mercoledì 23 maggio 2012

Ricatto Nucleare

Un nuovo terremoto in Giappone del grado 6,2 della scala Richter è avvenuto in prossimità della zona di Fukushima,  il cui quarto reattore versava già in gravissime condizioni dal terremoto dell’11 marzo 2011. Il grido di aiuto da parte del Sol Levante è rimasto inascoltato da parte di tutto l’Occidente per oltre un anno.  Secondo l’ex ministro dell’industria giapponese Banri Kaieda  il bombardamento di neutroni stava già facendo rapidamente degenerare i sei reattori e l’ex ministro ha ammesso di aver mentito lo scorso anno dicendo che la centrale era al sicuro. Il senatore americano dell’Alaska Mark Begich ha riportato al Senato che uno tsunami di rifiuti tossici radioattIvi potrebbe colpire le coste americane lasciando un impatto ecologico di proporzioni devastanti. D’altra parte già in gennaio l’ingegnere nucleare Arnie Gundersen della Fairewinds Energy Education  visitando il reattore 4 della Fukushima Daiichi aveva prospettato una catastrofe globale in caso di ulteriori terremoti nella zona. Il nuovo terremoto del 20 maggio potrebbe far diventare tutto questo una realtà e non più una ipotesi.
Il fatto che l’Occidente e in particolar modo gli Stati Uniti – di solito più che attenti al tema sicurezza – non abbiano  di fatto eseguito alcuna azione pratica nonostante l’evidente  allarme potrebbe lasciare molto perplessi se non si considerasse la possibilità, secondo alcune fonti, che dietro questo atteggiamento si possa celare un velato ricatto.  Il Giappone e la vicina Cina hanno un peso notevole sull’economia americana allo sbando, un peso che di certo la scricchiolante zona euro non riesce a contro-bilanciare. Il Giappone secondo le fonti dello stesso Tesoro americano possiede ben 1, 083 triliardi di dollari, dopo la Cina ( 1, 169 triliardi), posizionandosi come il secondo creditore del debito estero americano. Ecco che un aiuto al Giappone – e per questioni geografiche al continente asiatico – potrebbe essere secondo alcuni subordinato un mantenere questa alleanza. La vendita di obbligazioni americane da parte di Cina o Giappone potrebbe avere un peso non indifferente sull’economia degli Stati Uniti.
Subito dopo il terremoto del marzo 2011 il primo ministro giapponese Naoto Kan diede più di 60 trilioni di yen alla Federal Reserve, evento  che secondo alcune fonti della polizia giapponese era stato subordinato alla minaccia di far eruttare il monte Fuji.   Se c’è chi potrebbe considerare tale ipotesi inverosimile si potrebbe considerare che tale armi sono una realtà e da anni. Parlando di terrorismo e armi di distruzione di massa il Dipartimento della Difesa americano riportò una presentazione da parte dell’allora Segretario della Difesa William Cohen nel lontano 1997 dove si diceva che:
Alcuni stanno creando un terrorismo ecologico dove si può alterare il clima, creare terremoti, far eruttare vulcani attraverso il controllo a distanza con onde elettromagnetiche” .
Insomma nulla di fantascientifico se era già una realtà nel lontano 1997.
La notizia di un intervento militare dietro il terremoto in Giappone del 2011 era stata  riportata anche dal controverso giornalista Benjamin Fullford (ex dirigente di Forbes Asia e figlio di un importante diplomatico canadese) secondo il  quale citando proprie fonti anonime sosterebbe che  il Giappone -stanco dell’egemonia finanziaria occidentale  – starebbe addirittura mettendo in piedi una piattaforma economico finanziaria alternativa a Wall Street. Fullford nel suo blog sottolinea che il presunto attacco del 2011 nascerebbe dall’intento americano di incentivare lo smantellamento dell’industria nucleare giapponese attraverso l’attacco alle centrale di Fukushima. Dall’incidente infatti dopo decenni il Giappone ha avviato per la prima volta in 42 anni uno stop al nucleare.
