martedì 26 giugno 2012

Blind Spot

Sistema Anti-Aereo Pantsyr
Blind Spot è un termine inglese che significa angolo cieco, ossia quella porzione della visione complessiva  che non si riesce a codificare o a far correttamente intrepretare dal cervello anche se si continua ad avere una visione completa. Trasferendo il termine nella logica e nel discorso si intende l'incapacità di pensare e/o di vedere le conseguenze di certe azioni, pur avendone già tutti i dati oggettivi che portano a determinati esiti logici,  generalmente sottovalutando o trascurando elementi obiettivi che puntualmente mettono completamente in discussione il ragionamento iniziale fino a farlo fallire definitivamente. Ebbene quello che stiamo assistendo in Siria tra la Nato e gli anglo americani da un lato con supporto ( o guida come dicono alcuni esegeti) Israeliana e la Russia in primis con gli alleati arabi in secondo piano ( Siria e Iran) dall'altro,  rappresenta proprio questo cortocircuito logico.
Dopo l'abbattimento dello F-4 SuperPhantom da parte della contraerea siriana il 22 giugno, un altro aereo turco (di soccorso) è stato preso di mira, come urlato dal governo Turco. La situazione si arroventa di nuovo, dopo che sembrava essersi placata anche a causa della politica ondivaga del governo Turco palesemente sotto pressione Americana per alzare i livello dello scontro. Con curiosa insistenza si ripete che l’F-4 era un aereo da ricognizione. Invece è un caccia-bombardiere supersonico, vecchio sì, ma rammodernato nell’avionica dagli israeliani. Ciò che non si dice, e che i nostri media nazionali sono lungi dal pubblicare, è che l’aereo turco stava partecipando ad una delle più grandi manovre militari congiunte tenute dagli americani e dai suoi alleati musulmani nell’area: Arabia Saudita e Turchia, Giordania e persino Pakistan, francesi, italiani, eccetera. Si parla di 12 mila uomini di 19 Paesi, navi e aerei tutti a ridosso della Siria . La titanica esercitazione aereonavale si chiama qualcosa come «Leone all’Erta», ma ha un nome arabo, «El-Assad el-Mutaahib», studiato appositamente per mandare un messaggio al dittatore di Damasco, che si chiama Bashar Al-Assad ( il Leone). 
L' F-4 turco ben fornito di elettronica rasentava lo spazio aereo siriano «in ricognizione».Non fa molto piacere sapere che anche le nostre forze aeree partecipano a questo programma di intimidazione con il supporto politico del nostro governo e del  nostro Presidente; l'importante è distogliere gli Italiani da queste situazioni pericolose con una bella partita di calcio agli Europei.
Un ex esperto della intellighenzia militare russa,  Leonid Ivashov, ha affermato sulla Novosti che 
« ( Gli Americani) Hanno utilizzato la stessa tattica in Libia e in Yugoslavia. Se il governo turco non cede alle pressioni americane, questo incidente sarà risolto per via pacifica. Ma se approfittano di questa provocazione per scavalcare le forze di sicurezza dell’Onu ed attaccare, la guerra sarà inevitabile». Che non si tratti di una valutazione privata lo ha confermato il ministro della Difesa russo Sergei Lavrov: «Una replica dello scenario libico in Siria non sarà ammesso, e noi (i russi) lo possiamo garantire». 
F-4 Phantom
Come ha precisato rapidamente il sito israeliano DEBKA Files – a centrare il SuperPhantom turco è stato uno dei nuovi sistemi di contraerea fornito dai russi anche per difendere la loro base navale di Tartus a 90 km  più a sud del luogo dell'incidente. Si tratta «dei missili Pantsyr-1, autopropellenti e a medio raggio», ha scritto DEBKA, «un’arma capace di tirar giù un aereo che voli a quota superiore a 12 chilometri, come un missile da crociera. L’unità responsabile dell’agguato (sarebbe meglio chiamarlo di autodifesa) è la 73ma brigata della 26ma Divisione Anti-Aerea dell’esercito siriano...». E poi il sito israeliano aggiunge: «siccome questo sofisticato armamento è stato consegnato al regime di Assad solo da poche settimane, si deve ritenere che l’equipaggio locale non abbia finito l’addestramento e sia ricorso all’assistenza degli istruttori russi per spararlo (...) ultimamente, aviogetti militari turchi compiono missioni quasi quotidiane lungo la costa siriana. Apparentemente, Mosca e Damasco hanno deciso che era tempo di finirla con queste missioni, che fra l’altro spiavano i rifornimenti di armi russe transitanti dalle basi russe di Tarus e Latakia».
