primi anni '50, quando gran parte delle nostre attuali conoscenze in merito agli effetti biologici delle radiazioni appartenevano ancora alla fantascienza. Era l'epoca in cui i test nucleari su larga scala, soprattutto di tipo militare, molto più invasivi e pericolosi rispetto a qualunque reattore di una centrale, venivano fatti nel deserto del Nevada. All'epoca, non era ancora noto che gli effetti delle radiazioni sono decine o centinaia di volte più gravi per un bambino in età prenatale, ancora nel grembo della madre, e in generale per i bambini molto piccoli. Su questo argomento, il professore ha buona memoria, infatti ricorda: "Né si è scoperto, fino ai primi anni ‘70, che le esposizioni prolungate a radiazioni da prodotti di fissione che si accumulano nel corpo, sono molto più pericolose della stessa dose totale ricevuta in una breve esposizione ai raggi X". Il risultato di questa mancanza di conoscenze sta nel fatto che sono state sbagliate, per decenni, le misurazioni dei rischi biologici presso tutte le installazioni nucleari, militari o civili che fossero. Con misurazioni sbagliate, tanti funzionari governativi poterono, dati numerici (sbagliati) alla mano, convincere la popolazione preoccupata, dicendo loro che i livelli di fallout nucleare erano talmente bassi da non poter produrre effetti negativi. E' stata l'epoca, ovunque tramontata tranne che in Finlandia e in Italia, del grande inganno "dell'atomo pacifico", l'epoca dello spegnimento delle centrali a carbone un po' in tutti gli USA, per sostituirle con "energia nucleare pulita". La lettera del professore continua ricordando un tempo ormai passato, negli USA, che però ricorda terribilmente l'attualità italiana: "Così si dette inizio ad un programma di costruzione di un gran numero di impianti nucleari che ebbero il permesso di scaricare piccole quantità di prodotti di fissione, comparabile con i livelli di ricadute atmosferiche dei test nucleari. (...) Pertanto, quando si è scoperto che piccole quantità di prodotti di fissione causano danni molto maggiori rispetto alle previsioni, (non solo leucemie e altre forme di cancro, ma anche parti prematuri, basso peso alla nascita e mortalità infantile), tali risultati furono secretati dal nostro governo per paura che essi mettessero in pericolo il valore di deterrenza dell’arsenale nucleare."
Il finale della lettera, apre però una speranza - o meglio una strategia, una soluzione - che la scienza offre alla politica americana: "Fortunatamente, il recente, rapido sviluppo delle energie alternative permette di intravedere la fine di questa tragedia, dal momento che è possibile convertire i vecchi impianti nucleari in centrali a gas naturale. Questo può essere fatto con un costo minimo rispetto a quello necessario alla costruzione di nuove centrali, nell’attesa che le sorgenti alternative (eolico, fonti geotermiche e idroelettriche) possano prendere il loro posto. Se la nostra nazione, che ha costruito i primi reattori e le prime armi nucleari, annunciasse l’obiettivo di eliminare gradualmente reattori nucleari a fissione che producono anche il plutonio e trizio necessari per le armi nucleari, sviluppando la fusione nucleare e altre fonti alternative di energia non inquinanti, questo contribuirà a rendere più facile l’obiettivo dichiarato dal presidente Obama di un mondo libero da armi nucleari. Così sarà possibile guardare ad un mondo libero dal pericolo della distruzione della vita umana con armi nucleari da uranio arricchito o plutonio, che si producono solo in reattori a fissione, insieme con rifiuti nucleari altamente tossici, che restano letali per migliaia di anni”. Non sappiamo se la politica americana saprà raccogliere il suggerimento proveniente dal mondo scientifico e troppo spesso, in passato, la politica non ha saputo interpretare per niente le spinte provenienti dal mondo scientifico, arrivando spesso a "imbrigliare" la scienza stessa. E, da parte sua, l'Italia cosa farà?

mercoledì 23 giugno 2010

Vuvuzela!

