giovedì 27 novembre 2014

La Pianificazione degli Siloviki

 Valentin Vasilescu, Reseau International 24 novembre 2014

В.Путин провел совещание с членами правительства РФIl 24 ottobre 2014 il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto un discorso visto dall’occidente come “antiamericano” in risposta alla designazione della Russia come “seconda minaccia dopo il virus ebola” di Barack Obama alla riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Quali messaggi Putin ha voluto trasmettere all’occidente? Negli anni ’70, i capi politici statunitensi si resero conto che l’unico modo per far uscire il capitalismo dalla grande crisi in cui affondava era la distruzione a tutti i costi del socialismo e far ricadere il costo della crisi sulle spalle dei socialisti. Per farlo usarono la strategia per l’attuazione occulta della guerra segreta condotta con operazioni coperte (Covert Operations) effettuate simultaneamente da Pentagono, CIA e controparti della NATO. L’enorme capacità di raccolta delle informazioni degli Stati Uniti fu la chiave per vincere tale guerra segreta, in particolare con lo spionaggio tecnologico (TECHINT – Technical Intelligence) per conoscere i piani economici e macro-economici dei Paesi socialisti, e il blocco dei finanziamenti o sovvertire l’organizzazione di gare d’appalti in cui partecipavano le aziende di questi Paesi. Fu il modo più sicuro per scacciare queste aziende dai mercati internazionali. La sfortuna dell’URSS era che proprio quando la guerra segreta, condotta con operazioni segrete dagli Stati Uniti, iniziava a dare frutti, arrivò al Cremlino un capo insignificante nella persona di Mikhail Gorbaciov. Con il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti sostituirono Gorbaciov con l’uomo più adatto ai loro piani: l’alcolizzato Boris Eltsin. Avendo il sopravvento sul Partito Comunista dell’Unione Sovietica e in assenza di qualsiasi opposizione politica, la cricca mafiosa di Boris Eltsin, sostenuta dai giganti Exxon Mobil e Chevron e da una miriade di altre società occidentali, s’impossessò delle risorse della Russia. A metà anni ’90, la Russia era diretta da Washington attraverso il potere economico dei famosi oligarchi dell’entourage di Eltsin. Tale situazione decisa dagli Stati Uniti con gli oligarchi russi si estese agli oligarchi dei nuovi Stati dell’ex-Unione Sovietica, come Ucraina, Moldavia, Georgia, Azerbaigian e Romania. Tali oligarchi russi, detti “civiliki“, avevano trasformato la Russia in una vacca da mungere per l’occidente. L’antidoto chiamato “Siloviki” si attivò solo nel 1999 con la nomina di Vladimir Putin a Primo ministro e poi Presidente della Russia, dando speranza e giustizia per rivitalizzare il popolo russo. I Siloviki in realtà sono un gruppo di leader politici altamente qualificati, professionali e patrioti delle strutture del potere dell’Unione Sovietica (servizi militari e complesso militare-industriale). Il loro obiettivo immediato nel 1999 era ripristinare il controllo dello Stato russo sulle risorse della Russia cedute agli stranieri dal governo Eltsin.
Siloviki si formarono nel 1989 da un gruppo operativo che effettuò valutazioni su ruolo e posto della Russia verso i cambiamenti internazionali previsti nei successivi tre decenni, rilevando l’imminente collasso dell’URSS e l’integrazione dei satelliti ex-sovietici a UE e NATO. Sulla base di quelle valutazioni, i Siloviki decisero l’ordine delle priorità per la sopravvivenza della Russia. La prima riguardava mantenimento e miglioramento delle armi nucleari strategiche, come deterrente contro gli Stati Uniti. La responsabilità nel raggiungere questo obiettivo fu affidata ai rappresentanti del complesso militare-industriale, in particolare al settore programmi e risorse spaziali. La seconda priorità era lo sfruttamento ottimale del sistema dei gasdotti russo Druzhba (già esistente) verso l’Europa, evitando qualsiasi tentativo di sovrapposizione o concorrenza tra reti. La terza priorità era scegliere un Paese partner fortemente sviluppato economicamente e vicino alla Russia. Questa partnership doveva consentire alla Russia