giovedì 27 novembre 2014

La Pianificazione degli Siloviki

 Valentin Vasilescu, Reseau International 24 novembre 2014

В.Путин провел совещание с членами правительства РФIl 24 ottobre 2014 il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto un discorso visto dall’occidente come “antiamericano” in risposta alla designazione della Russia come “seconda minaccia dopo il virus ebola” di Barack Obama alla riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Quali messaggi Putin ha voluto trasmettere all’occidente? Negli anni ’70, i capi politici statunitensi si resero conto che l’unico modo per far uscire il capitalismo dalla grande crisi in cui affondava era la distruzione a tutti i costi del socialismo e far ricadere il costo della crisi sulle spalle dei socialisti. Per farlo usarono la strategia per l’attuazione occulta della guerra segreta condotta con operazioni coperte (Covert Operations) effettuate simultaneamente da Pentagono, CIA e controparti della NATO. L’enorme capacità di raccolta delle informazioni degli Stati Uniti fu la chiave per vincere tale guerra segreta, in particolare con lo spionaggio tecnologico (TECHINT – Technical Intelligence) per conoscere i piani economici e macro-economici dei Paesi socialisti, e il blocco dei finanziamenti o sovvertire l’organizzazione di gare d’appalti in cui partecipavano le aziende di questi Paesi. Fu il modo più sicuro per scacciare queste aziende dai mercati internazionali. La sfortuna dell’URSS era che proprio quando la guerra segreta, condotta con operazioni segrete dagli Stati Uniti, iniziava a dare frutti, arrivò al Cremlino un capo insignificante nella persona di Mikhail Gorbaciov. Con il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti sostituirono Gorbaciov con l’uomo più adatto ai loro piani: l’alcolizzato Boris Eltsin. Avendo il sopravvento sul Partito Comunista dell’Unione Sovietica e in assenza di qualsiasi opposizione politica, la cricca mafiosa di Boris Eltsin, sostenuta dai giganti Exxon Mobil e Chevron e da una miriade di altre società occidentali, s’impossessò delle risorse della Russia. A metà anni ’90, la Russia era diretta da Washington attraverso il potere economico dei famosi oligarchi dell’entourage di Eltsin. Tale situazione decisa dagli Stati Uniti con gli oligarchi russi si estese agli oligarchi dei nuovi Stati dell’ex-Unione Sovietica, come Ucraina, Moldavia, Georgia, Azerbaigian e Romania. Tali oligarchi russi, detti “civiliki“, avevano trasformato la Russia in una vacca da mungere per l’occidente. L’antidoto chiamato “Siloviki” si attivò solo nel 1999 con la nomina di Vladimir Putin a Primo ministro e poi Presidente della Russia, dando speranza e giustizia per rivitalizzare il popolo russo. I Siloviki in realtà sono un gruppo di leader politici altamente qualificati, professionali e patrioti delle strutture del potere dell’Unione Sovietica (servizi militari e complesso militare-industriale). Il loro obiettivo immediato nel 1999 era ripristinare il controllo dello Stato russo sulle risorse della Russia cedute agli stranieri dal governo Eltsin.
Siloviki si formarono nel 1989 da un gruppo operativo che effettuò valutazioni su ruolo e posto della Russia verso i cambiamenti internazionali previsti nei successivi tre decenni, rilevando l’imminente collasso dell’URSS e l’integrazione dei satelliti ex-sovietici a UE e NATO. Sulla base di quelle valutazioni, i Siloviki decisero l’ordine delle priorità per la sopravvivenza della Russia. La prima riguardava mantenimento e miglioramento delle armi nucleari strategiche, come deterrente contro gli Stati Uniti. La responsabilità nel raggiungere questo obiettivo fu affidata ai rappresentanti del complesso militare-industriale, in particolare al settore programmi e risorse spaziali. La seconda priorità era lo sfruttamento ottimale del sistema dei gasdotti russo Druzhba (già esistente) verso l’Europa, evitando qualsiasi tentativo di sovrapposizione o concorrenza tra reti. La terza priorità era scegliere un Paese partner fortemente sviluppato economicamente e vicino alla Russia. Questa partnership doveva consentire alla Russia