mercoledì 19 febbraio 2014

Totalitarismo UE

La Commissione ha approvato la coltivazione di un nuovo mais geneticamente modificato (TC1507, brevettato dal gruppo americano Pioneer, filiale della multinazionale americana DuPont) nonostante il voto contrario di 19 Paesi membri e favorevole di 5. Sono state le astensioni di 4 Paesi (Germania, Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca) a «giustificare» tale decisione. «Se non votate contro, votate a favore», ha spiegato il Commissario europeo alla Sanità, Tonio Borg: «Sono le regole, non le ho inventate io». E l’ufficio giuridico del Consiglio d’Europa: «La regola vuole che se il consiglio (degli Stati) non prende decisione, la Commissione deve approvare la coltivazione e nelle prossime 24 ore».

Questo, mi pare, è uno di una serie di eventi delle ultime settimane (fra cui ovviamente c’è la fulminea salita al Governo di Matteo Renzi, mai passato per elezioni) che indica una ulteriore metamorfosi del Sistema: l’abbandono aperto e smaccato di ogni finzione di «democrazia».

Che fosse una finzione, si sa. Ma almeno fino a ieri il Sistema e i suoi addetti simulavano di assegnare un alto valore concetti come libertà politica, pluralismo, democrazia. Anzi la teoria (o la dogmatica) vigente ci predicava la «democrazia» come il valore da cui il «libero mercato» è inseparabile, e la sua legittimazione: diffondere «il mercato» essendo tutt’uno con il diffondere la «democrazia». Era una simulazione – sotto cui sempre più si rivelava l’arcaica identità del potere con la mera Forza (Kràtos e Bìas, dicevano i greci, e non v’era potere politico per loro più vergognoso, degno di bestie non uomini) – e tuttavia anche la simulazione era l’omaggio che il vizio rende alla virtù. Le nomenklature liberiste e mondialista hanno onorato la «democrazia» solo con le labbra (lip service, dicono gli inglesi), ma era ancora qualcosa.

Oggi, il Sistema non ha più bisogno di copertura ideale. Se si definisce il Sistema come «il mercato globale», esso si sente pronto ad imporre il Mercato allo stato ideologicamente puro, senza attenuazioni legali, mitigazioni o umanità. È una versione di totalitarismo che ha molto in comune con l’estinto totalitarismo sovietico, anche se sostiene di derivare da princìpi opposti. Il marxismo-leninismo si proclamò «teoria scientifica» : quando una teoria sociale è «scientifica», significa che è oggettiva. Non resta che obbedirle, qualunque il numero di morti che la sua affermazione richiederà. Nel comunismo sovietico e cinese, i morti furono decine di milioni.

Anche il Mercato si basa su un assioma «scientifico», ossia oggettivo al massimo grado. Esso dice più o meno: in un mercato libero, la concorrenza trova sempre un livello dei prezzi in cui la domanda incontra l’offerta. Per esempio: in Grecia (o in Italia) la disoccupazione è al 30 o 40%? È che i salari troppo alti rendono il lavoro non-competitivo: abbassino i salari (diciamo, a 300 euro al mese), e i disoccupati troveranno lavoro e le multinazionali straniere troveranno di nuovo conveniente tornare.

La domanda: «Sì, ma dopo quanti milioni di morti si raggiunge l’equilibrio domanda-offerta?», è rigettata come sconveniente – esattamente come lo erano, per i marxisti, domande sul Gulag sovietico – perché pretende di far irrompere un elemento spurio, non oggettivo, nella limpida equazione scientifica.

