lunedì 7 ottobre 2013

Capaci...di morire

Una doppia bomba a Capaci. Con il coinvolgimento dei servizi segreti. Pezzi deviati dello Stato avrebbero partecipato non solo all'omicidio di Borsellino, ma anche a quello di Falcone. E' la conclusione alla quale era arrivato Gianfranco Donadio, procuratore dell'Antimafia che indagava sulle stragi del 92-93. Individuato anche l'attore principale, un ex poliziotto soprannominato "faccia di mostro". E poi un furgone misterioso... "Quel giorno a Capaci non c'era solo la mafia". Ma ora a Donadio è stata tolta la delega. Depistaggi, falsi pentiti, segreti investigativi venduti da una talpa interna alla Procura. Così il pm è stato isolato e fatto fuori. E a microfoni spenti sono in molti a dire: "Era diventato scomodo. Ora si rischia l'insabbiamento".


GIANFRANCO DONADIO, 57 anni, è stato nominato sostituto procuratore nazionale antimafia nel 2008. Stretto collaboratore dell'ex procuratore nazionale antimafia ora presidente del Senato Piero Grasso, si è occupato delle più importanti indagini di mafia, in particolare quelle legate all'aspetto economico finanziario. Molto riservato, non ha quasi mai concesso interviste o rilasciato dichiarazioni. In passato ha lavorato anche presso il Tribunale per i minorenni e al Gafi, organismo internazionale specializzato nel contrasto al riciclaggio. E' entrato nella Direzione nazionale antimafia nel 2002.


LE IPOTESI DI DONADIO - Gianfranco Donadio lavorava da almeno undici anni, da quando cioè è entrato a far parte della Direzione nazionale antimafia. Per tutto questo tempo ha analizzato e indagato su uno dei momenti più drammatici della storia d'Italia, vale a dire le stragi di mafia del 1992 e 1993. Donadio ha lavorato molto, andando a fondo e cercando di scavare oltre la coltre di alcuni dei misteri del nostro Paese. In particolare si è concentrato sulla strage di Capaci, dove perse la vita Giovanni Falcone. Tra i due attentati di quei mesi terribili è sempre stato considerato il più "chiaro". Mentre per Borsellino e via D'Amelio la verità è sempre stata considerata lontana, tanto che ancora ci sono indagini e processi in corso, per Falcone la responsabilità è stata sempre attribuita solamente a Cosa Nostra. Il lavoro di Donadio ha messo in discussione queste certezze. Il resoconto di Donadio, poi inopinatamente diffuso da una talpa interna alla Procura, racconta una realtà molto più complessa.


LA DOPPIA BOMBA E IL "CANTIERE FANTASMA" - Donadio ha ipotizzato infatti un intervento di pezzi di servizi segreti, italiani e/o stranieri, ed ex appartenenti alle forze di polizia. La convinzione di Donadio si basa soprattutto sull'esplosivo usato per uccidere Falcone. Impossibile che l'esplosivo della mafia possa aver provocato da solo quella devastazione. Il pm ritiene certo l'utilizzo di un esplosivo cosiddetto "nobile", utile a rendere più efficace e scenografica l'esplosione. Insomma, l'esplosivo recuperato sulle barche da Spatuzza non sarebbe stato l'unico a essere azionato. Donadio ipotizza una seconda bomba e un secondo innesco oltre a quello mafioso sotto il manto stradale. Nei giorni seguenti all'attentato, diversi testimoni fornirono sei identikit di uomini intenti a lavorare a un "cantiere fantasma" al di sopra del livello dell'autostrada. Senza contare le testimonianze su un furgono presente sulla verticale del luogo minato. Due piste che non erano state seguite né approfondite. Donadio stava provando a farlo, ipotizzando un intervento esterno a Cosa Nostra, in qualche modolegato all'eversione di destra e probabilmente a Gladio, come aveva paventato qualche mese fa Ferdinando Imposimato in un'intervista ad Affaritaliani.it. La scelta del sito, le carte clonate e tanti altri elementi gli hanno suggerito la netta diversità con l'attentato fallito dell'Addaura, così tipicamente mafioso nel modus operandi, e l'inquietante somiglianza con un'azione militare.