di modernizzare i propri settori economici non competitivi. A sua volta i Siloviki dovevano sostenere lo Stato divenuto locomotiva d’Europa offrendogli il mercato russo. Allo stesso tempo, lo Stato in questione sarebbe stato introdotto alle reti gasifere russe per l’Europa, ecc. Lo Stato scelto nel 1989 dai Siloviki come partner della Russia era la Germania. E per far aderire la Germania a questo futuro quadro strategico del Tenente-Colonnello Vladimir Putin, ex-capo dei servizi segreti della Germania orientale, i Siloviki fecero pressione su Gran Bretagna e Francia affinché accettassero l’unificazione delle due Germanie. Attraverso questi visionari Siloviki, negli ultimi dieci anni la Russia è rinata dalle ceneri come la mitica Fenice.
2-format530L’intelligenza e il patriottismo di Putin nel 2001, convinsero il leader comunista cinese Jiang Zemin, a firmare il trattato di buon vicinato e cooperazione fraterna con la Russia (FCT). I cinesi, essendo il peggiore fallimento degli Stati Uniti nella distruzione del comunismo durante la loro guerra occulta condotta con operazioni segrete e spionaggio, sono ancora sotto embargo nella tecnologia di punta. Da allora Russia e Cina si coordinano per maggiori possibilità di successo nella competizione con le tre potenze rivali (Stati Uniti, UE e Giappone). Con il trasferimento dalla Russia di tecnologia avanzata in Cina, i due Paesi hanno identificato ed istituito in oltre un decennio il tipico metodo economico della ‘goccia cinese” che annienterà nei prossimi anni l’enorme potere economico e militare degli Stati Uniti. Putin era consapevole del fatto che per via del crollo dell’URSS, del blocco comunista europeo e del declino economico seguito nel periodo 1990-2004, il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti sul resto del mondo aumentava esponenzialmente. L’egemonia statunitense in questo periodo era dovuta al fatto che, con i loro alleati (Giappone, Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Corea del Sud, costituenti le prime sette economie), controllava gran parte del commercio mondiale. Ciò permise di acquisire i migliori sistemi d’arma. Fecero pressioni, rovesciarono governi e invasero e bombardarono Stati membri delle Nazioni Unite. Convinto che India e Cina saranno il nuovo centro del mondo, invece degli USA, nel 2006 Putin lanciò il mercato comune dei Paesi emergenti chiamati BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), esterni al dominio statunitense e dei suoi sostenitori, come l’ex-Comecon sovietico. Questo mercato detiene oltre il 50% delle risorse naturali mondiali e della popolazione mondiale. Ciò ha permesso alla Russia di affrontare le sanzioni economiche di Stati Uniti ed Unione europea e d’avere un esercito ultra-moderno in grado di dissuadere qualsiasi aggressione.
Sempre attraverso i suoi alleati Cina e India, Putin ha acquisito uno strumento contro il mancato rispetto degli accordi firmati con la Russia dagli alleati degli Stati Uniti, su pressione della Casa Bianca. Nel 2008, numerose previsioni di Banca Mondiale e FMI giunsero alle orecchie di Putin, che solo ora sono di pubblico dominio. Tali previsioni hanno costretto la Casa Bianca a lanciare una serie di tentativi sparsi per cercare di mantenere il proprio dominio. Secondo gli addetti ai lavori, la Cina avrà un vantaggio significativo sugli Stati Uniti nel 2015, come prima economia mondiale, seguita dal compatto gruppo composto da Stati Uniti, India, Giappone, Germania, Russia e Brasile. Tra le prime sette economie mondiali, quattro sono Paesi BRICS. Regno Unito e Francia non ne fanno parte. Va ricordato che prima della caduta della cortina di ferro, l’economia degli Stati Uniti copriva il 38,7% dell’economia mondiale e registrava un incremento di oltre il 42% nel 1990. L’FMI stima che entro il 2020 la quota economica degli Stati Uniti scenderà a meno del 16%. Sempre nel 2008, il FMI previde che nel 2020 l’economia della Russia sarebbe stata superiore a quella della Germania e l’economia indiana a quella del Giappone.
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mercoledì 26 novembre 2014

