martedì 18 gennaio 2011

Pensieri Oscuri

Le due grandi visioni di una distopia futura sono state 1984 di George Orwell e Brave New World di Aldous Huxley. Il dibattito in seno a chi osserva la nostra discesa verso un totalitarismo capitalista è chi tra i due ha avuto ragione. Saremo, come ha scritto Orwell, dominati da uno Stato repressivo di sorveglianza e Polizia, che usa forme brute e violente di controllo, o saremo, come ha pensato Huxley, incantati dall’intrattenimento e dagli spettacoli, affascinati dalla tecnologia e sedotti da un consumo sfrenato fino ad abbracciare la nostra stessa oppressione? Il fatto è che sia Orwell che Huxley avevano ragione. Huxley ha visto il primo stadio del nostro asservimento, Orwell ha visto il secondo.
Noi siamo stati gradualmente privati dei diritti dallo Stato dei poteri economici che, come Huxley previde, ci ha sedotti e manipolati con gratificazioni dei sensi, merci di poco valore prodotte in massa, credito senza limiti, teatro politico e divertimento. Mentre eravamo intrattenuti, le regole, che una volte tenevano sotto controllo il potere predatorio aziendale sono state smantellate, le leggi, che una volta ci proteggevano, sono state riscritte e siamo stati impoveriti. Ora che il credito si sta esaurendo, i buoni lavori per la classe operaia sono persi per sempre e le merci prodotte in massa sono irraggiungibili, ci troviamo trasportati da Brave New World a 1984. Lo Stato, azzoppato da colossali deficit, guerre senza fine e criminalità delle aziende, sta scivolando verso la bancarotta. È il momento in cui il Grande Fratello prende il posto dei sentimentali di Huxley, il bunga bunga collettivo e i cuccioloni centrifughi. Ci stiamo spostando da una società dove siamo abilmente manipolati da bugie e illusioni ad una dove siamo apertamente controllati. Orwell ci ha messo in guardia da un mondo in cui i libri saranno vietati, Huxley ci ha messo in guardia da un mondo dove nessuno vuole leggere libri.
Orwell ci ha messo in guardia da uno stato di guerra e paura permanenti, Huxley da una cultura portata fuori strada da un piacere insensato. Orwell ci ha messo in guardia da uno Stato in cui ogni conversazione e pensiero sarà monitorato, e il dissenso sarà punito brutalmente. Huxley ha messo in guardia da uno Stato dove la popolazione, impegnata dalle cronache e dai pettegolezzi, non si cura più della verità e dell’informazione. Orwell ci ha visti sottomessi dalla paura, Huxley ci ha visti sottomessi dalla seduzione. Ma Huxley, stiamo scoprendo, era soltanto il preludio a Orwell. Huxley capiva i processi per i quali noi saremmo stati complici nel nostro asservimento, Orwell ha capito l’asservimento. Ora che il colpo di stato dei poteri economici è finito, siamo rimasti nudi e senza difese.
Cominciamo a capire, come Karl Marx sapeva, che il capitalismo senza regole e senza vincoli è una forza brutale e rivoluzionaria che sfrutta gli esseri umani e il mondo naturale fino all’esaurimento o al crollo.
«Il partito cerca il potere unicamente per il potere stesso - scrisse Orwell in 1984 - Non siamo interessati al bene degli altri, siamo interesstai solo al potere. Non ricchezza nè lussi nè lunga vita o felicità, solo potere, potere puro. Quello che potere puro significa lo capirete adesso. Noi siamo diversi da tutte le oligarchie del passato, perchè sappiamo quello che facciamo. Tutti gli altri, anche quelli che ci somigliavano, erano codardi e ipocriti. I nazisti tedeschi o i comunisti russi si sono avvicinati a noi nei metodi, ma non hanno mai avuto il coraggio di riconoscere i loro stessi motivi. Facevano finta, o magari anche ci credevano, di avere preso il potere contro voglia, e per un periodo di tempo limitato, e che dietro l’angolo c’era un paradiso dove gli esseri umani sarebbero stati liberi ed uguali. Noi non siamo così. Noi sappiamo che nessuno prende mai il potere con l’intento di riconsegnarlo. Il potere non un mezzo, è il fine. Non si crea una dittatura per salvaguardare una rivoluzione, si fa la rivoluzione per instaurare la dittatura. Lo scopo della persecuzione è la persecuzione. Lo scopo della tortura è la tortura. Lo scopo del potere è il potere».
