sabato 27 novembre 2010

Verità sull'Europa

L'intero progetto europeo è ora a rischio di disgregazione, con conseguenze strategiche ed economiche che sono molto difficili da prevedere.
In un discorso qualche settimana fa, il presidente dell'Unione europea Herman Van Rompuy (poeta e scrittore di versi giapponesi e latini) ha avvertito che se i leader europei trattano maldestramente la crisi attuale e consentono lo scioglimento dell’eurozona, essi distruggono la stessa Unione europea.
"Siamo in una crisi di sopravvivenza. Dobbiamo lavorare tutti insieme per sopravvivere con la zona euro, perché se non sopravviviamo con la zona euro non sopravviveremo con l'Unione europea", ha detto.
Bene. Questo tema è fin troppo familiare ai lettori del The Daily Telegraph, ma è come uno shock ascoltare una tale confessione dal presidente europeo dopo tutti questi anni.
Egli ammette che la scommessa di lanciare una moneta prematura e disfunzionale, senza una tesoreria centrale, o unione del debito, o governo economico per sostenerla - e prima che le economie, i sistemi giuridici, le pratiche di contrattazione salariale, la crescita della produttività, la sensibilità del tasso d’interesse del Nord e del Sud Europa arrivassero dovunque vicino ad una convergenza sostenibile - ora può ritorcersi contro orribilmente.
Fu detto a Jacques Delors e compagni, padri dell'UEM (Economic and Monetary Union), dagli economisti della Commissione nei primi anni ‘90 che questa avventura spericolata non avrebbe potuto funzionare così come costruita, e avrebbe portato ad una crisi traumatica. Essi fecero spallucce di fronte alle avvertenze.
Gli era anche stato detto che la moneta unica non elimina il rischio: essa sposta semplicemente il rischio di cambio verso il rischio di default. Per questo motivo era tanto più importante disporre di un meccanismo efficace per i default sovrani e le ristrutturazioni del debito in atto sin dall'inizio, con regole chiare per stabilire i giusti prezzi di tale rischio.
Ma no, i maestri della UE non volevano sentire niente di tutto ciò. Non potevano esserci dei default e nessuna preparazione fu fatta o addirittura consentita per un simile risultato del tutto prevedibile. Fu sufficiente la sola fede politica. Gli investitori che avrebbero dovuto essere informati meglio andarono dritti nella trappola, pagando il debito greco, portoghese e irlandese a 25-35 punti base al di sopra dei Bund. All’apice del boom i fondi d’investimento acquistavano obbligazioni spagnole con uno spread di 4 punti base. Ora stiamo vedendo quello che succede quando si consolida tale rischio morale nel sistema, e si spegne il segnale d’allarme.
Delors ha detto ai colleghi che ogni crisi sarebbe una "crisi salutare", consentendo all'UE di abbattere la resistenza al federalismo fiscale, e di accumulare energia fresca. Lo scopo della EMU è stato politico, non economico, per cui le obiezioni degli economisti potevano felicemente essere ignorate. Una volta che la moneta era in vita, gli stati UE avrebbero rinunciato alla sovranità nazionale per farla funzionare nel tempo. Ciò porterebbe inevitabilmente al sogno di Monnet di uno stato dell'Unione europea a pieno titolo. E causare la crisi.
Dietro a questa scommessa, ovviamente, c’era il presupposto che ogni crisi potrebbe essere contenuta ad un costo tollerabile una volta che gli squilibri del sistema monetaria EMU “un’unica taglia che non va bene a nessuno” avessero già raggiunto livelli catastrofici, e una volta che le bolle del credito di Club Med e dell'Irlanda fossero esplose. Si presumeva anche che la Germania, Paesi Bassi, Finlandia in ultima analisi - a seguito di molte proteste - si sarebbero impegnate a pagare il conto per una “Unione europea di sussidi di solidarietà”.
Si può presto scoprire se tale ipotesi è corretta. Lungi dall’amalgamare l'Europa, l'unione monetaria sta portando ad acrimonia e recriminazioni reciproche. Abbiamo avuto la prima eruzione all'inizio di quest'anno quando il vice premier della Grecia ha accusato i tedeschi di aver rubato l’oro greco dai forzieri della banca centrale e aver ucciso 300.000 persone durante l'occupazione nazista.
La Grecia è ora sotto un protettorato dell'Unione europea, o il "Memorandum", come lo chiamano. Ciò ha provocato attacchi terroristici di minor conto contro chiunque associato al governo UE. Irlanda e Portogallo sono più indietro su questa strada per la servitù della gleba, ma sono già alle prese con la politica imposta da Bruxelles per essere presto sotto protettorati formali in ogni caso. La Spagna è più o meno stata costretta a tagliare i salari pubblici del 5% per soddisfare le richieste dell'UE in maggio. Tutti sono costretti a lavorare duro a causa dell'agenda di austerità dell'Europa, senza la contropartita del soccorso della svalutazione e di una più libera politica monetaria.
Dato che questo continuerà anche nel prossimo anno, con tasso di disoccupazione fermo a livelli da depressione o addirittura oltre in maniera strisciante, ci si comincia a interrogare sulla paternità di tali politiche. C'è pieno consenso democratico, oppure questa sofferenza è imposta da capi supremi stranieri con un obiettivo ideologico? Non ci vuole molta immaginazione per vedere cosa tutto questo sta per fare per la concordia in Europa. L'opinione generale è che l'UE è divenuta illegittima quando si è rifiutata di accettare il rigetto della Costituzione europea da parte degli elettori francesi e olandesi nel 2005. Non ci poteva essere alcuna giustificazione per resuscitare il testo del trattato di Lisbona ed imporlo attraverso una procedura parlamentare senza referendum, in quanto costituiva un putsch autoritario.
L'Irlanda era l'unico paese costretto a considerare una votazione della sua corte costituzionale. Quando anche questo elettorato solitario ha votato no, l'UE ha nuovamente ignorato il risultato e intimato all'Irlanda di votare una seconda volta per farlo "giusto".
Questo è il comportamento di una organizzazione proto-fascista, per cui se l'Irlanda ora - per ironia della storia, e senza compenso – fa scoppiare la reazione a catena che distrugge la zona euro e l'Unione europea, sarà difficile resistere alla tentazione di aprire una bottiglia di whisky Connemara e godersi il momento. Ma bisogna resistere. Il cataclisma non sarà gradevole.
Il pensiero per tutti coloro che ancora lavorano per le istituzioni dell'UE è: cosa accadrà alle loro pensioni in euro se il signor Van Rompuy ha ragione?