Oro dei Paesi Bassi

Mark O’Byrne, Global Research, 25 novembre 2014

Marriner_S._Eccles_Federal_Reserve_Board_BuildingLa banca centrale olandese aveva detto che rimpatriava parte delle sue riserve auree dagli Stati Uniti, divenendo l’ultima banca centrale europea ad esprimere pubblicamente preoccupazione sulla sicurezza dell’oro a seguito della crisi del debito della zona euro. Mentre il dibattito se la Svizzera debba mantenere la maggior parte delle sue riserve d’oro su suolo svizzero è al culmine, il referendum si svolgerà domenica, gli olandesi annunciano di aver appena segretamente rimpatriato ad Amsterdam 122 tonnellate di riserve auree da New York. L’oro, del valore di 5 miliardi di dollari oggi, rappresenta il 20% delle riserve dei Paesi Bassi. Ora il 31% delle riserve è ad Amsterdam. Un altro 31% sarebbe a New York, mentre il resto tra Ottawa e Londra, gli stessi luoghi in cui la maggior parte dell’oro svizzero sarebbe conservato. La tendenza al rimpatrio dell’oro iniziò con Hugo Chavez che riportò a Caracas l’oro venezuelano, nel 2011. Fu seguito da altre grandi nazioni e banche centrali, in particolare la Germania. Il rimpatrio è indotto dal sospetto che la Federal Reserve e altre banche centrali abbiano prestato o venduto l’oro che detenevano ad altri Paesi e che sia stato utilizzato per comprimere il prezzo dell’oro negli ultimi anni. Stranamente, le riserve auree della Federal Reserve non sono verificate da oltre 50 anni. L’ultimo controllo e l’ultima visita pubblica avvenne nel 1953, poco dopo che il presidente Dwight Eisenhower assunse l’incarico. Nessun esperto fu autorizzato a presenziare a tale verifica e la squadra vi rilevò solo il 5% dell’oro. Quindi, non c’è stata una verifica completa di Fort Knox in oltre 60 anni.
Le richieste di rimpatrio dell’oro sono aumentate dal crollo di Lehman e con la crisi finanziaria globale, causate dalle preoccupazioni che se gli Stati Uniti e il mondo subiscono un crollo sistemico o la crisi del dollaro, le nazioni avrebbero difficoltà a proteggere le proprie riserve auree. La preoccupazione è che una FED disperata possa nazionalizzare le riserve auree internazionali, per evitare il crollo del dollaro o ricostruirne la fiducia dopo una crisi valutaria. E’ interessante notare che, mentre alcuni economisti occidentali come Paul Krugman continuano a denigrare l’oro, le banche centrali occidentali non sembrano vederlo come una “reliquia della barbarie”. Né le controparti orientali e cinesi, che tranquillamente riducono le loro riserve in dollari, euro e sterlina aumentando quelle auree, negli ultimi anni. La banca centrale olandese s’è spinta ad affermare che l’azione era volta a creare fiducia sulla capacità della banca centrale nel gestire le crisi. La prospettiva di ulteriori spedizioni dagli Stati Uniti rimane aperta, mantenendo il segreto sui dettagli logistici. Vi sono domande su come gli olandesi hanno potuto rimpatriare un tale volume di oro quando la richiesta della Germania è stata tralasciata. Forse l’approccio discreto degli olandesi ha consentito alla Federal Reserve di agire, permettendosi di raccogliere il metallo sul mercato. Analisti scettici hanno suggerito che la diminuzione delle riserve auree potrebbe rivelarsi utile per la Federal Reserve di New York. Vi sono anche domande sul fato delle riserve auree ucraine dopo che l’oro è scomparso dalla banca centrale ucraina subito dopo il colpo di Stato sponsorizzato dagli Stati Uniti che ha imposto un nuovo governo.
Gli olandesi vedono l’oro favorevolmente quale importante patrimonio monetario e hanno anche hanno dimostrato la loro convinzione che possedere oro sicuro sia della massima importanza. Anche se la Banca centrale tedesca ha dichiarato fiducia nella custodia statunitense delle riserve auree, nonostante gli sia stato negato l’accesso più volte a New York, la campagna per il rimpatrio dell’oro della Germania rimane alta. Se l’iniziativa sull’oro svizzero passa o meno, va notato che la maggioranza degli svizzeri è ben consapevole del ruolo che l’oro svolge soprattutto in tempi di crisi. Durante la riforma in Europa fu in questi tre Paesi, Germania, Svizzera e Paesi Bassi, che fiorì il pensiero indipendente. Le popolazioni sono “stordite” negli ultimi anni, ma queste nazioni hanno ancora un alto livello di dibattito pubblico e l’importanza su prudenza, risparmio e oro è ben compreso da molti. Crediamo che le altre banche centrali potrebbero avere già tranquillamente cercato o cercheranno di rimpatriare il loro oro da New York, Ottawa e London. Ciò può creare a breve pressione sulle banche centrali costrette ad entrare nel mercato per acquisire lingotti fisici che si pensa già possiedano. Se questi custodi non sono in possesso dell’oro che sostengono di avere, saranno costretti a comprare oro sul mercato aperto, dove l’offerta è estremamente ristretta visto che l’oro è assai richiesto. Crediamo, come gli olandesi, che possedere lingotti d’oro o conservarli in luoghi sicuri come Singapore, Hong Kong e Zurigo, possa essere considerato una sicurezza.gold-bars-japan-april-2013Mark O’Byrne è direttore della ricerca di http://www.GoldCore.com da lui fondata nel 2003. GoldCore è uno dei principali broker dell’oro nel mondo e ha oltre 4000 clienti in 40 Paesi e con oltre 200 milioni di dollari di patrimonio gestito e depositato tra Londra, Zurigo, Singapore, Hong Kong, Dubai e Perth.
Copyright © 2014 Global Research

