sabato 30 aprile 2016

Stati Uniti: L'impero del Caos

Subito dopo l’approvazione del Congresso Brasiliano della mozione di Impeachment contro il Presidente Dilma Rousseff da parte di quelli che ho scelto di chiamare le iene della Guerra Ibrida, il Presidente-in-attesa Michel “Brutus” Temer, uno degli artefici del golpe, ha inviato a Washington un senatore, in veste di fattorino speciale, con le ultime notizie sul Colpo di Stato in atto. Il senatore in questione non era in missione ufficiale per il Comitato Senatoriale per le Relazioni Estere. 

Brutus Temer era stato messo in allarme dalla reazione dei media globali, che si rendono sempre più conto che quello che sta facendo, dopo essersi alleato con Brutus-2, il noto e corrotto Presidente della Camera Bassa, è quello che è: un Colpo di Stato. 

La missione del senatore era presumibilmente quella di lanciare una campagna di pubbliche relazioni per controbilanciare la storia del golpe che, Secondo Brutus-1, “sta demoralizzando le istituzioni brasiliane”. 

Stupidaggini. Il senatore-fattorino è stato mandato al Dipartimento di Stato Americano per riferire che tutto procede secondo i piani. 

A Washington, il senatore-fattorino ha biascicato: “faremo vedere che il Brasile non è una repubblica delle banane”. Beh, non lo era, ma adesso, grazie alle iene della Guerra Ibrida, lo è. 

Se c’è un uomo che ha 11 conti segreti in Svizzera, nominato nei Panama Papers, e già sotto indagine da parte di una Corte Suprema che controlla il destino politico di un’intera nazione, allora questa è una repubblica delle banane. 

Se c’è un presuntuoso giudice provinciale che minaccia di incarcerare l’ex Presidente Lula per un modesto appartamento ed un ranch di cui non è neanche il proprietario, ma che, allo stesso tempo, non riesce ad alzare un dito contro Brutus-2, insieme ai pomposissimi giudici della Corte Suprema, allora questa è una repubblica delle banane. 

Ora confrontate la non-reazione di Washington con quella di Mosca. Il Ministro degli Esteri russo, per bocca dell’incontenibile Maria Zakharova, ha sottolineato il ruolo cruciale della partnership fra i BRICS e le posizioni comuni di Russia e Brasile nell’ambito del G-20. E Mosca ha ribadito, senza mezzi termini, che i problemi del Brasile devono essere risolti all’interno “del contesto legale-costituzionale e senza nessuna interferenza esterna“. 

Tutti sanno che cosa si intende per “interferenze esterne”. 

Ancora una volta Dominio a Tutto Spettro 

Ho seguito il golpe brasiliano in atto, dando particolare enfasi alla Guerra Ibrida, di matrice statunitense, volta a distruggere “il progetto neo-sviluppista per l’America Latina che, riunificando almeno alcune delle elites locali, aveva investito nello sviluppo dei mercati interni, in associazione con le classi lavoratrici“. L’obbiettivo chiave della Guerra Ibrida è, almeno in questo caso, favorire una restaurazione neoliberale. 

Ovviamente il bersaglio principale deve essere il Brasile, membro dei BRICS e settima maggior economia mondiale. 

Gli sgherri imperiali vanno direttamente al punto quando enumerano le mire e gli strumenti di quella che il Pentagono, già nel 2002, aveva chiamato Full Spectrum Dominance. Così “La potenza statunitense deriva direttamente dalle ineguagliate capacità del nostro esercito, certo. Tutto ciò che espande le possibilità dei mercati americani, come, per esempio, nel commercio il Parternariato Trans-Pacifico, aumenta l’arsenale della potenza americana. Ma, in senso più profondo, è un prodotto del dominio dell’economia statunitense”. 

Naturalmente, l’economia americana è ben lontana dall’essere dominante. Quello che adesso conta è ciò che “allontana il business dall’America o permette ad altre nazioni di costruire un’architettura finanziaria antagonista, meno gravata da una miriade di sanzioni“. 