mercoledì 24 novembre 2010

Pretese sull'Artico

Gli Stati Uniti e il Canada hanno accettato di mettere da parte la loro disputa sui diritti di navigazione nella costa canadese per far fronte, insieme, alla Russia. L’anno scorso e per la prima volta, la NATO ha ufficialmente rivendicato un ruolo nell’Artico, quando il segretario generale Jaap de Hoop Scheffer ha detto agli stati membri di risolvere i loro disaccordi all’interno dell’Alleanza, in modo che possa allestire “attività militari nella regione”. “Chiaramente, il ‘High North’ (‘Estremo Nord’, ndt) è una regione di interesse strategico per l’Alleanza”, ha detto durante un seminario NATO a Reykjavik, in Islanda, nel gennaio del 2009.
Da allora, la NATO ha condotto vari importanti ‘war games’ (‘giochi di guerra’, ndt) concentrati nella regione artica. A marzo, quest’anno, 14.000 soldati NATO hanno partecipato all’esercitazione militare “Cold Response 2010” (“Risposta Fredda 2010”, ndt) in Norvegia, in uno scenario palesemente provocatorio: l’Alleanza interveniva per difendere un piccolo ed immaginario stato democratico, Midland, i cui campi petroliferi erano rivendicati da un grande stato antidemocratico, Nordland. In agosto, il Canada ha ospitato la sua più grande esercitazione nell’Artico, Operazione Nanook 2010, alla quale hanno partecipato per la prima volta anche gli USA e la Danimarca.
La Russia e gli Stati Uniti hanno fatto progressi nelle loro relazioni sul controllo delle armi, sull’Afghanistan e sull’Iran, ma rimane un argomento sul quale la rimessa a zero (delle loro relazioni, ndt) potrebbe bloccarsi di nuovo: l’Artico. Gli alti ufficiali dell’esercito USA hanno avvertito di una nuova Guerra Fredda nell’Artico e hanno richiesto una maggiore presenza militare americana in questa regione ricca di energia.
All’inizio del mese, l’ammiraglio americano James G. Stavridis, comandante supremo NATO per l’Europa, ha detto che il riscaldamento globale e corsa alle risorse potrebbero sfociare in un conflitto nell’Artico, poiché “ha il potenziale per alterare l’equilibrio geopolitico nell’Artico fino ad ora congelato nel tempo”.
Queste affermazioni coincidono con la politica statunitense. Essa richiede lo “schieramento di sistemi aerei e marittimi per il ‘sealift’ (trasporto di materiale militare tramite navi cargo dell’esercito, ndt) strategico” in modo da “preservare la mobilità globale di navi militari e civili e di aerei in tutta la regione artica”, incluso la ‘North Sea Route’ (‘Strada del Mare del Nord’, ndt) lungo la costa artica russa, che per Mosca rappresenta un’idrovia nazionale. La Russia è l’obbiettivo principale della strategia espansionistica americana.
Due mesi fa, il primo ‘supertanker’ (‘super nave cisterna’, ndt) russo ha navigato dall’Europa all’Asia lungo la North Sea Route. L’anno prossimo, la Russia prevede di mandare altre navi lungo la via artica, lontana 9.000km dal percorso tradizionale che passa invece attraverso il Canale di Suez.
Il Servizio Geologico degli Stati Uniti ritiene che l’Artico potrebbe contenere fino ad un quarto dei depositi di petrolio e gas inesplorati del mondo. Inoltre, Washington disputa lo sforzo di Mosca di ampliare la sua Zona Economica Esclusiva (‘ZEE’) nell’Oceano Artico. Secondo la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, uno stato costiero ha diritto a 200 miglia marine di ZEE e può rivendicarne altre 150 se è in grado di provare che il letto marino rappresenta un proseguimento della sua piattaforma continentale. La Russia fu il primo paese, nel 2001, a sollecitare un’estensione della sua ZEE, ma la commissione dell’ONU sui limiti delle piattaforme continentali (ndt: pure questa si sono inventati!) pretese prove scientifiche più evidenti a sostegno di tale richiesta. Mosca disse che avrebbe presentato una nuova richiesta nel 2013. Ad ogni modo, gli USA non hanno ratificato questa convenzione dell’ONU: molti membri del Congresso temono che possa limitare la “mobilità globale” della Navy (Marina americana, ndt). Nonostante la fine della Guerra Fredda, il rischio di conflitto nell’Artico ha di recente infiammato la baruffa dei cinque stati litorali artici (Russia, USA, Canada, Norvegia e Danimarca tramite il controllo della Groenlandia), con abbozzi di pretese riguardanti la suddetta regione ricca di energia, mentre il ghiaccio polare in ritirata rende le sue risorse più accessibili nonché spedizioni possibili durante tutto l’anno. Tutte le richieste si sovrappongono e i cinque stati sono strozzati in vari altri litigi bilaterali. In fin dei conti però, si tratta della Russia contro gli altri, cioè tutti gli altri stati membri della NATO.
La Russia ha reso nota la sua forte opposizione all’incursione NATO; il presidente Dmitry Medvedev ha detto che la regione starebbe meglio senza la NATO. “La Russia osserva da vicino questa attività”, ha affermato a settembre. “L’Artico starebbe benissimo senza la NATO”. I media occidentali hanno ritratto le costruzioni militari nella regione come una reazione alla risolutezza “aggressiva” della Russia, citando la ripresa dei pattugliamenti nell’Oceano Artico da parte di navi da guerra e bombardieri da lunga portata russi e il fatto di aver piantato, tre anni fa, una bandiera russa sul fondo marino del polo nord.
Fa comodo dimenticarsi che la Navy e l’Air Force americane non hanno smesso di pattugliare l’Artico per un solo giorno dalla fine della Guerra Fredda. La Russia, al contrario, ha drasticamente ridotto la sua presenza nella regione in seguito alla disgregazione della Unione Sovietica. Ha tagliato fuori la maggior parte delle navi da guerra della sua flotta nordica, smantellato le difese aeree lungo la costa artica e osservato le sue altre infrastrutture militari andare in rovina. L’Artico possiede un valore strategico enorme per la Russia. La sua flotta di sottomarini nucleari risiede nella Penisola di Kola. Il terreno russo oltre il Circolo Artico è grande pressappoco come l’India, 3,1 milioni di km². Esso rappresenta l’80 per cento della produzione nazionale di gas naturale, il 60 per cento del petrolio e la maggior parte dei metalli rari e preziosi. Entro il 2030, si prevede che il territorio artico russo, 4 milioni di km², abbia una rendita di 30 milioni di tonnellate di petrolio e 130 miliardi di m³ di gas. Se la richiesta della Russia sulle 350 miglia di ZEE sarà accettata, potranno essere aggiunti 1,2 milioni di m² ai suoi possedimenti.
Un documento strategico firmato da Medvedev nel 2008 afferma che la regione polare diventerà la “base strategica principale per le risorse” della Russia entro il 2020. La Russia ha concepito una strategia ‘multivector’ (‘multidirezionale’, ndt) in modo da raggiungere questo scopo. Primo, cerca di ristabilire il suo potenziale militare nella regione per respingere potenziali minacce. La Russia sta costruendo un nuovo tipo di sottomarino nucleare, armato di nuovi missili a lunga gittata. L’ammiraglio capo della Marina russa, Vladimir Vysotsky, ha detto di recente di aver preparato un piano per l’impiego di navi da guerra nei porti artici russi, per proteggere le rotte marine polari.
La seconda strategia consiste nel cercare di risolvere i litigi bilaterali con gli altri stati artici. Lo scorso settembre, la Russia e la Norvegia hanno firmato un patto di frontiera che stabilisce il loro feudo per i prossimi 40 anni su 175.000km² nel Mare di Barents; i due stati acconsentono inoltre a sviluppare insieme petrolio e gas sul fondo marino della regione. Sebbene continui a raccogliere prove geologiche riguardanti la sua richiesta territoriale nell’Artico, la Russia è pronta a concedere compromessi. Il ministro degli esteri canadese, Lawrence Cannon, non ha escluso che Canada e Russia possano presentare una domanda collettiva all’ONU riguardante la Dorsale di Lomonosov, una montagna sottomarina che si estende dalla Siberia al Canada e che i due paesi rivendicano come estensione delle loro piattaforme continentali.
La terza direzione della politica russa è quella di promuovere un’ampia cooperazione internazionale nella regione. In settembre, durante la prima conferenza internazionale sull’Artico della Russia a Mosca, il primo ministro Vladimir Putin ha richiesto uno sforzo comune per la protezione del fragile ecosistema, per attirare investimenti esteri all’interno dell’economia della regione e per promuovere tecnologie pulite e rispettose dell’ambiente. Ha ammesso che gli interessi dai paesi artici “stonano davvero” (sono in conflitto tra loro, ndt), ma ha detto che tutte le dispute possono essere risolte tramite il diritto internazionale.

lunedì 22 novembre 2010

Chiudere le Banche?

L'ex stella del Manchester United Eric Cantona, che i tifosi inglesi chiamavano «Dio», si ritrova in Francia alla testa di un movimento di protesta contro le banche, che ha già raccolto migliaia di simpatizzanti. Tutto è iniziato - ricostruisce il Guardian - con una intervista al quotidiano Presse Ocean di Nantes, l'8 ottobre scorso. Rispondendo a una domanda sulle dimostrazioni contro la riforma delle pensioni in Francia, Cantona, che indossava una maglietta rosso fuoco, ha criticato gli episodi di violenza spiegando che i dimostranti farebbero meglio a far nascere un movimento economico rivoluzionario, «iniziando a ritirare i propri soldi dalle banche».
«Che senso ha scendere in piazza? Per dimostrare? Non è più questa la strada - ha detto Cantona -. La rivoluzione è veramente facile oggi: il sistema è costruito sulle banche, quindi deve essere distrutto attraverso le banche. Se i tre milioni di persone che hanno dimostrato andassero in banca e ritirassero i propri soldi le banche collasserebbero».
Il video è finito su Youtube: 40.000 i clic in poche ore, con il movimento francese "StopBanque" pronto a concretizzare l'iniziativa, fissando al prossimo 7 dicembre il «D-day», il giorno in cui gli aderenti andranno in banca a ritirare i propri risparmi.
E sarebbero già 14.000 quelli pronti a farlo, aderendo al manifesto di StopBanque firmato da una regista belga, Geraldine Feullein, e da uno francese, Yann Sarfati. Il movimento si è propagato velocemente in tutta Europa, grazie ai social network, arrivando fino in Corea del Sud. Interesse anche in Italia: quasi 20.000 i clic sulla versione con sottotitoli in italiano e numerose pagine Facebook che invitano, il prossimo 7 dicembre, a ritirare i propri soldi dalle banche.
Un responsabile della federazione bancaria francese ha liquidato l'iniziativa con una risata, «è una cosa stupida», e ricordato con ironia che se Cantona, che nel '95 venne condannato a due settimane di carcere per aver colpito un tifoso avversario con un calcio stile Kung fu, vuole veramente ritirare i propri soldi «avrebbe bisogno di molte valigie».Ma a parte questa facile e scontata ironia, forse non è proprio qualcosa da sottovalutare. Le banche sono l'architrave di questo sistema di capitalismo terminale corrotto: facendo leva sulla base del loro potere economico, ( riserva frazionaria e leverage del debito) qualche bella botta potrebbe fare veramente male al sistema Bancario. Tentar non nuoce.