Non deve essere essere proprio semplice essere un sudafrican0 che hanno un Presidente che si chiami Jacob Zuma.
Il 6 dicembre del 2005 Zuma fu processato dall'Alta Corte di Johannesburg con l'accusa di aver stuprato una donna di 31 anni; il 68enne Presidente del SudAfrica, 5 mogli e 20 figli, fu accusato di aver violentato Fezeka Kuzwayo, la figlia di un amico morto.
L'8 maggio 2006 Zuma fu prosciolto dall'accusa di stupro, in quanto secondo l'Alta Corte il rapporto sessuale fu consensuale. Ma Fezeka era sieropositiva, e nonostante Zuma fosse consapevole di ciò, sembra che durante il processo dichiarò di non aver usato il preservativo, e di aver fatto solo una doccia per ridurre il rischio di contrarre l'HIV.
Pensate che da quel giorno, i telefoni del call-center della National Aids Helpline iniziarono ad essere bombardati da telefonate, di persone che chiedevano spiegazioni ed esprimevano perplessità sulla "shower theory" di Jacob Zuma. Ciononostante l'AIDS è solo uno dei tanti problemi che affliggono il SudAfrica: anzi se proprio non riuscite ad immedesimarvi nel sudafricano sugli 8 che sono sieropositivi ed hanno un Presidente come Jacob Zuma, allora provate a mettervi nei panni del sudafricano sui 3 che è disoccupato.
Ma in questo mese accade per magia, che in un Paese dove il 40% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno, arrivino Kakà, Messi, Ronaldo, Cannavaro e tanti altri. Ed arrivino soprattutto 10 nuovi stadi restaurati e spettacolari, nuovi aereoporti, nuove autostrade, nuove vie cittadine ed anche un nuovo treno ad altà velocità.
"Il SudAfrica non sarà più lo stesso", avrebbe dichiarato il Presidente Zuma. (Sì, sempre lui, il docciaro.) Ecco, ora immaginate che una buona parte dei 48.500.000 sudafricani, una buona parte di quelli che vivono con meno di due dollari al giorno e con l'HIV, si fiondino in questi fantastici stadi ultramoderni e superlussuosi a Pretoria, a Città del Capo, a Joahnnesburg, a Durban, a Nelspruit, a Polokwane... ed inizino a capire che c'è solo un modo per essere i veri protagonisti dei Mondiali, a prescindere dal Paese e dalla squadra di appartenenza: bisogna imbracciare delle maledette trombette ed iniziare a suonarle, emettendo tutti insieme un suono tanto strano quanto omogeneo. Danno l'impressione di essere dei fastidiosi insetti, api o zanzare, ma in realtà sanno bene che sono solo e resteranno per sempre dei poveri sieropositivi che campano con meno di due dollari al giorno, che quel momento può essere un loro momento, e che intanto stanno assistendo ad un branco di femminucce che si depilano quadricipiti e polpacci, che hanno procuratori, manager e parrucchieri personali: insomma, per la prima ed unica volta nella sua storia, il popolo sudafricano ha di fronte una manciata di debosciati che come unico lavoro ed unico scopo corre dietro ad un pallone, un piccolo numero, un piccolissima frazione di essere umani, che se si decurtaserro di almeno un milione di euro a testa potrebbero risolvere il problema della carestia nell'Africa Subsahariana, e quello dei costi delle terapie antiretrovirali.
Ecco, se ci riuscite provate a pensare a tutto questo. E pensate pure che l'Italia ed il resto dei Paesi Europei, i Paesi Americani e tutti i Paesi Asiatici, Noi tutti insomma, per loro in fondo siamo e resteremo per sempre solo dei Paesi di viziosi disadattati, che pretendevano (o almeno si illudevano) di poter portare il proprio benessere per un giorno o per un mese in una delle terre più a Sud del Mondo, a tratti ultrasconosciuta anche al Padreterno, e di poterlo fare soprattutto solo grazie ad un pallone, lasciando che un bel jabulani rotolasse tra le loro mille paure, le loro mille carestie, le loro mille malattie, le loro mille ipocrisie.Prima di urlare sul divano "Trombette di Merda state zitte!!!", pensate a tutto questo.Il suono delle loro Trombette in realtà è un continuo e disperato urlo di un intero paese ed i un intero continente. Sono gli scacciapensieri della loro miseria quotidiana ed un continuo urlo contro l'ipocrisia di un mondo che li circonda.
Suonate amici SudAfricani: suonate l'inno della vostra gioia.

lunedì 21 giugno 2010

Risveglio al Bilderberg

Uno scambio di informazioni tra organizzatori della conferenza Bilderberg 2010, sentito da un giornalista londinese del quotidiano «Guardian», rivela che gli elitisti, che attualmente si trovano presso l'hotel Dolce di Sitges, in Spagna, considerano le persone con reddito medio “una minaccia” ai loro ordini del giorno, evidenziando il fatto che i globalisti sono intenti a sviscerare la classe media e abbassare il tenore di vita mediante un aumento della povertà. I dettagli della conversazione sono stati rivelati da Charlie Skelton negli ultimi blog Bilderberg per il sito web «Guardian». Skelton è stato l'ultimo giornalista a lasciare l'Hotel Dolce di Sitges. Aumentare la consapevolezza, l'attenzione dei media e le proteste contro il Gruppo Bilderberg incute inquietudine agli elitisti. Inoltre ciò che spaventa ancor maggiormente gli affiliati del gruppo Bilderberg è l'incremento e l'accelerazione del risveglio globale al nuovo ordine mondiale. In una riunione del Consiglio per le Relazioni Esteri a Montreal tenutasi lo scorso mese, il prominente membro del gruppo Bilderberg Zbigniew Brzezinski ha reso attenti i compagni elitari su come i pericoli di un “risveglio politico globale” stiano minacciando di far deragliare la transizione verso un governo mondiale. “Per la prima volta in tutta la storia umana l'opinione pubblica è politicamente risvegliata – ciò è una nuova realtà globale – non è stato così per la maggior parte della storia umana”, ha asserito Brzezinski, aggiungendo che la gente è diventata “consapevolmente risvegliata delle ingiustizie globali, le disuguaglianze, mancanza di rispetto, lo sfruttamento”. I membri del gruppo Bilderberg odiano ogni attenzione rivolta a loro e sono furiosi che gli sforzi degli attivisti, in combinazione con la crescita di Internet come strumento di media indipendente, sono diventati, negli ultimi anni, metodi invasivi per spiare sul loro intrigante segreto. Essi hanno ora molta paura di essere completamente esposti e di attirare migliaia di attivisti. Questi elitisti non sopportano il fatto che alcuni gruppi di attivisti hanno ancora i mezzi finanziari per esercitare il loro diritto di protestare. Motivo principale affinché gli elitisti trovino opportuni sistemi per indebolire il tenore di vita delle popolazioni introducendo tasse più elevate, misure di austerità, prelievi fiscali sul CO2 ed altri loschi progetti.
L'élite vede un ceto medio prosperoso, o persino coloro che stanno beneficiando di un reddito più modesto, come “minaccia” contro il loro monopolio di potere. Effettuando la loro promessa “di una rivoluzione postindustriale”, alleata con“un'economia verde” che in realtà paralizzerà le economie una volta prospere, gli elitisti sperano di rendere tutta la popolazione povera al punto che la loro principale preoccupazione non sarà più quella di protestare contro la riunione di 200 elitari presso una località di villeggiatura di lusso ma quella di come arrivare alla fine del mese. Come sottolinea Skelton, l'unica “minaccia” per i membri del gruppo Bilderberg è se la gente sa cosa stanno realmente facendo a porte chiuse.