"FACCIA DI MOSTRO" - Tra i protagonisti dell'attentato a Capaci, secondo Donadio, anche un ex agente di polizia. Si tratterebbe del cosiddetto "faccia di mostro", un poliziotto sfigurato in viso per alcuni colpi d'arma da fuoco. Sarebbe lui il "killer di Stato" del quale ha parlato il pentito Luigi Ilardo. In conclusione, Donadio tratteggia uno scenario inquietante nel quale l'omicidio di Falcone rientra in una rinnovata "strategia della tensione" portata avanti da Cosa Nostra el'eversione di matrice nera con il coinvolgimento di ambienti para-istituzionali. Uno scenario non facile da digerire. Forse per questo quello scenario è stato divulgato. Rivelazioni e riflessioni venute fuori durante segretissime riunioni in procura sono state "vendute".

IL FALSO PENTITO E LA "MACCHINA DEL FANGO" - Il risultato di anni di lavoro è stato bruciato. La procura di Roma ha anche aperto un fascicolo per provare a capire chi è la "talpa" responsabile di una fuga di notizie disastrosa. E che alla fine ha portato alla rimozione della delega sulle stragi a Donadio. Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha ritenuto di togliere l'indagine a Donadio senza per ora spiegare pubblicamente i motivi della sua decisione. Ma questo è solo l'ultimo passaggio di un periodo "difficile" per Donadio. Il pentito calabrese Nino Lo Giudice, una delle fonti di Donadio, è improvvisamente scomparso. Salvo poi diffondere due registrazioni in cui ha accusato inquirenti e investigatori, tra i quali Donadio, di avergli estorto dichiarazioni. Nel secondo memoriale ha persino affermato che il procuratore lo avrebbe spinto a fare i nomi di Berlusconi e Dell'Utri. Le sue accuse sono state ritenute inattendibili. Lo Giudice è ritenuto, secondo quanto risulta, un falso collaboratore. Lo schema è quello vecchio: fingere di pentirsi per depistare le indagini e infangare la magistratura, screditandola. In questo caso l'obiettivo era screditare un pm che indagava su qualcosa di molto scomodo e per questo considerato molto pericoloso.

CAOS ALL'ANTIMAFIA - Fonti vicine all'Antimafia legano la scelta di sollevare dall'incarico Donadio ad alcune diversità di vedute con i colleghi. C'è chi sostiene che già in passato alcuni suoi atti erano stati accolti con "un certo scetticismo". Ma sono anche molti quelli che, a microfoni spenti, esprimono preoccupazione temendo che le inchieste sulle stragi possano fermarsi o essere insabbiate: "E' la solita fine che fa chi indaga sull'eversione in Italia, viene messo a tacere".

venerdì 4 ottobre 2013

Forgiando il futuro

Oggi l’Europa politica sta esprimendo due fuoriclasse: piaccia o non piaccia Angela Merkel e Vladimir Putin stanno dando dimostrazione di estrema competenza e capacità, due o tre spanne sopra gli altri. E, aggiungo, stanno facendo sfigurare i loro omologhi mondiali.

Ma guardiamo in dettaglio chi sono Merkel e Putin. All’apparenza sembrano due personaggi completamente diversi, uno a capo di un paese moderno e votato al futuro e l’altro dominus di un paese conservatore che ha nelle risorse naturali la base del propria benessere. Uno cresciuto nell’apparato di intelligence sovietico di altissimo rango e l’altra una scienziata prestata alla politica. Ma se si va a guardare nei dettagli esistono diverse e varie affinità.

Entrambi sono figli del regime ex comunista della Germania dell’est, ambito in cui si è avuta la loro formazione dirigenziale. Vladimir, capocentro del KGB a Dresda, più o meno nello stesso periodo in cui Angela era impegnata in ruoli politici di partito, tra cui la responsabilità politica di aree strategiche quali agitazione e propaganda. Ma questo è solo un dettaglio: il punto di congiunzione tra i due sta certamente nel vero governo nell’ex Germania dell’Est in cui il bastone del comando non era in mano alla politica ma ai servizi. Ca va sans dire che la loro formazione è stata fortemente influenzata per non dire plasmata dal mitico Markus “Mischa” Wolf, capo e padre padrone dell’altrettanto mitica Stasi. Non si sveleranno in questo articolo segreti, ed anzi onde evitare di far sorgere alcun dubbio in riguardo si preferisce non dilungarsi oltre, è terreno minato. Base dati pubblici, certamente si può aggiungere che sia la famiglia di M. Wolf che la famiglia A. Merkel siano deliberatamente emigrate in Germania dell’Est dopo la seconda guerra mondiale per via di qualche forma di convinzione o missione. Parallelamente si può affermare che entrambi furono parte dell’intellighenzia tedesca durante il dominio sovietico, lui educato nelle migliori università russe, lei scienziata-ricercatrice con ruoli di partito.
Sui successi politici ed economici di Frau Angela penso che ogni commento sarebbe superfluo: oggi la Germania è tornata ad avere tanto potere continentale quanto ne ebbe l’ultima volta all’atto della conquista di Parigi negli anni ’40.