Perché non si creda che stiamo parlando di una possibilità teorica: durante la grande carestia d’Irlanda (1847), dovuta ad un fungo infestante che rovinò il raccolto delle patate, il governo britannico non inviò aiuti alimentari con la motivazione che il cibo gratis avrebbe tolto ai contadini irlandesi la voglia di lavorare, ritardando così il raggiungimento di calo dei salari che avrebbe permesso al Mercato di risolvere la situazione. Mentre un paio di milioni di irlandesi morivano di fame, navi cariche di grano lì coltivato partivano per l’estero, dove la Mano Invisibile del Mercato lo compensava meglio, trovando una domanda solvibile. E non era un caso unico. Era avvenuto lo stesso in una precedente carestia (1729): fu per amaramente satireggiare i ragionamenti sentiti nel Parlamento inglese che Jonathan Swift scrisse la «Modesta proposta per prevenire», in cui suggeriva di risolvere il problema costituendo un mercato della carne dei neonati irlandesi, dove la Mano Invisibile avrebbe dato il giusto prezzo alle varie pesature e tagli... Tanto per dimostrare che il liberismo è capacissimo di fare stragi quanto il comunismo, che il Mercato non è meno feroce della sua totale abolizione nel collettivismo marxista.

Quella in cui siamo entrati, è la fase in cui non c’è più nemmeno uno scrittore satirico a smascherare l’assurda ferocia e gli esiti anti-umani del Mercato senza limiti. Dove la domanda: «A quanti milioni di morti si raggiunge l’equilibrio fra domanda e offerta?» non può nemmeno essere posta.

Abbiamo detto che tale domanda è giudicata disdicevole, perché inserisce qualcosa di spurio nella lineare, oggettiva chiarezza del dato scientifico. Ora precisiamo: tale carattere spurio, è la «politica». Nel periodo tra le due guerre, e segnatamente dopo la Grande Depressione prodotta (dal Mercato) dal 1929, vi furono personalità, movimenti e dottrine politiche che non vollero accettare con oggettiva equanimità i milioni di morti europei, dopo cui il Mercato avrebbe risolto lo squilibrio fra domanda ed offerta. Presero il potere ed escogitarono dei modi per attenuare, addolcire ed alleviare gli effetti letali del Mercato. Basti dire che più d’una di queste ingegnose invenzioni politiche ebbe successo ed incontrò consenso popolare; tutte tali invenzioni, però, erano violazioni più o meno smaccate del Mercato. Per riprendere il sopravvento, al Mercato occorse non di meno di una guerra mondiale, con la produzione di milioni di morti in bombardamenti aerei (non esclusi gli atomici) e la damnatio memoriaedei sistemi politici così sradicati; in modo che a chiunque venisse in mente di prenderli a modello nella prossima Depressione, si potesse applicare la nota demonizzazione.

Il fatto è che i poteri del Mercato sanno far tesoro dell’esperienza. In vista della crisi attualmente provocata, hanno messo in atto in anticipo le misure per prevenire che una politica imprevista turbasse il limpido funzionamento della macchina del Mercato.

Come hanno fatto? Hanno tagliato la testa al toro: hanno abolito la Politica. Abolendone tutti i suoi strumenti ed ausili: confini, dazi, sovranità, senso di cittadinanza, comune destino, responsabilità dei governanti verso i governati, monete svalutabili, governi eletti, libertà «politiche» (di quelle transex o altrimenti voluttuarie ne possiamo averead libitum). La Globalizzazione compiuta è stata una potente cancellazione della Politica, con l’assoggettamento del mondo ad un unico regime economico, e l’istituzione di un tribunale mondiale del commercio che punisce gli Stati (finché esistono – presto verranno estinti) che violassero anche minimamente il Libero Mercato; in nome della «libertà», sono stati istituiti sistemi di controllo della vita privata mai visti prima. Soprattutto, è stata istituita la Comunità Europea, fin dal principio, come entità de-politica. Un meccanismo burocratico dove le «decisioni» (ogni decisione è politica) sono sostituite da procedure ed automatismi.

Quell’automatismo sorprendente che ha introdotto in Europa la coltivazione del mais Pioneer, nonostante la maggioranza dei voti contrari, è appunto uno di questi automatismi. Li hanno inseriti lì nelle pieghe delle «procedure», pronti a scattare al bisogno: «La regola vuole ...la commissione è obbligata ad approvare la coltivazione (dell’OGM) entro 24 ore»... «Sono le regole, non le inventate io». Infatti è vero. Non si sa chi le ha inventate. Tutta la UE funziona così, in una specie di pilota automatico che decide per gli esseri umani, al loro posto. Le procedure sono lì, da sempre, oggettive, scientifiche, come leggi di Natura: «Chi non vota contro, vota a favore...».