Il filosofo politico Sheldon Wolin usa il termine totalitarismo invertito nel suo libro Democracy Incorporated per descrivere il nostro sistema politico. È un termine che avrebbe senso per Huxley: nel totalitarismo invertito le sofisticate tecnologie del controllo dei poteri economici, dell’intimidazione e della manipolazione di massa, che sorpassano di gran lunga quelle impiegate dagli Stati totalitari precedenti, sono efficacemente mascherate dal luccichio, dal rumore e dall’abbondanza della società consumistica. Lo Stato dei poteri economici, che si nasconde dietro la cortina di fumo dell’industria delle pubbliche relazioni, l’industria dello spettacolo e il crasso materialismo della società dei consumi ci divorano dall’interno. Non ha alcun obbligo nei confronti nostri o della nazione. Si nutre delle nostre carcasse.
Lo Stato dei poteri economici non trova la sua espressione in un leader demagogico o carismatico, ma è definito dall’anonimità e dalla impersonalità dell’azienda. Le grandi aziende, che assumono attraenti portavoce come Barak Obama, controllano l’uso di scienza, tecnologia, educazione e comunicazione di massa. Controllano i messaggi nei film e in televisione e, come in Brave New World, usano questi strumenti di comunicazione per rinforzare la dittatura. Il nostro sistema di comunicazione di massa, come scrive Wolin, «blocca ed elimina qualunque cosa possa introdurre qualificazione, ambiguità o dialogo, qualunque cosa possa indebolire o complicare la forza olistica della loro creazione, la sua impressione totale».
Il risultato è un sistema monocromatico di informazione. I cortigiani delle celebrità, camuffati da giornalisti, esperti e specialisti, identificano i nostri problemi e pazientemente spiegano i parametri. Tutti quelli che argomentano fuori dai parametri imposti sono scartati come eccentrici irrilevanti, estremisti o membri della sinistra radicale. Critici sociali avvertiti, da Ralph Nader a Noah Chomsky, sono messi al bando. Le opinioni accettabili hanno uno spazio da A a B. La cultura, sotto la tutela di questi cortigiani dei poteri economici, diventa, come aveva notato Huxley, un mondo di allegro conformismo, e anche di infinito ma alla fine fatale ottimismo. Noi ci impegniamo a comprare prodotti che promettono di cambiare la nostra vita, renderci più belli, fiduciosi o vincenti, mentre continuamente ci vengono tolti diritti, denaro e influenza.
Tutti i messaggi che riceviamo attraverso questi sistemi di comunicazione, che sia nel telegiornale o nei talk show, promettono un domani più luminoso e felice. Questa, come indica Wolin, «è la stessa ideologia che invita i dirigenti ad esagerare i profitti e nascondere le perdite, ma sempre con la faccia sorridente». Siamo stati ammaliati, come scrive Wolin, da «progressi tecnologici continui» che «incoraggiano elaborate fantasie di bravura individuale, eterno giovanilismo, bellezza grazie alla chirurgia, azioni misurate in nanosecondi: una cultura oppressa da sogni di controllo e possibilità sempre crescenti, ma sono controlli e possibilità per gente prona alle fantasie, perchè la vasta maggioranza ha immaginazione ma manca di conoscenza scientifica».
La nostra base industriale è stata smantellata. Gli speculatori e i truffatori hanno saccheggiato il Tesoro degli Stati Uniti e rubato miliardi dai piccoli azionisti che avevano messo da parte i soldi per la vecchiaia o l’università dei figli. Le libertà civili, compreso l’habeas corpus e la protezione dalle intercettazioni indebite sono state tolte. I servizi di base, compresa l’istruzione e la sanità pubbliche, sono state consegnate alle grandi aziende perchè le sfruttino per il profitto. I pochi che alzano voci di dissenso, che si rifiutano di seguire le parole a vuoto di poteri economici, sono derisi come freaks dall’establishment del potere economico.
Gli atteggiamenti e i temperamenti sono stati accuratamente plasmati dallo Stato dei poteri economici, come i caratteri cedevoli del Brave New World di Huxley.
La facciata sta crollando. E mentre sempre più gente si rende conto di essere stata usata e derubata, ci spostiamo rapidamente dal Brave New World di Huxley al 1984 di Orwell. Il pubblico, ad un certo punto, dovrà affrontare alcune verità molto spiacevoli. I lavori ben pagati non ritorneranno. I più grandi deficit nella storia umana significano che siamo intrappolati in un sistema di servitù al debito che sarà usato dallo Stato dei poteri economici per sradicare le ultime vestigia di protezione sociale per i cittadini, comprese le pensioni. Lo Stato si è involuto da una democrazia capitalista a un neo feudalesimo. E quando queste verità saranno evidenti, la rabbia sostituirà l’allegro conformismo imposto dai poteri economici. La tristezza delle nostre sacche post-industriali, dove circa 40 milioni di americani vivono in stato di povertà e decine di milioni in una categoria chiamata quasi povertà accoppiata alla mancanza di credito per salvare le famiglie dalla bancarotta, dagli sfratti e dall’impossibilità di pagare le spese mediche, significano che il totalitarismo invertito non funziona più.