di modernizzare i propri settori economici non competitivi. A sua volta i Siloviki dovevano sostenere lo Stato divenuto locomotiva d’Europa offrendogli il mercato russo. Allo stesso tempo, lo Stato in questione sarebbe stato introdotto alle reti gasifere russe per l’Europa, ecc. Lo Stato scelto nel 1989 dai Siloviki come partner della Russia era la Germania. E per far aderire la Germania a questo futuro quadro strategico del Tenente-Colonnello Vladimir Putin, ex-capo dei servizi segreti della Germania orientale, i Siloviki fecero pressione su Gran Bretagna e Francia affinché accettassero l’unificazione delle due Germanie. Attraverso questi visionari Siloviki, negli ultimi dieci anni la Russia è rinata dalle ceneri come la mitica Fenice.
2-format530L’intelligenza e il patriottismo di Putin nel 2001, convinsero il leader comunista cinese Jiang Zemin, a firmare il trattato di buon vicinato e cooperazione fraterna con la Russia (FCT). I cinesi, essendo il peggiore fallimento degli Stati Uniti nella distruzione del comunismo durante la loro guerra occulta condotta con operazioni segrete e spionaggio, sono ancora sotto embargo nella tecnologia di punta. Da allora Russia e Cina si coordinano per maggiori possibilità di successo nella competizione con le tre potenze rivali (Stati Uniti, UE e Giappone). Con il trasferimento dalla Russia di tecnologia avanzata in Cina, i due Paesi hanno identificato ed istituito in oltre un decennio il tipico metodo economico della ‘goccia cinese” che annienterà nei prossimi anni l’enorme potere economico e militare degli Stati Uniti. Putin era consapevole del fatto che per via del crollo dell’URSS, del blocco comunista europeo e del declino economico seguito nel periodo 1990-2004, il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti sul resto del mondo aumentava esponenzialmente. L’egemonia statunitense in questo periodo era dovuta al fatto che, con i loro alleati (Giappone, Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Corea del Sud, costituenti le prime sette economie), controllava gran parte del commercio mondiale. Ciò permise di acquisire i migliori sistemi d’arma. Fecero pressioni, rovesciarono governi e invasero e bombardarono Stati membri delle Nazioni Unite. Convinto che India e Cina saranno il nuovo centro del mondo, invece degli USA, nel 2006 Putin lanciò il mercato comune dei Paesi emergenti chiamati BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), esterni al dominio statunitense e dei suoi sostenitori, come l’ex-Comecon sovietico. Questo mercato detiene oltre il 50% delle risorse naturali mondiali e della popolazione mondiale. Ciò ha permesso alla Russia di affrontare le sanzioni economiche di Stati Uniti ed Unione europea e d’avere un esercito ultra-moderno in grado di dissuadere qualsiasi aggressione.
Sempre attraverso i suoi alleati Cina e India, Putin ha acquisito uno strumento contro il mancato rispetto degli accordi firmati con la Russia dagli alleati degli Stati Uniti, su pressione della Casa Bianca. Nel 2008, numerose previsioni di Banca Mondiale e FMI giunsero alle orecchie di Putin, che solo ora sono di pubblico dominio. Tali previsioni hanno costretto la Casa Bianca a lanciare una serie di tentativi sparsi per cercare di mantenere il proprio dominio. Secondo gli addetti ai lavori, la Cina avrà un vantaggio significativo sugli Stati Uniti nel 2015, come prima economia mondiale, seguita dal compatto gruppo composto da Stati Uniti, India, Giappone, Germania, Russia e Brasile. Tra le prime sette economie mondiali, quattro sono Paesi BRICS. Regno Unito e Francia non ne fanno parte. Va ricordato che prima della caduta della cortina di ferro, l’economia degli Stati Uniti copriva il 38,7% dell’economia mondiale e registrava un incremento di oltre il 42% nel 1990. L’FMI stima che entro il 2020 la quota economica degli Stati Uniti scenderà a meno del 16%. Sempre nel 2008, il FMI previde che nel 2020 l’economia della Russia sarebbe stata superiore a quella della Germania e l’economia indiana a quella del Giappone.
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mercoledì 26 novembre 2014