Uno potrebbe credere, ingenuamente, che la burocratizzazione europea sia nemica del Mercato. Non è forse una turbativa del Mercato stabilire per regolamento che non si possano commerciare mele se non di un certo calibro, o banane senza una precisa curvatura? Da qualche giorno Parlamento e Commissione Europea, uniti i loro sforzi, hanno normalizzato la portata degli sciacquoni sanitari: 5 litri per i WC, solo 1 litro per i pisciatoi. Il tutto, in un documento di regolamentazione di 122 pagine, frutto (ci viene detto) di tre anni di ricerche.
Come? La libertà di mercato non dovrebbe estendersi anche gli sciacquoni? Non è degna la libertà di non tirare la catena dopo aver defecato? Non si faceva forse così nel libero Far West? Non hanno forse la capacità di trovare un loro livello di prezzo in cui diventano competitive, le banane meno curve della media?

Eh sì. Ma bisogna capire che questa regolamentazione minuziosa viene consentita all’eurocrazia, un po’ nello stesso senso della libertà di unirsi in matrimonio fra invertiti : questa libertà vi distrae dal fatto che vi hanno tolto la vostra Banca Centrale, quindi la libertà di regolare la vostra moneta e vi hanno messo all’ammasso il vostro comune destino. La regolamentazione pan-europea dello scroscio del cesso, durata tre anni di studi, ha distratto dalle norme per regolare l’attività bancaria, per esempio separando l’attività commerciale da quella speculativa. Il Regolatore s’è avventato sull’esca ghiotta («pari WC per tutti! E nessuno sgarri!») e ha lasciato passare la selvaggina grossa, quella che interessa al Mercato.

Vediamo quel che l’eurocrazia sta facendo per attuare il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), così ardentemente desiderato dal Mercato e dalle sue centrali dottrinali atlantiche. Lo scopo è di fondere due mercati, USA ed Unione Europea – insieme «pesano» il 50% del Pil mondiale, e il 30% degli scambi commerciali – creando una zona di libero scambio totale, perfettamente omogenea. Il progetto prevede che la gestione di tale zona sarà affidata ad una autorità indipendente (come la BCE, per fare un esempio: dove «indipendente» significa che è un organo tecnocratico di cooptati, ancorché magari ex dipendenti di Goldman Sachs): tale autorità indipendente sarà incaricata di decidere nelle controversie che potranno sorgere fra gli Stati e le multinazionali, le quali potranno trascinare in giudizio i primi se ritengono che – per certe loro politiche sociali, o regole di protezione dell’ambiente, o della salute – gli Stati infrangono qualche codicillo del trattato transatlantico.

«Le multinazionali potranno denunciare in giudizio i Governi il cui orientamento politico e sociale potrebbe diminuire i loro profitti», come ha spiegato Le Monde Diplomatique. Il profitto viene sancito apertamente come istanza suprema, di fronte alla quale tutte le altre (salute, ambiente, sicurezza sociale) non hanno diritto di esistere.

Questo progetto ha suscitato opposizioni in alcune opinioni pubbliche europee (non certo l’italiana, che nulla sa): a questo punto la Commissione ha annunciato che la questione della soluzione delle controversie è rimandata a giugno, dopo le elezioni europee.

Il punto è che tutti gli altri dossier del TTIP stanno andando avanti. E la Commissione tratta da sé con le associazioni industriali e finanziarie americane, in segreto.

In segreto.

Per esempio, la Commissione europea ha negoziato certi punti dei diritti di proprietà intellettuale, che comprendono anche disposizioni penali, e dove? Negli uffici della Camera di Commercio Americana a Bruxelles, dove i delegati della Commissione hanno incontrato quelli di Time Warner, Microsoft, Disney, Nike, General Electric ed altre maga-corporations. Due ore a quattr’occhi, senza alcuna pubblicità.