venerdì 19 novembre 2010

Verso la Guerra- Parte 4

Un attacco aereo "Preventivo" contro l'Iran porterebbe all'escalation verso una Guerra Nucleare Globale.
Attualmente ci sono tre teatri di guerra separati in Medio Oriente Asia Centrale: Afghanistan-Pakistan, Iraq e Palestina.
Se l'ran dovesse essere oggetto di un attacco aereo "preventivo" da parte delle forze alleate, l'intera regione, dal Mediterraneo orientale alla frontiera occidentale della Cina con l'Afghanistan e il Pakistan, si infiammerebbero, conducendoci potenzialmente in uno scenario da III guerra mondiale. La guerra si estenderebbe anche a Libano e Siria, come una epidemia senza controllo
È altamente improbabile che i bombardamenti, se dovessero essere attuati, sarebbero circoscritti agli impianti nucleari dell'Iran come sostenuto dalle dichiarazioni ufficiali U.S.-Europa-NATO. Ciò che è più probabile è un attacco aereo su infrastrutture militari e civili, sistemi di trasporto, fabbriche, edifici pubblici.
L'Iran, con un dieci per cento stimato delle riserve mondiali di petrolio e gas, si colloca al terzo posto dopo l'Arabia Saudita (25%) e l'Iraq (11%) per la dimensione delle sue riserve. In confronto, gli Stati Uniti possiedono meno del 2,8% delle riserve di petrolio a livello mondiale.
Le riserve di petrolio degli Stati Uniti sono stimate in meno di 20 miliardi di barili. La più vasta regione del Medio Oriente e Asia centrale ha riserve di petrolio che sono più di trenta volte quelle degli Stati Uniti, che rappresentano oltre il 60% della riserva totale del mondo.
Di rilievo è la recente scoperta in Iran delle seconde riserve di gas naturale più grandi conosciute a Soumar e Ouvéa stimate in 12,4 trilioni (milioni di milioni) di piedi cubici. Colpire l'Iran significa non solo recuperare il controllo anglo-americano sull'economia di petrolio e gas iraniani, compresi i percorsi delle condutture, ma anche contestare la presenza e l'influenza della Cina e della Russia nella regione. Ed è questo il vero motivo delle escalation militare verso l'Iran: contenere la Cina e depotenziarne la minaccia in una prima fase, distruggerla a lungo periodo.
Il previsto attacco contro l'Iran fa parte di una coordinata road map militare globale. Fa parte della "lunga guerra" del Pentagono, una guerra senza frontiere guidata dal profitto, un progetto di dominazione mondiale, una sequenza di operazioni militari. I pianificatori militari della NATO-U.S. hanno previsto vari scenari di escalation militare. Sono anche consapevoli delle implicazioni geopolitiche, vale a dire che la guerra potrebbe estendersi al di là della regione mediorientale dell'Asia centrale. Inoltre, sono stati analizzati gli impatti economici sui mercati petroliferi, ecc.
Mentre Iran, Siria e Libano sono gli obiettivi immediati, Cina, Russia, Corea del Nord, per non parlare di Venezuela e Cuba, sono anch'esse oggetto di minacce da parte degli Stati Uniti. In gioco è la struttura di alleanze militari. I dispiegamenti militari di U.S.-NATO-Israele comprese le esercitazioni militari e le esercitazioni condotte sulla Russia e sulle immediate frontiere della Cina sono in rapporto diretto con la guerra proposta all'Iran. Queste minacce velate, compresa la loro durata, costituiscono un suggerimento evidente per le ex potenze dell'epoca della guerra fredda di non intervenire in alcun modo per ostacolare un attacco contro l'Iran guidato dagli USA. L'obiettivo strategico di medio termine è colpire l'Iran e neutralizzare gli alleati dell'Iran, attraverso una diplomazia di corvetta. L'obiettivo militare più a lungo termine è quello di colpire direttamente la Cina e la Russia. Mentre l'Iran è l'obiettivo immediato, lo spiegamento militare non è in alcun modo limitato al Medio Oriente e all'Asia centrale. È stata formulata un'agenda militare globale.
Il dispiegamento di truppe della coalizione e sistemi avanzati di armi dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai suoi partners avviene simultaneamente in tutte le principali regioni del mondo. Le recenti azioni militari al largo della costa della Corea del Nord compreso lo svolgimento dei giochi di guerra USA sono parte di un progetto globale. Dirette principalmente contro la Russia e la Cina, le esercitazioni militari di Stati Uniti, NATO e alleati, esercitazioni di guerra, distribuzioni di armi, ecc vengono condotte contemporaneamente nelle principali aree geopolitiche sensibili:
-La penisola coreana, il Mar del Giappone, lo stretto di Taiwan, la Cina meridionale per minacciare la Cina.
-La distribuzione di missili Patriot in Polonia, il centro di allarme precoce nella Repubblica ceca per minacciare la Russia.
-Dispiegamenti navali in Bulgaria, Romania, sul Mar Nero, per minacciare la Russia.
-Dispiegamenti di truppe USA e NATO in Georgia.
-Un formidabile dispiegamento navale nel Golfo Persico compresi sottomarini israeliani contro l'Iran.
Contemporaneamente nel Mediterraneo orientale, Mar Nero, Caraibi, America centrale e regione andina del Sudamerica sono aree in corso di militarizzazione. In America latina e nei Caraibi, le minacce sono dirette contro Cuba e Venezuela. A sua volta, trasferimenti di armi su larga scala sono state intraprese sotto la bandiera degli "aiuti militari" statunitensi ai paesi selezionati, tra cui un affare di armi da 5 miliardi di dollari con l'India, che mira a costruire le capacità dell'India contro la Cina. (Enorme vendita di armi USA-India per contenere la Cina, Global Times, 13 luglio 2010).
Gli Stati Uniti hanno accordi di cooperazione militare con un certo numero di paesi del sud-est asiatico, inclusi Singapore, Vietnam e Indonesia, che riguardano "aiuti militari", nonché la partecipazione a giochi di guerra guidati dagli USA in Oceania (luglio - agosto 2010). Questi accordi sono favorevoli al dispiegamento di armi dirette contro la Repubblica popolare Cinese. Allo stesso modo e più direttamente in relazione all'attacco pianificato sull'Iran, gli Stati Uniti stanno armando gli Stati del Golfo (Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti) con missili intercettori a terra, Patriot ad avanzata funzionalità-3 e Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) come pure Missili intercettori Standard-3 sul mare installati su navi da guerra di classe Aegis nel Golfo Persico.
Ciò che è fondamentale per quanto riguarda i trasferimenti di armi statunitensi ai paesi partners e agli alleati sono i tempi effettivi di consegna e dispiegamento. Il lancio di un'operazione militare sponsorizzata dagli USA si verificherebbe normalmente una volta che questi sistemi di armi sarebbero collocati, dispiegati in modo efficace con l'attuazione dell'addestramento del personale. (ad esempio, India). Quello di cui ci stiamo occupando è un disegno militare globale attentamente coordinato controllato dal Pentagono, che coinvolge le forze armate unite di più di quaranta paesi. Questo dispiegamento militare globale multinazionale è di gran lunga la più grande esibizione di sistemi avanzati di armi nella storia del mondo. A loro volta, gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno stabilito nuove basi militari in diverse parti del mondo.
La struttura di comando unificato divisa in comandi combattenti geografici si basa su una strategia di militarizzazione a livello globale. "L'esercito degli Stati Uniti ha basi in 63 paesi. Nuovissime basi militari sono state costruite dopo l'11 settembre 2001, in sette paesi. In totale, ci sono 255,065 unità di personale militare statunitense distribuite nel mondo." (Vedere Jules Dufour, la rete mondiale delle basi militari statunitensi, Global Research, 1 luglio 2007). Le Aree di Responsabilità dei Comandanti nel Mondodefiniscono il disegno militare globale del Pentagono, che è la conquista del mondo. Questo dispiegamento militare si sta verificando in parecchie regioni simultaneamente sotto il coordinamento dei comandi regionali USA, che comporta la costituzione di scorte di sistemi di armi made in USA da parte delle forze statunitensi e dei paesi partner, alcuni dei quali sono ex nemici, tra cui il Vietnam e il Giappone.
