sabato 26 giugno 2010

Oltre il picco

Mentre il petrolio continua a riversarsi nel golfo del Messico, durante un recente sabato Jennifer Wilkerson ha passato tre ore al telefono parlando della vita dopo il petrolio. Per la signora Wilkerson, una moderata democratica di Oakton, Virginia di 33 anni, che progetta interfacce per computer, questa perdita rafforza cio’ che la ossessiona da piu’ di un anno- che il petrolio usato stia eccedendo la fornitura mondiale. La preoccupa che cosa accadra’ dopo: forse la scarsita’ di cibo, o un collasso dell’economia, o una rottura dell’ ordine pubblico. Tutte domande che si pone dopo aver frequentato un corso su come vivere dopo tutto questo.
In tempi cupi, c’e’ un’impennata del catastrofismo.
Gli americani sono sempre stati affascinati dagli scenari disastrosi, come l’aumento della popolazione, o la guerra fredda, o dal riscaldamento mondiale. In questi giorni, i catastrofisti, come la signora Wilkerson scherzosamente definisce lei e gli altri che la pensano come lei, hanno una nuova idea fissa: il picco del petrolio. Essi sostengono che la fornitura di petrolio che aveva gia’ raggiunto la punta massima ad inizio 2008, diminuira’ rapidamente, trascinando giu’ l’economia. Posizionati tra i movimenti ambientalisti e i survivalist che si rifugiano nei bunker, il gruppo del ‘picco del petrolio’ e’ piccolo ma sta crescendo, passando dai negozi biologici al Congresso, dove democratici e repubblicani hanno formato un ‘Congressional Peak Oil Caucus’. E sono stati ingegnosi, condividendo le preoccupazioni degli altri ‘catastrofisti’ che includono il debito mondiale ed il cambiamento climatico, entrambe causate sostengono da un eccessivo uso di minori scorte di petrolio.
Molte persone discutono le ipotesi della perdita di petrolio, tra cui Daniel Yergin, vincitore del premio Pulizer per “Il premio. L’epica corsa al Petrolio, al potere ed al denaro” (“The Prize: The Epic Quest for Oil, Money and Power”) ed il presidente di IHS Cambridge Energy Research Associates, una compagnia che consiglia governi ed industrie. Il signor Yergin ipotizza che le nuove tecnologie continueranno a fornirci piu’ petrolio. Andre Angelantoni non correra’ il rischio. A casa sua a S. Rafael in California, ha immagazzinato riserve di cibo nel caso in cui la perdita di petrolio blocchi la consegna del cibo ai mercati e ha convertito i suoi investimenti in oro e in argento. “L’effetto del ‘picco del petrolio’ e l’aumento del costo dell’energia, non saranno facili”, dice Mr. Angelantoni, un Web desiner, la cui compagnia, Post Peak Living, offre corsi telefonici e corsi online sulla vita dopo il tracollo.
‘La nostra economia dipende in modo sempre maggiore dalla fornitura di energia, e questo non e’ possibile’ dice (Mr. Angelantoni). ‘mi piacerebbe poter dire che accetteremo tranquillamente di avere milioni di disoccupati e le loro case pignorate. Ma e’ difficile immaginare tutto il paese passare ad un basso consumo energetico, senza avere gente arrabbiata. Ci sara’ un po’ di agitazione sociale durante il passaggio. ‘Transition US’, un gruppo di origine inglese, che cerca di aiutare le citta’ a farsi forza per la vita dopo il petrolio, tra cui la ‘morte della popolazione’ per la carenza di petrolio, cibo e medicinali, ha ora 68 gruppi ufficiali nello stato, ed era partito con 2 nel 2008. I progetti del gruppo vanno dalla creazione di orti locali alla creazione di moneta locale, nel caso di fallimento di quella nazionale. I libri tetri come ‘Il collasso’ e “The Long Emergency: Surviving the End of Oil, Climate Change, and Other Converging Catastrophes of the Twenty-First Century” di James Howard Kunstler e “The Party’s Over: Oil, War and the Fate of Industrial Societies” di Richard Heinberg hanno venduto rispettivamente 100.000 e 50.000 copie secondo i loro editori. Al Congresso nel 2005, Il Rappresentante Roscoe G. Bartlett, Repubblicano del Maryland, e il Senatore Tom Udall, democratico del New Mexico, che era un rappresentante al Congresso a quel tempo, avevano creato il ‘Congressional peak oil caucus’. Il sito internet e i video online e numerosi social network permettevano di connettere gli aderenti in modi che prima sarebbero stati impossibili.
Il signor Angelantoni, di 40 anni, ha iniziato a preoccuparsi del ‘picco del petrolio’ da un interesse per i cambiamenti climatici, perche’ credeva che il suo impatto sarebbe stato precipitoso. ‘il picco del petrolio’ e’ allo stesso punto delle discussioni sui cambiamenti climatici di 20 anni fa’ ci ha detto. Lui distingue il gruppo ‘del picco del petrolio’ dai movimenti sui cambiamenti climatici. “Il ‘sierra club’ dice alle persone che se usano meno energia, il modello di base e’ giusto” ci ha detto. “Io non penso sia questo il caso”. Come altre persone del corso via telefono, ci ha detto che la sua preoccupazione sul ‘picco del petrolio’ ha provato il rapporto con il coniuge, creando una distanza incolmabile.
“E’ molto difficile per le persone sentire che questa economia si sta sciogliendo” ci ha detto. “Loro pensano che siccome non e’ ancora successo, non succedera’ mai”. La signora Wilkerson ha gia’ letto 2 dozzine di libri sul ‘picco del petrolio’ e su argomenti correlati. Per un po' era depressa al lavoro e aveva problemi a discutere dei suoi stati d’animo con il marito, perche’ “le conversazioni erano terribili”. ci ha detto. Al lavoro i suoi colleghi le avevano detto in modo diretto “che erano stanchi di sentire quei discorsi”. “Credevano che fossi troppo estremista nelle conclusioni, visto che pensavo che sarebbe successo un collasso”. Ha aggiunto: “ero pronta a lasciare questo stato per diventare un’agricoltore biologico”, ma ha imparato che questo non era il modo di farlo. “Hai bisogno di una comunita.” Nonostante la rapida crescita di ‘Transition US’ il trasloco e’ stato piu’ semplice in Inghilterra. Ci ha detto Raven Gray, che e’ venuto in questo stato per fondare una sezione qui. Mentre gli americani abbracciano gli scenari catastrofici, loro sono meno disponibili a lavorare insieme su come vivere dopo, ci ha detto.“Ci sono molte persone apocalittiche nei circoli ambientalisti”, ci ha detto. “Molte di queste persone erano indignate dalla nostra visione ottimistica del futuro. C’e’ una cupa visione che ci guida, ma stiamo passando ad una visione positiva su quello che possiamo fare.” Per la signora Wilkerson, che ora sta coltivando le verdure nella sua cucina, il corso, che e’ costato $175, le ha dato il coraggio di muoversi in quella direzione.
“Che il collasso avvenga o meno, essere capace di insegnare alle altre persone come coltivare cibo cosi’ che possano farlo con qualsiasi condizione atmosferica, e’ un buon investimento del mio tempo”, ci ha detto. Piccole fisime americane oltre picco.

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