Per quanto riguarda Vladimir Putin, è altrettanto certo che sia un uomo del sistema, venuto quasi dal nulla a riparare i danni post Eltsin ed ora diventato una sorta di eroe della patria se si considera che la Russia in bancarotta del 1998 è cresciuta sotto la sua sua direzione fino a superare come prodotto interno lordo a parità di potere di acquisto la stessa Germania, settembre 2013 – notizia che meriterebbe di andare a Chi L’Ha Visto per come è stata nascosta dai media ufficiali -. Uomo del sistema si diceva, ossia dei servizi, già capocentro a Dresda per il KGB, la sua grande famiglia. E quindi tecnicamente un riporto incrociato del grande capo Wolf. Tutti e tre parlano/parlavano russo e tedesco e questo per chi è avvezzo a tali culture non è un dettaglio di poco conto.

Dunque non ci si può esimere dal fare considerazioni su cosa può significare la presenza contemporanea in Europa di questi due grandi e capaci leader cresciuti all'ombra dello stesso sistema di potere (M. Wolf morì nel 2006) e di cosa può significare per il futuro dell’Europa.

Prima di tutto analizziamo l’Europa politica attuale: la Merkel staglia se paragonata con un Hollande o un Cameron. Con Enrico Letta, beh, si fa addirittura fatica ad impostare un qualsiasi criterio di paragone.

Su Hollande il discorso è relativamente semplice: sta facendo poco e male, addirittura mettendo a disagio i propri stessi sodali di partito con l’improvvida apertura all'intervento armato in Siria, un errore anche e soprattutto idealistico nella Francia della gauche (che mai fu così di gauche negli ultimi 40 anni, anche a causa della sfida alla ricchezza che la crisi economica d’Oltralpe sta determinando). Che dire di Cameron, certamente gli UK non sono abituati a tanta povertà dirigistica anche in considerazione dei grandi leader avuti fino a pochi anni or sono (l’ultimo riferimento è sicuramente Tony Blair): Cameron sembra quasi il primo capo del governo inglese che abbia riconosciuto ed accettato la perdita delle colonie sei si considera la poca o nulla influenza che riesce ad avere oggi negli equilibri globali e continentali, oltre ad essersi incamminato senza dubbio né smentita verso la subalternità continentale rispetto alla Germania (solo ultimamente stiamo vedendo sussulti di orgoglio nel senso di una politica mirata alla minore subalternità rispetto all'Europa tedesca e all'apparente ineluttabilità degli eventi).

Ed Obama? Uomo di grandissimi ideali, e per questo merita la stima del mondo, ma che sta praticando una politica globale confusa oltre che pericolosa: durante il suo doppio mandato molti degli alleati storici sono stati sostituiti in corsa o sono caduti, quasi sempre in modo doloroso. Mai nessun presidente americano aveva visto sotto di se cambiare la geografia delle alleanze di intere regioni strategicamente sensibili. Mubarak, Gheddafi, i governi del nord Africa, ora Assad, in un contesto di guerra permanente in Iraq, paese che tra l’altro impiegherà 30 anni a riappacificarsi, e oltre tutto senza minimamente scalfire le ambizioni dell’unico potere regionale nel golfo Persico, l’Iran. E poi l’Afghanistan, il Pakistan di Musharraf… E che dire del caos in Europa. Sarebbe importante stigmatizzare che aprire troppi fronti è pericolosissimo, ne sa qualcosa la Germania nazista dopo la tentata invasione della Russia nella seconda guerra mondiale, per altro lo stesso errore compiuto anche nella prima, sola contro Inghilterra, Francia, Russia ed Italia. Se contiamo i fronti aperti dagli USA, escludendo il fronte interno della crisi economica ancora là da risolversi, il campanello d’allarme suona più che giustificato.

