domenica 17 ottobre 2010

Segni di Follia Discontinua

Da Giulietto Chiesa riceviamo e volentieri pubblichiamo

Chissà cosa diranno i nostri discendenti, leggendo quello che scrivevano i commentatori politici del tempo dell’Inizio della Transizione. Difficile prevedere quanta carta avranno, se ne avranno, quei discendenti nostri. E quanti canali riusciranno a tenere accesi per passare il poco tempo a disposizione che resterà loro per divertirsi. Vicino a casa, perché la parola d’ordine “a chilometro zero” sarà divenuta un obbligo.
Leggo invece, per esempio, che le grandi compagnie aeree del mondo stanno commissionando nuovi aerei passeggeri per 26 miliardi di dollari. E penso a come saranno sbalorditi per la nostra stupidità attuale coloro che dovranno centellinare i loro viaggi aerei in base a una rigorosa distribuzione statale delle disponibilità. Sembra che siano tutti impazziti. Possibile che non si rendano conto che il prezzo del combustibile e, di conseguenza, quello dei biglietti, salirà vertiginosamente? Come si fa a prevedere nuovi aerei o nuovi aeroporti nelle condizioni che si delineano? Ma è così che gira questo mondo senza senso, guidato da signori che in questo agosto si aggirano per i mari caldi a bordo dei loro yacht fantasmagorici e progettano il disastro futuro nostro prossimo venturo. Leggo, sul Financial Times di un giorno di luglio, che i dati statistici rivelano come decine di miliardi di euro, dollari, yen, sterline, stanno emigrando verso portafogli in cash. Le spiegazioni degli esperti: coloro che stanno a bordo di quegli yacht si aspettano un nuovo crollo delle borse di azioni e di obbligazioni.
Tengono i contanti in fondi speculativi di carattere monetario perché sanno che per investirli in una qualunque operazione produttiva significa perderli. I loro portafogli sono bene equilibrati, tra dollaro, euro e altre monete, in modo che se crolla l’una guadagneranno sull’altra. Cioè non ci perderanno niente. Ma milioni di persone, invece, continuano a investire perché gli hanno detto che la ripresa è in atto.
Naturalmente è tutto falso, così come sono falsi i rating delle famose agenzie della truffa, che assegnano voti in base a calcoli politici dei signori che bevono whisky a bordo degli yacht con i vetri fumé, in modo che nessuno ci veda dentro. L’esperimento greco è in pieno sviluppo, cioè in pieno disastro, ma adesso è silenzio attorno alla Spagna e al Portogallo, prossime vittime designate. Se ne riparla a settembre in base a un’agenda delle notizie che viene rispettata dai grandi media del mainstream, che fanno parte della banda. Qua e là zampillano, come per caso, dalla superficie oleosa come il mare del Golfo del Messico, brandelli di realtà, dai quali emerge che non c’è nessuna vera ripresa in tutto l’Occidente. Cammina, come una locomotiva, solo la Cina. E questo sta diventando un problema sia per gli Stati Uniti, sia per il resto del mondo, sia per la Cina stessa: è ovvio che a Washington (e nelle riunioni del Bilderberg Group) ci si pone il problema di come fermarla. Problema al momento insolubile in termini pacifici. Ma sappiamo che i signori degli yacht non pensano necessariamente in termini pacifici. Follie, naturalmente, che ogni persona per bene riterrebbe impraticabili. Ma - ed è questo uno dei perni centrali di ogni ragionamento realistico - non si può misurare, né prevedere, il comportamento dei signori che stanno dietro quei vetri fumé in base al politically correct.
Per la semplice e banale ragione che quella gente, che progetta il nostro disastro, ritiene normale e logico che il nostro disastro debba essere il loro trionfo. In effetti è andata così fino ad ora. Ma l’intelligenza dei signori degli yacht non arriva fino al punto di comprendere che è cominciata una “transizione” gigantesca.
E in questa transizione, sebbene loro avranno molte più chances dei comuni mortali, neanche loro (e nemmeno i loro figli) saranno al sicuro. Non avendo però nessuna bussola diversa da quella che hanno usato fino ad ora, navigano con quella del passato. Ma così non vedono più il futuro, né possono garantirsi una rotta sicura in un cielo in cui la Stella Polare americana non brilla più e un’altra stella, sconosciuta ai più, comincia ad alzarsi nel cielo accanto a una luna anch’essa irriconoscibile. Quanto durerà questa transizione nessuno lo sa. E allora molti di coloro che stanno ai piani inferiori della torre, e non vedono il futuro, si affidano alla speranza. Cominciano le campagne tranquillizzatrici che ci invitano a stare calmi: non preoccupatevi, da qui al 2050 le energie rinnovabili sostituiranno completamente il carbone, il petrolio il gas. E il nucleare ci aiuterà a ridurre la produzione di CO2, così potremo tornare a consumare come abbiamo fatto fino a ieri.
Coraggio e in alto i cuori. Tutto falso, naturalmente. Perché questa diagnosi fa acqua da tutte le parti, come i nostri discendenti avranno già potuto verificare, a loro spese. E sapete dove è il buco più grosso? Nella nostra incapacità di capire che non c’è una sola crisi che ci sta venendo addosso: ce ne sono tante. E tutte hanno un denominatore comune: l’apparizione del “limite”. Prima non lo vedevamo. Adesso - basterebbe aprire gli occhi - lo vediamo. Energia, risorse naturali, acqua, temperatura. Tutto è limitato, in forse.
E nemmeno avessimo a disposizione infinita energia potremmo superarlo. L’idea del “business verde” è, in questo contesto, l’ultimo specchietto per le allodole. Ci sono voluti oltre 100 anni per la civiltà dell’automobile. Non penserete mica che ci vorrà meno tempo per costruirne una alternativa? E tutto ci dice che questo tempo non lo abbiamo. Ecco cosa significa la transizione e come prepararsi ad affrontarla. Ed ecco perché dedico questo commento al nostro futuro. Anche per evitare che si continui a dare troppa attenzione al “morto che cammina” in casa nostra. Prima che smetta di camminare anche lui, dovremmo chiederci se c’è in Italia qualcuno che ha in testa un’idea della transizione che ci attende.

Giulietto Chiesa



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