Il contesto attuale è caratterizzato da un incremento militare globale controllato da una superpotenza mondiale, che sta usando i suoi numerosi alleati per scatenare guerre regionali. Al contrario, la seconda guerra mondiale fu un'associazione di teatri di guerra regionali separati. Date le tecnologie di comunicazione e sistemi di armi degli anni quaranta, non vi era alcun coordinamento strategico in "tempo reale" durante azioni militari tra grandi regioni geografiche La Guerra Globale si basa sull'impiego coordinato di una sola potenza militare dominante, che supervisiona le azioni dei suoi alleati e partners. Ad eccezione di Hiroshima e Nagasaki, la seconda guerra mondiale è stata caratterizzata dall'uso di armi convenzionali. La pianificazione di una guerra globale si basa sulla militarizzazione dello spazio. Se fosse avviata una guerra diretta contro l'Iran, non verrebbero utilizzate solo armi nucleari, ma sarebbe utilizzata anche l'intera gamma di nuovi sistemi di armi avanzate, tra cui armi elettrometriche e tecniche di modificazione dell'ambiente (ENMOD). Il Consiglio di sicurezza dell' ONU ha adottato all'inizio di giugno una quarta serie di sanzioni contro la Repubblica islamica dell'Iran, che comprendeva un embargo espanso come pure ampi e "più severi controlli finanziari". Per un'amara ironia, questa risoluzione è passata durante i giorni in cui il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha rifiutato apertamente di adottare una mozione di condanna di Israele per l'attacco in acque internazionali contro la Freedom Flotilla diretta verso Gaza.
Cina e Russia, per le pressioni da parte degli USA, hanno approvato il regime delle sanzioni UNSCR, a loro discapito. La loro decisione all'interno del Consiglio di sicurezza contribuisce ad indebolire la loro stessa alleanza militare, l'organizzazione di cooperazione di Shanghai (SCO), in cui l'Iran ha lo status di osservatore. La risoluzione del Consiglio di sicurezza blocca le rispettive cooperazioni militari di Cina e Russia e gli accordi bilaterali di scambi con l'Iran. Ha gravi ripercussioni sul sistema di difesa aerea dell'Iran che dipende in parte dalla tecnologia e dall'esperienza russa. La risoluzione del Consiglio di sicurezza concede de facto "luce verde" a scatenare una guerra preventiva contro l'Iran. In coro, i media occidentali hanno bollato l'Iran come una minaccia alla sicurezza globale in vista del suo programma di presunte armi nucleari (inesistente). Riecheggiando dichiarazioni ufficiali, i media ora chiedono l'attuazione di bombardamenti punitivi nei confronti dell'Iran in modo da salvaguardare la sicurezza di Israele.
I media occidentali intanto stanno battendo i tamburi di guerra. Lo scopo è quello di instillare tacitamente, attraverso reiterati rapporti dei media, nausea, all'interno dell'inconscio popolare, la nozione che la minaccia iraniana è reale e che la Repubblica islamica dovrebbe essere "conquistata". Un consenso alla costruzione del processo per fare la guerra è simile all'Inquisizione spagnola. Esso richiede ed esige l'accettazione dell'idea che la guerra è un impegno umanitario. Noto e documentato, la vera minaccia alla sicurezza globale proviene dall'Alleanza U.S.-NATO-Israele, eppure la realtà in un ambiente inquisitorio viene capovolta: i guerrafondai sono impegnati per la pace, le vittime della guerra sono presentate come i protagonisti della guerra. Considerando che nel 2006, quasi due terzi degli americani erano contrari ad un'azione militare contro l'Iran, un recente sondaggio Ernst-Reuter-Zogby del febbraio 2010 suggerisce che il 56% degli americani è favorevole ad un'azione militare USA Europa-NATO contro l'Iran. Un consenso politico che si basa su una totale menzogna non può, tuttavia, basarsi unicamente sulla posizione ufficiale di coloro che sono la fonte della menzogna. Il movimento anti-guerra negli Stati Uniti, che in parte è stato infiltrato e cooptato, ha assunto una posizione debole riguardo all'Iran. Il movimento anti-guerra è diviso. Ha posto l'accento sulle guerre che si sono già verificate (Afghanistan, Iraq) piuttosto che opporsi con forza alle guerre che sono in preparazione e che sono attualmente sul tavolo da disegno del Pentagono. Dopo l'inaugurazione dell'amministrazione Obama, il movimento anti-guerra ha perso molto del suo slancio. Inoltre, coloro che si oppongono attivamente alle guerre in Afghanistan e in Iraq, non necessariamente si oppongono ai "bombardamenti punitivi" diretti contro l'Iran, né considerano questi bombardamenti come un atto di guerra, che potenzialmente potrebbe essere il preludio alla III guerra mondiale. Il peso della protesta anti-guerra in relazione all'Iran è stato minimo rispetto alle dimostrazioni di massa che hanno preceduto il bombardamento del 2003 e l'invasione dell'Iraq.
L'operazione Iran non viene contrastata nell'arena diplomatica dalla Cina e dalla Russia; ha il sostegno dei governi del fronte degli Stati arabi che sono integrati nel dialogo mediterraneo sponsorizzato dalla NATO. Ha anche il tacito sostegno dell'opinione pubblica occidentale.
Ci rivolgiamo alle persone su tutta la terra, in America, Europa, Israele, Turchia e in tutto il mondo perchè si ribellino contro questo progetto militare, contro i loro governi che sono a favore di un'azione militare contro l'Iran, contro i mass media, che servono a camuffare le conseguenze devastanti di una guerra contro l'Iran. L'agenda militare supporta un profitto guidato da un distruttivo sistema economico globale che impoverisce ampi settori della popolazione mondiale.
Questa guerra è pura follia. La Terza Guerra Mondiale è un terminale. Albert Einstein aveva capito i pericoli della guerra nucleare e dell'estinzione della vita sulla terra, che è già iniziata con la contaminazione radioattiva derivante dall'uranio impoverito. "Non so con quali armi sarà combattuta la III guerra mondiale, ma la IV guerra mondiale sarà combattuta con clave e pietre." I media, gli intellettuali, gli scienziati e i politici, in coro, offuscano la verità indicibile, vale a dire che la guerra fatta usando testate nucleari distrugge l'umanità, e che questo complesso processo di graduale distruzione è già cominciato. Quando la menzogna diventa verità non c'è più modo di tornare indietro. Quando la guerra viene accolta come un impegno umanitario, la giustizia e l'intero sistema giuridico internazionale sono stravolti : il pacifismo e il movimento anti-guerra vengono criminalizzati. Essere contro la guerra diventa un atto criminale. La menzogna deve essere svelata per quello che è e per quello che fa.
Sanziona l'abbattimento indiscriminato di uomini, donne e bambini. Distrugge le famiglie e le persone. Distrugge l'impegno delle persone verso gli altri esseri umani. Impedisce alle persone di esprimere la loro solidarietà per coloro che soffrono. Sostiene la guerra e lo stato di polizia come l'unica linea di approccio. Essa distrugge sia il nazionalismo che l'internazionalismo.
Rompere la menzogna significa rompere un progetto criminale di distruzione globale, in cui la ricerca del profitto è la forza prevalente. Questo profitto guidato dall'agenda militare distrugge i valori umani e trasforma le persone in zombie inconscienti. Dobbiamo invertire la marea. Sfidare i criminali di guerra in alte cariche e i potenti gruppi di pressione corporativi che li supportano Rompere l'Inquisizione americana. Minare la crociata militare U.S.-NATO-Israele.
Chiudere le fabbriche di armi e basi militari. Portare a casa le truppe Americarne. I membri delle forze armate dovrebbero disobbedire agli ordini e rifiutarsi di partecipare ad una guerra criminale. Agiamo ora, tramite pressione interna ed esterna, verso i governi europei ed Americani. Fermiamoli prima che sia troppo tardi...