mercoledì 19 febbraio 2014

Totalitarismo UE

La Commissione ha approvato la coltivazione di un nuovo mais geneticamente modificato (TC1507, brevettato dal gruppo americano Pioneer, filiale della multinazionale americana DuPont) nonostante il voto contrario di 19 Paesi membri e favorevole di 5. Sono state le astensioni di 4 Paesi (Germania, Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca) a «giustificare» tale decisione. «Se non votate contro, votate a favore», ha spiegato il Commissario europeo alla Sanità, Tonio Borg: «Sono le regole, non le ho inventate io». E l’ufficio giuridico del Consiglio d’Europa: «La regola vuole che se il consiglio (degli Stati) non prende decisione, la Commissione deve approvare la coltivazione e nelle prossime 24 ore».

Questo, mi pare, è uno di una serie di eventi delle ultime settimane (fra cui ovviamente c’è la fulminea salita al Governo di Matteo Renzi, mai passato per elezioni) che indica una ulteriore metamorfosi del Sistema: l’abbandono aperto e smaccato di ogni finzione di «democrazia».

Che fosse una finzione, si sa. Ma almeno fino a ieri il Sistema e i suoi addetti simulavano di assegnare un alto valore concetti come libertà politica, pluralismo, democrazia. Anzi la teoria (o la dogmatica) vigente ci predicava la «democrazia» come il valore da cui il «libero mercato» è inseparabile, e la sua legittimazione: diffondere «il mercato» essendo tutt’uno con il diffondere la «democrazia». Era una simulazione – sotto cui sempre più si rivelava l’arcaica identità del potere con la mera Forza (Kràtos e Bìas, dicevano i greci, e non v’era potere politico per loro più vergognoso, degno di bestie non uomini) – e tuttavia anche la simulazione era l’omaggio che il vizio rende alla virtù. Le nomenklature liberiste e mondialista hanno onorato la «democrazia» solo con le labbra (lip service, dicono gli inglesi), ma era ancora qualcosa.

Oggi, il Sistema non ha più bisogno di copertura ideale. Se si definisce il Sistema come «il mercato globale», esso si sente pronto ad imporre il Mercato allo stato ideologicamente puro, senza attenuazioni legali, mitigazioni o umanità. È una versione di totalitarismo che ha molto in comune con l’estinto totalitarismo sovietico, anche se sostiene di derivare da princìpi opposti. Il marxismo-leninismo si proclamò «teoria scientifica» : quando una teoria sociale è «scientifica», significa che è oggettiva. Non resta che obbedirle, qualunque il numero di morti che la sua affermazione richiederà. Nel comunismo sovietico e cinese, i morti furono decine di milioni.

Anche il Mercato si basa su un assioma «scientifico», ossia oggettivo al massimo grado. Esso dice più o meno: in un mercato libero, la concorrenza trova sempre un livello dei prezzi in cui la domanda incontra l’offerta. Per esempio: in Grecia (o in Italia) la disoccupazione è al 30 o 40%? È che i salari troppo alti rendono il lavoro non-competitivo: abbassino i salari (diciamo, a 300 euro al mese), e i disoccupati troveranno lavoro e le multinazionali straniere troveranno di nuovo conveniente tornare.