Non c’è forse esempio più plateale di come l’eurocrazia abbia gettato la maschera, ogni formale rispetto labiale per la «democrazia», ed abbia rivelato il suo vero grugno: di strumento al servizio spudorato delle lobbies economiche strapotenti, soggetto ai dogmi ultra-liberisti, che per rendere questo servizio non esita ad espellere qualunque attore in qualche modo rappresentativo nel processo democratico: i governi nazionali, i politici votati, la leggendaria «società civile». Tra l’altro, con questo negoziato la Commissione ha superato il suo proprio mandato, senza alcuno scrupolo.

E per somma ironia, nel corso della suddetta riunione riservata, si sarebbe messa a punto una strategia per «educare l’opinione pubblica», e di come escludere dal dibattito pubblico ogni critica al Trattato Transatlantico, che venga dalle opinioni pubbliche o dal Parlamento europeo.

Velasco Martins, in rappresentanza della Commissione in questa riunione, avrebbe esclamato: «Sono felice che non si faccia luce sulle nostre attività». Felicità ben motivata: le regolamentazioni cucinate congiuntamente da lui e dalle suddette mega-corporation, anche se non direttamente ma con meccanismi nascosti in normative e direttive, finirà per permettere agli industriali USA di imporre agli Stati europei la commercializzazione di tutti i loro Ogm, dei loro vitelli gonfiati all’ormone femminile, il loro pollame clorato.

E non basta: temendo che fughe di notizie potessero mettere in allarme la società civile, gli americani hanno preteso – e naturalmente ottenuto – che i documenti sui negoziati non siano trasmessi ai Governi nazionali della UE.

Quanto alle istituzioni europee (non solo la Commissione, ma l’europarlamento) non vogliono assolutamente che i parlamenti nazionali siano in qualunque modo associati alla «governance» economica UE.

Le disposizioni del trattato, una volta adottate, non potranno essere modificate – se non all’unanimità dei Paesi firmatari. Di fatto, ciò blocca ogni possibile ripensamento, attenuazione e modifica, salvo il ripudio unilaterale (seguito, immagino, dal bombardamento del Paese ribelle).

In ossequio a recenti ordini dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ogni menzione nelle etichette di prodotti alimentari , specificamente riguardo alla presenza o assenza in essi di OGM (labeling), potrà essere vietata con la motivazione che ostacola il libero commercio.

Il settore agro-alimentare USA vuole ottenere la terminazione delle regolamentazioni sanitarie europee che vietano il pollame disinfettato con irrorazioni di cloro, così come l’uso del cloridrato di rattopamina, un ingrassante per suini e bovini ampiamente usato oltre Atlantico (e poi chiedetevi come mai 3 americani su 4 sono mostruosamente obesi).

I «magistrati» componenti la suddetta autorità d’arbitraggio delle controversie potranno sedere in giudizio volta a volta anche come avvocati difensori di uno Stato o di una multinazionale. Viene qui consacrato il più inaudito conflitto d’interesse. Nemmeno la magistratura italiota è ancora giunta a tanto (sicuramente si affretterà ad adottare l’idea).

La finanza USA è particolarmente interessata a che nel Trattato sia consacrata la massima libertà per gli investitori: vogliono vietare ai Governi di controllare il volume, la natura e l’origine dei prodotti finanziari messi sul mercato dai suddetti «investitori»: una salvaguardia assoluta per qualunque tipo di derivato. «Si tratta puramente e semplicemente di cancellare dalla carta la parola stessa di regolazione», ha scritto Le Monde Diplomatique.

La «democrazia», in tutto questo? Ebbene, la Commissione ha generosamente acceduto a nominare un gruppo di 14 «esperti» da cui accetta benigna di farsi consigliare sulle questioni del TTIP: non è proprio democrazia – sono ancora tecnocrati cooptati dalla tecnocrazia – ma è la dose di pluralismo consentita: perché fra i 14 esperti ci sono 2 rappresentanti di associazioni ambientaliste, 1 rappresentante sindacale, 2 rappresentanti di associazioni di consumatori. E degli altri 9? Niente paura: 5 sono nominati dalle lobbies industriali, e 4 dal mondo della finanza e degli affari. Insomma, cinque contro nove: una contesa ad armi pari (e lasciamo perdere gli ambientalisti e il sindacalista scelti dalla Commissione a rappresentare noi tutti).