A tutto ciò bisogna dovutamente aggiungere i falliti tentativi di impedire la rielezione di Putin – e come sarebbe stato possibile che la Russia negasse il mandato a colui che ha permesso di far crescere il reddito disponibile in 15 anni in misura superiore a qualsiasi altro governo occidentale, superando addirittura la Germania nella classifica del GDP a PPP – oltre al perenne fallimento nelle politiche di annientamento dell’Iran. Se poi a questo aggiungiamo l’affaire Snowden/NSA, che ha messo a repentaglio il rapporto fiduciario globale tra clienti mondiali e giganti USA dei servizi internet il gioco è fatto: si può concludere che Obama rischia di diventare il peggior presidente USA della storia moderna. In questo contesto anche l’annientamento di un alleato storico degli USA, Silvio Berlusconi – ricordando le prove (false) presentate all’ONU sul Nigergate – può essere un boomerang nel medio lungo termine: immaginiamo ad esempio un’Europa autonoma e non più allineata agli interessi americani o peggio economicamente alleata della crescente Russia. L’assenza di supporto regionale alle politiche USA, supporto che certamente Berlusconi era in grado di fornire – e che storicamente è stato quasi incondizionato -, ovvero l‘assenza di personaggi politici europei di spessore in grado di essere totalmente funzionali ai disegni USA (in questi termini Letta e Monti non possono essere paragonati a Berlusconi, nemmeno sommandoli) può determinare uno scompenso a tendere negli equilibri politici mondiali che, nonostante la supremazia militare americana, rischia di minare l’influenza USA nel mediterraneo ed in Europa nel medio lungo termine.

In effetti, oltre al malincuore l’Italia dovrebbe anche temere una situazione del genere: se si concretizzasse uno scenario futuro in cui gli Usa necessitassero di depotenziare l’Europa, o più semplicemente volessero destabilizzare un’Europa troppo germano centrica e magari filo russa, fatto assolutamente probabile nei prossimi anni, certamente tale politica di recupero di influenza atlantica dovrebbe partire dal Paese meno affine e meno stabilmente legato all’Europa stessa o anche solo dal più ricettivo ma con una dimensione sufficiente. In questo contesto l’identikit corrisponde con quello dell’Italia e dunque il Belpaese potrebbe dover sopportare a termine ingerenze ed intromissioni nella politica e nel governo come non se ne sono viste fin dal rapimento di Aldo Moro.

Vale la pensa di ricordare che, come si può desumere da quanto sopra riportato, l’affinità di formazione tra Angela Merkel e Vladimir Putin in un contesto di mutuo sviluppo e sostegno puramente economici potrebbe tranquillamente implicare una più ampia collaborazione tra Europa tedesca e Russia, immaginiamo ad esempio gli enormi interessi che stanno dietro la gestione dei flussi di gas o l’eventuale comunanza di intenti nel pacificare il mediterraneo securizzando il canale di Suez. Non è quindi assolutamente da escludere una forma di solidarietà eurotedesca con il vecchio orso russo. Se gli USA pensano all’Europa come baluardo contro lo strapotere ex sovietico rischiano di fare un grave errore, oggi non esiste più il gap ideologico che fu alla base della separazione forzata tra due blocchi nella guerra fredda, blocchi che sono naturalmente portati a parlarsi soprattutto in relazione ai pessimi ricordi che scaturiscono dal rimembrare situazioni passate in cui il dialogo fu sostituito dal tintinnar di spade, confronto che ben inteso oggi non converrebbe a nessuno degli ipotetici contendenti. E soprattutto oggi, in un contesto di crisi reale che è il vero nemico mortale che deve essere sconfitto con tutte le armi possibili; dunque ben vengano alleanze diciamo anticonvenzionali.