mercoledì 17 novembre 2010

Verso La Guerra - Parte 3

Il Progetto per un Nuovo Secolo Americano del 2000 (PNAC) intitolato Ricostruire le Difese dell'America, ha delineato il mandato dei militari americani in termini di Guerre su larga scala, per essere condotte simultaneamente in diverse regioni del mondo:
Tale formulazione equivale ad una guerra globale di conquista da parte di un'unica superpotenza imperiale. Il documento PNAC viene chiamato anche la "rivoluzione negli affari militari", per la trasformazione delle forze da sfruttare, vale a dire l'attuazione della "guerra resa possibile grazie alle nuove tecnologie". (Vedere il progetto per un nuovo secolo americano, Ricostruire le Difese dell' America Washington DC, settembre 2000, pdf). Quest'ultimo consiste nello sviluppare e perfezionare lo stato dell'arte globale di una macchina per uccidere basata su un arsenale di nuove armi sofisticate, che alla fine potrebbero sostituire i modelli esistenti.
La guerra contro l'Iran potrebbe davvero segnare questo cruciale punto di rottura, con nuovi sistemi di armi spaziali applicate al fine di disattivare un nemico che ha significative capacità militari convenzionali, tra cui più di mezzo milione di forze di terra.
Armi Elettromagnetiche potrebbero essere utilizzate per destabilizzare i sistemi di comunicazione dell'Iran, disattivare i generatori di energia elettrica, minare e destabilizzare comando e controllo, infrastrutture governative, trasporti, energia, ecc.. All'interno della stessa famiglia di armi, tecniche di modifiche ambientali (ENMOD) (guerra Meteo) sviluppate all'interno del programma HAARP potrebbero anche essere applicate. Questi sistemi di armi sono pienamente operativi. In questo contesto, il documento dell'aviazione militare AF 2025 ha riconosciuto esplicitamente applicazioni militari di tecnologie di modificazione Meteo:
"La Modifica del tempo diventerà parte della sicurezza nazionale e internazionale e potrebbe essere eseguita unilateralmente... Essa potrebbe avere applicazioni offensive e difensive ed essere utilizzata anche per scopi di dissuasione. La capacità di generare pioggia, nebbia e tempeste sulla terra o di modificare il tempo nello spazio, migliorare le comunicazioni attraverso modifiche della ionosfera (l'uso di specchi nella ionosfera), e la produzione di Meteo artificiale fanno tutti parte di un insieme integrato di tecnologie che possono fornire una sostanziale crescita negli Stati Uniti, o degrado della capacità di un avversario, per raggiungere consapevolezza globale, capacità, e potere. Radiazioni elettromagnetiche che rendono possibile "danneggiare la salute da remoto" potrebbero anche essere previste nel teatro di guerra. A sua volta, nuovi impieghi di armi biologiche da parte dei militari statunitensi potrebbero anche essere previsti come suggerito dal PNAC: "Avanzate forme di guerra biologica adatta a "colpire" specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica dal Regno del terrore in uno strumento politicamente utile." (PNAC, op. cit., p. 60).
L'Iran ha avanzate capacità militari, tra cui missili a medio e a lungo raggio in grado di raggiungere obiettivi in Israele e negli Stati del Golfo. Quindi l'accento dell'Alleanza Israele-U.S.-NATO sull'uso di armi nucleari, che sono previste per essere utilizzate sia preventivamente che in risposta ad un attacco missilistico iraniano di ritorsione. Nel novembre 2006, tests dell'Iran con missili superficie 2 sono stati caratterizzati da una pianificazione precisa in un'operazione allestita con cura. Secondo un autorevole esperto di missili americano (citato da Debka), "Gli iraniani hanno dimostrato una tecnologia moderna nel lancio di missili che l'Occidente non aveva mai saputo possedesse". (Vedere Michel Chossudovsky, Iran's "Power of Deterrence" Global Research, November 5, 2006). Israele ha riconosciuto che "Shehab-3, la cui gittata è 2.000-km rende Israele, Medio Oriente ed Europa a portata di mano" (Debka, 5 novembre 2006)
Secondo Uzi Rubin, ex capo del programma di missili anti-balistici di Israele, "l'intensità dell'esercitazione militare era senza precedenti... Essa è stata pensata per fare impressione--e ha fatto impressione". (www.cnsnews.com 3 novembre 2006). Le esercitazioni del 2006, mentre creavano agitazione negli Stati Uniti e Israele, non hanno modificato in alcun modo la determinazione U.S.-NATO-Israele a scatenarsi sull'Iran.
Teheran ha confermato in diverse dichiarazioni che risponderà se verrà attaccato. Israele sarebbe immediatamente oggetto di attacchi missilistici iraniani come confermato dal governo iraniano. La questione del sistema di difesa aerea di Israele è pertanto cruciale. USA e strutture militari alleate negli Stati del Golfo, Turchia, Arabia Saudita, Afghanistan e Iraq potrebbero anche essere prese di mira da parte dell'Iran. Mentre l'Iran è circondato dagli Stati Uniti e da basi militari alleate, la Repubblica islamica ha notevoli capacità militari. Ciò che è importante riconoscere sono le grandi dimensioni delle forze di terra iraniane in termini di personale (esercito, marina, aviazione) se paragonate alle forze degli Stati Uniti e della NATO impegnate in Afghanistan e in Iraq.
Di fronte ad un'insurrezione ben organizzata, le forze della coalizione sono già sovrautilizzate in Afghanistan e in Iraq. Queste forze sarebbero in grado di far fronte se le forze terrestri iraniane si inserissero nel campo di battaglia esistente in Iraq e in Afghanistan? Il potenziale del movimento di resistenza agli Stati Uniti ed all'occupazione degli alleati inevitabilmente ne risentirebbe. Le forze terrestri iraniane sono dell'ordine di 700.000 di cui 130.000 sono soldati professionisti, 220.000 sono i militari di leva e 350.000 sono riservisti. (Vedere esercito Repubblica islamica dell'Iran - Wikipedia). Ci sono 18.000 militari nella marina dell'Iran e 52.000 nella forza aerea. Secondo l'Istituto internazionale di studi strategici, "la guardia rivoluzionaria ha un personale di 125.000 stimato in cinque rami: la Marina, l'aeronautica e le forze di terra; e la Quds Force (forze speciali)." Secondo il CISS, Basij la forza paramilitare del volontariato dell'Iran controllata da guardie rivoluzionarie "ha una stima di 90.000 elementi in uniforme attivi a tempo pieno, 300.000 reservisti e un totale di 11 milioni di uomini che possono essere mobilitati se necessario" (forze armate della Repubblica islamica dell'Iran - Wikipedia), in altre parole, l'Iran può mobilitare fino a mezzo milione di truppe regolari e diversi milioni appartenenti alla milizia. Le forze speciali di al-Quds sono già operanti all'interno dell'Iraq.
Per diversi anni l'Iran ha condotto i suoi addestramenti e le sue esercitazioni di guerra. Mentre la sua forza aerea ha delle debolezze, i suoi missili a lunga e media gittata sono pienamente operativi. La forza militare dell'Iran è in uno stato di allerta. Concentrazioni di truppe iraniane sono attualmente a pochi chilometri dei confini afghani e iracheni e nelle vicinanze del Kuwait. La Marina iraniana è distribuita nel Golfo Persico nelle vicinanze di USA e strutture militari degli alleati negli Emirati Arabi Uniti. Vale la pena notare che in risposta all'accumulo militare dell'Iran, gli Stati Uniti hanno trasferito grandi quantità di armi ai loro alleati non-NATO del Golfo Persico compreso il Kuwait e l'Arabia Saudita.
Mentre le armi avanzate dell'Iran non si possono paragonare a quelle degli Stati Uniti e della NATO, le forze iraniane sarebbero in grado di infliggere perdite sostanziali alle forze della coalizione in un teatro di guerra convenzionale, sul terreno di Iraq o Afghanistan. Le truppe di terra iraniane ed i carri armati nel dicembre 2009 attraversarono la frontiera per entrare in Iraq senza essere affrontati o contestati dalle forze alleate e occuparono un territorio conteso nel settore orientale del giacimento petrolifero Maysan.
Anche nel caso di un'efficace guerra lampo, diretta contro strutture militari dell'Iran, i suoi sistemi di comunicazione, ecc attraverso massicci bombardamenti aerei, utilizzando i missili da crociera, bombe convenzionali bunker buster ed armi nucleari tattiche, una guerra con l'Iran, una volta avviata, alla fine potrebbe condurre ad una guerra di terra. Questo è qualcosa che i pianificatori militari degli Stati Uniti senza dubbio hanno contemplato nel loro scenari di guerra simulata.
Un'operazione di questo tipo comporterebbe notevoli vittime militari e civili, in particolare se venissero utilizzate armi nucleari. Anche il bilancio aumentato per la guerra in Afghanistan, attualmente in discussione al Congresso è destinato ad essere utilizzato nell'eventualità di un attacco contro l'Iran. All'interno di uno scenario di escalation, truppe iraniane potrebbero attraversare la frontiera in Iraq e in Afghanistan. A sua volta, l'escalation militare usando armi nucleari potrebbe portarci in uno scenario di III Guerra Mondiale, che si estenderebbe oltre la regione dell'Asia centrale del Medio Oriente.
In un senso molto reale, questo progetto militare, che è sul tavolo da disegno del Pentagono da più di cinque anni, minaccia il futuro dell'umanità.
In questo post ci siamo concentrati sui preparativi di guerra. Il fatto che i preparativi di guerra siano in uno stato avanzato non implica che tali piani di guerra saranno effettuati. L'Alleanza U.S.-NATO-Israele si rende conto che il nemico ha notevoli capacità di risposta e di ritorsione. Questo fattore di per sé è stato cruciale negli ultimi cinque anni negli Stati Uniti e nei paesi alleati per la decisione di rinviare l'attacco all'Iran.
Un altro fattore cruciale è la struttura delle alleanze militari. Considerando che la NATO è diventata una formidabile forza, l'organizzazione di cooperazione Shanghai (SCO), che costituisce un'alleanza tra Russia e Cina e un certo numero di ex repubbliche sovietiche è stata notevolmente indebolita. Le minacce militari degli Stati Uniti nei confronti di Cina e Russia sono destinate ad indebolire la SCO e scoraggiare qualsiasi forma di azione militare degli alleati dell'Iran nel caso di un attacco america-NATO-israele.
Quali sono le forze compensative che potrebbero impedire il verificarsi di questa guerra? Ci sono numerose forze in sviluppo che lavorano all'interno dell'apparato di stato americano, il Congresso degli Stati Uniti, il Pentagono e la NATO.
La forza principale nell'impedire che si verifichi una guerra, in definitiva, proviene dalla base della società, che richiede un'azione energica anti-guerra da parte di centinaia di milioni di persone su tutta la terra, a livello nazionale ed internazionale. Le persone devono mobilitarsi non solo contro questa agenda militare diabolica, devono essere contestati anche le autorità ed i funzionari di stato. Questa guerra può essere evitata se le persone affronteranno con forza i loro governi, faranno pressione sui loro rappresentanti eletti, si organizzeranno a livello locale in città, villaggi e comuni, diffonderanno la parola, informeranno i loro concittadini sulle implicazioni di una guerra nucleare, avvieranno dibattiti e discussioni all'interno delle forze armate. Lo svolgimento di manifestazioni di massa e proteste antiguerra non sono sufficienti. È necessario lo sviluppo di una rete antiguerra su una base ampia e ben organizzata che sfida le strutture di potere e autorità. Ciò che serve è un movimento di massa di persone che contestano con forza la legittimità della guerra, un movimento di persone a livello globale che criminalizza la guerra.- Continua.