martedì 15 giugno 2010

Problema Tedesco

In questi giorni stiamo assistendo alla grande pressione che l'establishment europeo – il Consiglio Europeo, La Commissione Europea, la Banca Centrale Europea - e la maggior parte dei mass media stano esercitando sui Paesi periferici - Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda - per costringerli ad adottare politiche di austerità, riduzioni del disavanzo e del debito pubblico, abbassamento dei salari, col fine di uscire dalla Grande Recessione che l’eurozona sta attraversando. Il grande errore di questa strategia di tensione è credere erroneamente che i problemi che sta attraversando l’Europa li abbiano creati questi Paesi con i loro sprechi e la loro mancanza di disciplina fiscale, cosa facilmente dimostrabile come falsa. Non vi è uno spreco nella spesa pubblica in quei Paesi (tutti loro hanno spese e impieghi pubblici più bassi della UE), né i loro redditi sono esuberanti (sono anzi, molto al di sotto della media UE indipendentemente dal loro livello produttivo ).
Il grande segreto, nascosto o ignorato dai grandi mass media d’informazione e persuasione, è che il problema della Eurozona non è da cercare in periferia ma al centro, ovvero, in Germania. L’economia tedesca è stata per diversi anni in pessime condizioni. Negli ultimi quindici anni non c'è stato un aumento dei salari, come conseguenza delle misure antisindacali attuate dai governi di Gerhard Schroeder - tra cui la celebre riforma 2010- e di Angela Merkel, agevolate anche dalla grande disponibilità di mano d’opera proveniente dalla ex Germania dell'Est e dagli immigrati dell'Est europeo.
Negli ultimi quindici anni i suoi investimenti sono stati pochi (di meno conto che nei Paesi periferici), la sua crescita economica molto lenta (molto di più che nei Paesi periferici) e la sua disoccupazione è in crescita. In effetti, la crescita della produttività è stata inferiore rispetto alla maggior parte dei Paesi periferici ad eccezione della Spagna. La diminuzione dei proventi del lavoro in Germania ha dato luogo a un problema più grande in confronto alla mancanza di offerte di lavoro; la mancata crescita dei salari, che è diminuita come percentuale nell'insieme del reddito nazionale, ed ha avuto come risultato che i salari sono cresciuti meno della produttività. Così, la crescita economica tedesca non si è basata sulla crescita della domanda interna bensì sulla crescita delle esportazioni, con conseguente accumulo di euro nelle banche tedesche, visto che due terzi delle loro esportazioni vanno verso Paesi europei che pagano in euro.
Cosa ha fatto la banca tedesca con così tanta disponibilità di liquidi? Diverse cose. Una è stata quella di prestarli ai paesi mediterranei. Il flusso di euro (dalle banche tedesche verso le banche spagnole, ad esempio) è stato immenso. Questo flusso aiutò la banca spagnola ad impostare un eterogeneo sodalizio bancario – immobiliare –costruttori edili, un team altamente speculativo che insediò la bolla immobiliare e che fu il motore rombante dell'economia spagnola. Un’altra cosa che fece la banca tedesca fu comprare il debito estero dei Paesi del Mediterraneo ad alto interesse. La maggior parte del debito estero di questi Paesi è proprietà della banca tedesca (e di quella francese). E, se non bastasse ciò, ingenti somme di capitale tedesco sono state investite direttamente in attività speculative di tipo immobiliare nei suddetti Paesi periferici. Buona parte della distruzione della costa spagnola è stata finanziata dagli investimenti tedeschi. Ma tutto questo finì. Il collasso delle bolle immobiliari e la crisi delle banche statunitensi e britanniche, direttamente collegate alla banca tedesca, crearono un enorme problema per quest’ultima. Ed ecco qua il nocciolo della questione. Le politiche di austerità che l'establishment europeo pretende puntano, in realtà, a conservare integri i tornaconti delle banche (compresa quella tedesca). Come ben disse il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, il presunto riscatto da parte del Fondo Monetario Internazionale e dell'Unione Europea verso i Paesi periferici non è che il salvataggio delle banche del centro (tedesche e francesi). Si prestano soldi agli Stati periferici perché possano pagare le banche dei paesi centrali. Questo è il grande segreto che i mezzi di persuasione ignorano o nascondono. In realtà tutto poteva svolgersi in altro modo se il conflitto tra Gerhard Schroeder, Cancelliere tedesco, e Oskar Lafontaine, Ministro delle finanze, fosse stato vinto da quest’ultimo. Fu Schroeder, più vicino al settore bancario e al mondo delle esportazioni, che vinse (causando l’uscita di Lafontaine dal governo e dal partito socialdemocratico). Se in Germania avesse vinto la sinistra, il paese sarebbe cresciuto economicamente sulla base della domanda interna, aiutando così non solo la classe operaia tedesca ma anche tutta la UE. Questa misura inoltre, avrebbe anche corretto l’eccessivo disavanzo negativo sulla bilancia dei pagamenti dei Paesi periferici, in gran parte causa dei loro problemi. Come disse la Ministra dell’economia del governo francese Sig.ra Christine Lagarde, “l’odierno problema della Germania è la paralisi della domanda interna dovuta alla immobilità degli stipendi. E’ necessario che questi crescano e anche rapidamente”. Non si poteva esprimere meglio. La banca tedesca, tuttavia, si oppone a tutto ciò, non solo in Germania ma in tutta la UE. La BCE (Banca Centrale Europea), il FMI (Fondo Monetario Internazionale) e la Banca di Spagna sono le voci neoliberali di più forte opposizione. Il loro desiderio è che la banca non sia colpita negativamente, visto che è stata capace di produrre lauti profitti a suon di abnormi debiti, sia pubblici che privati, che inaspettatamente però, potrebbero rivelarsi il loro tallone d’Achille. Nientemeno che il segretario al Tesoro del governo Obama, il Sig. Timothy Geithner, ha chiesto di sottoporre la banca europea (in modo speciale nei paesi del centro della eurozona) a una prova di stress simile a quella nordamericana. Ecco perché i banchieri tedeschi (anche la BCE) vorrebbero, soprattutto, essere pagati per poter diminuire la spesa pubblica e i salari degli Stati, non solo nei periferici questa volta, ma anche in quelli centrali, compreso il loro. L’alternativa sarebbe un notevole aumento della produzione interna (aumentando la massa salariale e il debito pubblico), consentendo una moderata inflazione per stimolare la crescita economica e saldare il debito e la creazione di banche pubbliche statali che garantiscano il credito. Le attuali banche, naturalmente, non ci stanno e tutti i grandi mass media d’informazione e persuasione soprassiedono. Le cinque testate più importanti del Paese hanno appoggiato nei loro editoriali le proposte del Fondo Monetario Internazionale, che assieme alla BCE sono il perno dell'ortodossia neoliberista del mondo odierno. E così andiamo......