In questo contesto,  vedo l’Italia quasi come un terreno di sfida politica tutta interna agli USA, in cui la contrapposizione tra il miglior alleato non anglosassone di G.W. Bush nella guerra del Golfo – Silvio Berlusconi, contrario a parole e di principio alle tasse ed al big state – e l’UE con la sua ordinata austerità imposta può essere visto alla stregua di un confronto tra avversari democratici e repubblicani da parte dell’attuale amministrazione USA (democratica). Anche perché sembrerebbe che il supporto popolare a Obama si stia avviando verso i minimi visti da G.W. Bush nella seconda parte del proprio mandato ,in un contesto nazionale statunitense esacerbato dalle enormi tensioni di una riforma sanitaria di fatto deragliata dall'avversario repubblicano, segnando  - se effettivamente ci sarà il blocco dei pagamenti dell’amministrazione USA – oltre che un enorme smacco morale anche una sorta di fallimento della politica interna di quasi due mandati presidenziali (per interpretare il gradimento dei cittadini USA in relazione al proprio presidente si ricordi che il popolo americano può anche dimenticare velocemente gli errori in politica economica ma porta sempre con se l’orgoglio delle guerre vinte, o supposte tali, per cui ben si comprende il recente commitment USA alla guerra in Siria).

Con tutto il male che uno può pensare della magistratura italiana sarebbe da illusi concludere che quanto sta accadendo oggi al Cavaliere non sia stato in qualche modo “sdoganato” dal dominus globale (non fosse altro per la contiguità ed alleanza strategica avuta dal Governo Berlusconi in almeno due guerre incondizionatamente combattute al fianco degli USA, avendo per altro fornito le prove all’ONU – via Nicolo Pollari, prove poi dimostratesi grossolanamente false – dell’arsenale nucleare di Saddam Hussein). Ricordiamo anche che gli USA hanno nell’Italia il paese straniero dove vengono detenute le maggiori scorte di armi convenzionali fuori dal terreno americano, oltre ad almeno un paio di siti dove vengono detenute armi strategiche. E che le tensioni tra USA ed Italia siano reali è vaticinato dall’articolo odierno su Les Echos (nota ii), giochi proibiti tra USA ed Italia, titolo molto minaccioso… la verità è che, come indicato dal Bertlesmann Stiftung (nota iii), le saggezze convenzionali vedono nella crisi dell’Italia una delle vere, uniche e possibili cause della fine dell’euro, ossia un danno potenziale assimilabile al GDP annuale degli USA (calcoli su cui chi scrive nutre più di un dubbio, guarda caso la fonte è tedesca ossia la diretta interessata a mantenere la moneta unica come è oggi). Danno quindi che spaventa e che è da evitare assolutamente, in tutti i modi e con tutte le conseguenze del caso: in quest’ottica le affermazioni secondo cui Cavaliere è al capolinea o game over appaiono, giuste o sbagliate che siano, più che giustificate.

E se è corretto il quadro di potenziale vicinanza tra i più grandi uomini politici della scena internazionale odierna illustrato sopra, il rischio è che il contenimento russo per via tedesca sia una pia speranza, ogni commento è benvenuto. Se non sbaglio anche 75 anni fa si sperò in un contenimento tedesco ed invece venne siglato il patto Ribbentrop – Molotov, non precisamente il risultato da molti sperato…

Duole che da qualche anno a questa parte la corrente amministrazione USA abbia visto nel governo di Silvio Berlusconi un ex amico, pur anche dopo i numerosi attestati di fedeltà susseguitisi negli ultimi 20 anni. Se così fosse si rischierebbe di fare un grave errore, almeno a livello prospettico, errore le cui conseguenze – se applicabili – potranno essere valutate solo nel lungo termine. E questo sarebbe un peccato per un paese come l’Italia che, unico al mondo, quando deve metaforizzare l’eden ancora indica l’America (hai trovato l’America).