Da quando Vladimir Putin è stato rieletto alla presidenza, Washington tratta il governo russo come se non ne riconoscesse la legittimità. La Cia ammette pubblicamente di armare i cosiddetti ribelli in Siria. Hillary Clinton accusa il Cremlino di inviare ad Assad elicotteri da combattimento «per stroncare la rivolta» (mentre in realtà sono consegne di un vecchio contratto). I legittimi interessi della Russia in Siria non vengono riconosciuti. All’interno stesso della Russia, l’ambasciatore americano McFaul (un esperto in rivoluzioni colorate) coltiva ostentati rapporti con la variegata «opposizione» anti-Putin, la quale viene in molti casi finanziata da fondazioni americane collegate ai due partiti, repubblicano e democratico. Da ultimo Londra, obbedendo con zelo alla richiesta americana, ha cancellato l’assicurazione di una nave russa partita dal porto baltico di Kaliningrad sospettata di portare armamenti in Siria.
Una serie di umiliazioni deliberate, inflitte perchè a Washington si calcola che Mosca, potenza in declino, non possa nè voglia rischiare una guerra guerreggiata con l’immane superpotenza. Eppure il calcolo s’è mostrato ripetutamente sbagliato.  Già nel 2008, quando Usa e Israele armarono la Georgia fino ai denti, addestrandone le truppe, e spingendola a riprendersi manu militari le due provincie russofone di Abkazia e Sud-Ossetia, sicuri che Mosca avrebbe subito con la coda fra le gambe.  Mosca invece accettò la sfida con mano pesante, con mezzi aeronavali e di terra imponenti, non limitandosi e difendere le due enclaves ma passando all’offensiva nella Georgia stessa con l’occupazione della città di Gori, e praticamente schiacciando l’esercito georgiano coi suoi «istruttori» israeliani (anche allora l’attaco era stato preeceduto da una grande manovra militare americo-israeliana in Georgia, chiamata Caucasian Milestone: ciò aveva messo sull’avviso i russi, che per questo avevano già posizionato notevoli forze a ridosso della zona).
Un’altra lezione dimenticata fu l’audace colpo di mano russo in piena guerra del Kossovo, mentre la NATO bombardava Belgrado ed entrava con le sue truppe nel Kossovo. Era il giugno 1999, e la vittoria occidentale sembrava completa, quando 200 commandos russi (originariamente stanziati in Bosnia-Erzegovina come Caschi Blu) operarono una penetrazione-lampo ed occuparono di sorpresa l’aeroporto di Pristina (la capitale kossovara), impedendo di fatto l’atterraggio degli aerei logistici americani e occidentali. 
Erano circondati dalle forze Nato, assolutamente preponderanti. Ma i nostri soldati, al confronto, sembravano soldatini di piombo: belli, con le loro mimetiche ed automezzi nuovi fiammanti e mai usati, prontissimi ad una grande esercitazione militare; ma quelli a cavalcioni sui vecchi cannoni, non stavano facendo un’esercitazione. Facevano la guerra.
Sappiamo solo oggi che il comandante supremo americano della Nato, Wesley Clark, fuori di sè (una carriera rovinata...), ordinò di riconquistare l’aeroporto con la forza – ingiungendo l’attacco a 500 teste di cuoio britanniche e francesi; ma allora furono gli inglesi a disobbedire all’ordine, e il generale britannico Mike Jackson disse a Clark: «Non ho intenzione di cominciare la terza guerra mondiale per voi».