“Architettura finanziaria antagonista” equivale a scriverci sopra BRICS. E “una miriade di sanzioni” non è stata sufficiente a far piangere l’Iran; Teheran continuerà a praticare una “economia di resistenza”. Non a caso due dei BRICS, Russia e Cina, insieme all’Iran, sono per il Pentagono fra le prime cinque minacce esistenziali, insieme alla Corea del Nord, che dispone dell’atomica, e all’ultima, infima priorità, il “terrorismo”. 

La Guerra Fredda 2.0 riguarda sopratutto Russia e Cina, ma anche il Brasile è un giocatore di riguardo. Edward Snowden ha rivelato come l’attività spionistica dell’NSA fosse incentrata su Petrobras, la cui tecnologia, coperta da brevetto, aveva reso possibile la più grossa scoperta petrolifera dell’appena iniziato 21° secolo, quella dei depositi pre-salini. Le grosse compagnie statunitensi erano rimaste escluse da questo sfruttamento. Questo è un anatema, che richiede l’impiego delle tecniche di Guerra Ibrida, incluse nella Full Spectrum Dominance. 

Le elites compradore brasiliane si sono gettate nella mischia con grande gioia. Già due anni fa, gli analisti della JP Morgan stavano organizzando seminari con i sostenitori della macro-economia neo-liberale, predicando su come destabilizzare il governo Rousseff. 

Le lobby dell’industria, del commercio, del settore bancario ed agroindustriale hanno apparentemente favorito l’impeachment, in quanto rappresentava la fine dell’esperimento di social-democrazia del duo Lula-Dilma. Non desta perciò meraviglia che il Presidente-in-attesa Brutus Temer abbia stretto un patto integrale con il Grande Capitale, compresa l’assenza di limitazioni agli interessi sul debito pubblico (ben oltre la normativa internazionale); il rapporto debito pubblico/PIL è destinato a salire, l’accesso al credito sarà più difficile e, a completamento di tutto, ci saranno tagli a scuola e sanità. 

Per quanto riguarda Washington, e la cosa è assolutamente bipartisan, non se ne parla nemmeno di tollerare una potenza regionale nell’Atlantico del Sud, benedetta poi da una eco-ricchezza senza rivali (pensate alla foresta tropicale dell’Amazzonia e a tutta quell’acqua, accoppiata alla falda del Guarani) e sopratutto legata a filo doppio a membri chiave dei BRICS come Russia e Cina, che hanno la loro propria partnership strategica. 

Il fattore dei giacimenti pre-salini è la ciliegina sulla torta tropicale. Per le grosse compagnie petrolifere americane è assolutamente fuori questione permettere a Petrobras di avere il monopolio dello sfruttamento. E, proprio in caso di bisogno, la 4° Flotta americana è già in posizione nell’Atlantico del sud. 

Uno dei BRICS è andato, ne mancano altri due 

La “guerra terrestre” dichiarata dal regime Cheney ha distratto l’Impero del Caos per troppo tempo. Ora arriva, finalmente, una coordinata, mondiale e caotica offensiva. Dall’Asia sud-occidentale all’Asia meridionale la Guerra Ibrida sogna una sorta di caos all’irachena che prenda il posto dei governi di Arabia Saudita, Iran, Pakistan ed Egitto e l’Impero del Caos, che sta alle spalle di tutto, ci sta provando seriamente in Siria, anche se la dinastia Assad è stata per decenni un alleato “segreto” degli Stati Uniti. 

Obama, da buon fattorino dei Signori dell’Universo, ha deciso di pugnalare alle spalle Casa Saud, che non è necessariamente una brutta cosa, sul caso Iran; il pio desiderio prevalente era che il gas naturale iraniano potesse rimpiazzare quello russo diretto in Europa, facendo così crollare l’economia russa. Grave errore. 

Rimane tuttavia un’altra opzione, un gasdotto che dal Qatar, attraverso Arabia Saudita e Siria, rimpiazzi il gas naturale russo che arriva in Europa. Questo rimane l’obbiettivo principale della CIA in Siria, non importa come: il Daesh, il finto Califfato, è solo tutta propaganda. 