Si attendono tempi difficili un po’ per tutti…

giovedì 3 ottobre 2013

Diversivo Greco

Qualche settimana fa il governo di Atene ha fatto arrestare, scavalcando letteralmente la giustizia, 6 dei 18 deputati di Alba Dorata con l'accusa di costituzione di organizzazione criminale.
La notizia ha fatto scalpore in tutta Europa dove un gran numero di persone, giustificatamente poco informate sulla realtà sociale in Grecia e, ancora più giustificatamente, allarmate dalla comparsa in grande stile (almeno elettoralmente) di un movimento neonazista di massa, sta aspettando in ansia la terribile risposta dei multi-decantati gruppi d'assalto e delle falangi naziste, magari supportate da gran parte delle forze dell'ordine e addirittura dall'esercito.
Per fortuna rimarranno deluse. Quello che Alba Dorata, dopo una chiamata a livello nazionale, è riuscita a fare è stata una manifestazione di 400 fedelissimi fuori dal quartier generale della polizia ad Atene. E poi niente. Si suppone che quelli che hanno ragione di essere penalmente preoccupati si stiano nascondendo oppure tentino di allacciare dei contatti con i loro ex protettori (ora persecutori), per essere magari utilizzati di nuovo in nuove vesti.
Intanto ci sono delle domande molto serie che aspettano risposte. Se le accuse contro Alba Dorata erano note da tanto tempo, perché se ne parla solo oggi? Se Alba Dorata e' un'organizzazione criminale (come infatti lo è essendo immischiata in diverse faccende del codice penale), come mai per tanti anni nessun giudice abbia mosso un dito contro di lei? Chi li proteggeva e perché? E poi, se Alba Dorata è un'organizzazione criminale, perché sono stati arrestati solo 6 dei suoi 18 deputati e non tutti? E poi ancora, se Alba Dorata è un'organizzazione criminale, come ha fatto a costituirsi in partito politico? Come è possibile che la Corte Suprema e il Consiglio di Stato (i due organi supremi della giustizia ellenica) siano stati cosi disattenti dal momento che nelle procure del paese pendevano a carico di Alba Dorata delle denunce cosi gravi?

Le risposte sono ovvie. Alba Dorata è un diversivo creato dal sistema che sta distruggendo lo stato nazione in Grecia, per attirare lo scontento popolare che, altrimenti, sarebbe potuto manifestarsi in modo molto pericoloso per il sistema stesso. Con la caccia all'immigrato, le mense popolari “per soli greci” che dovevano dimostrare di essere greci non presentando la loro carta d'identità ma recitando qualche verso dell'inno nazionale o di qualche preghiera, le parate “patriottiche” e altre buffonate simili, si è tentato di fuorviare la rabbia della gente dall'obbiettivo giusto: la troika e i loro servi al governo che sono i veri fascisti. Questo si è visto tanto nell'attività di Alba Dorata fuori dal parlamento quanto dentro il parlamento stesso. Sempre a servire gli interessi dei neoliberisti.
E poi bisogna tenere presente che un autentico movimento nazionalista in Grecia è assente da più di mezzo secolo. Precisamente dai tempi subito antecedenti la dittatura di Ioannis Metaxas del 1936. Da allora il nazionalismo come ideologia autonoma è stato sostituito da un suo surrogato forzato come contrappeso al “pericolo comunista”. Ed e' appunto questo il “nazionalismo” che Alba Dorata ha cavalcato per apparire simpatica alle 500.000 dei suoi elettori, accompagnandolo, mirando all'istinto, da certi atteggiamenti macho. Naturalmente tutto questo non fa questi 500.000 greci dei nazisti. Ed è appunto per questo che fuori dal quartier generale della polizia non si sono radunati in decine di migliaia. La vera forza di Alba Dorata non ha mai superato quel 0,5% dei nostalgici del nazismo che l'aveva sempre accompagnata.

Rimane da chiarire il perché di questa mossa del governo che ha bruciato cosi una delle sue carte più preziose. Le ipotesi sono diverse e non necessariamente in contraddizione tra loro. C'è il fatto che la coalizione di governo (principalmente la parte conservatrice di Nuova Democrazia del primo ministro Samaras) possa aver cercato di mettere elettoralmente fuori gioco Alba Dorata per attirare parte del suo elettorato, perché esiste il reale pericolo dell'impossibilità di formare una coalizione governativa dopo eventuali elezioni. In secondo luogo, è diventata ormai una prassi in Grecia il fatto che in vista di nuovi Memoranda, quando la reazione popolare rischia di assumere caratteristiche accentuate, arrivi un fatto straordinario e potenzialmente pericoloso per calmare minacciosamente le acque o per distrarre l'attenzione della gente. Infine, e questo si è constatato subito dopo l'assassinio di Pavlos Fyssas in diverse dichiarazioni governative, si cerca di creare nell'immaginario collettivo l'idea di un “arco costituzionale” difensore della democrazia e dell'ordine, fuori dal quale non vengono collocati soltanto partiti tipo Alba Dorata ma anche qualsiasi altro che per ideologia “crede” nell' abbattimento dello stato borghese per esempio, cosa che includerebbe tutta la sinistra. E poi, dulcis in fundo, è utile abituare la gente all'idea che un debuttato possa essere arrestato senza previa autorizzazione della camera. Oggi quelli di Alba Dorata. E domani?
In conclusione, lo spazio per il gioco “democratico” in Grecia è diventato ormai molto stretto e il gioco stesso molto ipocrita. Forse qualcuno pensa che l'ora di un intervento straordinario da “fuori” sia molto vicina. Per difendere la democrazia naturalmente.
Certo, rimane il problema irrisolto della reazione popolare. Ma questa è stata sempre la vera questione nella storia.