Anche quella volta la Russia reagiva ad una umiliazione deliberata: aveva chiesto di partecipare alla operazione di peacekeeping (successiva alla sconfitta serba) in un suo settore indipendente dalla Nato – a garanzia del regime di Belgrado – e ricevuto un oltraggioso rifiuto – dopotutto, la Russia era economicamente un paese in rovina, debole e costretto alla passività, secondo le valutazioni Usa. Invece, col colpo di mano di Pristina, Mosca rovesciò la situazione ed inflisse una umiliazione vergognosa a chi voleva umiliarla.
Purtroppo gli americani in primis e a seguito i suoi alleati non capiranno mai queste genere di lezioni, per via dell’ineliminabile incapacita logica del loro iper-militarismo. L’abbattimento dell’F-4 turco da parte dei siriani (o meglio, dei loro istruttori russi) ha dimostrato che Mosca ha piazzato in Siria un sistema anti-aereo dall’archiettura a maglie mobili, dunque non facilmente localizzabili ( e ciò ha sorpreso gli occidentali) e capace di sfidare la loro pretesa supremazia aerea. Ha mostrato che non occorre una forza assoluta per strappare un successo politico. Ha intaccato la presunzione su cui si basa tutta l’aggressività americana nei numerosi teatri in cui opera, di possedere la assoluta dominance del cielo, e certo ha fatto tremare qualche alto burocrate in divisa al Pentagono che pensa alla carriera: «far paura», dopotutto, non è il cuore dell’arte della guerra?
Inoltre la Russia ha mandato ha mandato una serie di segnali alla Turchia e ai suoi alleati occidentali avvertendoli che stanno giocando pericolosamente con il fuoco.
Ovviamente questo è il rischio: che il gioco combinato dell’astuzia audace contro la presunzione di superiorità totale occidentale finisca per scatenare anche senza volerlo la  terza guerra mondiale paventata dal generale britannico che si rifiutò di attaccare i russi a Pristina. Del resto, il sistema di comando occidentale, in questa fase di crisi profondissima dell’impero americano, non è affatto unitario: e se certo Obama non vuole una nuova guerra mentre affronta le elezioni presidenziali, e persino Israele è prudente sulla questione siriana, non mancano forze (Da Wall Street alla lobby petrolifera) a cui invece una crisi «regionale» pare utile, se non altro perché il prezzo del petrolio cala e, siccome la quotazione del dollaro è agganciata al greggio, è necessario rincararlo. C’è da tremare quando si comprende che ad Obama, queste forze non obbediscono e puntano sul suo successore, un qualunque guerrafondaio repubblicano che prosegua le politiche neocon. È ancor più agghiacciante constatare che gli uni e gli altri poteri americanisti sono mossi da motivazioni futili, senza visioneLe reti dedicate alla «demolizione soft» della Russsia di Putin sono pienamente all’opera, continuano a mestare per il «regime change» a Mosca, e sono fra quelle che non obbediscono ad Obama (ma chi gli obbedisce, dopotutto, in America?). Washington continua a sfidare cocciutamente il Cremlino, visti i continuati e comprovati finanziamenti che i «movimenti pro-democracy» ricevono dalle fondazioni Usa. La loro diagnosi è sempre quella che gli americani hanno visto smentire tante volte: non solo Putin è un illuso irrazionale (come Ahmadinejad dicono), e la sua autorità è transitoria, perchè minata dalla vittoriosa opposizione interna; non solo gli occidentali gli possono dare con degnazione dei consigli sugli «interessi nazionali» russi da perseguire; la Russia non conta nulla, il suo arsenale è un vecchiume, la si può mortificare e non riconoscere impunemente.
La situazione è assolutamente seria ed estremamente pericolosa.
È questo angolo cieco invincibile ad essere molto pericoloso. Magari, il petrolio rincarerà secondo gli auspici. Se mai ci sarà un dopo.  E tutto per questa incapacità di capire la realtà; per questo maledetto Blind Spot.


Nessun commento:

NOTA SUL COPYRIGHT©

ARTICOLI DI PIERMAFROST SONO COPERTI DA COPYRIGHT . POSSONO ESSERE LIBERAMENTE DIFFUSI A PATTO DI CITARE L'AUTORE E IL LINK DELLA FONTE.