domenica 13 giugno 2010

Morte dell'Euro

Secondo la gran parte degli economisti che hanno preso parte ad una vasta indagine economica per il Sunday Telegraph, l’euro andrà in pezzi prima del termine di questo mandato parlamentare. L’indagine conferma i sospetti che il nuovo cancelliere George Osborne dovrà scontrarsi con la piena crisi dei partner commerciali della Gran Bretagna durante i suoi primi anni in carica.
La moneta unica è agonizzante e potrebbe non sopravvivere con i suoi attuali membri per una settimana, per non parlare dei prossimi cinque anni, secondo un campione di risposte dell’indagine – la prima vera ampia “cartina al tornasole” dell’opinione economica nella City dopo le elezioni. Quanto emerge conferma i sospetti che il nuovo cancelliere George Osborne dovrà scontrarsi con la piena crisi dei partner commerciali della Gran Bretagna durante i suoi primi anni in carica.
Dei 25 principali economisti della City che hanno preso parte all’indagine del Telegraph, 12 hanno previsto che l’euro non sarebbe arrivato alla fine del mandato parlamentare nella sua forma attuale, contro gli otto che hanno sostenuto il contrario. Cinque si sono detti incerti. Questa è solo una delle straordinarie conclusioni che sono state tratte, compreso che:
• l’economia crescerà di oltre un punto percentuale in meno il prossimo anno rispetto a quanto previsto nel bilancio di marzo;
• il governo prenderà in prestito quasi £10 bilioni di sterline in meno l’anno prossimo di quanto precedentemente previsto dal tesoro, nonostante questa crescita più lenta.
• altrettanti economisti credono che la Banca d’Inghilterra non aumenterà i tassi fino al 2012 o oltre, perché pensano che farà alzare i costi del credito quest’anno.
Ma la conclusione sull’euro è forse quella più straordinaria. Un anno fa o meno, in pochi nella City avrebbero previsto con sicurezza la fine della moneta. Ma gli eventi drammatici della Grecia, della Spagna e del Portogallo nelle scorse settimane, oltre all'affermazione del cancelliere tedesco Angela Merkel che l’euro è di fronte ad una “crisi esistenziale”, hanno modificato radicalmente le opinioni.
Due degli otto esperti che hanno previsto che la moneta avrebbe resistito, hanno detto che ciò sarebbe stato possibile solo al prezzo di vedere l’inadempienza di almeno uno degli stati membri per il suo debito sovrano. Andrew Lilico, capo economista del “think tank” Policy Exchange, ha detto che c’era “quasi possibilità zero” che l’euro sopravvivesse con i suoi attuali membri, aggiungendo: “la Grecia sicuramente sarà inadempiente sui suoi debiti, e rimane aperta la domanda se la Grecia subirà una qualche forma di rivoluzione o un colpo di stato – direi che questo possa accadere nei prossimi cinque anni con circa una probabilità su quattro”.
Douglas McWilliams del Centre for Economics and Business Research ha detto che la moneta unica “potrebbe non reggere neanche fino alla settimana prossima”, mentre David Blanchflower, professore del Dartmouth College ed ex stratega della Banca d’Inghilterra, ha aggiunto: “le implicazioni politiche [della disintegrazione dell’euro] saranno probabilmente profonde – i tedeschi sono contrari a pagare per gli altri e potrebbero bene ritirarsi”.
Quattro degli economisti hanno detto che, nonostante i più diffusi sospetti che la Grecia o altre economie più deboli possano essere costrette ad uscire dall’eurozona, lo stato che potrebbe ritirarsi con maggiore probabilità è la Germania. Peter Warburton, della società di consulenza Economic Perspectives, ha detto: “possibilmente se ne andrà la Germania. Possibilmente altri paesi dell’Europa centrale ed orientale – più la Danimarca – si saranno aggiunti. Possibilmente, ci saranno più livelli di appartenza all’UE e ci sarà un meccanismo per entrare e uscire dalla moneta unica. Credo che il progetto sopravviverà, ma non nella sua forma attuale”.
Tim Congdon dell’International Monetary Research ha affermato: “l’eurozona perderà tre o quattro membri, la Grecia, il Portogallo, forse l’Irlanda e potrebbe disgregarsi del tutto a causa del crescente attrito tra Francia e Germania”. Le recenti preoccupazioni per le sorti dell’euro fanno seguito alla creazione nel mese scorso di un fondo di salvataggio di $ 1 trilione di dollari (£691 bilioni di sterline) per evitare futuri crolli. Sebbene il fondo avesse inizialmente aumentato la sicurezza, gli investitori hanno abbandonato l’euro dopo che i politici si sono dimostrati riluttanti a sostenerlo senza riserve.