Oro dei Paesi Bassi

Mark O’Byrne, Global Research, 25 novembre 2014

Marriner_S._Eccles_Federal_Reserve_Board_BuildingLa banca centrale olandese aveva detto che rimpatriava parte delle sue riserve auree dagli Stati Uniti, divenendo l’ultima banca centrale europea ad esprimere pubblicamente preoccupazione sulla sicurezza dell’oro a seguito della crisi del debito della zona euro. Mentre il dibattito se la Svizzera debba mantenere la maggior parte delle sue riserve d’oro su suolo svizzero è al culmine, il referendum si svolgerà domenica, gli olandesi annunciano di aver appena segretamente rimpatriato ad Amsterdam 122 tonnellate di riserve auree da New York. L’oro, del valore di 5 miliardi di dollari oggi, rappresenta il 20% delle riserve dei Paesi Bassi. Ora il 31% delle riserve è ad Amsterdam. Un altro 31% sarebbe a New York, mentre il resto tra Ottawa e Londra, gli stessi luoghi in cui la maggior parte dell’oro svizzero sarebbe conservato. La tendenza al rimpatrio dell’oro iniziò con Hugo Chavez che riportò a Caracas l’oro venezuelano, nel 2011. Fu seguito da altre grandi nazioni e banche centrali, in particolare la Germania. Il rimpatrio è indotto dal sospetto che la Federal Reserve e altre banche centrali abbiano prestato o venduto l’oro che detenevano ad altri Paesi e che sia stato utilizzato per comprimere il prezzo dell’oro negli ultimi anni. Stranamente, le riserve auree della Federal Reserve non sono verificate da oltre 50 anni. L’ultimo controllo e l’ultima visita pubblica avvenne nel 1953, poco dopo che il presidente Dwight Eisenhower assunse l’incarico. Nessun esperto fu autorizzato a presenziare a tale verifica e la squadra vi rilevò solo il 5% dell’oro. Quindi, non c’è stata una verifica completa di Fort Knox in oltre 60 anni.
Le richieste di rimpatrio dell’oro sono aumentate dal crollo di Lehman e con la crisi finanziaria globale, causate dalle preoccupazioni che se gli Stati Uniti e il mondo subiscono un crollo sistemico o la crisi del dollaro, le nazioni avrebbero difficoltà a proteggere le proprie riserve auree. La preoccupazione è che una FED disperata possa nazionalizzare le riserve auree internazionali, per evitare il crollo del dollaro o ricostruirne la fiducia dopo una crisi valutaria. E’ interessante notare che, mentre alcuni economisti occidentali come Paul Krugman continuano a denigrare l’oro, le banche centrali occidentali non sembrano vederlo come una “reliquia della barbarie”. Né le controparti orientali e cinesi, che tranquillamente riducono le loro riserve in dollari, euro e sterlina aumentando quelle auree, negli ultimi anni. La banca centrale olandese s’è spinta ad affermare che l’azione era volta a creare fiducia sulla capacità della banca centrale nel gestire le crisi. La prospettiva di ulteriori spedizioni dagli Stati Uniti rimane aperta, mantenendo il segreto sui dettagli logistici. Vi sono domande su come gli olandesi hanno potuto rimpatriare un tale volume di oro quando la richiesta della Germania è stata tralasciata. Forse l’approccio discreto degli olandesi ha consentito alla Federal Reserve di agire, permettendosi di raccogliere il metallo sul mercato. Analisti scettici hanno suggerito che la diminuzione delle riserve auree potrebbe rivelarsi utile per la Federal Reserve di New York. Vi sono anche domande sul fato delle riserve auree ucraine dopo che l’oro è scomparso dalla banca centrale ucraina subito dopo il colpo di Stato sponsorizzato dagli Stati Uniti che ha imposto un nuovo governo.
Gli olandesi vedono l’oro favorevolmente quale importante patrimonio monetario e hanno anche hanno dimostrato la loro convinzione che possedere oro sicuro sia della massima importanza. Anche se la Banca centrale tedesca ha dichiarato fiducia nella custodia statunitense delle riserve auree, nonostante gli sia stato negato l’accesso più volte a New York, la campagna per il rimpatrio dell’oro della Germania rimane alta. Se l’iniziativa sull’oro svizzero passa o meno, va notato che la maggioranza degli svizzeri è ben consapevole del ruolo che l’oro svolge soprattutto in tempi di crisi. Durante la riforma in Europa fu in questi tre Paesi, Germania, Svizzera e Paesi Bassi, che fiorì il pensiero indipendente. Le popolazioni sono “stordite” negli ultimi anni, ma queste nazioni hanno ancora un alto livello di dibattito pubblico e l’importanza su prudenza, risparmio e oro è ben compreso da molti. Crediamo che le altre banche centrali potrebbero avere già tranquillamente cercato o cercheranno di rimpatriare il loro oro da New York, Ottawa e London. Ciò può creare a breve pressione sulle banche centrali costrette ad entrare nel mercato per acquisire lingotti fisici che si pensa già possiedano. Se questi custodi non sono in possesso dell’oro che sostengono di avere, saranno costretti a comprare oro sul mercato aperto, dove l’offerta è estremamente ristretta visto che l’oro è assai richiesto. Crediamo, come gli olandesi, che possedere lingotti d’oro o conservarli in luoghi sicuri come Singapore, Hong Kong e Zurigo, possa essere considerato una sicurezza.gold-bars-japan-april-2013Mark O’Byrne è direttore della ricerca di http://www.GoldCore.com da lui fondata nel 2003. GoldCore è uno dei principali broker dell’oro nel mondo e ha oltre 4000 clienti in 40 Paesi e con oltre 200 milioni di dollari di patrimonio gestito e depositato tra Londra, Zurigo, Singapore, Hong Kong, Dubai e Perth.
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