lunedì 15 novembre 2010

Verso La Guerra - Parte 2

Lo stoccaggio e la distribuzione di avanzati sistemi di armi contro l'Iran ha avuto inizio subito dopo i bombardamenti e l'invasione dell'Iraq del 2003. Fin dall'inizio, questi piani di guerra sono stati guidati dagli Stati Uniti, in collegamento con la NATO e Israele. Dopo l' invasione dell'Iraq, l'amministrazione Bush identificò l'Iran e la Siria, come la fase successiva della " Road map per la guerra ". Fonti militari statunitensi dichiararono che un attacco aereo contro l'Iran avrebbe potuto comportare uno schieramento su larga scala paragonabile ai bombardamenti "colpisci e terrorizza" degli Stati Uniti sull'Iraq del marzo 2003 : "attacchi aerei americani contro l'Iran avrebbero una portata di gran lunga superiore a quella dell'attacco israeliano del 1981 al centro nucleare di Osiraq in Iraq, e si avvicinerebbero di più ai giorni di apertura della campagna aerea del 2003 contro l'Iraq. (Vedi Globalsecurity ).
Nominate in codice dai pianificatori militari degli Stati Uniti come TIRANNT, “Theater Iran near the Term-Teatro Iran vicino al termine„, simulazioni di un attacco all'Iran sono iniziate nel maggio 2003 “quando i modellatori e gli esperti di intelligence hanno raccolto i dati necessari per l'analisi del piano d'azione su grande scala per l'Iran". Le analisi hanno identificato parecchie migliaia di obiettivi all'interno dell'Iran come parte di una guerra lampo del tipo " Colpisci e terrorizza".
Sotto TIRANNT , Esercito e pianificatori del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno esaminato scenari di guerra con l'Iran sia a breve termine che entro l'anno, compresi tutti gli aspetti di un'operazione di combattimento importante, dalla mobilitazione e dispiegamento di forze fino alle operazioni di stabilità nel dopoguerra dopo il cambiamento di regime ".Nel 2004, ispirandosi agli scenari di guerra iniziale sotto TIRANNT, il Vice Presidente Dick Cheney ha incaricato USSTRATCOM di elaborare un "piano di emergenza" per un'operazione militare su larga scala diretta contro l'Iran "puo essere impiegato in risposta ad un altro attacco terroristico tipo 9/11 contro gli Stati Uniti" sulla presunzione che il governo di Teheran sarebbe dietro la trama terroristica. Nel piano è incluso l'uso preventivo di armi nucleari contro uno Stato nucleare. La decisione di colpire l'Iran sotto TIRANNT era parte del più ampio processo di pianificazione e sequenza delle operazioni militari. Già sotto l'amministrazione Clinton, il Comando Centrale USA(USCENTCOM) aveva formulato "nei piani dello scenario di guerra" di invadere prima l'Iraq e poi l'Iran. L'accesso al petrolio del Medio Oriente era l'obiettivo strategico. La guerra contro l'Iran è stata considerata come parte di una successione di operazioni militari. Secondo l'ex comandante NATO generale Wesley Clark, la road-map militare del Pentagono consisteva in una sequenza di paesi: "il piano di campagna quinquennale include... un totale di sette paesi, cominciando con l'Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan." Si è discusso molto sul ruolo di Israele nell'innesco di un attacco contro l'Iran. Israele è parte di un'alleanza militare. Tel Aviv non è un promotore. Non ha un'agenda militare distinta e separata. Israele è integrato nel "piano di guerra per le principali operazioni di combattimento" contro l'Iran formulato nel 2006 dal Comando Strategico USA (USSTRATCOM). Nel contesto delle operazioni militari su larga scala, un'azione militare unilaterale non coordinata da parte di un solo partner della coalizione, cioè Israele, è da un punto di vista strategico e militare, quasi impossibile. Israele è un membro de facto della NATO. Qualsiasi azione da parte di Israele richiederebbe una "luce verde" da Washington. Un attacco da parte di Israele potrebbe, tuttavia, essere utilizzato come "il meccanismo d'innesco", che scatenerebbe una guerra totale contro l'Iran, come pure la ritorsione da parte dell'Iran nei confronti di Israele. A questo proposito, vi sono indizi che Washington potrebbe prevedere la possibilità di iniziale attacco (sostenuto dagli US) da parte di Israele, piuttosto che una pura e semplice operazione militare contro l'Iran guidata dagli USA. L'attacco israeliano--anche se condotto in stretto collegamento con il Pentagono e la NATO--verrebbe presentato all'opinione pubblica come una decisione unilaterale di Tel Aviv. Sarebbe quindi utilizzato da Washington per giustificare, agli occhi dell'opinione mondiale, un intervento militare degli Stati Uniti e della NATO per "difendere Israele", invece di attaccare l'Iran. Nell'ambito degli accordi di cooperazione militare esistenti, sia gli Stati Uniti che la NATO sarebbero "obbligati" a "difendere Israele" contro l'Iran e la Siria. Vale la pena notare, a questo proposito, che fin dall'inizio del secondo mandato di Bush, (l'ex) Vice Presidente Dick Cheney accennò, in termini di certezza, che l'Iran era "proprio in cima alla lista" dei nemici "canaglia" dell'America, e che Israele, per così dire, "bombarderebbe per noi", senza coinvolgimento militare degli Stati Uniti e senza che noi esercitiamo pressioni su di loro "per farlo" (vedi Michel Chossudovsky, Planned US-Israeli Attack on Iran, Global Research, 1 maggio 2005).
Commentando l'affermazione del Vicepresidente, l'ex consigliere per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski in un'intervista su PBS, ha confermato con qualche apprensione, sì: Cheney vuole che il primo ministro Ariel Sharon agisca per conto dell'America e "lo faccia" per noi.
Quello di cui ci stiamo occupando è un'operazione militare congiunta U.S.-NATO-Israele per bombardare l'Iran, che è stata in fase di pianificazione attiva dal 2004. Il funzionari del Dipartimento della difesa, sotto Bush e Obama, hanno lavorato assiduamente con i loro omologhi militari e di intelligence israeliani, identificando attentamente obiettivi dentro l'Iran. In termini pratici militari, qualsiasi azione da parte di Israele avrebbe dovuto essere pianificata e coordinata ai livelli più alti della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Un attacco da parte di Israele richiederebbe anche un coordinato sostegno logistico U.S. -europa-NATO, in particolare con riguardo al sistema di difesa aerea di Israele, che da gennaio 2009 è completamente integrato in quello degli Stati Uniti e della NATO. Il sistema radar a banda X di Israele installato all'inizio del 2009 con il supporto tecnico degli Stati Uniti ha "integrato le difese antimissile di Israele con la rete globale americana di rilevamento antimissile nello spazio, che include satelliti, navi Aegis sul Mediterraneo, Golfo Persico e Mar Rosso e radars Patriot e missili intercettori a terra."
Ciò significa che Washington, in definitiva, invita a colpire. Gli Stati Uniti piuttosto che Israele controllano il sistema di difesa aerea. Le forze armate USA sovrintendono al sistema di Difesa Aerea di Israele, che è integrato nel sistema globale del Pentagono. In altre parole, Israele non può avviare una guerra contro l'Iran senza il consenso di Washington. Da qui l'importanza della legislazione cosiddetta "Luce Verde" sponsorizzata al Congresso dal partito repubblicano nell'ambito della House Resolution 1553, che supporta in modo esplicito un attacco israeliano all'Iran. In pratica, la proposta di legge è una "Luce Verde" per la casa bianca e il Pentagono, piuttosto che per Israele. Essa costituisce un'approvazione senza discussione per una guerra contro l'Iran sponsorizzata dagli USA che utilizza Israele come un conveniente trampolino di lancio militare. Essa serve anche come una giustificazione per fare la guerra a difesa di Israele.