venerdì 11 giugno 2010

Propaganda israeliana

Uomini armati che assaltano navi in acque internazionali, uccidendo i passeggeri a bordo che tentano di resistere, e che poi costringono la loro nave a dirigersi nel porto dei dirottatori, non porta altro che indignazione. Si parla dei pirati somali che predano sulle navi occidentali nell' Oceano Indiano. Come osano quei terroristi toccare le nostre navi inermi in alto mare? E come siamo nel giusto ad avere le nostre navi da guerra là per prevenire tali atti terroristici!
Ma ops! Almeno gli israeliani non hanno chiesto un riscatto. Vogliono solo ottenere che i giornalisti facciano propaganda di guerra per loro. La settimana era appena iniziata quando "commandos" militari israeliani hanno preso d'assalto una nave turca che portava aiuti a Gaza e hanno ucciso nove dei passeggeri. Anche se le vittime sono 19, dato che dopo averli giustiziati con un colpo alla nuca hanno gettato i corpi in mare. Ma per la fine della settimana, i manifestanti erano diventati "attivisti armati per la pace", viziosi antisemiti “che professano pacifismo, che ribollono di odio, che colpiscono un altro essere umano con un palo di metallo". Strano. Il fatto che la persona che viene picchiata stava evidentemente sparando ad un altro essere umano con un fucile non è proprio riuscito a passare in questa strana versione della realtà.
Le proteste della comunità turca che i loro figli volevano essere martiri - qualcosa che la maggior parte dei membri di una famiglia turca potrebbe dire se i loro parenti fossero stati uccisi dagli israeliani - sono state trasformate in conferma che essi erano stati combattenti della jihad . "Su quella nave di aiuti", riporta un cittadino dello Sri Lanka questa settimana, “c’erano a bordo mia nipote, mio nipote e sua moglie. Purtroppo ad Ahmed (il nipote di 20 anni) hanno sparato ad una gamba e ora è curato (sic) sotto custodia militare. La terrò sempre aggiornata". In poche ore, la stampa era a casa sua in Australia, chiedendogli di sapere se Ahmed era un combattente della jihad - o anche un potenziale attentatore suicida. Si vede che la propaganda funziona. Non abbiamo visto un fotogramma di pellicola dei manifestanti, perché gli israeliani hanno rubato la partita. Nessuno ci ha detto – ammesso che la nave turca davvero trasportasse simili uomini senza scrupoli – come mai i loro terribili piani per aiutare i "terroristi" di Gaza non siano stati scoperti nel lungo viaggio dalla Turchia, anche quando si sono fermati in altri porti. Ma il professor Gil Troy della McGill University di Montreal - nel rabbioso Canadian National Post, ovviamente – è stato in grado di spifferare, giovedì, tutto quel ben di dio sugli "attivisti armati per la pace".
Personalmente, non sono affatto sorpreso per le uccisioni a bordo della nave turca. In Libano sono ancora vive le immagini di questa marmaglia indisciplinata di un esercito – "elite" quanto una plebaglia media di eserciti arabi - sparare sui civili. Sono stati responsabili del massacro di palestinesi di Sabra e Shatila, la mattina del 18 settembre (ultimo giorno del massacro) fatto dai loro viziosi alleati della milizia libanese. La strage di Cana fatta da artiglieri israeliani nel 1996 - "Arabushim" (l'equivalente del termine offensivo "Ayrab" in inglese), in cui uno degli artiglieri chiamò i 106 civili morti, più della metà dei quali bambini, nella stampa israeliana. Poi il governo israeliano del premio Nobel Shimon Peres disse che c’erano terroristi tra i civili morti - totalmente falso, ma a chi importa? - E poi arrivò il secondo massacro di Cana nel 2006 e poi, nel 2008-9, la strage di Gaza di 1.300 palestinesi, la maggior parte bambini, e poi ...
Beh, poi arrivò il rapporto Goldstone, il quale scoprì che le truppe israeliane (così come Hamas) avevano commesso crimini di guerra a Gaza, ma questo fu condannato come antisemita - povero vecchio onorevole Goldstone, egli stesso un importante giurista ebreo del Sud Africa, calunniato come “un uomo malvagio" dal delirante Al Dershowitz di Harvard - e fu definito "controverso" dalla coraggiosa amministrazione Obama. "Controverso", tra l'altro, in pratica significa "vaffanculo". Vedete, ci sono dubbi su di esso. È roba losca.
Ma torniamo alla nostra cronologia. Abbiamo avuto l'assassinio del Mossad di un funzionario di Hamas a Dubai, con gli israeliani che usavano almeno 19 passaporti falsificati della Gran Bretagna e altri paesi. E la patetica risposta del nostro allora ministro degli Esteri, David Miliband? Lo chiamò "un incidente" - non per l'uccisione del tizio a Dubai, attenzione, solo per la falsificazione di passaporti del Regno Unito, una grande questione “controversa” - e poi ... beh, ora abbiamo avuto l' uccisione di nove passeggeri ( in realtà 19) in mare da parte di altri eroi israeliani.
La cosa sorprendente in tutto questo è che molti giornalisti occidentali - e includo la pusillanime copertura della BBC sulle navi di aiuti di Gaza - scrivono come giornalisti israeliani, mentre molti giornalisti israeliani stanno scrivendo sulle uccisioni con il coraggio che i giornalisti occidentali dovrebbero dimostrare. E sullo stesso esercito israeliano. Prendiamo il devastante rapporto di Amos Harel su Haaretz, che analizza la composizione del corpo degli ufficiali dell'esercito
israeliano. In passato, molti di loro provenivano dalla tradizione kibbutziana di sinistra, dalla più grande Tel Aviv o dalla pianura costiera di Sharon. Nel 1990, solo il 2 per cento dei cadetti dell'esercito erano ebrei ortodossi. Oggi la percentuale è del 30 per cento. Sei dei sette tenenti colonnelli della Brigata Golani sono religiosi. In alcune brigate di fanteria, più del 50 per cento dei comandanti locali sono religiosi "nazionali".
Non c'è niente di male ad essere religiosi. Ma - anche se Harel non rende questo punto così fortemente - molti degli ortodossi sono sostenitori della colonizzazione della Cisgiordania, e quindi si oppongono ad uno Stato palestinese. E i coloni ortodossi sono gli israeliani che più odiano i palestinesi, che vogliono cancellare le possibilità di uno Stato palestinese, come sicuramente alcuni funzionari di Hamas vorrebbe cancellare Israele. Ironia della sorte, furono i vecchi ufficiali del “vecchio” esercito israeliano che per primi incoraggiarono il “terrorista” Hamas a costruire moschee a Gaza – per controbilanciare il “terrorista” Yasser Arafat a Beirut - e ci sono testimonianze su queste loro riunioni. Ma rimarrà la stessa vecchia storia prima che il mondo si svegli. "Non ho mai conosciuto un esercito più democratico di Israele" disse lo sventurato filosofo francese Bernard-Henri Lévy poche ore prima del massacro.
Sì, l'esercito israeliano non è secondo a nessuno, elitario, umanitario, eroico. Basta non dirlo ai pirati somali.

mercoledì 9 giugno 2010

Daniel Estulin e Il Bilderberg

Il ricercatore Daniel Estulin ha pronunciato un discorso a Bruxelles di fronte alla classe politica, rivelando l’intenzione dell’élite finanziaria di far collassare l’economia globale e trasformare il mondo in una corporazione, della quale loro ne sono i beneficiari.