È proprio vero che il Mercato, giunto alla sua massima totale espressione globale, butta via la «democrazia» e il finto rispetto per essa, senza infingimenti. Chi si domandasse come mai non ci sono stati politici che si siano opposti, si siano messi alla difesa della libertà politica, della «democrazia», sovranità monetaria, interesse pubblico ed altri ammennicoli, potrebbe trarre utili deduzioni da alcune semplici tabelle.

L’1% rispetto al 99

Non è una novità, l’1% più ricco della popolazione americana ha risucchiato ha ritmo crescente, anzi esponenziale, la ricchezza prodotta da 99%, lasciandone praticamente immutato il potere d’acquisto, per tutto l’ultimo secolo.



Ma questa non dice ancora tutto: guardate la tabella qui sotto.

L’1% straricco ha arraffato spiccioli, se comparato con il «suo» 1% superiore, lo 0,1. E ancor più, se si compara con l’1 di quello 0,1%, ossia lo 0,01.



Quante cose insegna questo grafico... Anzitutto, che sei sempre il 99% di qualcun altro. Che esiste una modesta «classe media» di straricchi in confronto alle poche centinaia di persone che sono veramente ricche. E poi, la conferma di come il capitalismo allo stato puro sia una colossale aspirapolvere di ricchezza, fatto apposta per concentrarla sempre più in alto, e nelle mani di sempre più pochi. Ora, è ovvio che per quelli al vertice il Sistema chiamato Mercato Totale è il migliore, il più oggettivamente scientifico; intendono perpetuarlo in eterno, ed hanno i mezzi per farlo.

Si capisce come mai burocrati, eurocrati e politici si siano guadagnati al Mercato Totale: i politici in democrazia sono notoriamente «in vendita», anzi connaturalmente acquistabili. E coi soldi che hanno i Paperoni, vengono via con poco. Gli eurocrati e tecnocrati non costano quasi nulla, per quelle tasche senza fondo: quasi sempre basta, a renderli contenti, assicurare loro posti che non li espongano al «mercato», che li liberino per sempre dall’incubo della «concorrenza», e li scampino alla «meritocrazia» ed altre favole per popoli-bambini: pensate solo se Mario Monti, poniamo, si fosse mai dovuto «mettere sul mercato» per le se competenze, o Barroso, o Rehn... quelli, ai vertici dell’eurocrazia, si danno i pizzicotti perché ogni giorno credono di sognare, tanto sono privilegiati. Il resto delle popolazioni fuori nella tempesta della competitività, loro al calduccio e al riparo, nonostante la loro ridicola mediocrità – di cui essi stessi sono perfettamente coscienti.

Per noialtri in fondo, basta l’impoverimento a tenerci buoni. Contrariamente alla mitologia «democratica» insegnata nelle scuole e da Hollywood, non sono i popoli affamati a fare la Rivoluzione; sono i popoli che stanno diventando benestanti, come avvenne ai tempi della Rivoluzione francese. I popoli affamati sono troppo occupati a unire il pranzo con la cena, ed eventualmente frugare nei cassonetti, per avere il tempo di occuparsi «di politica».

Così, si riavvicina per noi il destino degli irlandesi dell’800 (e del 700): riducete le vostre aspettative, ci dicono, e vedrete che vi daremo un lavoro... quando siete diventati competitivi, non importa quanti morirete. E del resto, competitivi lo siamo sempre meno: quando il 40% degli italiani ha solo il diploma delle medie – il 60% nel Meridione – non siamo certo messi bene nella «meritocrazia», e nella corsa alla «competitività». Una massa così poco istruita è tanto ignorante da non capire le complessità del Globalismo Totale, men che meno i trucchi che il Sistema opera a danno loro, fra cui appunto l’Unione europea, i Trattati transatlantici, eccetera. Anzi, a dirla tutta, è tagliata fuori dagli sviluppi di ogni post-modernità, e dalla possibilità di guadagnare in essa un salario decente, nel regno del Totalitarismo Globale di Mercato.

Già vi dicono, col ditino alzato, che vivete al disopra dei vostri mezzi – e non hanno nemmeno torto.


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