In questo contesto, Israele potrebbe infatti fornire il pretesto per fare la guerra, in risposta a presunti attacchi di Hamas o Hezbollah e/o l'attivazione delle ostilità sul confine di Israele con il Libano. È fondamentale comprendere che un "incidente" minore potrebbe essere utilizzato come pretesto per innescare una grande operazione militare contro l'Iran. Come sanno i pianificatori militari degli Stati Uniti, Israele (piuttosto che gli Stati Uniti) sarebbe il primo obiettivo di rappresaglia militare da parte dell'Iran. In linea generale, gli israeliani sarebbero vittime di macchinazioni di Washington e del loro stesso governo. È, a questo riguardo, assolutamente fondamentale che gli israeliani si oppongano con forza a qualsiasi azione da parte del governo di Netanyahu per attaccare l'Iran.
Le operazioni militari globali sono coordinate dalle Sedi Centrali del Comando Strategico USA (USSTRATCOM) presso la base aerea militare di Offutt nel Nebraska, in collegamento con i comandi regionali combattenti unificati (ad esempio. Comando centrale USA in Florida, che è responsabile per il Medio Oriente-regione Asia Centrale, vedi mappa qui sotto) così come le unità di comando della coalizione in Israele, Turchia, Golfo Persico e la base militare di Diego Garcia nell'Oceano Indiano. La pianificazione militare e il processo decisionale a livello di paese di singoli alleati NATO-U.S. così come "i paesi partner" sono integrati in un disegno militare globale, compresa la militarizzazione dello spazio. Sotto il suo nuovo mandato, USSTRATCOM ha la responsabilità di "soprintendere ad un piano di attacco globale" con armi nucleari e convenzionali. In gergo militare, è previsto che svolga il ruolo di "integratore globale con missioni di Operazioni Spaziali; operazioni di informazione; Difesa Antimissile Integrata; Comando& Controllo Globale; Intelligence, sorveglianza e ricognizione; Attacco Globale; e deterrenza strategica.... ". Nel gennaio 2005, USSTRATCOM è stata identificata come la struttura per il coordinamento di un attacco su larga scala contro l'Iran, compresi i vari scenari di escalation all'interno ed oltre la più vasta Regione Asiatica del Medio Oriente dovrebbe essere coordinato da USSTRATCOM. Confermato da documenti militari come pure da dichiarazioni ufficiali, sia negli Stati Uniti che in Israele è contemplato l'uso di armi nucleari contro l'Iran.
Il Presidente Obama in gran parte ha approvato la dottrina dell'uso preventivo di armi nucleari formulata dalla precedente amministrazione. Sotto il Nuclear Posture Review del 2010, l'amministrazione Obama ha confermato che "essa si riserva il diritto di usare armi nucleari contro l'Iran" per la sua inadempienza verso gli Stati Uniti per quanto riguarda il suo programma di sviluppo di presunte armi nucleari (inesistente). L'amministrazione Obama ha anche fatto intendere che si potrebbero usare armi nucleari nel caso di una risposta iraniana ad un attacco israeliano contro l'Iran. Israele ha elaborato i propri "piani segreti" anche per bombardare l'Iran con armi nucleari tattiche.
Le istruzioni di Obama sull'uso di armi nucleari contro l'Iran e la Corea del Nord sono coerenti con la dottrina USA post 9/11, che consente l'uso di armi nucleari tattiche in un teatro di guerra convenzionale. Attraverso una campagna di propaganda che ha ottenuto il sostegno di "autorevoli" scienziati nucleari, le mini-bombe atomiche vengono sostenute come strumento di pace, vale a dire un mezzo per la lotta contro "il terrorismo islamico" e l'installazione della "democrazia" di stile occidentale in Iran. Le armi nucleari a basso potenziale sono stata liquidate come "per utilizzo sul campo di battaglia". Si prevede che vengano utilizzate contro l'Iran e la Siria nella fase successiva della "guerra al terrorismo" dell'America insieme ad armi convenzionali. Le armi nucleari da utilizzare preferibilmente contro l'Iran sono le armi nucleari tattiche (Made in America), vale a dire bombe bunker buster con testate nucleari (ad es. B61.11), con una capacità esplosiva tra un terzo fino a sei volte una bomba di Hiroshima.Mentre gli Stati Uniti non contemplano l'uso di armi termonucleari strategiche contro l'Iran, l'arsenale nucleare di Israele è in gran parte composto da bombe termonucleari che vengono impiegate e potrebbero essere utilizzate in una guerra con l'Iran. Nell'ambito del sistema missilistico Jericho‐III con una gittata tra i 4.800 km ed i 6.500 km, tutto l'Iran sarebbe entro la portata. di Israele.
Il problema della ricaduta e contaminazione radiottiva, mentre casualmente viene respinto dagli analisti militari NATO-U.S., sarebbe devastante, potenzialmente interesserebbe una vasta area del Medio Oriente (Israele compreso) e la regione dell'Asia centrale.
In una logica assolutamente contorta, le armi nucleari sono presentate come un mezzo per costruire la pace e prevenire "danni collaterali". Le armi nucleari inesistenti dell'Iran sono una minaccia per la sicurezza globale, mentre quelle degli Stati Uniti e di Israele sono strumenti di pace "innocui per la popolazione civile circostante ".
Di importanza militare all'interno dell'arsenale di armi convenzionali USA l'"arma mostro" di 21.500-libbre soprannominata la "madre di tutte le bombe" La GBU-43/B or Massive Ordnance Air Blast bomb (MOAB) è stata classificata "come l'arma non-nucleare più potente mai progettata" con la resa più grande nell'arsenale convenzionale USA. Il MOAB è stato testato prima di essere distribuito nel teatro di guerra Iraq all'inizio del marzo 2003. Stando alle fonti militari statunitensi, I Capi di Stato Maggiore Riuniti avevano informato il governo di Saddam Hussein prima di lanciare l'attacco del 2003 che la "madre di tutte le bombe" doveva essere utilizzata contro l'Iraq. (Ci sono stati rapporti non confermati che sia stata utilizzata in Iraq).
Il Dipartimento della difesa ha confermato nell'ottobre del 2009 che intende utilizzare la "madre di tutte le bombe" (MOAB) contro l'Iran. Il MOAB è considerato "ideale per colpire profondamente impianti nucleari interrati come Natanz o Qom in Iran". La verità è che il MOAB, data la sua capacità esplosiva, comporterebbe perdite civili estremamente grandi. Si tratta di una convenzionale "macchina per uccidere" con una nube a forma di fungo di tipo nucleare.
L'approvvigionamento di quattro MOABs fu commissionato nell'ottobre 2009 al notevole costo di 58,4 milioni di dollari, (14,6 milioni di dollari per ogni bomba). Tale importo comprende i costi di sviluppo e test, nonché integrazione delle bombe MOAB su bombardieri stealth B-2. Questa acquisizione è direttamente collegata ai preparativi di guerra in relazione all'Iran.
Il Pentagono sta pianificando un processo di vasta distruzione delle infrastrutture e incidenti di massa tra i civili attraverso l'uso combinato di armi nucleari tattiche e mostruose bombe convenzionali con nubi a forma di fungo, compreso il MOAB e il più grande GBU-57A/B o Massive Ordinance Penetrator (MOP), che sorpassa il MOAB in termini di capacità esplosiva.
Il MOP è descritto come "una nuova potente bomba diretta agli impianti nucleari sotterranei dell'Iran e Corea del Nord. La bomba gigantesca — più di 11 persone in piedi spalla a spalla.
Stato di avanzamento degli armamenti: "Guerra resa Possible attraverso nuove tecnologie"
Il processo decisionale dei militari USA in relazione all'Iran è sostenuto da Star Wars, la militarizzazione dello spazio e la rivoluzione nelle comunicazioni e sistemi di informazione. Dati i progressi della tecnologia militare e lo sviluppo di nuovi sistemi di armamenti, un attacco contro l'Iran potrebbe essere notevolmente diverso in termini di una combinazione di sistemi di armi, rispetto alla guerra lampo del marzo 2003 lanciata contro l'Iraq. L'operazione Iran prevede l'utilizzo dei più avanzati sistemi di armi a sostegno delle sue incursioni aeree. Con ogni probabilità, saranno testati nuovi sistemi di armi. Con conseguenza di difficile previsione. - Continua.