Signori e Signore,
Siamo oggi nella condizione di cambiare la storia. Finalmente credo che l’umanità abbia un futuro. Una popolazione in un momento demoralizzata e senza scopi sta uscendo da un lungo sogno. In questo risveglio generale, le persone cominciano a fare le domande giuste. Non è più, "cosa otterrò con questo?" Ma “cosa è giusto?”. E’ un fenomeno internazionale di risposta e reazione ad una marcata percezione che il mondo intero è destinato alla catastrofe a meno che noi, le persone, facciamo qualcosa al riguardo. Ho scritto un libro sull’argomento Bilderberg. Il libro, in certo modo, si è trasformato nel catalizzatore di un movimento in tutto il mondo. Adesso, non abbiamo molto tempo, quindi vorrei spiegarvi cos' è il Bilderberg e perché deve essere fermato.
Nel mondo finanziario internazionale, ci sono quelli che conducono gli eventi e quelli che reagiscono agli eventi. Mentre gli ultimi sono più conosciuti, più numerosi, e più potenti in apparenza, il vero potere risiede nei primi. Nel centro del sistema finanziario globale c’è un’oligarchia finanziaria rappresentata dal gruppo Bilderberg. L’organizzazione Bilderberg è dinamica, nel senso che cambia con il tempo, assorbe e crea nuove parti mentre si disfa delle parti in declino. I suoi membri vanno e vengono, ma il sistema in sé non è cambiato. E’ un sistema che si auto riproduce, una ragnatela virtuale allacciata agli interessi finanziari, politici, economici ed industriali. Tuttavia, il Bilderberg non è una società segreta. Non è un occhio maligno che tutto vede. Non c’è cospirazione anche se molte persone con le loro fantasie infantili lo vedono così. Nessun gruppo di persone, e non importa quanto siano potenti, si siedono intorno ad un tavolo al buio, prendendosi per mano, osservando una sfera di cristallo, pianificando il futuro del mondo.
E’ una riunione di persone che rappresentano una certa ideologia. Non è un Governo Globale o un Nuovo Ordine Mondiale, come molte persone erroneamente credono. Tuttavia, l’ideologia è quella di una Compagnia Mondiale LTD. Nel 1968, in una riunione del Bilderberg in Canada, George Ball, il sottosegretario d’Economia di JFK e di Johnson disse: “Dove si trova una base legittima per il potere dell’amministrazione corporativa di prendere le decisioni che possano colpire profondamente la vita economica delle nazioni i cui governi hanno solo una responsabilità limitata?”
L’idea dietro ognuna di queste riunioni Bilderberg è di creare quello che loro stessi chiamano L’ARISTOCRAZIA DEL PROPOSITO sul modo migliore per gestire il pianeta tra le élite dell'Europa e del Nord America. In altre parole, la creazione di una rete di enormi cartelli, più potente di qualsiasi nazione sulla Terra, destinata a controllare i bisogni vitali del resto dell’umanità, ovviamente dal loro punto di vista privilegiato, per il nostro bene e beneficio. Noi, la classe inferiore ( “The Great Unwashed ", come si riferiscono a noi).
Tuttavia, il motivo per cui la gente non crede nel Bilderberg ed in altre organizzazioni che lavorano insieme ed esercitano tale controllo nello scenario mondiale è che la loro è una fantasia cartesiana, nella quale le intenzioni isolate di alcuni individui, e non la dinamica dei processi sociali modellano il corso della storia come il movimento dell’evoluzione delle idee e di certi argomenti per varie generazioni e perfino secoli. Bilderberg è il mezzo per raggruppare istituzioni finanziarie che rappresentano i più potenti e predatori dei nostri interessi finanziari. Ed in questo momento, questa combinazione è il peggior nemico dell’umanità.
Non possiamo che congratularci oggi, il Bilderberg è diventato un argomento dei mass media corporativi. Non perché questi di colpo abbiano ricordato la loro responsabilità verso noi, ma perché noi abbiamo forzato questa posizione scomoda prendendo coscienza che i presidenti, i primi ministri e i loro piccoli re e regine sono burattini di potenti forze operando dietro le quinte. Qualcosa ci è successo in mezzo al collasso economico generale. Le persone in gran misura si vedono soggette a qualcosa che non sempre capiscono. Ma che li porta ad agire in un certo modo, nel loro interesse. Questo è quello che stanno facendo in Grecia. Questo è quello che stanno facendo negli Stati Uniti. Si chiama il principio antropico. E’ come se una marea arrivasse e si portasse via le nostre paure. La gente, rendendosi conto che propria esistenza è minacciata, ha perso la sua paura, ed il Bilderberg ed altri lo percepiscono.
Forse è per questo che in un recente discorso nel Council on Foreign Relations a Montreal, Zbigniew Brzezinski, uno dei fondatori della Trilaterale, ha avvertito che “un risveglio politico globale” combinato alle lotte interne dell’élite, minaccia di sviare il movimento dal Governo Globale. Potete vedere che le persone a questo tavolo vengono da diversi trascorsi politici e ideologici. Quello che ci unisce, però- è che tutti siamo patrioti. E quelli che ci si oppongono, quelli che lavorano per le società segrete, che hanno venduto le loro nazioni per un pezzo di carne, sono traditori. Non solo traditori della loro gente e nazioni, ma di tutta l'umanità. Adesso, l’argomento di questa conferenza stampa è il Bilderberg: Verso una Compagnia Mondiale LT.
Circa sei secoli e mezzo fa, l’economia europea era collassata in quello che è conosciuto come la “Nuova Età Oscura” d’Europa, il più grande crollo economico e demografico europeo dalla caduta dell’Impero Romano. Poi a metà del 14 ° secolo, gran parte del potere dell'oligarchia si è bruscamente disintegrato. Questa disintegrazione eruttò a catena come una repentina caduta della peggior bolla finanziaria di speculazione del debito nella storia (questo fin' ora), quando le case bancarie di Bradi e Peruzzi collassarono. La disintegrazione e caduta della bolla del debito lombardo ha provocato un collasso nel potere dentro le famiglie oligarchiche.
Cosa c’entra questo con il Bilderberg?
La storia moderna si è sostituita alla storia medievale in quel momento quando le istituzioni che singolarmente distinguono la storia moderna dalla storia medievale sono state messe al loro posto. Questo avvenne nel 1439 al Consiglio di Firenze. Quali sono state queste nuove istituzioni?
1) La concezione delle moderne repubbliche stato nazione sotto il governo di legge naturale.
2) Il ruolo centrale nel promuovere il progresso scientifico e tecnologico come il mandato conferito alla repubblica.