martedì 1 ottobre 2013

Sgretolamento


Negli ultimi mesi si sono sempre viste le conseguenze delle incrinature del sistema dittatoriale che ci sta massacrando su base giornaliera. E questi sono i segni dei tempi.
Iniziamo dal "dragone" atlantico guidato dal drago israeliano:

"Dalle ore 6 di questa mattina, 1 ottobre 2013, l'amministrazione Usa è fallita".

Non è roba da poco, anzi Il fatto ha comportato l'immediato licenziamento di 800.000 dipendenti pubblici, il crollo dei bpt statunitensi sul mercato e la necessità da parte di 1 milione di persone di andare a lavorare sapendo che non verranno pagati.
Il tutto ha un costo di 300 milioni di dollari al giorno che -dati alla mano- se non si interviene provocherà entro la fine di ottobre un crollo di tutti i derivati legati alla spesa pubblica statunitense e un'accelerazione esponenziale dei meccanismi di recessione che determinerà, inevitabilmente, l'esplosione di una crisi finanziaria planetaria. E' il prezzo della pace, o meglio, della mancanza di guerra di conquista.

E' il conto che i colossi finanziari e l'elite occidentali hanno presentato al mondo per punirli, visto che il solo fatto che Obama e Rouhani (il premier mussulmano iraniano) hanno "osato" parlarsi tra di loro, hanno "osato" aprire un tavolo di colloqui e hanno fatto sapere che "stanno osando" porre fine al cosiddetto scontro di civiltà tra Occidente e Asia Minore aprendo una stagione di coesistenza pacifica tra mondi diversi, tra etnie distinte, per investire risorse sia economiche, che politiche, che psicologiche, nel risolvere i veri problemi dell'umanità: lavoro e occupazione. Il tutto è nato perchè Barack Obama ha finito per cedere ai consigli di Bill Clinton e soprattutto a quelli dei premi Nobel per l'economia Joseph Stiglitz e Paul Krugman: "vai a vedere il loro sporco e immondo bluff". 
I repubblicani al Congresso, infatti, frustrati perché non c'è più la guerra sulla quale investire, hanno ricattato il governo in carica: "o si cancella la riforma sanitaria, o si abbatte il debito e si tagliano 500 miliardi di dollari subito all'istruzione, alla sanità, ai servizi pubblici, oppure noi blocchiamo costituzionalmente l'emissione di moneta per impedire che superi il tetto consentito e quindi mandiamo lo Stato in default".
Obama non ha ceduto. Non solo. Ha sostenuto pubblicamente che "il debito non è il vero problema, quella è una illusione, è una cartina di tornasole; il vero problema è avviare un piano mondiale di investimenti massicci nel mondo dell'economia reale per creare subito occupazione".