sabato 13 novembre 2010

Verso la Guerra - Parte 1

L'umanità è a un bivio pericoloso. Preparativi di guerra per attaccare l'Iran sono in "uno stato avanzato di preparazione". Sistemi di armi Hi tech tra cui testate nucleari, satelliti ad alta tecnologia sono completamente schierati.
Questa avventura militare è sul tavolo da disegno del Pentagono dal novanta. Prima l'Iraq, poi l'Iran stando a un documento declassificato del comando centrale USA del 1995. L'escalation è parte dell'agenda militare. Mentre l'Iran, è il prossimo obiettivo insieme con la Siria e Libano, questo dispiegamento militare strategico minaccia anche Corea del Nord, Cina e Russia.
Dal 2005, gli Stati Uniti ed i suoi alleati, compresi i partners NATO dell'America e Israele, sono coinvolti nel vasto schieramento e accumulo di avanzati sistemi di armi. I sistemi di difesa aerea degli Stati Uniti, dei paesi membri della NATO e di Israele sono completamente integrati.
Si tratta di un sforzo coordinato Pentagono-NATO-Forza di Difesa di Israele, con la partecipazione attiva di militari di diversi paesi partner non appartenenti alla NATO compresi gli Stati del fronte arabo (membri del Dialogo Mediterraneo della NATO e dell'iniziativa di cooperazione di Istanbul), Arabia Saudita, Giappone, Corea del Sud, India, Indonesia, Singapore, Australia, tra gli altri. (La NATO è costituita da 28 Stati membri NATO . Altri 21 paesi sono membri del Consiglio di partenariato euro-atlantico (EAPC), il dialogo Mediterraneo e l'iniziativa di cooperazione di Istanbul includono dieci paesi arabi più Israele.)
I ruoli di Egitto, Arabia Saudita e Stati del Golfo (all'interno dell'estesa Alleanza militare) è di particolare importanza. L'Egitto controlla il transito delle navi da guerra e petroliere attraverso il canale di Suez. L'Arabia Saudita e gli Stati del Golfo occupano le coste sud occidentali del Golfo Persico, lo stretto di Hormuz e il Golfo di Oman. Ai primi di giugno, "l'Egitto secondo quanto riferito ha consentito ad una nave sraeliana e undici navi degli Stati Uniti di passare attraverso il canale di Suez in... .un evidente segnale all'Iran. ... Il 12 giugno, fonti della stampa regionale hanno riferito che i sauditi avevano concesso a Israele il diritto di sorvolare il loro spazio aereo..." (Muriel Mirak Weissbach, L'lnsana guerra di Israele contro l'Iran deve essere evitata., Global Research, 31 luglio 2010)
Nella dottrina militare post 9/11, questo massiccio dispiegamento di armamenti militari è stato definito come parte della cosiddetta "Guerra globale al terrorismo", per colpire le organizzazioni terroristiche "non statali" compresa al Qaeda ed i cosiddetti "stati sostenitori del terrorismo". compreso l'Iran, Siria, Libano, Sudan. La creazione di nuove basi militari, la costituzione di scorte di avanzati sistemi di armi, comprese le armi nucleari tattiche, ecc., sono state implementate come parte della dottrina militare difensiva preventiva sotto l'ombrello della "guerra globale al terrorismo".
Più ampie implicazioni di un attacco di Israele-U.S.A.-NATO all'Iran sono di vasta portata. La guerra e la crisi economica sono intimamente legate. L'economia di guerra è finanziata da Wall Street, che si attesta come creditore dell'amministrazione statunitense. I produttori di armi statunitensi sono i destinatari dei contratti multimiliardari del Dipartimento della difesa USA per l'approvvigionamento di sistemi avanzati di armi. A sua volta, "la battaglia per il petrolio" in Medio Oriente e Asia centrale serve direttamente gli interessi dei giganti del petrolio anglo-americani. Gli Stati Uniti ed i suoi alleati stanno "battendo i tamburi di guerra" al culmine di una depressione economica in tutto il mondo, per non parlare della più grave catastrofe ambientale nella storia del mondo. In un amaro risvolto, uno dei principali attori (BP) sullo scacchiere geopolitico Medio Oriente Asia Centrale , precedentemente noto come Compagnia Petrolifera anglo-persiana, è responsabile del disastro ecologico nel Golfo del Messico.
L'opinione pubblica, influenzata dalla montatura dei Media è tacitamente solidale, indifferente o ignorante dei probabili effetti di quella che viene accolta come un'operazione "punitiva" ad hoc nei confronti degli impianti nucleari dell'Iran, piuttosto che come una guerra totale. I preparativi di guerra comprendono lo schieramento di armi nucleari prodotte da Stati Uniti e Israele. In questo contesto, le conseguenze devastanti di una guerra nucleare vengono banalizzate o semplicemente non menzionate.
La "crisi reale" che minaccia l'umanità, secondo i media e i governi, non è la guerra ma il riscaldamento globale. I media montano ad arte una crisi dove non c'è alcuna crisi: "un allarme globale"--la pandemia globale H1N1--ma nessuno sembra temere una guerra nucleare sponsorizzata dall'America. La guerra contro l'Iran è presentata all'opinione pubblica come un problema tra gli altri. Essa non viene considerata una minaccia per la "Madre terra" come nel caso del riscaldamento globale. Non è una notizia da prima pagina. Il fatto che un attacco contro l'Iran potrebbe portare ad una escalation e scatenare potenzialmente una guerra"globale" non è un motivo di preoccupazione. La macchina di uccisione globale è sostenuta anche da un culto insito di morte e distruzione che pervade i films di Hollywood, per non parlare delle serie TV di guerra e criminalità in prime time sulla rete televisiva. Questo culto di uccisione è approvato dalla CIA e dal Pentagono che supportano (finanziariamente)anche le produzioni di Hollywood come strumento di propaganda di guerra:
"L'ex Agente della CIA Bob Baer ci ha detto,"C'è una simbiosi tra la CIA e Hollywood" e ha rivelato che l'ex direttore della CIA George Tenet è attualmente,"ad Hollywood,."a parlare agli studios (Matthew Alford e Robbie Graham, Luci, Camera… Azione coperta: La politica oscura di Hollywood, globale di ricerca, 31 gennaio 2009).
La macchina di uccisione è schierata a livello globale, nell'ambito della struttura del comando unificato di combattimento. Essa viene regolarmente sostenuta dalle istituzioni di governo, dalle corporazioni dei media e dai mandarini ed intellettuali del Nuovo Ordine Mondiale da think tanks ed istituti di ricerca e studi strategici di Washington, come uno strumento indiscusso di pace e di prosperità globale. Una cultura di uccisione e violenza è diventata insita nella coscienza umana. La guerra è ampiamente accettata come parte di un processo sociale: La Nazione deve essere "difesa" e protetta. "Violenza legittimata" e uccisioni extragiudiziarie nei confronti di "terroristi" sono accolti dalle democrazie occidentali, come strumenti necessari per la sicurezza nazionale. Una "guerra umanitaria" viene appoggiata dalla cosiddetta comunità internazionale. Non viene condannata come un atto criminale. I suoi principali architetti sono ricompensati per il loro contributo alla pace nel mondo. Riguardo all'Iran, ciò che si sta svolgendo è la pura e semplice legittimazione della guerra in nome di un'illusoria idea di sicurezza globale. Ma di questa illusione ne pagheremo amaramente le conseguenze -Continua

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