L’ipotesi di un intervento militare americano su Fukushima sembra certamente azzardata, ma lo scenario si colora di maggiori chiaroscuri se consideriamo che alcuni osservatori del sistema H.A.A.R.P.  sostengano come il mega-terremoto del marzo 2011 in Giappone e altri super-terremoti recenti potrebbero essere provocati da tale tecnologia. Visitando il sito H.A.A.R.P. si apprende come questa tecnologia sia “un progetto scientifico volto a studiare le proprietà e il comportamento della  ionosfera, con particolare enfasi sull’essere capaci di capire e usare le comunicazioni e i sistemi di sorveglianza con scopi sia civili che di difesa militare”.  In particolar modo l’IRI  (Ionospheric Research Instrument), sarebbe – recita il sito – un trasmettitore ad alta potenza in grado di lavorare co le frequenze più elevate (HF o high frequencies).
Alcuni osservatori  hanno constatato che H.A.A.R.P. l’11 marzo del 2011 avrebbe emesso una frequenza di 2.5 Hz ULF (che corrisponde alla risonanza naturale di un terremoto) per dieci ore. Il terremoto in Giappone che è durato pochi minuti sarebbe stato “scoccato” da tale emissione ( grafico dal sito).   E’ possibile osservare H.A.A.R.P all’opera direttamente dal loro sito.
Queste osservazioni diventano ancora più sinistre se consideriamo che di recente i mega-terremoti e disastri naturali che hanno devastato varie aeree del mondo sembrano “stranamente” coincidenti con un allontanarsi dei paesi coinvolti dall’egemonia del sistema finanziario internazionale.
Nel 2010 Russia Today riportò come il terremoto di Haiti fosse stato secondo il presidente venezuelano Hugo Chávez Frías  provocato dagli Stati Uniti. Da notare che nel settembre del 2009 Haiti era sul punto di aver cancellato da parte del Fondo Monetario Internazionale 1,2 miliardi di dollari di debito estero su 1,8 miliardi. Il maggiore creditore era la Inter-American Development Bank. Dopo il terremoto la cancellazione prossima di gran parte del debito venne “ribilanciata” da nuovi prestiti a vecchie condizioni  che riportavano il paese sotto l’egemonia economica internazionale, invece che fornire aiuti a  fondo perduto al paese.
Stesso caso “strano” in Islanda in cui l’esplosione del vulcano Eyjafjallajokull nel 2010 arrivò significativamente dopo il voto del 2009 contro il salvataggio bancario (chiamato “Icesave”), considerato iniquo e fraudolento dalla popolazione islandese. Nonostante il disastro ecologico provocato dall’eruzione la vicenda è terminata con pochissimo riscontro a livello di media con una dichiarazione di indipendenza da parte dell’islanda attraverso un referendum rispetto alle banche internazionali.
Coincidenze che non posso che farci interrogare sulla possibilità di un intervento attraverso queste nuove tecnologie sul clima e lo stato geofisico del pianeta. A questo proposito si potrebbe dare un’occhiata al documento "Owning the weather in 2025".
Che il controllo sul tempo  da parte delle superpotenze esista è un fatto: all’apertura delle Olimpiadi di Pechino il governo cinese “promise” bel tempo, nonostante fosse previsto pioggia a dirotto. E bel tempo fu. Anche la Russia ha ammesso l’esistenza di una tecnologia per il controllo climatico, qualcosa che gli Stati Uniti non hanno mai chiaramente annunciato ma i cui effetti attraverso tecnologie come H.A.A.R.P. sembra chiaro: si è creato un cambiamento della ionosfera attraverso le scie chimiche e grazie a questa sorta di plasma artificiale che ormai circonda la terra si possono mandare segnali elettromagnetici che risuonano con la terra stessa. In parole povere: terremoti, eruzioni, uragani a comando.
Se questa resta per ora una ipotesi forse malevola (che gli Stati Uniti cerchino di proteggere la propria egemonia economica attraverso una tragica roulette russa nucleare)  resta il fatto che il grido di aiuto giapponese non trova riscontri concreti.
L’ex ambasciatore giapponese in svizzera Mitsuhei Murata, professore emerito presso la Tokaigakuen University  ha annunciato pochi giorni fa che “l’esistenza  del reattore 4 potrebbe essere l’inizio di una catastrofe mondiale” davanti al Parlamento giapponese.
Aspettiamo di sapere cosa è accaduto dopo la nuova scossa.

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