La domanda: «Sì, ma dopo quanti milioni di morti si raggiunge l’equilibrio domanda-offerta?», è rigettata come sconveniente – esattamente come lo erano, per i marxisti, domande sul Gulag sovietico – perché pretende di far irrompere un elemento spurio, non oggettivo, nella limpida equazione scientifica.

Perché non si creda che stiamo parlando di una possibilità teorica: durante la grande carestia d’Irlanda (1847), dovuta ad un fungo infestante che rovinò il raccolto delle patate, il governo britannico non inviò aiuti alimentari con la motivazione che il cibo gratis avrebbe tolto ai contadini irlandesi la voglia di lavorare, ritardando così il raggiungimento di calo dei salari che avrebbe permesso al Mercato di risolvere la situazione. Mentre un paio di milioni di irlandesi morivano di fame, navi cariche di grano lì coltivato partivano per l’estero, dove la Mano Invisibile del Mercato lo compensava meglio, trovando una domanda solvibile. E non era un caso unico. Era avvenuto lo stesso in una precedente carestia (1729): fu per amaramente satireggiare i ragionamenti sentiti nel Parlamento inglese che Jonathan Swift scrisse la «Modesta proposta per prevenire», in cui suggeriva di risolvere il problema costituendo un mercato della carne dei neonati irlandesi, dove la Mano Invisibile avrebbe dato il giusto prezzo alle varie pesature e tagli... Tanto per dimostrare che il liberismo è capacissimo di fare stragi quanto il comunismo, che il Mercato non è meno feroce della sua totale abolizione nel collettivismo marxista.

Quella in cui siamo entrati, è la fase in cui non c’è più nemmeno uno scrittore satirico a smascherare l’assurda ferocia e gli esiti anti-umani del Mercato senza limiti. Dove la domanda: «A quanti milioni di morti si raggiunge l’equilibrio fra domanda e offerta?» non può nemmeno essere posta.

Abbiamo detto che tale domanda è giudicata disdicevole, perché inserisce qualcosa di spurio nella lineare, oggettiva chiarezza del dato scientifico. Ora precisiamo: tale carattere spurio, è la «politica». Nel periodo tra le due guerre, e segnatamente dopo la Grande Depressione prodotta (dal Mercato) dal 1929, vi furono personalità, movimenti e dottrine politiche che non vollero accettare con oggettiva equanimità i milioni di morti europei, dopo cui il Mercato avrebbe risolto lo squilibrio fra domanda ed offerta. Presero il potere ed escogitarono dei modi per attenuare, addolcire ed alleviare gli effetti letali del Mercato. Basti dire che più d’una di queste ingegnose invenzioni politiche ebbe successo ed incontrò consenso popolare; tutte tali invenzioni, però, erano violazioni più o meno smaccate del Mercato. Per riprendere il sopravvento, al Mercato occorse non di meno di una guerra mondiale, con la produzione di milioni di morti in bombardamenti aerei (non esclusi gli atomici) e la damnatio memoriaedei sistemi politici così sradicati; in modo che a chiunque venisse in mente di prenderli a modello nella prossima Depressione, si potesse applicare la nota demonizzazione.

Il fatto è che i poteri del Mercato sanno far tesoro dell’esperienza. In vista della crisi attualmente provocata, hanno messo in atto in anticipo le misure per prevenire che una politica imprevista turbasse il limpido funzionamento della macchina del Mercato.

Come hanno fatto? Hanno tagliato la testa al toro: hanno abolito la Politica. Abolendone tutti i suoi strumenti ed ausili: confini, dazi, sovranità, senso di cittadinanza, comune destino, responsabilità dei governanti verso i governati, monete svalutabili, governi eletti, libertà «politiche» (di quelle transex o altrimenti voluttuarie ne possiamo averead libitum). La Globalizzazione compiuta è stata una potente cancellazione della Politica, con l’assoggettamento del mondo ad un unico regime economico, e l’istituzione di un tribunale mondiale del commercio che punisce gli Stati (finché esistono – presto verranno estinti) che violassero anche minimamente il Libero Mercato; in nome della «libertà», sono stati istituiti sistemi di controllo della vita privata mai visti prima. Soprattutto, è stata istituita la Comunità Europea, fin dal principio, come entità de-politica. Un meccanismo burocratico dove le «decisioni» (ogni decisione è politica) sono sostituite da procedure ed automatismi.