Anche la CIA è molto favorevole al fatto che l’Arabia Saudita distrugga l’economia russa con una guerra sul prezzo del petrolio, e non vuole certo che questa finisca; da qui l’uso delle famose 28 pagine sull’11 settembre usate come spada di Damocle sulla testa dei Sauditi, in modo che la guerra del greggio possa continuare. 

La CIA ha anche tentato disperatamente di attirare Mosca in una trappola siriana, come era successo negli anni ’80 in Afganistan, e ci aveva già provato con il colpo di stato a Kiev, fino al punto di ordinare all’esercito turco, che altro non è se non un suo agente, di abbattere un Su-24 russo. Il “problema” è stato che il Cremlino non ha morso la mela avvelenata. 

Negli anni ’80, il fatto che Casa Saud, insieme a tutta la banda delle petromonarchie del Golfo (GCC), avesse dato fondo alle proprie riserve, facendo arrivare nel 1985 il prezzo del greggio a 7$ al barile, unito all’intervento nel Vietnam afgano, aveva finito con il mandare in bancarotta l’Unione Sovietica. Si potrebbe anche dire che tutta l’operazione sia stata un successo, come programmazione e come esecuzione: una Guerra Ibrida economica più un Vietnam. Adesso il “manovratore nascosto”, il Dr. Zbig “Grande Scacchiera” Brzezinski, mentore della politica estera di Obama, sta cercando di fare lo stesso giochetto. 

Ma, oops, sembra che ci sia un problema. Il gruppo dirigente di Pechino, già alle prese con l’aggiustamento del modello di sviluppo cinese, ha visto perfettamente lo sforzo dell’Impero del Caos di dividere e governare (e conquistare) il mondo intero. Se cade la Russia, la prossima è la Cina. 

Era, in pratica, solo ieri, circa il 2010, quando l’intelligence americana considerava la Cina come la più grande minaccia dal punto di vista militare e stava iniziando a muoversi contro il “Regno di Mezzo” con la teoria del “riequilibrio verso l’Asia”. Ma, di colpo, la CIA si è resa conto di come Mosca avesse speso un trilione di dollari, saltando avanti di due generazioni nel campo dei missili offensivi e difensivi, per non parlare dei sottomarini, le armi della scelta per la Terza Guerra Mondiale. 

A questo punto la Russia è stata promossa al grado di minaccia più importante. Tenendo attentamente d’occhio la scacchiera, la dirigenza di Pechino ha quindi accelerato l’alleanza con la Russia e con i BRICS, creando una forza alternativa, che ha causato a Washington un terremoto di proporzioni assolutamente devastanti. 

Adesso Pechino ha definitivamente rimodellato i BRICS in una vera e propria struttura di potere alternativo, con il loro proprio FMI, un sistema di pagamenti SWIFT, ed una Banca Mondiale. 

Attenzione però alla collera di un Impero del Caos vilipeso. E’ ciò che sta capitando adesso ai BRICS: l’assedio del Brasile, la caduta del Sud Africa, la debolezza dell’India, l’accerchiamento progressivo di Cina e Russia. Le varianti della Guerra Ibrida, dall’Ucraina al Brasile, l’aumento della pressione nell’Asia Centrale, la polveriera del “Siriaq”, tutto quanto punta verso un’offensiva concertata della Full Spectrum Dominance per spezzare i BRICS, l’alleanza strategica russo-cinese e, alla fine, anche la “nuova via della seta” che dovrebbe unire l’Eurasia. La guerra sul prezzo del petrolio, il crollo del rublo, l’affluenza dei rifugiati in Europa (causata dall'”eccentrico” Sultano Erdogan), l’Operazione Gladio del 21° secolo, rimescolano il tutto e distraggono le masse, indirizzandole verso nemici immaginari, mentre il terrorismo del finto genere Daesh viene manipolato a guisa di sofisticata tattica diversiva. 

Può essere brillante, anche magistrale, nella sua concezione e nella sua esecuzione, ed è anche così appariscente in senso cinematografico. Ma, attenzione, ci sarà un contraccolpo. 

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