Questi due ideali rappresentano un punto cruciale: la loro esistenza come istituzione, in ogni parte d’Europa, ha cambiato tutta Europa perché questi cambiamenti istituzionali hanno aumentato il ritmo dello sviluppo pro-capite e per chilometro quadrato dell’umanità sulla natura.
Quindi a nessuna nazione interessava non progredire e non svilupparsi per la paura di essere lasciata indietro, senza speranze. Il primo successo avvenne sotto la Francia di Luigi XI, che duplicò il reddito pro-capite della Francia e sconfisse tutti i nemici della nazione. Il successo di Luigi XI ha generato una reazione a catena di sforzi volti a stabilire uno stato-nazione sul modello dell'Inghilterra di Enrico VII. Un'altra idea chiave che proveniva dal Concilio di Firenze, che in seguito è stato realizzato negli Stati Uniti, è il principio universale del benessere generale, su cui si basa l'intera società moderna. Adesso, benessere non significa un buon a nulla seduto sul divano mangiando pizza, sbavando, guardando la televisione, mentre aspetta che arrivi l’assegno di disoccupazione.
E’ una questione di immoralità. Qual è l’intenzione dell’esistenza dell’uomo e del governo? E’ quella di provvedere al benessere delle generazioni future dell’uomo. Assicurare la nostra sopravvivenza come specie. Il principio del Benessere Generale, come è stato espresso nel compendio del preambolo della Costituzione Federale degli Stati Uniti, è una legge fondamentale. Come si relaziona questo con l’attualità? Questa gente vuole un Impero. Questo è ciò che è la globalizzazione. E troppe persone credono che per avere un Impero ci sia bisogno di avere denaro. Avete sentito la frase: L’Elite del Denaro. Ma il denaro non è un fattore determinante della ricchezza e dell’economia. Il denaro non fa altro che far girare il mondo. Il denaro non ha un valore intrinseco. La mente umana influisce sullo sviluppo del pianeta. E' così che si misura l’umanità. Questo è il vero significato d’immortalità. Quello che ci divide dagli animali è la nostra capacità di scoprire principi fisici universali. Ci permette di innovare, che di conseguenza migliora la vita della gente aumentando il potere dell’uomo sulla natura. Vedete, stanno distruggendo l’economia mondiale di proposito. E non è neanche la prima volta. Questo è stato già fatto nel XIV secolo durante la Nuova Età Oscura: eliminarono il 30% della popolazione.
Impero: persone stupide giù. Vogliono distruggere i poteri creativi della ragione. 0 crescita, 0 progresso, Club di Roma (Limiti della Crescita, 1973). Progetto 1980s Council on Foreign Relations: promuovere la disintegrazione controllata dell’economia mondiale.
v Bilderberg 1995: Esigere la distruzione. Come? Distruggendo l’economia di proposito.
La Grande Depressione- Trasferimento della Ricchezza. La Grande Depressione non è stato un evento che che ha spazzato via i capitalisti degli Stati Uniti. E’ stato un evento che li ha resi ancora più ricchi trasferendo la ricchezza della gente nelle mani di quelli che erano già ricchi. E' così che la Bank of America ha guadagnato miliardi attraverso i pignoramenti nel 1929-1937.
Non credete neanche per un secondo che il più ricco dei ricchi sarà danneggiato dal collasso che sta arrivando. Gli unici feriti saremo noi.
Guardate la Grecia. Quello che stanno cercando di fare è di far collassare il sistema, invece di permettere che la Grecia riorganizzi il suo sistema monetario, stanno imponendo alla Grecia di essere usata, che il debito greco sia finanziato dall’Europa. Ma, questo debito non vale nulla. E’ spazzatura, denaro di monopoli. Quindi chiedere all’Europa che a sua volta sta attraversando la sua debacle finanziaria, di assorbire un debito impagabile, che i greci, certamente, non potranno mai pagare, significa che sicuramente si distruggerà l’Europa. E questo è fatto di proposito, dato che nessuno, neanche Barroso, con tutto il rispetto verso di lui, è assolutamente intellettualmente impedito o Trichet è così stupido.
Disfiamoci della burocrazia di Bruxelles. Licenziamo tutti. Tutti sono mendicanti. Sono inutili. Queste persone non hanno mai fatto niente di utile nelle loro vite. Disfiamoci di Barroso. E’ stato rimandato in storia a scuola. Disfiamoci dell’ipocrita Van Rompuy, non perché è inutile ma perché è maligno e pericoloso. Non è la prima volta che un malvagio vince la sua strada all’ombra verso le viscere del potere. Vedete, è una questione di leadership ed è una questione di immortalità. Tutti i leader della società, specialmente in tempo di crisi, sono i leader perché si misurano contro l’approssimazione di questo standard. Gente come Barroso, Van Rompuy, il presidente dell’Unione Europea Jean Claude Juncker, Dominique Strauss- Kahn, il direttore amministrativo del FMI, appena possono essere considerati dei leader. In realtà appena possono essere considerati umani, sotto la prospettiva della rappresentazione umana del "Per il Bene Superiore dell’Umanità". Adesso, quello di cui vi sto parlando non è un problema scientifico ma un problema morale. Una questione di immortalità. Noi come stati nazione, come gente del Pianeta, crediamo nel futuro dell’umanità? E che tipo di futuro avremo tra 100 o 200 anni? O che ne sarà di noi in 10 mila anni? Abbiamo il diritto di sognare? Se può avere un senso essere qui, allora i cattivi non possono vincere. Per esempio, ci hanno detto che l’euro deve essere salvato. Che il fallimento dell’euro porterà la caduta dell’UE. E’ una bugia. Invece di una debole e disfunzionale unione monetaria europea ritorneremo ad essere repubbliche stati nazioni indipendenti. L’Europa dei nostri avi. “La diversità culturale non è solo il segno del progresso, ma una polizza di sicurezza contro l’estinzione umana” Una volta nato, il concetto di stato nazione non muore mai; aspetta solo che appaiano esseri umani valorosi e lucidi per la sua difesa, e che perfezionino il concetto. Così dobbiamo essere una fraternità di nazioni, di nazioni sovrane- unite con lo scopo comune dell’umanità. Fino a quando non potremo portare l’Umanità ad una Età della Ragione, la storia in realtà sarà plasmata non dalla volontà della maggior parte dell’umanità, ma da quei pochi che, con intenzioni buone o cattive, conducono il destino dell’uomo allo stesso modo di come una mandria di mucche è guidata avanti e indietro nei prati e, occasionalmente, anche verso il macello”.