Sempre di più viviamo nell’Oceania di Orwell, non nel World State di Huxley. Osama bin Laden recita la parte assegnata ad Emmanuel Goldstein in 1984. Goldstein, nel romanzo, è il volto pubblico del terrore. Le sue malvagie macchinazioni e i suoi atti segreti di violenza dominano le notizie serali, la faccia di Goldstein appare ogni giorno sui televisori di Oceania come parte dei «due minuti di odio» della nazione, un rito quotidiano. E senza l’intervento dello Stato, Goldstein, come bin Laden, ti ucciderà.
Tutti gli eccessi sono giustificati nella titanica lotta contro il male personificato. La tortura psicologica del soldato Bradley Manning, che è stato imprigionato da sette mesi senza essere incriminato per alcun crimine, riflette la distruzione del dissidente Winston Smith alla fine di 1984. Manning è imprigionato come detenuto di massima sicurezza nella prigione della base dei Marines di Quantico, in Virginia. Passa 23 ore al giorno da solo. Gli è negato l’esercizio fisico. Non può avere cuscino o lenzuola per il letto. Dottori dell’esercito lo imbottiscono di antidepressivi. La forme più rozze di tortura della Gestapo sono state sostituite da raffinate tecniche orwelliane, in gran parte sviluppate da psicologi del governo, per trasformare dissidenti come Manning in vegetali. Spezziamo anime, oltre che corpi. E’ più efficace.
Ora tutti possiamo essere portati alla temuta Camera 101 di Orwell per diventare arrendevoli e innocui. Queste misure amministrative speciali sono imposte regolarmente a nostri dissidenti, compreso Syed Fahad Hashmi, che è stato imprigionato in condizioni simili per tre anni prima di andare a processo. Le tecniche hanno invalidato psicologicamente migliaia di detenuti nei nostri buchi neri sparsi per il mondo. Sono la forma corrente di controllo nelle nostre prigioni di massima sicurezza dove lo Stato dei poteri economici guerreggia contro la nostra sottoclasse più astuta, quella degli afroamericani. Tutto ciò fa presagire il passaggio da Huxley a Orwell.
«Non sarai mai più capace di di sentimenti umani ordinari - il torturatore dice a Winston Smith in 1984 - Tutto dentro di te sarà morto. Non sarai mai più capace di amore, di amicizia, o di gioia di vivere, o di risata, o di curiosità, o di coraggio, o di integrità. Sarai vuoto. Ti strizzeremo fino a vuotarti e poi ti riempiremo noi».
Il cappio si sta stringendo. L’era del divertimento lascia il passo all’era della repressione. Decine di milioni di cittadini hanno le loro email e i loro tabulati telefonici passati al governo. Noi siamo la cittadinanza più monitorata e più spiata nella storia dell’umanità. Molti di noi hanno le loro azioni quotidiane riprese da dozzine di telecamere di sicurezza. Le nostre inclinazioni e abitudini sono registrate da internet. I nostri profili sono generati elettronicamente. I nostri corpi sono esaminati agli aeroporti e filmati dagli scanner. Gli annunci pubblici, gli adesivi, i cartelli sui mezzi di trasporto ci invitano continuamente a riferire di attività sospette. Il nemico è ovunque.
Quelli che non si adeguano ai dettati della guerra al terrore, una guerra che, come notava Orwell, è senza fine, sono brutalmente messi a tacere. Le misure di sicurezza draconiane usate per schiantare le proteste ai G20 di Pittsburgh e Toronto erano largamente sproporzionate per il livello di attività nelle strade. Ma hanno mandato un chiaro messaggio: non ci provate. L’FBI che prende di mira gli attivisti pacifisti e palestinesi, per cui a fine settembre gli agenti hanno fatto raid in case a Minneapolis e Chicago, è un presagio di cosa sta arrivando per quelli che osano sfidare la Neolingua ufficiale dello Stato. Gli agenti, la nostra Polizia del Pensiero, hanno sequestrato telefoni, computer, documenti e altri oggetti personali. Incriminazioni per presentarsi davanti a un gran giurì sono poi state emesse per 26 persone. Le incriminazioni citano una legge federale che proibisce di «fornire sostegno materiale o risorse a organizzazioni straniere definite terroriste».
Il terrore, anche per quelli che non hanno nulla a che fare col terrore, diventa il rozzo strumento usato dal Grande Fratello per proteggere noi da noi stessi. «Comincia a vedere, allora, che genere di mondo stiamo creando? - scrisse Orwell - È esattamente l’opposto delle stupide utopie edonistiche che i vecchi riformatori immaginavano. Un mondo di paura, di tradimento e di tormenti, un mondo dove si calpesta e si è calpestati, un mondo che non sarà meno, ma più, spietato man mano che si raffina».

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