Quell’automatismo sorprendente che ha introdotto in Europa la coltivazione del mais Pioneer, nonostante la maggioranza dei voti contrari, è appunto uno di questi automatismi. Li hanno inseriti lì nelle pieghe delle «procedure», pronti a scattare al bisogno: «La regola vuole ...la commissione è obbligata ad approvare la coltivazione (dell’OGM) entro 24 ore»... «Sono le regole, non le inventate io». Infatti è vero. Non si sa chi le ha inventate. Tutta la UE funziona così, in una specie di pilota automatico che decide per gli esseri umani, al loro posto. Le procedure sono lì, da sempre, oggettive, scientifiche, come leggi di Natura: «Chi non vota contro, vota a favore...».

Uno potrebbe credere, ingenuamente, che la burocratizzazione europea sia nemica del Mercato. Non è forse una turbativa del Mercato stabilire per regolamento che non si possano commerciare mele se non di un certo calibro, o banane senza una precisa curvatura? Da qualche giorno Parlamento e Commissione Europea, uniti i loro sforzi, hanno normalizzato la portata degli sciacquoni sanitari: 5 litri per i WC, solo 1 litro per i pisciatoi. Il tutto, in un documento di regolamentazione di 122 pagine, frutto (ci viene detto) di tre anni di ricerche.
Come? La libertà di mercato non dovrebbe estendersi anche gli sciacquoni? Non è degna la libertà di non tirare la catena dopo aver defecato? Non si faceva forse così nel libero Far West? Non hanno forse la capacità di trovare un loro livello di prezzo in cui diventano competitive, le banane meno curve della media?

Eh sì. Ma bisogna capire che questa regolamentazione minuziosa viene consentita all’eurocrazia, un po’ nello stesso senso della libertà di unirsi in matrimonio fra invertiti : questa libertà vi distrae dal fatto che vi hanno tolto la vostra Banca Centrale, quindi la libertà di regolare la vostra moneta e vi hanno messo all’ammasso il vostro comune destino. La regolamentazione pan-europea dello scroscio del cesso, durata tre anni di studi, ha distratto dalle norme per regolare l’attività bancaria, per esempio separando l’attività commerciale da quella speculativa. Il Regolatore s’è avventato sull’esca ghiotta («pari WC per tutti! E nessuno sgarri!») e ha lasciato passare la selvaggina grossa, quella che interessa al Mercato.

Vediamo quel che l’eurocrazia sta facendo per attuare il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), così ardentemente desiderato dal Mercato e dalle sue centrali dottrinali atlantiche. Lo scopo è di fondere due mercati, USA ed Unione Europea – insieme «pesano» il 50% del Pil mondiale, e il 30% degli scambi commerciali – creando una zona di libero scambio totale, perfettamente omogenea. Il progetto prevede che la gestione di tale zona sarà affidata ad una autorità indipendente (come la BCE, per fare un esempio: dove «indipendente» significa che è un organo tecnocratico di cooptati, ancorché magari ex dipendenti di Goldman Sachs): tale autorità indipendente sarà incaricata di decidere nelle controversie che potranno sorgere fra gli Stati e le multinazionali, le quali potranno trascinare in giudizio i primi se ritengono che – per certe loro politiche sociali, o regole di protezione dell’ambiente, o della salute – gli Stati infrangono qualche codicillo del trattato transatlantico.

«Le multinazionali potranno denunciare in giudizio i Governi il cui orientamento politico e sociale potrebbe diminuire i loro profitti», come ha spiegato Le Monde Diplomatique. Il profitto viene sancito apertamente come istanza suprema, di fronte alla quale tutte le altre (salute, ambiente, sicurezza sociale) non hanno diritto di esistere.

Questo progetto ha suscitato opposizioni in alcune opinioni pubbliche europee (non certo l’italiana, che nulla sa): a questo punto la Commissione ha annunciato che la questione della soluzione delle controversie è rimandata a giugno, dopo le elezioni europee.

Il punto è che tutti gli altri dossier del TTIP stanno andando avanti. E la Commissione tratta da sé con le associazioni industriali e finanziarie americane, in segreto.

In segreto.

