venerdì 18 maggio 2012

Redwire

Redwire, ossia filo rosso, come quello che lega due eventi distanti tra loro: Fukushima e Hiroshima. Nel 1941, gli Stati Uniti imposero l’embargo alle forniture di petrolio verso il Giappone. Il paese del Sol levante si vide così privato della possibilità di continuare ad evolversi verso una società moderna data la sua notoria scarsità di fonti di energia fossile. L’attacco agli Usa fu così una scelta inevitabile anche se suicida, come le elite giapponesi sapevano bene. L’epilogo di una logorante battaglia nel pacifico, epicamente raccontata dalla sollecita macchina dei sogni del cinema statunitense, fu l’annientamento di due città per mezzo della più micidiale e crudele arma mai concepita sulla Terra: la bomba atomica.

Perché gli Usa utilizzarono questa terribile risorsa bellica quando la vittoria era a pochi passi? Perché si decise ad annientare Dresda e Berlino in Germania e Hiroshima e Nagasaki in Giappone? Chiaramente queste decisioni vennero pianificate molto tempo prima, ma qual’era il motivo per adoperarsi in simili atti di barbarie? Annichilire due popoli laboriosi ed imprenditoriali, che avevano incarnato le punte di diamante dell’economia europea ed asiatica, per poi costringerli ad una redenzione lunga e dolorosa?

Oggi abbiamo Fukushima. Una tragedia dalla conseguenze ancora non ben definibili seppure spaventosamente grandi, ma cosa ne sarà del Giappone senza energia nucleare, in attesa della disponibilità della fusone fredda? Rischierà di scivolare indietro di decenni e di non riuscire a contenere la competizione di altri paesi vicini come la Cina e la Corea. Fatto strano: sono stati gli Usa ad appoggiare la conversione nucleare del Giappone nei decenni passati! Il nucleare è un nodo importante per le politiche strategico militari del pianeta. In Iran si sta giocando una guerra simile: un paese tenta di evolversi utilizzando l’indispensabile energia atomica (tanto più se consideriamo che è uno dei più grandi produttori di petrolio del mondo!) per dare una svolta alla tecnologia ed alla produzione ma ciò gli viene impedito dal cartello internazionale dell’energia. In Italia, paese che era negli anni settanta all'avanguardia nella tecnologia nucleare nel mondo, accadde una cosa simile. Gli fu impedito di utilizzare la risorsa atomica accampando risibili scuse di sicurezza. Gli ambigui e sedicenti ambientalisti ebbero grande parte in questa demonizzazione del nucleare civile, assieme al fu Bettino Craxi ed alle reti televisive di Berlusconi che, pochi giorni prima del referendum popolare contro il nucleare, mandarono in onda il film apocalittico ‘Sindrome Cinese’, mentre nel mondo scoppiavano oltre 2000 ordigni atomici devastanti in un silenzio mediatico assordante.
Evidente è che esistono paesi che possono utilizzare il nucleare e paesi a cui ciò non è consentito. L'Italia è stata sempre tenuta sotto un giogo pesantissimo dai paesi anglosassoni perché, come la Germania ed il Giappone: è il paese delle vette intellettuali e produttive, e rappresenta quindi una seria minaccia per il resto del mondo, arretrato, gerarchizzato e livellato verso un grigio orgoglio di mera appartenenza.
Non si tratta di una riflessione frutto di un nazionalismo becero, ma di una lettura attenta della nostra storia, puntualmente inficiata da interventi esteri malevoli, proprio come quelli che stiamo subendo oggi.
Nessuno si può emancipare, nessuno può emergere, nessuno può raggiungere l’indipendenza senza che si siano posate in opera delle contromisure che parlano di controllo e servilismo. Fukushima appare sempre più come un evento pianificato e realizzato con l’uso di micidiali armi tettoniche( Come vedremo l'HAARP ha avuto la sua parte) per annichilire una potenza nascente che avrebbe avuto gran parte positiva in questa ‘crisi finanziaria’ artificiale a cui stiamo assistendo attoniti. Capire il Redwire aiuta a comprendere le cause delle azioni degli uomini.

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