I repubblicani hanno scelto i licenziamenti perché evidentemente vogliono la guerra civile. E' l'inizio dell'atto definitivo dello scontro tra iper-liberisti e keynesiani, tra i fautori e cultori del servizio privato (da una parte) e gli accesi sostenitori del servizio pubblico (dall'altra parte); tra chi vuole andare a colpire "anche" gli interessi dell'oligarchia privilegiata e chi, invece, vuole far pagare soltanto il contribuente. L'Italia segue il trend: andare allo scontro. "No alla cittadinanza": questo è diventato il mantra in Usa, nell'Europa liberista e nell'Italia piddina-berlusconiana-montiana per seguitare a portare avanti fino in fondo il piano di austerità e rigore basato sulla truffa del debito pubblico da coprire.
E' bene cominciare a dibattere di queste cose, apparentemente grandi numeri e temi vasti che esulano dalle autentiche esigenze quotidiane di tutti noi, cittadini abbandonati al nostro destino. Ma non è così. Questa è la guerra vera nel mondo di oggi.
Non sono riusciti a farla in Siria e allora decidono di farla contro la popolazione inerme bombardandola invece che con i missili con le tasse, con la corruzione, con le falsità, con le bugie, con le mistificazioni, con l'espoliazione del bene pubblico, con l'annientamento mafioso e nazista dei ceti più deboli e disagiati. Se non altro sapere come stanno le cose per fare una scelta di schieramento. Informatevi.

E così, il popolo americano, da questa mattina dibatte di politica, si occupa della realtà, argomenta sul proprio futuro, sul significato del liberismo, ormai smascherato nella maniera più impietosa: agenti di colossi finanziari, camerieri e maggiordomi assunti sotto diverse fogge, il cui unico obiettivo consiste nella difesa a oltranza degli interessi di una esigua oligarchia del privilegio e della rendita. A costo di applicare il muoia Sansone con tutti i filistei.E' esattamente ciò che stanno facendo anche in Italia, perchè gli Usa, come è noto, mostrano e segnalano sempre i trend. E' bene saperlo. Penso lo stiano capendo anche i bambini.Se non li mandiamo via al più presto, manderanno loro a casa tutti noi, perchè questa è la strategia dell'Aspen Institute, del club Bilderberg, dei membri della Trilateral. Per tutte queste persone, da Letta a Berlusconi, da Monti a Passera, noi cittadini siamo semplicemente, nè più nè meno, che un danno collaterale.Siamo numeri, non persone.Se non ci facciamo sentire, vedere, e non esibiamo la nostra identità, seguiteranno a pensare che neppure esistiamo. Che Sansone s'arrangi e crepi sotto le macerie. Peggio per lui che si è fidato di Dalila e si è fatto tagliare i capelli. Non è colpa nostra. Quindi, il conto, non lo paghiamo noi: è bene spiegarlo a chiare lettere.

Del resto notizie di una escalation dello sgretolamento della struttura economica e sociale interna agli USA iniziano a farsi strada..

La  Fema ( sedicente protezione civile usa) ha predisposto numerosi centri di detenzione di massa, spacciati per centri di accoglienza (vi suona familiare?)  per i civili che non siano in grado di auto sostenersi. Ha inoltre acquistato ingentissime scorte di acqua potabile, antibiotici, armi e mezzi blindati antisommossa e predisposto enormi cimiteri di massa (al momento vuoti) in tutti gli stati dell’unione. Le polizie locali sono state allertate in congiuntura con le forze militari e paramilitari. Insomma la situazione sembra volgere al peggio ed all'orizzonte non vi è nulla che possa far pensare altrimenti. Per il giorno 17 Ottobre è prevista una esercitazione di massa in vista di un ipotetico terremoto devastante. Sappiamo bene come la presenza di esercitazioni serva a coprire un evento false-flag impedendo a chiunque di poter comprendere bene cosa sia finzione e cosa non lo sia.

Di previsioni apocalittiche se ne sono susseguite decine in questi ultimi tempi, le ultime delle quali legate al transito della misteriosa cometa ISON  che sembra irregolare e vicino al nostro pianeta. L'anomala cometa sarà visibile in molte parti del globo preannunciando quello riportato dalle profezie e dallo stesso Nostradamus: il segno del Figlio dell'uomo prima della terza guerra mondiale.

Il collasso finanziario però sembra l’opzione più facilmente spendibile in mano a chi desideri distruggere un paese relegandone i cittadini in uno stato di polizia. Staremo a vedere. Anche in Italia le notizie non fanno che peggiorare la percezione del futuro prossimo, in un crescendo di ansie e preoccupazioni ben fondate. Le crisi politiche posticce equivalgono ad un valido apporto in tal senso.
Iniziamo a vedere uno sgretolamento del mondo così come lo abbiamo conosciuto. Forse è quello che vogliono chi comanda il mondo e ci vuole portare nella distopia del nuovo ordine mondiale dittatoriale. In ogni caso nulla sarà più come prima.

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