Per esempio, la Commissione europea ha negoziato certi punti dei diritti di proprietà intellettuale, che comprendono anche disposizioni penali, e dove? Negli uffici della Camera di Commercio Americana a Bruxelles, dove i delegati della Commissione hanno incontrato quelli di Time Warner, Microsoft, Disney, Nike, General Electric ed altre maga-corporations. Due ore a quattr’occhi, senza alcuna pubblicità.

Non c’è forse esempio più plateale di come l’eurocrazia abbia gettato la maschera, ogni formale rispetto labiale per la «democrazia», ed abbia rivelato il suo vero grugno: di strumento al servizio spudorato delle lobbies economiche strapotenti, soggetto ai dogmi ultra-liberisti, che per rendere questo servizio non esita ad espellere qualunque attore in qualche modo rappresentativo nel processo democratico: i governi nazionali, i politici votati, la leggendaria «società civile». Tra l’altro, con questo negoziato la Commissione ha superato il suo proprio mandato, senza alcuno scrupolo.

E per somma ironia, nel corso della suddetta riunione riservata, si sarebbe messa a punto una strategia per «educare l’opinione pubblica», e di come escludere dal dibattito pubblico ogni critica al Trattato Transatlantico, che venga dalle opinioni pubbliche o dal Parlamento europeo.

Velasco Martins, in rappresentanza della Commissione in questa riunione, avrebbe esclamato: «Sono felice che non si faccia luce sulle nostre attività». Felicità ben motivata: le regolamentazioni cucinate congiuntamente da lui e dalle suddette mega-corporation, anche se non direttamente ma con meccanismi nascosti in normative e direttive, finirà per permettere agli industriali USA di imporre agli Stati europei la commercializzazione di tutti i loro Ogm, dei loro vitelli gonfiati all’ormone femminile, il loro pollame clorato.

E non basta: temendo che fughe di notizie potessero mettere in allarme la società civile, gli americani hanno preteso – e naturalmente ottenuto – che i documenti sui negoziati non siano trasmessi ai Governi nazionali della UE.

Quanto alle istituzioni europee (non solo la Commissione, ma l’europarlamento) non vogliono assolutamente che i parlamenti nazionali siano in qualunque modo associati alla «governance» economica UE.

Le disposizioni del trattato, una volta adottate, non potranno essere modificate – se non all’unanimità dei Paesi firmatari. Di fatto, ciò blocca ogni possibile ripensamento, attenuazione e modifica, salvo il ripudio unilaterale (seguito, immagino, dal bombardamento del Paese ribelle).

In ossequio a recenti ordini dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ogni menzione nelle etichette di prodotti alimentari , specificamente riguardo alla presenza o assenza in essi di OGM (labeling), potrà essere vietata con la motivazione che ostacola il libero commercio.

Il settore agro-alimentare USA vuole ottenere la terminazione delle regolamentazioni sanitarie europee che vietano il pollame disinfettato con irrorazioni di cloro, così come l’uso del cloridrato di rattopamina, un ingrassante per suini e bovini ampiamente usato oltre Atlantico (e poi chiedetevi come mai 3 americani su 4 sono mostruosamente obesi).

I «magistrati» componenti la suddetta autorità d’arbitraggio delle controversie potranno sedere in giudizio volta a volta anche come avvocati difensori di uno Stato o di una multinazionale. Viene qui consacrato il più inaudito conflitto d’interesse. Nemmeno la magistratura italiota è ancora giunta a tanto (sicuramente si affretterà ad adottare l’idea).

La finanza USA è particolarmente interessata a che nel Trattato sia consacrata la massima libertà per gli investitori: vogliono vietare ai Governi di controllare il volume, la natura e l’origine dei prodotti finanziari messi sul mercato dai suddetti «investitori»: una salvaguardia assoluta per qualunque tipo di derivato. «Si tratta puramente e semplicemente di cancellare dalla carta la parola stessa di regolazione», ha scritto Le Monde Diplomatique.

La «democrazia», in tutto questo? Ebbene, la Commissione ha generosamente acceduto a nominare un gruppo di 14 «esperti» da cui accetta benigna di farsi consigliare sulle questioni del TTIP: non è proprio democrazia – sono ancora tecnocrati cooptati dalla tecnocrazia – ma è la dose di pluralismo consentita: perché fra i 14 esperti ci sono 2 rappresentanti di associazioni ambientaliste, 1 rappresentante sindacale, 2 rappresentanti di associazioni di consumatori. E degli altri 9? Niente paura: 5 sono nominati dalle lobbies industriali, e 4 dal mondo della finanza e degli affari. Insomma, cinque contro nove: una contesa ad armi pari (e lasciamo perdere gli ambientalisti e il sindacalista scelti dalla Commissione a rappresentare noi tutti).

