martedì 15 giugno 2010

Problema Tedesco

In questi giorni stiamo assistendo alla grande pressione che l'establishment europeo – il Consiglio Europeo, La Commissione Europea, la Banca Centrale Europea - e la maggior parte dei mass media stano esercitando sui Paesi periferici - Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda - per costringerli ad adottare politiche di austerità, riduzioni del disavanzo e del debito pubblico, abbassamento dei salari, col fine di uscire dalla Grande Recessione che l’eurozona sta attraversando. Il grande errore di questa strategia di tensione è credere erroneamente che i problemi che sta attraversando l’Europa li abbiano creati questi Paesi con i loro sprechi e la loro mancanza di disciplina fiscale, cosa facilmente dimostrabile come falsa. Non vi è uno spreco nella spesa pubblica in quei Paesi (tutti loro hanno spese e impieghi pubblici più bassi della UE), né i loro redditi sono esuberanti (sono anzi, molto al di sotto della media UE indipendentemente dal loro livello produttivo ).
Il grande segreto, nascosto o ignorato dai grandi mass media d’informazione e persuasione, è che il problema della Eurozona non è da cercare in periferia ma al centro, ovvero, in Germania. L’economia tedesca è stata per diversi anni in pessime condizioni. Negli ultimi quindici anni non c'è stato un aumento dei salari, come conseguenza delle misure antisindacali attuate dai governi di Gerhard Schroeder - tra cui la celebre riforma 2010- e di Angela Merkel, agevolate anche dalla grande disponibilità di mano d’opera proveniente dalla ex Germania dell'Est e dagli immigrati dell'Est europeo.
Negli ultimi quindici anni i suoi investimenti sono stati pochi (di meno conto che nei Paesi periferici), la sua crescita economica molto lenta (molto di più che nei Paesi periferici) e la sua disoccupazione è in crescita. In effetti, la crescita della produttività è stata inferiore rispetto alla maggior parte dei Paesi periferici ad eccezione della Spagna. La diminuzione dei proventi del lavoro in Germania ha dato luogo a un problema più grande in confronto alla mancanza di offerte di lavoro; la mancata crescita dei salari, che è diminuita come percentuale nell'insieme del reddito nazionale, ed ha avuto come risultato che i salari sono cresciuti meno della produttività. Così, la crescita economica tedesca non si è basata sulla crescita della domanda interna bensì sulla crescita delle esportazioni, con conseguente accumulo di euro nelle banche tedesche, visto che due terzi delle loro esportazioni vanno verso Paesi europei che pagano in euro.
Cosa ha fatto la banca tedesca con così tanta disponibilità di liquidi? Diverse cose. Una è stata quella di prestarli ai paesi mediterranei. Il flusso di euro (dalle banche tedesche verso le banche spagnole, ad esempio) è stato immenso. Questo flusso aiutò la banca spagnola ad impostare un eterogeneo sodalizio bancario – immobiliare –costruttori edili, un team altamente speculativo che insediò la bolla immobiliare e che fu il motore rombante dell'economia spagnola. Un’altra cosa che fece la banca tedesca fu comprare il debito estero dei Paesi del Mediterraneo ad alto interesse. La maggior parte del debito estero di questi Paesi è proprietà della banca tedesca (e di quella francese). E, se non bastasse ciò, ingenti somme di capitale tedesco sono state investite direttamente in attività speculative di tipo immobiliare nei suddetti Paesi periferici. Buona parte della distruzione della costa spagnola è stata finanziata dagli investimenti tedeschi. Ma tutto questo finì. Il collasso delle bolle immobiliari e la crisi delle banche statunitensi e britanniche, direttamente collegate alla banca tedesca, crearono un enorme problema per quest’ultima. Ed ecco qua il nocciolo della questione. Le politiche di austerità che l'establishment europeo pretende puntano, in realtà, a conservare integri i tornaconti delle banche (compresa quella tedesca). Come ben disse il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, il presunto riscatto da parte del Fondo Monetario Internazionale e dell'Unione Europea verso i Paesi periferici non è che il salvataggio delle banche del centro (tedesche e francesi). Si prestano soldi agli Stati periferici perché possano pagare le banche dei paesi centrali. Questo è il grande segreto che i mezzi di persuasione ignorano o nascondono. In realtà tutto poteva svolgersi in altro modo se il conflitto tra Gerhard Schroeder, Cancelliere tedesco, e Oskar Lafontaine, Ministro delle finanze, fosse stato vinto da quest’ultimo. Fu Schroeder, più vicino al settore bancario e al mondo delle esportazioni, che vinse (causando l’uscita di Lafontaine dal governo e dal partito socialdemocratico). Se in Germania avesse vinto la sinistra, il paese sarebbe cresciuto economicamente sulla base della domanda interna, aiutando così non solo la classe operaia tedesca ma anche tutta la UE. Questa misura inoltre, avrebbe anche corretto l’eccessivo disavanzo negativo sulla bilancia dei pagamenti dei Paesi periferici, in gran parte causa dei loro problemi. Come disse la Ministra dell’economia del governo francese Sig.ra Christine Lagarde, “l’odierno problema della Germania è la paralisi della domanda interna dovuta alla immobilità degli stipendi. E’ necessario che questi crescano e anche rapidamente”. Non si poteva esprimere meglio. La banca tedesca, tuttavia, si oppone a tutto ciò, non solo in Germania ma in tutta la UE. La BCE (Banca Centrale Europea), il FMI (Fondo Monetario Internazionale) e la Banca di Spagna sono le voci neoliberali di più forte opposizione. Il loro desiderio è che la banca non sia colpita negativamente, visto che è stata capace di produrre lauti profitti a suon di abnormi debiti, sia pubblici che privati, che inaspettatamente però, potrebbero rivelarsi il loro tallone d’Achille. Nientemeno che il segretario al Tesoro del governo Obama, il Sig. Timothy Geithner, ha chiesto di sottoporre la banca europea (in modo speciale nei paesi del centro della eurozona) a una prova di stress simile a quella nordamericana. Ecco perché i banchieri tedeschi (anche la BCE) vorrebbero, soprattutto, essere pagati per poter diminuire la spesa pubblica e i salari degli Stati, non solo nei periferici questa volta, ma anche in quelli centrali, compreso il loro. L’alternativa sarebbe un notevole aumento della produzione interna (aumentando la massa salariale e il debito pubblico), consentendo una moderata inflazione per stimolare la crescita economica e saldare il debito e la creazione di banche pubbliche statali che garantiscano il credito. Le attuali banche, naturalmente, non ci stanno e tutti i grandi mass media d’informazione e persuasione soprassiedono. Le cinque testate più importanti del Paese hanno appoggiato nei loro editoriali le proposte del Fondo Monetario Internazionale, che assieme alla BCE sono il perno dell'ortodossia neoliberista del mondo odierno. E così andiamo......

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