lunedì 7 giugno 2010

Vendi Tutto

Da Eugenio Benetazzo riceviamo e volentieri Pubblichiamo.

Alla fine hanno gettato la maschera, le chiacchiere stanno a zero: l'Unione Europea e la moneta unica sono un progetto fallimentare, ancora non fallito solo per adesso. Da Novembre 2009 a Maggio 2010 la posta sul tavolo è passata dai ridicoli 10 miliardi di euro per aiutare la Grecia ai 750 miliardi per salvare il salvabile. E lo stillicidio continua: adesso tocca alla Spagna che perde la tripla A. Per chi non avesse ancora capito sta per arrivare un conto salatissimo, altro che politica di austerity dei conti pubblici stile lacrime e sangue ! Direi molto, ma molto peggio.
Cominciamo con lo svegliare il risparmiatore italiano che confida eternamente sulla sicurezza dei titoli di stato, al momento se c'è un paese al mondo che ha la possibilità di bissare il default dell’Argentina a distanza di dieci anni, lo troviamo proprio dentro ai confini europei. Eh sì, perché ormai tutta l’attenzione mediatica è incentrata sulla inquietante architettura debitoria che hanno tutti gli stati europei, nella fattispecie preoccupano gli intrecci debitori sulle detenzioni dei titoli di stato che i paesi virtuosi hanno nei confronti dei paesi periferici. Sostanzialmente il debito dei paesi strutturalmente deficitari è in mano ai paesi virtuosi: quindi la vita di questi ultimi è strettamente collegata a quella dei paesi al momento in difficoltà. Il destino del debito dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna: preferisco l’Italia all’Irlanda) rappresenta il destino dell’Euro e dell’Europa. Quello che sta accadendo il tutto il mondo è proprio una perdita di credibilità dell’euro in considerazione delle incapacità che avranno i paesi europei nel futuro per onorare questi debiti. E questa incapacità è dettata oltre che da evidenti deficienze strutturali (forse insuperabili) anche da oggettive problematiche legate allo sviluppo dei trend demografici della popolazione europea: è un po’ come avere una trave nel culo e voler andare a fare un giro in bicicletta. Direi che è abbastanza arduo oppure molto doloroso. Giorno dopo giorno la verità viene centellinata goccia a goccia per evitare fenomeni tipo le bank runs o la fuga dai titoli di stato, qualunque essi siano. Il debito infatti, prima o poi, qualcuno lo dovrà rimborsare. Quelli che scrivono che non vi è da preoccuparsi o che attraverso finanziarie che non avranno impatto sulle tasche dei contribuenti mi sembrano opinionisti improvvisati che filosofeggiano in un campo di letame. Altro che manovre lacrime e sangue: in Europa è ormai in atto un progressivo impoverimento, il quale ha già raggiunto e superato in alcuni stati il punto di non ritorno. Quanto stiamo vivendo è il frutto della convergenza molto spiacevole di due gradienti evolutive: da una parte il processo di apertura ad Oriente senza alcun tipo di controllo o limite (che ha portato a regalare posti di lavoro una volta europei agli orientali) e dall’altra, il progressivo invecchiamento della popolazione europea, con l’Italia e la Spagna che fanno da apripista. Un modello economico (il nostro), basato su un protezionismo sociale sfrenato, purtroppo non ha futuro: il ridimensionamento del gettito fiscale dovuto ad una mutazione del tessuto produttivo e della disoccupazione giovanile sta diventando una bomba con la miccia accesa.
Vi è di più: le attuali generazioni di pensionati, a cominciare da quelli italiani, non si rendono conto di quello che sta accadendo, hanno visto in passato la giostra della cuccagna che ha sempre elargito regali a tutti e ora borbottano spazientiti perché non riescono più a conseguire le rendite finanziarie di un tempo o perché non riescono ad affittare l’appartamento che hanno ai prezzi di cinque anni fa. Purtroppo nella maggior parte dei casi abbiamo a che fare con persone stupide, ignoranti ed avide. Di certo la loro generazione al momento non può essere chiamata in causa per risolvere proprio quello che ha creato. I ragazzi di oggi che sono interinali a singhiozzo devono beffardamente ringraziare i loro nonni o i loro genitori per quello che sta accadendo o per il lavoro che non hanno. Purtroppo non può avere futuro un paese in cui sono (per adesso) i nonni a prendersi cura dei nipoti, e non il contrario. Il peggio deve ancora arrivare: l’unica incertezza è il quando.

Eugenio Benetazzo


NOTA SUL COPYRIGHT©

ARTICOLI DI PIERMAFROST SONO COPERTI DA COPYRIGHT . POSSONO ESSERE LIBERAMENTE DIFFUSI A PATTO DI CITARE L'AUTORE E IL LINK DELLA FONTE.