È proprio vero che il Mercato, giunto alla sua massima totale espressione globale, butta via la «democrazia» e il finto rispetto per essa, senza infingimenti. Chi si domandasse come mai non ci sono stati politici che si siano opposti, si siano messi alla difesa della libertà politica, della «democrazia», sovranità monetaria, interesse pubblico ed altri ammennicoli, potrebbe trarre utili deduzioni da alcune semplici tabelle.

L’1% rispetto al 99

Non è una novità, l’1% più ricco della popolazione americana ha risucchiato ha ritmo crescente, anzi esponenziale, la ricchezza prodotta da 99%, lasciandone praticamente immutato il potere d’acquisto, per tutto l’ultimo secolo.



Ma questa non dice ancora tutto: guardate la tabella qui sotto.

L’1% straricco ha arraffato spiccioli, se comparato con il «suo» 1% superiore, lo 0,1. E ancor più, se si compara con l’1 di quello 0,1%, ossia lo 0,01.



Quante cose insegna questo grafico... Anzitutto, che sei sempre il 99% di qualcun altro. Che esiste una modesta «classe media» di straricchi in confronto alle poche centinaia di persone che sono veramente ricche. E poi, la conferma di come il capitalismo allo stato puro sia una colossale aspirapolvere di ricchezza, fatto apposta per concentrarla sempre più in alto, e nelle mani di sempre più pochi. Ora, è ovvio che per quelli al vertice il Sistema chiamato Mercato Totale è il migliore, il più oggettivamente scientifico; intendono perpetuarlo in eterno, ed hanno i mezzi per farlo.

Si capisce come mai burocrati, eurocrati e politici si siano guadagnati al Mercato Totale: i politici in democrazia sono notoriamente «in vendita», anzi connaturalmente acquistabili. E coi soldi che hanno i Paperoni, vengono via con poco. Gli eurocrati e tecnocrati non costano quasi nulla, per quelle tasche senza fondo: quasi sempre basta, a renderli contenti, assicurare loro posti che non li espongano al «mercato», che li liberino per sempre dall’incubo della «concorrenza», e li scampino alla «meritocrazia» ed altre favole per popoli-bambini: pensate solo se Mario Monti, poniamo, si fosse mai dovuto «mettere sul mercato» per le se competenze, o Barroso, o Rehn... quelli, ai vertici dell’eurocrazia, si danno i pizzicotti perché ogni giorno credono di sognare, tanto sono privilegiati. Il resto delle popolazioni fuori nella tempesta della competitività, loro al calduccio e al riparo, nonostante la loro ridicola mediocrità – di cui essi stessi sono perfettamente coscienti.

Per noialtri in fondo, basta l’impoverimento a tenerci buoni. Contrariamente alla mitologia «democratica» insegnata nelle scuole e da Hollywood, non sono i popoli affamati a fare la Rivoluzione; sono i popoli che stanno diventando benestanti, come avvenne ai tempi della Rivoluzione francese. I popoli affamati sono troppo occupati a unire il pranzo con la cena, ed eventualmente frugare nei cassonetti, per avere il tempo di occuparsi «di politica».

Così, si riavvicina per noi il destino degli irlandesi dell’800 (e del 700): riducete le vostre aspettative, ci dicono, e vedrete che vi daremo un lavoro... quando siete diventati competitivi, non importa quanti morirete. E del resto, competitivi lo siamo sempre meno: quando il 40% degli italiani ha solo il diploma delle medie – il 60% nel Meridione – non siamo certo messi bene nella «meritocrazia», e nella corsa alla «competitività». Una massa così poco istruita è tanto ignorante da non capire le complessità del Globalismo Totale, men che meno i trucchi che il Sistema opera a danno loro, fra cui appunto l’Unione europea, i Trattati transatlantici, eccetera. Anzi, a dirla tutta, è tagliata fuori dagli sviluppi di ogni post-modernità, e dalla possibilità di guadagnare in essa un salario decente, nel regno del Totalitarismo Globale di Mercato.

Già vi dicono, col ditino alzato, che vivete al disopra dei vostri mezzi – e non hanno nemmeno torto.


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